È un’Europa che sonnecchia sotto la neve, ma «scossa da bruschi e terrificanti sussulti», quella dei primi mesi del 1933. Un’Europa malata, tanto che il medico, mentre la ausculta e le fa dire «33», ha un’aria preoccupata. Non è un medico, Simenon, non ha rimedi da prescrivere, ma ha il fiuto, la curiosità e la cocciutaggine del reporter di razza. E non esita ad attraversarla, questa Europa, dal Belgio a Istanbul, spingendosi fino a Batum e concentrando la sua attenzione soprattutto sui «popoli che hanno fame»: quelli dell’ex impero zarista. Risoluto a ignorare le «cartoline illustrate», Simenon ci offre, sul continente negli anni tra le due guerre, una testimonianza preziosa, fatta di immagini, episodi, annotazioni, dialoghi, scenari (alcuni dei quali torneranno, trasfigurati, nella sua narrativa). E non meno preziose sono le fotografie che scatta in viaggio, e che accompagnano il volume: perché ancora una volta, nelle stradine ghiacciate di Vilnius come nelle desolate campagne della Polonia, nella Berlino che assiste all’incendio del Reichstag come nel sordido dormitorio dei poveri di Varsavia, nello studio di Trockij sull’isola di Prinkipo come nel miserabile mercato di Odessa (e perfino negli alberghi di lusso delle grandi capitali europee, popolati di sagaci portieri, stravaganti banchieri, ricche dame annoiate e nevrasteniche, truffatori e avventuriere di alto bordo), quello che interessa a Simenon è stanare l’«uomo nudo», e mostrarcelo, come farà poi nei suoi romanzi, con compassione infinita e senza mai emettere giudizi.
Georges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989) was a Belgian writer. A prolific author who published nearly 500 novels and numerous short works, Simenon is best known as the creator of the fictional detective Jules Maigret. Although he never resided in Belgium after 1922, he remained a Belgian citizen throughout his life.
Simenon was one of the most prolific writers of the twentieth century, capable of writing 60 to 80 pages per day. His oeuvre includes nearly 200 novels, over 150 novellas, several autobiographical works, numerous articles, and scores of pulp novels written under more than two dozen pseudonyms. Altogether, about 550 million copies of his works have been printed.
He is best known, however, for his 75 novels and 28 short stories featuring Commissaire Maigret. The first novel in the series, Pietr-le-Letton, appeared in 1931; the last one, Maigret et M. Charles, was published in 1972. The Maigret novels were translated into all major languages and several of them were turned into films and radio plays. Two television series (1960-63 and 1992-93) have been made in Great Britain.
During his "American" period, Simenon reached the height of his creative powers, and several novels of those years were inspired by the context in which they were written (Trois chambres à Manhattan (1946), Maigret à New York (1947), Maigret se fâche (1947)).
Simenon also wrote a large number of "psychological novels", such as La neige était sale (1948) or Le fils (1957), as well as several autobiographical works, in particular Je me souviens (1945), Pedigree (1948), Mémoires intimes (1981).
In 1966, Simenon was given the MWA's highest honor, the Grand Master Award.
In 2005 he was nominated for the title of De Grootste Belg (The Greatest Belgian). In the Flemish version he ended 77th place. In the Walloon version he ended 10th place.
Il volume raccoglie quattro reportage che Simenon pubblicò tra il ’33 e il ’34. Se i primi tre sono abbastanza interessanti e, com’era lecito aspettarsi, scritti con stile impeccabile (I grandi alberghi europei, in particolare, sembra un canovaccio di appunti per un giallo dell’amato Maigret), è con l’ultimo, Popoli che hanno fame, che il livello qualitativo si alza, e di molto. In questo racconto del suo viaggio nell’est europeo, allora quasi inaccessibile, descrivendo la miseria e l'estrema indigenza di cui fu testimone diretto, Simenon mette da parte le vesti un po' asettiche dell'osservatore per regalarci il toccante ritratto di un'umanità derelitta, incolpevole e senza speranza. Un solo appunto, già fatto a proposito de Il Mediterraneo in barca: l’apparato iconografico meriterebbe una migliore qualità fotografica e delle didascalie per consentire al lettore di contestualizzare le immagini.
Dopo aver apprezzato Simenon quale autore di polizieschi e romanziere, lo scopro come giornalista. Un ottimo reportage dell'Europa dell'Est scritto negli anni 1933- 1934 : dal Belgio a Istanbul, spingendosi fino a Batum e concentrando la sua attenzione soprattutto sui «popoli che hanno fame», quelli dell’ex impero zarista Ed è tutto esaustivamente spiegato nella sinossi. Due nei , a mio parere : il formato - pur sempre ben curato da Adelphi - è un po' scomodo da tenere in mano essendo il libro abbastanza corposo, e, più importante , quello che viene presentato come prezioso - e lo sarebbero - sono le foto ; peccato che , essendo appunto un formato " piccola biblioteca Adelphi ", appaiano molto molto piccole e, purtroppo, senza alcuna didascalia . La " preziosità" decantata da Adelphi, a questo punto per me è stato un " valore tolto " anziché aggiunto. Senza nulla togliere all'ottimo contenuto.
Nel 33 e nel 34 Simenon si gira gran parte dell'Europa. Agghiacciante quanto le sue previsioni si siano realizzate. Mi riferisco al capitolo sulla Germania e sull'ascesa di Hitler, che risiedeva nel suo stesso albergo con i vertici del partito, in quel periodo. L'analisi della Germania e del popolo tedesco fatta da chi, come lui, da bambino ha vissuto l'occupazione durante la Prima Guerra Mondiale, è realistica. Le sue previsioni di rivedere i tedeschi occupare la Francia un'altra volta, dopo le orge caotiche della Grande depressione, si realizzarono. E le feste e il sesso libero e caotico che descrive, precedenti alla vittoria nazista, sono le stesse mostrate nel film "La Caduta-gli ultimi giorni di Hitler" con Bruno Ganz. Altrettanto agghiacciante tutta la narrazione del suo viaggio nell'URSS del Mar Nero: Odessa, la condanna a morte lenta di quelli che venivano considerati borghesi (e Ukraini, aggiungo io); Batum in Georgia, che se la passava forse appena appena meglio, Jalta. Ovunque la stessa miseria, la fame, la vera fame. Ecco, la definizione continua di che cosa sia la vera fame è uno dei punti forti di questo lungo reportage. L'altro punto forte è la visione della Francia che ne avevano gli altri paesi, tutti concentrati sul progresso tecnologico e consumistico. Tutti a dire che la Francia non è più la guida d'Europa, che la Francia è in decadenza, che loro (i Belgi, i Rumeni, gli Ungheresi, i Turchi, i Russi) nel giro di 5, 10 anni sarebbero diventati economicamente indipendenti grazie all'autarchia (l'italietta piccola di Mussolini non era l'unica ad avere questa stupida illusione) ed avrebbero esportato. Nazionalisti e nazionalismi ovunque, era ovvio che la Seconda Guerra Mondiale sarebbe scoppiata. Gli unici pezzi non dico positivisti, ma almeno divertenti, sonno quelli relativi ai Grand Hotel d'Europa ed ai Belgi. Nel primo Simenon ce li descrive quasi fosse la trama di un suo romanzo giallo. Nel secondo, che in realtà apre il volume, Simenon ironizza sull'atteggiamento dei Belgi verso i Francesi e dei Francesi verso i Belgi. Una ironia agrodolce, dal retroguasto amaro visto quello che accadde negli anni successivi.
L'ultima riflessione che mi sento di fare, alla luce di questi anni di crisi economica e sanitaria, nonché dell'invasione russa dell'Ukraina, è che molti, troppi dei segnali che coglieva Simenon nei suoi reportage, sono presenti e riacutizzati oggi. Ciò non mi fa dormire sonni tranquilli, anzi. Ho il sospetto che la situazione europea oggi, tra l'Atlantico e gli Urali, tra capo Nord e le coste sud del Mediterraneo non possa che peggiorare, e pure parecchio.
«Se parlo di Europa all'incontrario è perché i francesi si sono abituati a pensare che l'Europa cominci in Francia, mentre quello è il suo punto d'arrivo. Ma l'Europa in realtà comincia dalla parte degli Urali, del Caucaso, insomma in quella zona lì, dov'è difficile dire se siamo ancora in Asia o non più. Paesini come Vilnius, come le città ucraine o rumene, rappresentano abbastanza bene il punto di partenza. Un tempo, fino all'altroieri, la linea di partenza si chiamava Ufficio emigrazione. Tutti prendevano un biglietto e partivano, come per la corsa campestre, lanciandosi in avanti alla rinfusa con maggiori o minori speranze di riuscita. Prima dell'Ufficio emigrazione la linea di partenza si chiamava invasione. Domani non sappiamo come si chiamerà, né chi sparerà il colpo di pistola dello start. Strada facendo, alcuni inciampano, altri si feriscono o muoiono, altri ancora fanno l'amore o hanno sete.»
4 ⭐️ Simenon come sempre oltre a un grande scrittore di gialli è prima di tutto anche un grande giornalista che gira il mondo, in questo caso l’Europa del 1933 e si sofferma molto sullo stato della Russia e sulla fame che le persone soffrono:
“Avete mai sofferto la fame? La fame vera, non quella che attanaglia chi resta due giorni senza mangiare, ma quella che si insedia in chi per settimane, per mesi mangia troppo poco e che gli rimane dentro, appiccicata al ventre come un cataplasma, incrostata nelle pareti dello stomaco e alla base del cranio. Quella fame io l'ho patita durante la guerra, quando, da bambino, vivevo nelle regioni occupate. E per questo so che, contrariamente alle rappresentazioni che se ne danno o a quel che ci racconta la letteratura, la Fame non grida, non si ribella. La Fame, la Fame vera, è fiacca e rassegnata. La Fame non è sempre smunta e scarna come la raffigurano. È gonfia. Ha un aspetto sgradevole e malsano, occhi inquisitori e l'amaro in bocca.”
L'ho letto perché apprezzo molto i libri di Simenon ma questo è molto di più di un romanzo. Si tratta del reportage fatto nel 1933 in Europa e Russia. Vista la situazione attuale la parte sulla Russia è quella che mi ha colpito di più e Simenon è bravissimo a coinvolgere il lettore nell'angoscia che prova mentre attende prima di entrare e poi di uscire dalla Russia. Un'uscita rocambolesca, possibile solo minacciando di informare il giornale per cui lavora, Voilà, e in cui appariranno i suoi reportage. Drammatica la situazione di coloro che non si adeguano al sistema, degli intellettuali, di chi pensa e non ubbidisce ciecamente. Le sue previsioni su Hitler sono state purtroppo confermate dagli eventi successivi. Ma quello che colpisce è che la situazione degli anni 30 del 900 sia molto simile agli anni 20 di adesso. Riuscirà l'Europa a salvarci da un altro dittatore che preme contro le porte della società civile?
Interessante resoconto di viaggio nell’Europa che stava viaggiando a tutta velocità verso la catastrofe della seconda guerra mondiale. I nazionalismi emergono accanto e forse a causa della miseria. Il resoconto da Odessa e del comunismo in generale fa venire i brividi nella schiena, l’autore vuole esprimerci il suo sgomento nell’incontro con uno stato poliziesco e burocratizzato in cui ogni decisiono viene presa da Mosca.
I grandi reportage sono sempre affascinanti Qui si va addirittura oltre: saggio politico, istantanee di vita, reportage sociale. Raccontando un'Europa in crisi economica, con i venti dei nazionalismi che soffiano. I popoli che hanno fame, la speranza nel futuro o la rassegnazione. Di facile non c'è nulla in queste righe. C'è la realtà che Simenon vede.
Un'idea dell'Europa ante 1989 (o giù di lì). E' cambiato qualcosa?
"Negli ultimi anni ho letto, come tutti, saggi e articoli sulla Russia. E ogni volta, terminata la lettura, mi dicevo: "Sì, va bene. Ma come sono le strade laggiù? Che cosa mangiano? Come si vestono? Come passano il tempo quando non lavorano?". (292)
Essenzialmente: quando uno sa scrivere non c’è storia quel qualcuno non sappia raccontare. Non le ideologie o la politica ma istantanee di viaggio. L’istante del 33 in Russia per esempio... catturato con l’occhio e la penna (non con il cellulare)
3.5 Di questo libro ho apprezzato più che altro le immagini, le foto che Simenon stesso ha scattato durante il suo viaggio, più che il reportage scritto. D'altronde, l'obbiettivo dello scrittore era divenire "un fabbricante di istantanee" e su questo ci è più che riuscito, gli scatti meritano.
Un reportage pubblicato da Simenon su una rivista nel 1933, da cui il titolo, che ci mostra chiaramente le doti dell'autore. Basterebbe questo a descrivere Europa 33 di Simenon, che ho appena finito di leggere. Conoscevo questo scrittore per i suoi romanzi (naturalmente per Maigret, ma non solo) anche se non sapevo nulla di questa sua attività giornalistica. Simenon, universalmente noto per la sua capacità di scrittura (notevole sia per la qualità che per la quantità) è in grado di restituire uno spaccato reale di quegli anni tetri nel periodo interbellico "in presa diretta" . Volendo trovargli un difetto, forse sta nel fatto che il lettore sa già come si sarebbero poi svolti i fatti, ma cionondimeno questo testo rimane un documento storico eccezionale per la qualità della scrittura e per lo sguardo d'insieme sul Vecchio continente negli Anni Trenta. Per chi vuole leggere tutto Simenon o vuole approfondire la storia del novecento.