La fine dell'Antropocene. Il collasso climatico, economico, infrastrutturale, sanitario, cognitivo che incombe sulle nostre fragili e complesse civiltà. La radicale messa in discussione del nostro status biologico e culturale sul pianeta: è il tema fondamentale del nostro tempo, il tema che ha ispirato TINA, l'autore-collettivo di questo libro. Un progetto che ha coinvolto più di 100 fra artisti e scrittori, per una raccolta di micro-romanzi e illustrazioni ispirati a scenari apocalittici, trasformazioni epocali, shift tecnologici e culturali. Dal Collasso dell'Età del Bronzo alle nanotecnologie, dalla Peste di Atene alla geoingegneria passando per la Brexit, l'ultimo albero sull'Isola di Pasqua, l'incontro tra Montezuma e Cortés, Černobyl‘. Decine e decine di eventi X e cigni neri collegati tra loro da snodi tematici, connettivi logici, squarci visionari, inneschi di una reazione a catena fra scienza, narrativa, immaginario, capacità di pensare l'impensabile.
Insegna antropologia e geografia all’Università di Palermo. Studia il paesaggio in letteratura, la wilderness, il camminare, lo spazio percepito e vissuto presso varie culture di interesse etnografico. Ha pubblicato le sue ricerche con Sellerio, Liguori e Quodlibet. Nel 1997 ha fondato lo Studio Italiano di Geopoetica, affiliato all’Institut International de Géopoétique, creato dal poeta scozzese Kenneth White. Scrive testi di saggistica, narrativa e poesia.
Questo libro fornisce anticorpi per i tempi che stiamo vivendo. Infatti, per affrontare grandi cambiamenti ambientali e sociali come quelli in corso bisogna avere innanzitutto risorse immaginative: per trovare delle soluzioni, pensare mondi possibili ma anche per accettare che "sì, sta succedendo proprio a noi" senza impazzire.
E' una raccolta di racconti più o meno apocalittici, ambientati in epoche passate (la società che viveva sull'isola di Pasqua, le invasioni dei Mongoli) o future (le colonie su Marte, l'inghilterra del 2073) da sorseggiare con calma. Tra un racconto e l'altro, riflessioni e esercizi utili per assaporare e digerire meglio quanto si è letto
Se vi sentite dentro il tema dell'Antropocene e come approcciarlo attraverso la narrazione, il progetto del collettivo TINA offre humus fertilissimo, sia testuale che visivo. Tra un racconto e un altro, vengono condivisi dei pensieri, spesso accompagnati da "esercizi" per l'uso attivo della propria immaginazione e consigli bibliografici sul tema.
Mentre ero in procinto alla sua conclusione, durante una recente vacanza in Corsica, mi è capitato un episodio catartico: sono stato evacuato, causa maltempo, dal campeggio in cui stavo alla palestra di un liceo. Quella notte il vento avrebbe tirato oltre i 200 km/h; già aveva mietuto vittime e feriti. Una palestra piena di sfollati: francesi, tedeschi, italiani, polacchi... Mi sono chiesto 'diventerà presto la norma?' Immaginare il mondo continuare o ricominciare da un melting pot di genti, dentro una palestra di un liceo, sopra un'isola nel Mediterraneo.
Forse l'avrei preso come un giorno come gli altri, solo più sfortunato, se non avessi avuto questo libro con me.
Aguaplano fa centro, proponendo una corposa raccolta di micro-testi, che nelle intenzioni si vorrebbe opera collettiva, ma che fondamentalmente declina in mille rivoli, dai Neanderthal alla futurologia, la tesi fondamentale su cui poggia l'intera riflessione del curatore, Matteo Meschiari, ormai annoverabile fra i più brillanti intellettuali italiani. Ossia: l'Antropocene come collasso non solo climatico, ma anche cognitivo e narratologico.
"Alfabeto, astronomia, complessità sociale e cosmogonica. Ma caddero. Avevano rotto qualcosa. Avevano perso l'immagine di sé. O forse semplicemente morirono di sete".