Le ragioni profonde di una storia senza fine: gli stupri collettivi. Branchi di maschi nella frenesia dello stupro collettivo: la predazione si ripete dai primordi della storia, attraversando immutata il processo di incivilimento, impennandosi nel cuore del Novecento e guadagnandosi ancora oggi grande spazio nelle cronache. Che si consumi come crimine di guerra, che collabori a finalità genocidarie, oppure si «normalizzi» in brutalità quotidiana in tempo di pace, vi agisce la stessa istintualità della barbarie più arcaica. È il cono d’ombra dell’identità maschile. Su di esso si concentra lo psicoanalista Luigi Zoja, internazionalmente noto per l’indagine sull’altra polarità maschile, quella del padre. La conciliazione di biologia e cultura, più fragile e instabile nell’uomo rispetto alla donna, è esposta da sempre a squilibri. I centauri del mito greco, esseri metà umani metà animali, ne rappresentano la forma estrema. La loro orda non conosce altro eros che l’ebbrezza orgiastica accompagnata dallo stupro, «incontrollabile come un pogrom». A differenza del violentatore singolo, il gruppo non ha coscienza di commettere un crimine. Del centaurismo come contagio psichico Zoja scandaglia i motivi e ripercorre le manifestazioni: dalla schiavitù sessuale delle donne native durante la colonizzazione dell’America Latina, all’epilogo senza onore della seconda guerra mondiale – quando l’Armata Rossa compì in Germania la più spaventosa violenza collettiva che si ricordi –, agli stupri ritualizzati come «terapia» per le lesbiche (il jackrolling attuale in Sudafrica), fino alle condotte abusanti del 31 dicembre 2015 a Colonia. A differenza della furia bellica, che da Omero in poi ha generato racconto, lo stupro produce perlopiù silenzio. «Disumanizza la vittima, ma anche l’aggressore, perché distrugge in entrambi una delle capacità più umane, quella di narrarsi». Se è vero che la parola «stupro» deriva dal latino stupor, è proprio uno sbigottimento che annienta anche la parola.
Luigi Zoja Luigi Zoja Ph.D. (1943) is an Italian psychoanalyst and writer. He took a degree in economics and did research in sociology during the late 1960s. Soon thereafter he studied at the C. G. Jung Institute in Zurich. After taking his diploma, Zoja returned to Zurich to work at a clinic for several years. He maintains a private practice in Milan. He also practiced for two years in New York City, during a period that bracketed the terrorist attacks on New York and Washington, D. C. He has taught regularly at the Zurich Jung Institute, and also on occasion at the Universities of Palermo and Insubria. From 1984 to 1993, Zoja was president of CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica), and from 1998 to 2001 was president of the IAAP (International Association of Analytical Psychology). Later he chaired the IAAP's International Ethics Committee. His essays and books have appeared in 14 languages.
Most of his essays interpret present-day predicaments (addiction, limitless consumption, the absence of the father, hatred and paranoid projections in politics, etc.) by placing them in the light of persistent ancient patterns, as expressed in myth and classical literature. Archetypal psychologist James Hillman has called Zoja an "anthropological psychologist" as one way of indicating the range and depth of his thinking.
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Secondo il mio e-reader, questo ebook è lungo appena settantanove pagine, ma merita davvero di essere letto tanto è interessante. L'autore – Luigi Zoja – parte dai miti riguardanti i centauri e ci parla di stupri di gruppo, razzismo e cultura militarista.
Ho imparato molto leggendo questo ebook: per esempio, non sapevo che lo stupro di gruppo nasce da dinamiche psicologiche e sociali diverse dallo stupro individuale; anzi, un individuo che abbia partecipato da uno stupro di gruppo non risulterà avere una personalità da stupratore una volta sottoposto ad analisi.
Ho imparato anche molto sulle dinamiche che portano al razzismo e alla costruzione di stereotipi di razza e genere. C'è, per esempio, un paragrafo sulla costruzione dello stereotipo del nero stupratore, che porta a quella che a prima vista potrebbe sembrare preoccupazione per il benessere della donna, ma che in realtà è solo un altro modo per negare la sua umanità. Il retropensiero di questo desiderio di protezione, infatti, non è altro che un fantasticare che la donna bianca non li vorrebbe mai e potrebbe unirsi a loro solo con la violenza. Il tutto per continuare a garantirsi il proprio dominio.
Ho, infine, imparato molto sulla propaganda di guerra e sul modo in cui si è incentivato lo stupro di gruppo nei confronti del nemico sia come arma di terrore sia come coalizzante all'interno del gruppo dei militari. Infatti, fra i marines, per creare una solidarietà maschile nel gruppo, si cercava di “[uccidere] la donna che è in ognuno di loro”..
Una lettura consigliatissima, tanto più che in così poche pagine riesce a riassumere così tanti fatti e nozioni.
Libro interesante, de consulta y academia. El libro se queda un poco largo pasadas las páginas 150... Las ideas de violencia y poder que presenta son buenas pero poco concisas, se alarga tal vez mucho y redunda en ideas más que exploradas. Si por violencia griega se trata, considero que "Maneras trágicas de matar a una mujer" de Nicole Loraux o "Sweet violence" de Terry Eagleton pueden llegar a ser mejores. Por ningún motivo es un mal libro, solo no sería mi primera elección.
Contiene los desafortunados vicios del psicoanálisis en tanto esencialización y naturalización de los fenómenos sociales del comportamiento, además de asomar por momentos posturas racistas, misóginas, eurocentristas y xenófobas del autor.
Teniendo esto en cuenta, se pueden extraer puntos importantes para comprender el fenómeno de la violencia sexual cometida, como es obvio, en su casi totalidad por sujetos masculinos. Por ejemplo, la distinción que hace entre la violación colectiva y la individual. El autor se centra, principalmente, en la colectiva, para la que acuña el término "centaurismo", en referencia al mito griego.
Un punto débil de la argumentación es la patologización reiterativa de esta conducta, lo cual puede representar una traba para entender la dimensión social de la misma. El autor equipara lo patológico con un estado animal arcaico de la humanidad y habla de regresión a dicho estadio en la conducta patológica. Me parece que esto desestima por completo nuestra comprensión sobre la evolución humana y un montón de teoría sociológica.
En momentos su argumentación también parece ahistórica y hasta asocial. Ejemplo de ello es su uso del término estupro como universal, sin reparar en las diferentes acepciones que éste ha tenido en el tiempo y en la geografía.
En fin, que con una lectura crítica se puede discutir muy bien con el argumento del libro.
“La violenza sessuale di massa costituisce un'immensa onda anomala che può sconvolgere la geografia e la storia. Inizia come cataclisma invisibile, apparentemente sfugge al controllo, sembra spegnersi o ingigantirsi da sola. Ma quando si manifesta, malato non è più il singolo uomo, bensì tutto il mondo dell'uomo, e il suo rapporto col desiderio. Una volta avviata, questa frana della psicologia civile diviene incontrollabile come un pogrom: attizzata da qualche calcolo par-ticolare, scivola verso uno scempio indiffe-renziato. La furia, inizialmente rivolta verso una razza, un'etnia, una nazionalità nemica, finisce col divampare nel popolo dei maschi contro il popolo delle femmine: sparge odio che divide, pervertendo proprio quell'impulso che unisce e che chiamiamo eros.
Muy interesante, revelador. No le pongo 5 estrellas porque cada vez que habla de la mujer o de la feminidad se pone raro. Pero si se remite a la masculinidad todo bien, muy interesante.
Difficilissimo tema quello della violenza maschile. Il mito dei Centauri lo rappresenta cosi' bene. Il libro di Luigi Zoja e' molto interessante e per lo piu' convincente nell'indicare la violenza maschile come qualcosa intrinseco nella natura del sesso maschile.
Forse c'e' un po' di simplificazione nel ridurre tutta la violenza maschile al mito del Centauro. Ho l'impressione che ci sia bisogno di elementi piu' variegati e complessi per spiegare l'intero fenomeno. Ma sicuramente, le analisi e gli argomenti di Zoja sono illuminanti, fanno pensare. Spero aiutino la nostra e le future generazioni a gudagnare, per lo meno, piu' auto-conscienza.