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Berio

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Studiando l'opera di Luciano Berio ci si rende conto di dover abbandonare via via gli strumenti dell'antica dialettica e le relazioni di causa-effetto. Alla base di ogni suo lavoro si trova il concetto di multipolarità, ovvero di un libero e ininterrotto proliferare delle connessioni linguistiche, con cui il compositore ci spinge a esplorare il labirinto della contemporaneità e a tracciarne una topografia. In questo volume, uscito nel 1995 per festeggiare i settant'anni di Berio, si potranno leggere preziose testimonianze, talvolta ancora inedite, di personaggi della cultura che - come Calvino, d'Amico, Eco, Mila, Sanguineti - hanno riconosciuto con lungimiranza il suo genio condividendone il percorso creativo o comunque confrontandosi con lui, accanto ad autorevoli indagini musicologiche dedicate sia alla sua figura storica, sia all'analisi di uno scelto gruppo di opere.

318 pages, Paperback

Published January 1, 1995

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About the author

Various

455k books1,335 followers
Various is the correct author for any book with multiple unknown authors, and is acceptable for books with multiple known authors, especially if not all are known or the list is very long (over 50).

If an editor is known, however, Various is not necessary. List the name of the editor as the primary author (with role "editor"). Contributing authors' names follow it.

Note: WorldCat is an excellent resource for finding author information and contents of anthologies.

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Profile Image for Svalbard.
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December 15, 2020
Strano, il mio rapporto con Berio...

Devo dire che, ai tempi della mia adolescenza, Berio lo sopportavo abbastanza poco. Ricordo che a un concerto di sue musiche (non ricordo quali) all’auditorium della Rai mi sentii letteralmente male; all’uscita incontrai un mio compagno di liceo che era incazzato nero, diceva che quella musica era una presa per i fondelli e non potei non assentire. Un’intervista a Berio su un giornale, non ricordo se La Stampa o cosa, mi fece andare in bestia per suoi giudizi troppo tranchant su qualcosa che mi piaceva molto (in realtà non ricordo bene cosa dicesse, probabilmente o non avevo capito io, o l’articolista aveva brutalmente semplificato il suo pensiero). Nello stesso tempo avevo reminiscenze delle sue trasmissioni “C’è musica e musica” viste in TV in età infantile e non mi sembravano poi così brutte, per quello che potevo capire (ma del resto, per farsi guardare e ricordare da uno che aveva tipo 10 anni, qualcosa dovevano essere per forza).

In tempi più recenti, quando ho cominciato a diventare più analitico e ragionevole sugli stimoli che mi arrivano dall’esterno, nonché dopo aver cominciato a studiare musica seriamente, ho incontrato persone, da me grandemente stimate, che di lui parlavano con altrettanta grande stima. Allora è venuto il momento di approfondire, e così, leggendo questo libro, ho scoperto una montagna di cose interessanti, a partire delle sue musiche, che effettivamente, a volte, sono splendide (tipo il concerto per due pianoforti, o alcune Sequenze, o le sue opere vocali-teatrali, o “Rendering” basato su musiche di Schubert) e altre volte piuttosto criptiche. E anche il suo pensiero e i suoi scritti,sempre interessantissimi e molto acuti. Tempo fa mi ero anche comprato i DVD con cui “C’è musica e musica” è stato ripubblicato di recente, e me li ero gustati con maggiore cognizione di causa, accogliendo con un sorriso certe posizioni individuali poco condivisibili, tipo quando critica Bernstein per il fatto che compone musica troppo tonale, e apprezzare molte altre cose che dice.

Tre osservazioni in margine, peraltro abbastanza scontate. La prima è che spesso la musica contemporanea è assai poco autoesplicativa. In effetti per capirne il senso bisogna sovente ricorrere agli scritti e alle analisi pubblicate dagli stessi autori o da critici specializzati, spesso anch’esse molto interessanti, ma che rendono il processo di disamina e di acquisizione piuttosto faticoso (del resto, se una cosa ti piace immediatamente, l’Adornogrillo non saggio ma saccente, annidato nel tuo cervello è pronto a dire “è una cazzata”, “è robaccia commerciale e reazionaria”, eccetera). La seconda è che anche un autore come Berio, simbolo di sperimentazione e di ricerca, ha volte ha usato gli accordi maggiori e minori (bisogna un po’ andarseli a cercare, ma ci sono). La terza, che ha vissuto in un periodo storico in cui un gigante come lui (ebbene sì) poteva cofrontarsi con giganti suoi pari come Calvino o Sanguineti. Oggi, chi c’è? Magari molto, ma seppellito in strati e strati di inutile rumore di fondo, e spetta a te cercare e scavare.
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