Nella Mosca del ‘900 accade tutto e il suo contrario. Metà desiderata da scrittori e poeti, teatro delle avanguardie, città labirinto la cui anima medievale viene sgretolata dalla rivoluzione. Non lontano dal cuore del Cremlino, per la Tverskaja e i vicoli della Lubjanka incede Majakovskij e scrive i suoi versi, rivolti al futuro. Nelle vie dell’Arbat un giovane Zhivago cresce in una famiglia adottiva, mentre Lara medita l’assassinio del suo amante. Negli Stagni del Patriarca, in un caldo pomeriggio primaverile, appare il professor Woland, specialista di magia nera, con il suo diabolico seguito: Mosca non sarebbe stata più come prima.
Nato nel 1976, vive a Roma. Dal 2007 lavora presso l'Istituto di cultura e lingua russa di Roma. Attualmente cura le relazioni con i vari partner culturali (università statali, centri d’insegnamento privati, fondazioni) dislocati in diverse città della Federazione Russa. Si occupa inoltre di comunicazione e programmazione di eventi, organizza incontri e conferenze, collaborando con altri soggetti in ambito culturale (musei, teatri, case editrici).
Sono stata a Mosca, due volte. Ci devo ritornare con Fredduzzi per aggirarmi consapevolmente nelle vie di Majakovskij e Bulgakov. Le sue annotazioni sui due scrittori, inserite nella pianta della città, sono davvero interessanti. Meno riuscita è la terza parte, quella su Pasternak. Mi ha dato una sensazione di aggiunta, di parole scritte per allungare il brodo.
riuscite bene le due prime parti (incentrate rispettivamente su Majakovskij e Bulgakov), risulta essere un’aggiunta frettolosa e mal progettata la terza, su Pasternak.