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I Pellicani: Cronaca di un'emancipazione

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Il giovane Pellicani si presenta una sera nella casa del padre, dalla quale si era allontanato - dopo aver sottratto certi risparmi da un certo cassetto - vent'anni prima. L'immobile, un condominio di sei, sette piani, è disastrato... Il giovane Pellicani - un completo grigio un po' sdrucito, una valigetta ventiquattrore portata solo per darsi un tono - vuole fermarsi una notte e via, andare altrove: ha degli affari in Cina, sostiene... Tuttavia nell'appartamento il giovane Pellicani trova solo un vecchio. Somigliante un po', questo è vero, soprattutto nel naso, a Pellicani padre... Parla, parla, il giovane Pellicani, raccontando tutto ciò che fa, tutto ciò che vede, l'appartamento, la biancheria stesa in una stanza, la donna che tutti i giorni viene a cucinare il minestrone al vecchio; parla, parla, il giovane Pellicani, e noi lettori siamo presi in questa sua infernale chiacchiera, nel suo ostinato non credere a ciò che vede, nel suo ipotizzare, reinventare, spiegare, trasfigurare la banale realtà... finché ci arrendiamo, smettiamo di farci domande... ci interessa solo abbandonarci al fervore di questa inesauribile chiacchiera.

192 pages, Paperback

Published October 14, 2020

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3 (14%)
1 star
1 (4%)
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Gianni.
434 reviews58 followers
April 19, 2022
Dopo vent’anni di assenza da casa, Pellicani figlio, andatosene in rotta col padre portando via i risparmi, torna a fare una breve visita al padre e non se ne va più, ”Tutto sommato era pur sempre mio padre. Mio padre? Ho detto mio padre? Lo ammetto, a volte mi lascio trascinare dall’entusiasmo.”. Licenziato dal lavoro per furto di cancelleria, torna a casa e trova tutto cambiato, tutto fatiscente (come del resto è pure la sua esistenza) e con il quartiere in rapida ricostruzione speculativa. Pellicani figlio entra nel condominio in cui l’unico abitante rimasto è il padre senescente, paralitico e accudito da una badante e inizia una storia claustrofobica, grottesca, surreale, ossessiva che si inabissa sempre di più nei meandri della follia persecutoria e maniacale che assume anche i tratti della tortura psicologica e non solo, ”nonostante la prima impressione, l’immobile poteva essere pieno di presenze ostili, e tutto sommato mi sembrava corretto che uno come me, un renitente, per così dire, procedesse nell’ombra, a tentoni, superando varie e convenzionali insidie.”
Pellicani figlio sembra essere un prodotto del nostro tempo, solo, asociale, complottista, ”In camera, seduto sul letto, il cabaret sulle ginocchia, li scrutavo con circospezione. Li aveva portati la donna di servizio? Sapeva della mia presenza e li aveva lasciati per me? L’idea, per quanto stravagante, si sposava con l’idea dell’occhiolino. Guarda caso si trattava di cannoncini alla crema di cui andavo ghiotto da bambino. Bisognava accettarli? Non era compromettente? Non s’instaurava un rapporto di complicità, o, peggio, subordinazione? D’un tratto i pasticcini mi apparivano come il risultato di un complotto. Pellicani e la donna erano complici e i pasticcini erano stati collocati sul comodino per me. D’altro canto Pellicani non aveva protestato quando li avevo sequestrati, anzi, ora che ci pensavo, sembrava che non aspettasse altro che li prelevassi e me li portassi via. L’idea che li avessero lasciati sul comodino per sedurmi m’inquietava.”. Pellicani figlio si auto elegge renitente, resistente alla società consumistica, autosufficiente; spinto da un folle intento pedagogico, pur non riconoscendo inizialmente il padre e ipotizzando si sia verificata la sua sostituzione con un irregolare, Pellicani figlio si convince che anche suo padre sia un renitente e che nonostante la sua paralisi, la costrizione a letto e la sua demenza senile possa essere rieducato alla autosufficienza, alla vita attiva, improbabile possibilità che ritiene fattibile perché ”Chi, se non un ribelle, uno insomma che si sottraeva al mondo delle merci, poteva nascondersi in un simile caseggiato decrepito, incurante di tutte le norme in materia di sicurezza e di tutti gli obblighi della vita sociale, capace di prosperare isolato da tutti, senza una connessione internet, un cellulare, un computer per controllare la posta elettronica? Passava la vita a letto, è vero, ma ciò non significava nulla! Anzi! A ben vedere non era l’ozio la forma assoluta della ribellione? Non fare nulla! Non collaborare con l’attivismo contemporaneo! Cosa c’era di più sovversivo? Restare immobili! Riluttanti! Sconnessi! Opporsi come vecchie cariatidi alla corrente ansiogena del tempo!”, quasi un emulo di Bartleby.
La storia si avvita e si richiude in sé stessa, non c’è scampo, e se all’inizio si sorride, proseguendo la lettura prevale un senso di angoscia, amplificata dall’ambientazione claustrofobica del condominio spoglio e disadorno, dall’assenza di personaggi, ad eccezione di un paio degni di un racconto kafkiano, dalla mancanza di riferimenti spaziali e temporali perché il luogo è imprecisato e solo da pochi indizi possiamo ricondurre la storia al nostro tempo, e infine dalla narrazione in prima persona fatta da Pellicani figlio che si pone in una realtà parallela, autocentrata e travisata. La scrittura è veramente notevole ed è forse l’elemento che ci consente di portare a termine questo folle viaggio.
Profile Image for Gabril.
1,135 reviews283 followers
March 17, 2024
Romanzo claustrofobico narrato in prima persona da Pellicani figlio che dopo vent’anni torna nella vecchia casa dove Pellicani padre giace paralitico, accudito in certe ore del giorno da una donna di servizio, nutrito a scatolette simmenthal e rimbambito dalla televisione.

Romanzo allucinatorio che vede Pellicani figlio intenzionato a emancipare Pellicani padre dalla sua condizione di impotenza senile e nel contempo a emancipare se stesso dalla gabbia del linguaggio, in una giostra mostruosa e sempre più iperbolica di trasformazione della realtà.

Una escalation di fantasticherie sempre più sfrenate e folli avvinghia il lettore fino al punto di sfinirlo e costringerlo dentro uno spaziotempo cupo e asfittico dove Kafka si sposa con Beckett e si trastulla con i grandi classici di Topolino.

Si precipita insomma in un vortice di astrazione linguistica e rarefazione del comune senso di realtà.

Si astengano gli appassionati degli intrecci, dei personaggi e delle trame.
Profile Image for Bobparr.
1,188 reviews94 followers
November 18, 2021
Indeciso tra 3 e 4 stelline, perchè è scritto davvero bene, con un utilizzo realmente ampio del vocabolario - senza infognarsi con utilizzo di termini desueti o ricercati. La storia dopo un po' si avvita su sé stessa, è claustrofobica e la pazzia del monologante la rende ancora più asfittica. Molto spesso l'avrei sentito recitare bene dal compianto Gaber: alcuni passaggi mi hanno rimandato a "Il grigio": le stesse follie, la stesso chiacchericcio mentale auto refenziale, lo stesso scollamento della realtà, ma qui decisamente più lungo - 186 pagine su questo piano non sono una passaggiata.
Comunque La Chiusa bravissimo.
Profile Image for Giovanna Tomai.
426 reviews5 followers
March 17, 2023
Storia claustrofobica e disorientante, ma davvero uno stile notevole!
Profile Image for Alberto Palumbo.
336 reviews43 followers
January 1, 2025
Prima lettura dell’anno. Di La Chiusa ho letto qualche tempo fa “La madre nel cassetto”, e anche qui (finalista al Calvino nel 2019) trovo le stesse atmosfere kafkiane, beckettiane e claustrofobiche che ho letto nel racconto edito Industria e Letteratura. In questo romanzo, però, si trova anche un po’ di “Bartleby lo scrivano”, con un personaggio che si isola dal mondo esterno, che lo rifiuta - anche se inizialmente sembra di no - ma, invece di emanciparsi, mostra ancora di più il proprio disagio, prigioniero delle proprie ossessioni e manie. Liberarsi dalla società, come per Bartleby, anche qui significa diventare ancora più isolati, essere considerati ancora più folli, intraprendere una battaglia persa in partenza contro un mondo che può andare avanti senza di noi.
18 reviews1 follower
September 23, 2021
Bah.
(Premio Letteraria 2020 - L'anno in cui ho presentato la serata, comunque)
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