Montmirail, dans la Marne. Antonio, un maçon portugais, croise un jour Véronique Chambon, l'institutrice de son fils. Entre eux se noue une idylle secrète, inavouée. Pourquoi et comment tombe-t-on amoureux ? Il peut suffire d'un regard timide, d'une sonate de violon, d'un champ de blé pour découvrir des émotions qu'on ne soupçonnait pas... L'histoire d'une passion simple, amère et forte, comme la vie. Mademoiselle Chambon a été porté à l'écran par Stéphane Brizé, avec Sandrine Kiberlain et Vincent Lindon.
Mademoiselle Chambon è Sandrine Kiberlain: semplicemente perfetta.
Jean e Anne-Marie sono due operai, lui muratore, lei tipografa. Un giorno al lavoro lei si fa male alla schiena: le danno una settimana di malattia, deve restare a casa, a letto, riposo. Chiama subito Jean per avvertirlo e chiedergli di sostituirla e andare lui a prendere a scuola il figlio. Ed è così che Jean vede per la prima volta Mademoiselle Chambon: perché Véronique Chambon è l’insegnante del figlio. Si riconoscono? No, non mi pare. È altro. Jean e la signorina Chambon non potrebbero essere più diversi: lui provinciale e working class, istruzione precaria; lei parigina di buona famiglia, ha ripiegato sull’insegnamento in scuola elementare, ma si capisce che avrebbe ben potuto ambire ad altro, sua sorella viene eletta alla Corte Suprema.
Véronique Chambon gli chiede se se la sente di venire a fare un incontro in classe nell’ambito di un programma che lei ha inventato: mestieri e professioni. Jean accetta. Va, sembra timido, non è un grande parlatore, è abituato a calce e martello: ma se la cava, e soprattutto si diverte, si sente stimolato. Lei lo ringrazia, è contenta, è andata molto bene. Non dovrebbe chiederlo, se ne rende conto, ma potrebbe mica Jean suggerirle qualcuno capace di sistemarle la finestra di casa, c’è uno spiffero insopportabile. Jean va, esamina, dice che serve telaio nuovo, se lo procura, lo istalla. Véronique Chambon è entusiasta, finalmente niente più corrente d’aria, e ancora meglio, finalmente silenzio! I doppi vetri funzionano alla grande. Jean azzarda: ha visto una custodia di violino per casa, non è che Mademoiselle Chambon potrebbe suonargli qualcosa, tempo addietro ha sentito un brano per violino alla radio che lo ha rapito. Oh no, non è possibile, Véronique Chambon non suona davanti a qualcuno da troppo, troppo tempo, non se la sente. Jean è pratico, ha una soluzione: può suonare dandogli le spalle, senza guardarlo. Galeotto fu il violino? O furono le spalle?
Picnic: Anne-Marie, Jean e il figlio.
Jean ha soluzione anche per altri problemi: Anne-Marie vorrebbe invitare a cena la maestra, nel senso di Mademoiselle Chambon. Lui dice che non occorre, è inutile: lei gli ha proposto un lavoro, lui l’ha fatto, è stato pagato, fine. Transazione conclusa, non serve sdebitarsi.
Il primo e unico bacio nasce dopo altro tipo di contatto: carezza, abbraccio, labbra che s’incontrano. Non ci sarà altro: tutto procederà su sguardi, furtivi, negati, a occhi bassi, ritratti, sostenuti per un attimo fuggente. Ma qui sono bugiardo. Solo che quello che segue non è così imprevedibile, ma conviene comunque leggersel (di recente m’è capitato di ritrovarlo sulle pagine del bel Nives di Sacha Naspini).
Lei prova a fare un passo avanti: lo va a trovare sul cantiere, gli dice che le hanno confermato l’incarico a scuola e le piacerebbe fermarsi, smettere di spostarsi per la Francia. Jean è contento di vederla e ascoltarla, ma lo manifesta nel modo più goffo: le dice che sua moglie è incinta. Moglie che quando vanno a fare shopping per la nuova cameretta gli dice: Jean dove sei, a cosa pensi, sei distante?! E quando al compleanno del padre, dove Jean incautamente invita Chambon (Véronique) a suonare il violino in onore del vecchio, e lei ancor più incautamente accetta, Anne-Marie capisce tutto: proprio seguendo quegli sguardi, furtivi, negati, a occhi bassi, ritratti, sostenuti per un attimo fuggente.
Mezze tinte, sfumature, non detto, attese, sospensioni che trasmettono delicatezza e dolcezza, lo scoppiare di una passione subito trattenuta. Sbocciata troppo tardi. L’incontro di due anime che si accendono l’una per l’altra. Ma il paradiso non è pronto ad accoglierle.
Éric Holder ci ha lasciato l’anno scorso (22 gennaio 2019) a soli 58 anni. Poche settimane dopo la morte della sua compagna sin dai tempi dell'adolescenza, l'editrice Delphine Montalant. Dopo aver scritto una trentina di romanzi. Io ho letto solo questo, l’unica tradotto in italiano. E mi è piaciuto. E ho avuto voglia di ricordarlo.
Il film del 2009 è scritto e diretto da Stéphane Brizé, narrativamente perfetto, visivamente mediocre.
Un homme, une femme. Il est maçon, elle est institutrice. « 0n est à Montmirail, Marne, 51. Les hivers y ont un goût d’encre et le printemps arrive tard. Il semblerait que la préoccupation majeure des habitants soit de ne pas faire de bruit. » C’est donc sans bruit, avec juste quelques mots et notes de musique échangés que ces deux taiseux vont être confrontés à un coup de foudre. Pas un coup de foudre de comédie romantique. Non. Un bouleversement de l’âme, ressenti chacun de son côté. À la question « Qu’est-ce qui m’arrive », aucun des deux ne saurait répondre. On dévore alors les 160 pages de ce roman comme si c’était un thriller. Que va-t-il advenir d’Antonio et de Mademoiselle Chambon ? Pour le savoir, je vous invite (comme ce fut le cas pour moi) de fouiner dans les bouquineries à la recherche de cette petite pépite de 1996.
Un roman poétique d'amour. L'intérêt du livre réside dans le style poétique de l'écriture et un peu de l'histoire touchante, d'un homme qui se découvre lorsqu’il tombe amoureux de l'institutrice de son fils.
La découverte d'Eric Holder avec cette histoire toute simple qui se lit comme un polar. On touche à l'indicible, à la confusion des sentiments et à la possibilité d'un ailleurs dans ces villages de province assoupies. Je connais bien ces ambiances où la moindre nouveauté fait figure d'événement majeur. Dans Mademoiselle Chambon, une jeune enseignante et un jeune maçon se rencontrent et jouent avec la tentation d'infléchir la courbe du destin. Là ou Éric Holder est très fort, c'est dans sa façon de nous tenir en haleine avec un minimum.
Alors bien sûr, il y a de grosses ficelles (les méchants membres d'un parti raciste) et une vision de la province parfois à la limite de la caricature, même si certaines choses sont bien vues (le goût pour décoration faussement rustique, les petites annonces qui disent le manque d'argent...). Mais ce court roman demeure une lecture très agréable.
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Un libro delicato che racconta quasi sussurrando. Dice e suggerisce, l'autore scrive di moti dell'anima. Di una passione che nasce come un colpo di fulmine, ma che al contempo non vuole essere dirompente. Ha cura degli altri, delle persone coinvolte. Non si lascia divampare anche se giá brucia. Anche se già sa di rimpianto...
Un petit roman d'été, doux, léger comme une brise, mais non sans aspérités. Il y a du Delerm chez Éric Holder, et aussi un peu d'Anna Gavalda (niaiseries en moins et profondeur en plus), bien que ce roman soit antérieur aux livres de cette dernière. Comme un petit air aussi de cette chanson de Vincent Liben et Berry (http://youtu.be/Ov1KYo2Iom0). Un vent de fraîcheur bienvenu.
Je m'attendais à un petit roman tout simple je suis tombée sur une espèce de thriller sentimental dont je voulais absolument connaître la fin et ce le plus rapidement possible. Holder parvient à nous tenir en haleine avec un rien.