“Nel mondo come era quando avevo otto anni tutti morivano, chi prima e chi dopo. Adesso nessuno è sicuro neanche di questo”. Un medico si confronta con strani fenomeni mentre sua moglie sogna una voce. Un uomo anziano racconta il mondo com’era, ma soprattutto come è diventato: la stasi, l’immobilità, un evento che ha bloccato e sospeso ogni cosa, anche la separazione tra vita e morte. Per strada si aggirano persone in cerca di carne. Non sono aggressivi, pericolosi, vanno avanti per inerzia e si mettono in fila per il cibo. Ognuno ha un parente passato dall’altra parte. Nessuno sa se sono contagiosi. Nel dubbio, bisogna evitare di toccarli. E mentre i sani si organizzano, l’uomo ricorda, la storia si ripiega su se stessa, alla ricerca dell’inizio o verso nuove direzioni da seguire.
“La carne ha emozionato, commosso e meravigliato, con la sua enorme bellezza, un essere umano; e questo è, in fondo, tutto quello che voglio dire” (Paolo Zardi)
Passerò subito il libro a mio marito perché quando si trova qualcosa di bello davvero lo si vuole condividere, se ne vuole parlare, si cercano confronti. La carne è anche un racconto horror, è anche un accenno di distopia, è, ancora, un thriller ma soprattutto è una riflessione sull'essenza della vita, su quel qualcosa, quella scintilla, quel bagliore, quel tuono, quel sogno che rendono il significato all'esistenza umana, che fanno di un essere vivente un cuore e un'anima, che restituiscono al cammino dignità, autenticità e necessità. In fondo cosa è un uomo se non la sua mente, se non il suo sentire, se non il suo reagire, segnatamente se non la sua straordinaria capacità di discernere per scegliere, capacità troppo spesso messa da parte, non totalmente sfruttata. Un racconto ben strutturato, ben congegnato e ben scritto, intenso nei contenuti, immediato nel toccare i tasti dell'emozione.
"Succede che il mondo si sgretola e non sai se ti sgretolerai con lui o cambierai tutto per rimanere intero. Il modo di parlare, il modo di vestire, la musica che ascolti, i pensieri, le azioni, le certezze, le paure. Tutto o niente. Perché sei finito insieme al tuo mondo e l'unico che può sopravvivere è un altro con la tua stessa faccia."
a carne di Cristò Chiapparino (Neo edizioni) è un libro che non vi posso raccontare. Ed ecco la prima difficoltà, la seconda è che probabilmente non è un libro che possa essere apprezzato da tutti. La terza? E' un libro folle.
Eppure proprio queste difficoltà fanno de La carne un grande libro, sono i grandi punti di forza.
Neo edizioni ha ripubblicato questo volume a novembre 2020 (era uscito nel 2015 con intermezzi) e io ho atteso prima di cominciarlo fino alla fine di marzo.
I più affezionati ricorderanno che il 2021 è partito un po' in salita con le letture e non volevo assolutamente leggere qualcosa che riguardasse pandemie, zombie, morte e distruzione.
Non potevo immaginare che invece La carne è un libro completamente diverso. Come riporta il mio amatissimo (si può dire?) Paolo Zardi nella postfazione, questo libro non ricorda nessun'altra storia letta in precedenza.
Dio benedica i libri nuovi, che scavano, feriscono e stupiscono.
Torniamo alla storia. Sì, ci sono gli zombie ma anche questi sono diversi dall'immaginario collettivo. Certo, non muoiono ma nemmeno provano ad uccidere. Sono delle vere e proprie vittime condannate a non provare nulla, e io non riesco a immaginare una condanna peggiore per il genere umano. RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
Quando ho iniziato questo libro credevo avrei letto un distopico pieno di rimandi alla società contemporanea, ed in parte è così. Verso la fine ho pensato che forse l'autore aveva semplicemente voglia di scrivere una storia di zombie, forse anche quello. È un libro che intrattiene e fa riflettere. Mi ha turbato e continuo a pensarci, sto cercando di trovare la giusta chiave di lettura per capire i messaggi nascosti, non so se la troverò. È sicuramente un libro che fa pensare.
Finally un vecchiaccio come protagonista: scorbutico, gentile, ripetitivo e sul pezzo. Nonostante il male ai reni, ricorda il lui bambino, sempre e costantemente, come qualcosa di estremamente lontano ma, allo stesso tempo, di estremamente vicino. Da giovane ha ascoltato I Cani e Appino e forse qualche strofa dei CCCP. Le ripetizioni sono al centro della narrazione in quanto necessarie per la salute mentale di un vecchio. Questo entra in contrapposizione con il piattume del mondo odierno e con la necessità di salvarsi la quotidianità. È solo un attaccamento al vecchio altrimenti sai che noia. Bel libro, profondo, ok viviamo in un mondo di zombie e continuiamo a viverci, forse.
Un libro coraggioso, disturbante, imprevedibile e che ha bisogno di lettori forti, che sappiano andare oltre la superficie e scandagliare le profondità. “La carne” non è un romanzo di genere, non è una storia di zombi, quello è solo il primo livello narrativo, un espediente (originalissimo) che l’autore usa per parlare di esistenza, di alienazione, solitudine e bisogno di affiliazione, quella spinta psicologica a instaurare, mantenere e preservare relazioni interpersonali positive, calde e intime. Una lettura che mi ha stupito per originalità ma anche per la particolare e coinvolgente struttura narrativa e per la bellissima scrittura di Cristò.
La carne di Cristò è uno di quei libri strani, disturbanti e magnetici che continuano a girarti in testa anche dopo l’ultima pagina. Mi sono affezionata tantissimo al protagonista, così fragile, isolato e umano nonostante tutto, e ho amato l’ambiguità del libro: ogni cosa sembra poter avere più interpretazioni. In più la scrittura è incredibile: cruda, sporca, ipnotica. Ti mette disagio ma allo stesso tempo non riesci a smettere di leggere.
“La carne” è un libro difficilmente inquadrabile, perché spazia in vari generi letterari. Non sempre interpretabile. Ma assolutamente coinvolgente. Non è semplice esprimere un giudizio su questo libro. A volte mi ha fatto tenerezza, altre mi ha presa a schiaffi. Altre ancora l’ho trovato delirante. Eppure mi è stato impossibile non affezionarmi al vecchio narratore, a quella sua spiazzante consapevolezza di invecchiare in un mondo che invece è fermo nel tempo. Un mondo cristallizzato in cui tante, troppe, persone vanno avanti senza una meta, indifferenti a tutto e tutti, spinti solo dal bisogno di soddisfare una fame innaturale di carne. Persone che non muoiono mai e che non vivono più. Sono innocui, fanno del male solo a loro stessi senza neppure percepirlo.
Si tratta di una malattia? È contagiosa? Nessuno ha una risposta precisa per queste domande. Succede. Succede e basta. Si inizia ad avere fame, si smette di vivere, ma non si muore, mai. L’anziano narratore non è malato, è vivo per davvero. Ma non per intero. Successe il giorno del suo decimo compleanno, quando un incidente a dir poco sconcertante, gli portò via una parte di lui. Una parte di lui che racchiudeva un ipotetico futuro fatto di rapporti e relazioni, e che probabilmente avrebbe potuto scacciare l’ombra della solitudine in cui, invece, si trova a trascorrere la sua esistenza.
Ecco, qui sono in difficoltà. Parlare di questo romanzo non è cosa semplice. L'ho scoperto da un'amica - di cui mi fido - che me ne ha parlato in termini a dir poco entusiastici. Non ho resistito e me lo sono divorato in meno di ventiquattr'ore. E mai la parola divorato può essere più azzeccata in questo contesto... Una storia folle, se di storia si può parlare. Una distopia ai limiti del demenziale, weird direbbero gli anglofoni. Quando ho letto la quarta di copertina e ho visto 'storia di zombie' mi è venuto quasi da ridere, li trovavo patetici già quarant'anni fa, figuriamoci adesso. Mai sono stato più fuori strada. Gli zombie sono funzionali alla storia e non sono sicuramente quelli che uno si aspetta. Lo so, non vi sto dicendo nulla. Ripeto, è quasi impossibile. La mia intenzione è solo quella di suscitare la vostra curiosità e farvelo leggere. A quel punto ci saranno due possibilità: o lo getterete dalla finestra inviandomi elaborati improperi oppure, come è successo a me, rimarrete esterrefatti e entusiasti per aver letto un piccolo capolavoro di un geniale giovane autore italiano. Decidete voi.
Ho letto "La Carne" tutto d'un fiato, l'ho divorato; quasi un'esigenza, un istinto irrefrenabile pari a quello che muove le creature descritte in questo libro: fame.
Il mondo non è più lo stesso da quando il protagonista ha otto anni; un incidente terribile in un parco acquatico lo ha mutilato nel corpo e nell'anima.
"A volte sento un dolore appuntito e breve. Una fitta di quelle che ti prendono all'improvviso sulle vecchie cicatrici. Il ricordo di un dolore passato... La memoria della carne che sta soffrendo".
Una misteriosa connessione lega un ottantenne che fatica a muoversi da solo e un medico, Tancredi. Il dottore è piuttosto scosso: da molti giorni riceve pazienti preoccupati che gli mostrano strani foglietti scritti a mano da loro durante il sonno, dei quali non hanno nessuna memoria e nemmeno ne capiscono il significato.
Una storia per niente scontata che racconta di zombie ma in modo totalmente spiazzante e particolare. Ricordi, visioni e una realtà disturbante che si piega e si deforma nella mente dei protagonisti. Eccentrico e ingannevole, perfetto.
Un modo originale e interessante di presentare un mondo sempre piu' zombifico, con filoni narrativi che si incrociano inaspettatamente: la storia di un ottantenne che ha visto nascere il fenomeno da piccolo e che ha subito un tragico incidente in cui e' rimasto evirato, e che ora e' accudito da una giovane che lavora alla mensa degli zombi, e quella di un medico, anch'esso testimone della nascita degli zombi e di un fenomeno di scrittura collettiva che mi ha ricordato Le venti giornate di Torino. Come scrive Zardi nella postfazione, l'autore scarta sempre la prima parola che gli viene in mente a favore di una visione piu' distillata, e questo in parte spiega l'originalita' e le atmosfere surreali di questo romanzo che scalza i tabu' con immagini compresse, grottesche e da incubo che lasciano il segno e mettono la nudo la feralita' degli istinti umani. E nella lotta tra il bene e il male scopriamo che i buoni non sono poi tanto migliori dei cattivi. 3.5
Uno dei migliori libri riletti nell'ultimo periodo. Originale la storia, originale la lingua, originale la struttura. Cristò è un autore come Dio comanda.
In un mondo devastato - anzi, congelato nel senso di bloccato nel tempo - dagli zombie non è la vicenda soprannaturale che salta all'occhio il centro e il cuore della faccenda. C'è qualcosa di magico, di non reale, ma non è quel che sembra. La voce del protagonista, inattendibile eppure credibile, favorisce un'immedesimazione istantanea. Ed è difficile, poi, accettare le menzogne.
Un ottimo romanzo che sembra di genere - horror? - ma che non lo è. O meglio, non solo.
Qualche mese fa, un po' per caso, mi é stato consigliato "La meravigliosa lampada di Paolo Lunare". Ora mi trovo a recuperare piano piano gli altri e ogni sua storia mi entra profondamente dentro il cuore. In romanzi relativamenente brevi, riesce a condensare storie avvincenti e sorprendenti, anche quando vengono sviluppate da premesse non propriamente rivoluzionarie (come nel caso dell'apocalosse zombie). Chiudo ogni libro totalmente soddisfatta. Non ho mai l'impressione che sarebbe stato necessario piú spazio per sviluppare personaggi o vicende. Assolutamente meraviglioso.
libro stupendo per idee e struttura, una rara rielaborazione dell'idea di zombi, ben riuscita. vorrei dire qualcosa di più ma ho la febbre a 38. leggetelo con la febbre a 38 perché è davvero un trip, delirante
In questo libro, non morire diventa la peggiore delle eventualità.
L’immaginario legato agli zombie viene ripreso in maniera innovativa, dal punto di vista di un uomo di ottant’anni che pare non essersi ammalato, a differenza di persone a lui vicine. In questo scenario apocalittico, ognuno elabora la propria concezione di cosa è etico e cosa non lo è.