Sophie Howland, una trentacinquenne insicura e trascurata, vive senza amore ed entusiasmo in una cittadina inglese. Divisa tra il lavoro come maestra elementare e badante della madre malata di Alzheimer, sente di non avere alcuna possibilità di essere felice. Anche se l’insegnamento le dà soddisfazione, non è questa la vita che avrebbe voluto: desiderava dei figli, un marito, una casa tutta sua. Insomma, un’esistenza normale. Ma con la madre di torno “serenità” è una parola inesistente nel suo vocabolario.
La signora Maureen è sempre stata una donna severa, altezzosa, critica e anaffettiva. Sophie, sin da bambina, ha vissuto nella sua ombra e con un’ombra. L’infanzia l’ha passata così, senza amore, in compagnia della sua unica amica. Ma sua madre le priva ogni cosa, di staccarsi dal suo grembo, della sua indipendenza, di essere se stessa. E soprattutto, di essere felice.
La Sophie adulta, nonostante il dolore subito negli anni, si prende cura di sua madre con pazienza e premura. Continua a subire, a ingoiare disprezzo e rifiuto, come una martire in continua ricerca di approvazione. Tuttavia, il passato è sempre dietro l’angolo a ricordarle cosa ha dovuto patire per quella viscida donna.
Allora perché continua a starle accanto? Un’altra persona, al suo posto, l’avrebbe mandata in una struttura. O almeno, è quello che continua a consigliarle la sua amica e collega di lavoro, la cui vita è così perfetta che Sophie ne è invidiosa.
La vita di Sophie è difficile, monotona, priva di relazioni stabili. Le uniche persone a lei più vicine verranno pian piano allontanate per far spazio a una madre sempre più ingombrante che la porterà sulla via dell’esaurimento nervoso. Ma soprattutto verso la pazzia.
Sì, perché la routine di quella vita ormai spenta viene scombussolata di punto in bianco. Un appuntamento al buio che si rivela un buco nell’acqua dà il via a una serie di avvenimenti strani e destabilizzanti. Un’ombra è tornata a seguirla, un po’ come accadeva da bambina. E poi ci sono gli incubi che la svegliano madida di sudore e con un ciuffo di capelli tra le dita. Strane presenze in casa, chiamate anonime, sua madre che tenta il suicidio. Sophie diventa paranoica, installa delle telecamere in casa, sospetta di chiunque. Persino della madre stessa, come se il suo fosse uno scherzo di cattivo gusto. Come se, nonostante la malattia, continuasse a darle il tormento.
Sophie, non solo deve scoprire l’identità del possibile stalker, ma anche se stessa. Avverte una mancanza, non capisce però da cosa derivi. È come se avesse un vuoto che non riesce più a colmare. Sua madre è la risposta, lo sente, e così cerca di scavare nella sua mente offuscata e nel suo cuore velenoso. Ma quando meno se l’aspetta, sarà il passato stesso a mostrarle le carte della verità. Niente rimane sepolto per sempre e quello che scoprirà vi lascerà interdetti.
Un thriller psicologico interessante, una protagonista complessa, una storia dolorosa. Il personaggio di Sophie non l’ho amato a fondo, considerato il suo vittimismo e la sua apatia nei confronti della vita. Ma col proseguire della lettura, ho compreso le sue ragioni e provato compassione. Belli anche i salti temporali nel passato. L’ultima parte del libro mi ha sorpresa e angosciata allo stesso tempo. Un perfetto colpevole è un romanzo scorrevole e coinvolgente che consiglio volentieri.