La Cappella Sistina è uno dei luoghi più celebri al mondo. È il capolavoro che segna il passaggio dalla bottega rinascimentale al trionfo del genio creativo moderno. Quello in cui l'opera d'arte inizia a essere riconosciuta come prodotto di puro ingegno. Quello attraverso cui la politica realizza pienamente il potenziale comunicativo e propagandistico dell'arte. È qui che papa Sisto IV, per fronteggiare l'insidia alla sua guida spirituale posta da Maometto II, inaugura un'impresa artistica che sarà un manifesto della legittimità papale: la decorazione della cappella più importante della cristianità. Un vero e proprio consorzio di maestri realizza la decorazione della parte inferiore della Sistina. Il risultato è uniforme, quasi fosse l'opera di una sola mano; è la massima espressione della maestria delle botteghe toscane del Quattrocento. Anni dopo, nel 1505, papa Giulio II - nipote di Sisto IV - imprime una svolta. Sedotto dal talento prodigioso di un ragazzo fiorentino, lo chiama a Roma. È Michelangelo Buonarroti, che sarà poi scelto per decorare la volta della Sistina. Nel suo rivoluzionario lavoro, Michelangelo si stacca da ogni tradizione precedente e segna una svolta nel mondo dell'arte. Antonio Forcellino ci fa vivere il prodigio del cantiere della Cappella Sistina, ricostruendo le vicende dei protagonisti che l'hanno voluta e realizzata - i pontefici e gli artisti - e la storia materiale di questo straordinario capolavoro.
Il libro si concentra sulle tre fasi decorative della Cappella Sistina. La prima, quattrocentesca, promossa da Sisto IV (e dal nipote Giuliano Della Rovere) che vedrà compiersi la decorazione delle pareti perimetrali, attraverso l'opera di quattro fra i migliori pittori dell'epoca (Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo Rosselli) secondo gli stilemi tipici dell'arte del primo Rinascimento. La seconda, promossa a inizio Cinquecento da Giuliano divenuto nel frattempo papa come Giulio II, che rappresenta una cesura e una rivoluzione totale nella storia dell'arte, con la decorazione della volta a botte a opera di Michelangelo. Per complessità della pittura, date la conformazione della superficie e la distanza da terra dell'osservatore, nonché per stravolgimento totale dei dettami artistici fin lì in voga, quella di Michelangelo era e rimane una delle opere più straordinarie mai portate a termine da un uomo. La terza, promossa da papa Leone X de Medici, che avrà come protagonista Raffaello, pochi anni dopo la volta, impegnato nell'ideazione degli arazzi.
Il libro illustra molto bene l'evoluzione dei gusti artistici durante quell'irripetibile secolo nonché gli aspetti, spesso negletti, più pratici relativi alla realizzazione delle opere. Meno bene, a parer mio, diversi commenti di natura storica e politica che mostrano nell'autore un filopapismo troppo accentuato e che cozzano con la realtà dei fatti: soprattutto lascia molte perplessità la valutazione della figura (controversa) di Giulio II. Gran principe e mecenate, pessimo capo spirituale e sciagurato stratega in fatto di politica estera - suo il capolavoro di riunire tutti i principi d'Europa contro Venezia, alimentando - al pari di Ludovico il Moro duca di Milano - le Guerre d'Italia, provocando la sconfitta della Serenissima e il definitivo ridimensionamento dell'unico stato italiano pienamente indipendente e sufficientemente strutturato in grado di riunire buona parte del paese sotto un unico governo. Il risultato furono l'egemonia spagnola, la Controriforma (anche e soprattutto a causa dell'inadeguatezza sua e dei papi suoi successori come pontefici) e il declino italiano. Fece insomma gli interessi della Chiesa cattolica, ma certamente non dell'Italia, come l'autore lascia intendere.
Al netto di questo, le analisi artistiche su uno dei luoghi in cui la concentrazione di genio universale sono probabilmente massime, sono interessanti e ben inquadrate.
Libro molto interessante dal taglio particolare, tipico del restauratore che però cerca di essere meno tecnico e più divulgativo. Ovviamente non si troverà la spiegazione precisa di ogni scena rappresentata in Sistina; ci si sofferma più che altro nell'approfondire il contesto di questa immane commissione, nella scelta dei pittori, nelle tecniche adottate dalle singole botteghe, dal computo delle spese, ecc. Si tratta molto dei singoli personaggi che furono protagonisti di questa impresa, dei vari papi, ciascuno con personalità ed esigenze diverse, e ovviamente dei vari artisti. Non un pagina ostica o noiosa, proprio utile.
May easily be considered a definitive and brilliant discourse of the spiritual, religious, political, and most of all, artistic liturgy for the time and duration through which Michelangelo produced the art for the Sistine Chapel.
Nel 1453 Costantinopeli era caduta nelle mani dell'appena ventunenne Maometto II, sultano dell'Impero Ottomano. Nel 1480 attacca Otranto, in Puglia, deciso a conquistare anche la parte occidentale dell'impero. Egli si vedeva a tutti gli effetti come il successero degli antichi imperatori: voleva imporre non solo il proprio potere politico ma anche l'egemonia culturale e religiosa. Nel 1481, spaventato dalla presa di posizione musulmana, Papa Sisto IV decide di riaffermare i valori della cristianità e quindi il potere temporale e spirituale del papa in Occidente, anche davanti agli occhi degli intellettuali e dei politci romani. Questo è uno dei motivi, non il solo, della genesi di uno delle meraviglie dell'arte moderna: gli affreschi della Cappella Sistina. Chiamati i migliori pittori dell'epoca da Firenze, con cui si è riappacificato dopo aver tramato contro i Medici nella congiura dei Pazzi, inizia la decorazione della sala su tre registri dal basso verso l'alto: lo zoccolo con finti arazzi, il secondo ordine con scene del Vecchio Testamento (scene della vita di Mosè) e del Nuovo Testamento (scene della vita di Cristo), in parallelo fra loro come se il vecchio presupponesse il nuovo, infine l'ordine più alto con la rappresentazione di pontefici martirizzati. Gli affreschi della parte centrale sono eseguiti da immensi pittori: Botticelli, Cosimo Rosselli, il Ghirlandaio e il Perugino. Le botteghe di Firenze dell'epoca sono vere e proprie macchine per la creazione di affreschi: regole sperimentate per la costruzione dell'intonaco, dei pigmenti e finanche delle figure, i cui gesti sono ripresi da modelli standard continuamente riutilizzati. Forse il capolavoro del ciclo è La consegna delle chiavi a San Pietro del Perugino, perfetto nella costruzione prospettica e e nella grazia manierata dei personaggi. Quasi 30 anni dopo, il battagliero e ambizioso Papa Giulio II della Rovere chiama a Roma uno degli artisti più geniali e tormentati del momento, il fiorentino Michelangelo Buonarroti, e gli assegna la decorazione della volta (sostituendo il cielo stellato di Pier Matteo D'Amelia). Quella di Michelangelo, che dipinge tutto da solo con uno sforzo titanico, è una rivoluzione che avrà ripercussioni immediate e secolari nella storia dell'arte: figure monumentali (dovevano del resto essere viste da terra) immortalate in una gestualità espressiva, una forza dirompente che emana dal protagonista assoluto di tutte le scene: il corpo umano. Un nuovo modo di concepire l'affresco che rompe con la tradizione precedente. Ma non è finita qui: nel 1515 papa Leone X, anche lui un Della Rovere, affiderà a Raffaello Sanzio il disegno di una serie di preziosi arazzi che poi saranno intessuti a Bruxelles, in fili di seta argento e oro. In quegli anni Raffaello era considerato il miglior pittore in circolazione, d'altronde era innegabile che la dolcezza e la grazia delle sue figure non avevano rivali, e anche questa volta non deluderà le aspettative. Questi arazzi copriranno lo zoccolo della cappella, meravigliando tutti coloro che avranno l'onore e il privilegio di assistere al completamento di una tale meraviglia.
La Cappella Sistina affascina sempre tutti e questo libro, seppur non descrivendo nel dettaglio ogni singolo frammento dell'opera, è ricco di dettagli e approfondimenti riguardanti lo sviluppo dell'opera.