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Il totalitarismo

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Perché un regime politico viene definito totalitario? Quando si inizia a parlare di totalitarismo e perché? È possibile liquidare il fenomeno totalitario come un tragico episodio del secolo appena conclusosi o è qualcosa di più complesso di una semplice parentesi storica?

139 pages, Paperback

Published January 1, 2005

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Simona Forti

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August 16, 2023
Piccolo libriccino di divulgazione filosofica, su un argomento che forse opportunamente non passa mai di moda: una riflessione su cosa sia il totalitarismo, cosa lo distingua da un normale regime autoritario e su cosa temere, se c'è da temere qualcosa, riguardo la degenerazione delle nostre democrazie in regimi totalitari.

La riflessione, a tutti i livelli, sulla natura e le origini dei regimi nazifascisti e comunisti è partita fin da subito in occidente, e ha coinvolto nomi molto importanti: Habermas, Foucault, Arendt. Sembrerebbe inopportuno tenersi su livelli tanto alti e tanto lontani dalla realtà quando si parla dei più infernali prodotti del secolo venti, ma secondo me non è un ragionamento giusto. Perchè quando si raggiunge il fondo dell'abiezione, non bisogna solo dotarsi degli strumenti per frenare ulteriori derive più o meno nostalgiche: stiamo parlando di fenomeni di massa, e quindi bisogna anche arrivare a capire come sia stato possibile pensarle ed accettarle, società del tipo di quella fascista, nazista e staliniana.

E' un libro divulgativo ma non troppo, lo sforzo che richiede a volte non è trascurabile. Credo tuttavia che questo saggio vada letto, perchè lascia molto: una serie di considerazioni su cosa distingue un regime totalitario da un autoritarismo tradizionale o da una democrazia degenerata.
E allora ho pensato di divertirmi qui, elencando una serie di sintomi del totalitarismo come qui proposti, verificando se sono in grado di distinguerli nelle dittature novecentesche più famose e, perchè no, nel nostro govermo attuale. Potete provare, se vi va: facciamo finta di essere al bar.

1) VOCAZIONE SOVVERSIVA. Tutti i regimi totalitari, anche quelli in teoria conservatori, nascono con un innato desiderio di distruzione di tutto l'esistente.
Per lo stalinismo va da sè, l'idea rivoluzionaria comunista, per certi versi anarcoide, risale addirittura al secolo precedente.
Anche il nazismo si porta dietro una idea di rivoluzione e di guerra contro lo stato che sin da subito si concretizza nel putsch di Monaco.
Le bande del fascismo primigenio risentono di una sorta di sindacalismo rivoluzionario, per certi versi di socialismo, che hanno sfumature anarcoidi anch'esse.
Non mi sembra che l'attuale governo porti in sè tentazioni sovversive.

2) IDEOLOGIA DI SALVEZZA. A livello ideologico i totalitarismi del Novecento spesso sono sostenuti dall' idea di farsi salvatori del mondo e dell' umanità intera.
Come al punto 1), fin nelle intenzioni lo stalinismo vede la nascita di un mondo nuovo nel comunismo, anzi addirittura lo vede come inevitabile risultato del divenire dialettico della storia.
Anche il nazismo sottoscrive. La confusa e delirante filosofia hitleriana vede la salvezza del mondo nel compiersi del destino di dominatori dei volksgenosse, che condividono la razza, la cultura e la sorte della grande Germania.
Niente di tutto questo nel fascismo di Mussolini, una banda di tagliagole alla ricerca del potere per il potere, capace di promettere tutto ed il contrario di tutto con un cinismo che nè Hitler nè Stalin avevano.
Ai giorni nostri non tanto in Italia, ma questa vocazione escatologica è pericolosamente diffusa. Lo stesso Putin parla in questi termini quando si riferisce alla denazificazione dell' Ucraina; questo Ruolo di rangers del mondo gli USA se lo sono cuciti addosso da sempre, specialmente dopo la caduta del muro.

INDIVIDUAZIONE DI UN NEMICO. Ovvero, l'odio come strumento di governo. E' una caratteristica dei totalitarismi tra le più evidenti. Desiderio di distruzione delle classi borghesi in Unione Sovietica, degli ebrei e dei diversi in Germania.
E purtroppo su questo punto ci siamo dentro fino al collo, come facile capire se pensiamo a Salvini, alle sostituzioni etniche eccecc.

PERDITA DI SENSO E NICHILISMO. Vocazione dei regimi totalitari è l'annientamento dell'individuo nello stato: è quindi importante instillare il pensiero che niente davvero importa (nichilismo etico) e che la dignità umana di per sè è poca cosa.
Annientare l'individuo nello stato è paradigma del comunismo sovietico. Ogni forma di individualismo che non fosse quello del Vozhd è stata perseguitata nei modi più feroci. Nell'idea materialista stalinista l'individuo è una macchina di carne, che se non funziona come un ingranaggio perfetto va regolata con la forza e con il lavoro.
Come sappiamo tutti tragicamente bene, sotto la tirannia nazista il valore della vita umana si pesa con la percentuale di sangue tedesco. Non stupisce peraltro che grandi filosofi nichilisti come Heidegger si siano compromessi con il nazismo.
Da questo punto di vista il fascismo è sempre stato molto in difficoltà: ha preso il potere in Italia, il paese più cattolico del mondo e mai, assolutamente mai, è arrivato vicino ad intaccare il potente significato cristiano della vita umana, nonostante tutto.
Nell' Italia di oggi l'avvento di B. complice anche un indebolimento del sentimento religioso, ha avviato un nichilismo etico molto spinto (conta solo godere, mentre non si riesce più a parlare in modo serio delle cose importanti), che però non sembra tradursi per ora in una massificazione totale (complice non indifferente: internet).

CAMPI DI STERMINIO. Quì è importante dire che il significato del campo, del Lager come del Gulag, è non tanto e non solo tattico (l'eliminazione fisica dell'avversario) ma soprattutto strategico e ideologico. E' la concretizzazione attraverso l'avvento della tecnologia dell'annientamento dell'individuo previsto dal nichilismo. Sia Stalin che Hitler questo lo avevano ben presente. E Mussolini? Non a caso secondo me l' Olocausto in Italia è stato un fallimento. Proprio perchè rendere concepibile l'annientamento dell'essere umano in quanto tale nella mente delle masse in Italia non è stato possibile: anche e soprattutto grazie alla pervasività del pensiero cristiano. Tanti, tantissimi fascisti hanno rifiutato di compromettersi con la distruzione.
E oggi? I tempi sono cambiati. Oggi l'annientamento fisico dell'uomo in quanto uomo su scala industriale è qualcosa di inconcepibile. Ovvio che ci sono pogrom ma sono casi isolati che non coinvolgono le masse; ovvio che ci sono i campi di concentramento, ma si fa fatica a vederci nulla più di qualcosa di tattico, appunto.

IRREGGIMENTAZIONE E PENSIERO UNICO. Stalinismo, nazismo e fascismo sono stati immensamente più pervasivi nella vita del popolo rispetto a qualunque altro regime più o meno autoritario della storia. Si nasce, si vive e si muore in divisa. Questa maniera di irreggimentazione ai tempi nostri non è più attuale in occidente. Non ce lo vedo proprio il militante di fratelli d' Italia che al sabato invece di fare l'aperitivo si mette in divisa e partecipa ai ludi iuveniles. Molto più attuale pensare ad una forma di irreggimentazione del pensiero attraverso un uso assai più spinto dei nuovi media e di addormentamento delle coscienze attraverso una morale edonistica.

Nel complesso, i grandi regimi totalitari che hanno provocato gli sconquassi apoclittici del novecento non sono solo l'intuizione di qualche genio del male, ma anche il risultato della massificazione della cultura, dell' evoluzione della filosofia politica a partire da Hegel, del progresso della tecnica, dell'avvento del nichilismo. Sono tutti elementi che sussistono ancora oggi, quindi è giusto fre attenzione. Attenzione nel modo giusto, però. Perchè è evidente che se la tentazione totalitaria dovesse tornare, non lo farà nelle stesse forme di un secolo fa.


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