Viaggiare in Tibet è turismo estremo. Il governo cinese non permette di andare in giro da soli ma solo sotto sorveglianza. Si viaggia ad altitudini superiori alla cima del Monte Bianco, ma soprattutto si testimonia la sofferenza di un popolo doppiamente oggi dalla Cina e prima dal Dalai Lama!Il Tibet infatti era gestito dai monasteri. I monaci, oltre alla religione, controllavano l’economia ed erano i proprietari delle terre dove si era obbligati a lavorare come schiavi. Il monastero fungeva persino da banca, al punto da essere esso stesso a praticare l’usura. Il Tibetano medio faceva una vita grama e in più doveva farsi carico di questo enorme apparato monastico e nobiliare, al cui vertice c’era il Dalai Lama.Eppure, questa religione così ossessiva, creava un'atmosfera magica che avvolge l'ambiente. Per cui al turista estremo non resta che scoprire di persona e addentrarsi anche nel regno della magia, degli spiriti cattivi, del proibito. Il Buddhismo tibetano è onnipresente, un tempo come ancora una religione dove sesso e omicidio sono parte integrante di alcune dottrine.Adesso la Cina ha portato modernità, ospedali e scuole, ma il mondo magico resta e purtroppo anche l’ i colpevoli non sono più i monaci, ma il partito comunista. L’Ambasciatore non si è limitato al Tibet, ma ha visitato anche i luoghi dell’esilio del Dalai Lama in India e ci porterà con sé pure in un Paese che è oggi il Babbo Natale dei turisti, con le stesse false convinzioni che si avevano un tempo sul Tibet. Infatti il Bhutan può offrire gioia sincera a un turista come Marco PoLLo, ma ciò in cui si crede, in realtà non esiste.Il turista estremo viaggia in luoghi considerati, a torto o a ragione, come pericolosi, remoti, emotivamente forti, lì dove siano accaduti eventi terribili per cause naturali o umane. Cerca l’emozione, ma è spinto dalla curiosità, vuole capire.Il premio culturale per il turista estremo è enorme.