"Le opere migliori di Whitehead sono fra i lavori più efficaci dei nostri tempi". Così H.P. Lovecraft ci presenta l'autore de Il grande cerchio (1932). Un oscuro culto antico, un misterioso portale per un'altra dimensione, un'entità soprannaturale che attende nella giungla: tutto questo e molto altro nell'unico racconto mai pubblicato in Italia del "quarto moschettiere di Weird Tales". L'edizione è illustrata, impreziosita dalle tavole di Michele Carnielli, aperta da una ricca introduzione di Walter Catalano e la traduzione è a cura di Diego Bertelli.
Henry Whitehead was an American Episcopal minister and author of horror and fantasy fiction. Henry S. Whitehead was born in Elizabeth, New Jersey, on March 5, 1882, and graduated from Harvard University in 1904 (in the same class as Franklin D. Roosevelt). As a young man he led an active and worldly life in the first decade of the 20th century, playing football at Harvard University, editing a Reform democratic newspaper in Port Chester, New York, and serving as commissioner of athletics for the AAU.
He later attended Berkeley Divinity School in Middletown, Connecticut, and in 1912 he was ordained a deacon in the Episcopal Church. During 1912-1913 he worked as a clergyman in Torrington, Connecticut. From 1913 to 1917 he served as rector in Christ's Church, Middletown, Connecticut. From 1918 to 1919 he was Pastor of the Children, Church of St. Mary the Virgin, New York City.
He served as Archdeacon of the Virgin Islands from 1921 to 1929. While there, living on the island of St. Croix, Whitehead gathered the material he was to use in his tales of the supernatural. A correspondent and friend of H. P. Lovecraft, Whitehead published stories from 1924 onward in Adventure, Black Mask, Strange Tales, and especially Weird Tales. In his introduction to the collection Jumbee, R. H. Barlow would later describe Whitehead as a member of "the serious Weird Tales school".Many of Whitehead's stories are set on the Virgin Islands and draw on the history and folklore of the region. Several of these stories are narrated by Gerald Canevin, a New Englander living on the islands and a fictional stand-in for Whitehead. Whitehead's supernatural fiction was partially modelled on the work of Edward Lucas White and William Hope Hodgson. Whitehead's "The Great Circle" (1932) is a lost-race tale with sword and sorcery elements.
In later life, Whitehead lived in Dunedin, Florida, as rector of the Church of the Good Shepherd and a leader of a boys' group there. H. P. Lovecraft was a particular friend as well as a correspondent of Whitehead's, visiting him at his Dunedin home for several weeks in 1931. Lovecraft recorded in his letters that he entertained the boys with readings of his stories such as "The Cats of Ulthar". Lovecraft said of Whitehead: "He has nothing of the musty cleric about him; but dresses in sports clothes, swears like a he-man on occasion, and is an utter stranger to bigotry or priggishness of any sort."
Whitehead suffered from a long-term gastric problem, but an account of his death by his assistant suggests he died from a fall or a stroke or both. He died late in 1932, but few of his readers learned about this until an announcement and brief profile, by H. P. Lovecraft, appeared in the March 1933 Weird Tales, issued in Feb 1933. Whitehead was greatly mourned and missed by lovers of weird fiction at his death.
R. H. Barlow collected many of Whitehead's letters, planning to publish a volume of them; but this never appeared, although Barlow did contribute the introduction to Whitehead's Jumbee and Other Uncanny Tales (1944).
Wow! Una lettura veramente inaspettata! Adatto anche a chi si sta inserendo pian piano all'interno del genere weird (perciò anche a chi non è un esperto estimatore di Lovecraft) e vuole esplorare nuovi autori oltre i "più famosi". Grazie all'introduzione di Gianluca Venditti e al contributo di Walter Catalano, si riesce ad entrare nel pieno dell'intento dello scrittore. Poi le illustrazioni e i disegni di Michele Carnielli riescono a far immergere il lettore ancora di più in questo mondo dominato da un Dio primordiale. Whitehead ha uno stile di scrittura intrigante, che non lascia spazio a banalità o prevedibilità, sarà raro annoiarsi durante la sua lettura, se non impossibile!
"Il grande cerchio" è una novella di Henry S. Whitehead (5 Marzo 1882 – 23 Novembre, 1932), un autore noto per aver contribuito alla letteratura weird, horror e pulp americana con i suoi racconti, pubblicati tra gli anni '20 e '40 del secolo scorso su molte riviste dell’epoca e principalmente su Weird Tales. Pubblicato per la prima volta nel 1932 sulla rivista "Strange Tales", questo racconto lungo mischia elementi di sword & sorcery con le classiche storie di una razza antichissima ormai perduta, ma che in qualche modo è sopravvissuta grazie ad una entità (divinità?) vecchia come il mondo. La storia è ambientata nei Caraibi, una scelta tipica per Whitehead, che visse per un periodo nelle Isole Vergini e che gli ha permesso di conferire autenticità alla storia, arricchendola con dettagli etnografici e culturali che l'autore conosceva bene. L'uso di questo sfondo esotico è fondamentale per creare l'atmosfera (prima misteriosa e inquietante, poi più avventurosa) che permea la narrazione. Possiamo quindi dividere in due parti distinte la novella: nella prima parte, quella più weird, i protagonisti trovano in mezzo alla giungla una grande radura con un solitario albero al centro. Questa radura sembra essere tabù per gli indigeni e l'albero emana quel senso di minaccia incombente che solletica il "senso del soprannaturale" del protagonista. Nella seconda parte invece, di cui non dirò nulla della trama per non fare spoiler, le cose si fanno decisamente più frenetiche e avventurose.
La prosa di Whitehead è sia chiara che descrittiva, capace di evocare immagini vivide senza cadere nell'eccesso e la sua capacità di mescolare descrizioni dettagliate con dialoghi ben fatti rende la lettura scorrevole e piacevole, infatti le pagine scorrono che è una bellezza. Dall'altro lato però ci sono alcune criticità che emergono, come alcune scene davvero al limite del ridicolo, i personaggi stereotipati e un finale un po' confuso.
Va doverosamente aggiunto il fatto che il volume proposto da Edizioni Arcoiris nella collana "La Biblioteca di Lovecraft", curata da Jacopo Corazza e Gianluca Venditti, sia ottimamente curato, con tante illustrazioni interne e con due belle introduzioni, una firmata da Venditti e una da Walter Catalano.
CONSIGLIATO a chi vuole esplorare la cultura pop di inizio ‘900 oltre ai soliti nomi NON CONSIGLIATO a chi cerca horror cupi o una prosa moderna
COSA MI È PIACIUTO Leggero e piacevole Scrittura semplice e veloce Storia intrigante e avventurosa
COSA NON MI È PIACIUTO Alcune scelte narrative davvero discutibili Non lascia un segno profondo nel lettore
“Il grande cerchio” di Henry S. Whitehead è una storia unica nel suo genere. Il suo genere? Ricorda Wells e Lovecraft, ma in una maniera del tutto diversa, ed infatti non ho mai letto nulla che mi abbia fatto pensare che questo libro fosse prevedibile, o già sentito.
La storia ha come protagonisti tre amici che partono in aereo per un’escursione nella foresta sudamericana e, imbattutisi in una piana sgombera di alberi, decidono di atterrarvi e fermarcisi per un po’ di ristoro, all’ombra dell’unico, grande, albero che si staglia sulla desolata pianura rotonda. In davvero poco tempo si rendono conto tutti e tre che nell’aria c’è qualcosa di sovrannaturale, che l’albero ha un ché di malvagio, e che la cosa migliore da fare è andarsene al più presto; un solo problema: in seguito ad una forte folata di vento la giacca del pilota è volata sull’albero e lui vi si è arrampicato senza più tornare ...ne rispondere alle chiamate a gran voce dei suoi due amici. Non vi dico altro riguardo la sinossi, perché non voglio assolutamente rovinare il piacere dello scoprire questa storia, pagina dopo pagina, a nessuno. Per me, è un libro che si dovrebbe assaporare per far crescere le vibes inquietanti che rimanda, ma è impossibile, una pagina tira l’altra e non si riesce a metterlo giù finché, ahimè, non finisce 🥺
questo libro è l'esatta definizione di binge reading, quella fame inesauribile che non ti lascerebbe mai smettere di leggere perché si deve sapere esattamente come continua la storia; il grande cerchio è un luogo fisico dove la natura e gli esseri umani non hanno osato mettere radici, è un potere paranormale che può trasmettere solo che dell'ansia e dello smarrimento; qualsiasi altra parola sfocerebbe nello spoiler e non potrei mai togliere l'hype che questa lettura provoca, vi dico solo correte a comprarlo e lo amerete; un punto sicuramente a favore è la scrittura piacevolmente ricca di suspance dell'autore che ci ha proposto questa storia sotto forma di diario e mi ha ricordato molto lo stile di Asimov; inoltre le illustrazioni, meravigliose e spettrali, sembrano far parte del testo stesso, avvolgendolo e completandolo fino a parlare a bassa voce con noi lettori; è stata la mia prima lettura di questa casa editrice e sento che una parte del mio cuore è innamorata di tutto questo dark, di tutta questa perfezione letteraria.