In ‘A Rocket for Dimitrios’, 5/5, Ray Nayler torna nella sua amata Istanbul: qui non per un dolente cyberpunk come ‘Return to Red Castle’, ma per un frizzante racconto ambientato, come ‘The disintegration loops’ e ‘Father’ in numeri passati, in una realtà parallela in cui un disco volante è caduto in California nel ’38, rendendo disponibili agli USA tecnologie avanzate, che hanno permesso loro non solo di vincere la II Guerra Mondiale ma anche di respingere l’Armata Rossa fuori dall’Europa Orientale e far vincere Chiang Kai-Shek nella guerra civile cinese. Una di queste tecnologie permette di leggere in qualche misura il cervello dei morti, anche se pochissime persone sono in grado di sopravvivere a questo tipo di contatto. La protagonista è in grado di farlo, ma è spaventata dall’intrigo in cui si trova: per fortuna a consigliarla ci sono due donne coraggiose: Eleanor Roosevelt, che ha definitivamente abbandonato il marito dopo l’ennesimo mandato presidenziale, e niente meno che Hedy Lamarr, qui Generale in Capo al Genio Militare.. Spionaggio, storia alternativa, solida fantascienza e personaggi interessanti: davvero un autore da seguire.
‘The fear of missing out’ di Robert H. Cloake, 5/5, pone un interessante quesito: immaginiamo di poter installare in noi stessi personalità automatiche, che guidino il nostro viso e il nostro modo di parlare, e che quindi le nostre interazioni sociali proseguano con il pilota automatico; magari con più successo che se fossimo ‘spontanei’ e ‘veri’.. cosa sono, in fondo, spontaneità e sincerità? Davvero valori in sè, o solo una goffaggine tecnica? Quanto questa situazione è davvero più in là di quel che già facciamo, presentandoci con vestiti e atteggiamenti ben diversi da quelli che adottiamo nel nostro tempo libero, comunicando tramite modelli e template digitali? Ma soprattutto.. che fare, se il nostro alter ego automatico a più successo del ‘vero noi’? si intuisce che Cloake studia filosofia.
Da notare anche come è usato il tema dell’omosessualità: nei racconti di Asimov’s la presenza di individui e famiglie omosessuali è molto frequente, ma in genere è intesa a rappresentare una società in cui esistono anche queste persone, senza però approfondire; raramente fanno parte delle storie momenti caratteristici di una relazione omosessuale, come in questo caso.
Il tema dell’identità di genere ha anche le conseguenze linguistiche che sappiamo; a volte gli autori inventano nuovi generi di pronome o articolo possessivo per nuovi sessi alieni; parlando di umani, più spesso utilizzano il generico ‘they/their/them’ per il singolare. L’effetto può essere spiazzante, soprattutto quando capita per tre racconti consecutivi, oltre tutto con sfumature diverse: a volte per indicare la persona in transizione di sesso, altre volte solamente come impersonale per non specificare un sesso o genere se non lo si ritiene necessario [a dire il vero l’inglese avrebbe un pronome impersonale, ‘one..’ analogo al francese ‘on..’, al tedesco ‘man..’ e al nostro ‘si..’: ma credo sia considerato antiquato] [noto anche che l’italiano non è poi sempre la lingua che obbliga più di tutte a distinguere i sessi, perché è vero che decliniamo gli aggettivi, ma aggettivi e pronomi possessivi, dal latino ‘suus’, sono unisex: a differenza di his/her, seine/ihre, ecc.].
È senz’altro il caso in ‘Table Etiquette for Diplomatic Personnel, in Seventeen Scenes’ della bravissima Suzanne Palmer (4/5): come il racconto di Reed chr chiude il numero, è credo molto vanciano, almeno a quanto sento dire [purtroppo non ho mai letto Vance..], per la fantasia sfrenata e divertita nel descrivere alieni bizzarri ma funzionali alla storia, che in questo caso si svolge attraverso una serie di scene conviviali e gastronomiche: anche queste però spesso piuttosto aliene, e non necessariamente gradevoli per tutti i commensali.. la trama è da poliziesco: racconto decisamente brillante e divertente.
‘Mayor for Today’ di Fran Wilde (4/5) è un altro racconto dal bislacco ed efficace umorismo, precisissimo nel raccontare come la nostra vita nella ‘gig economy’ sarà regolata dalle applicazioni per i lavoretti temporanei e dai rating che riceveremo.. Noto anche l’ambientazione nella provincia cinese del Denzhai: questa terra e la sua cultura Miao sono apparsi anche in altri racconti degli ultimi numeri; immagino che quel governo regionale stia sponsorizzando racconti di fantascienza.
K.K.Rusch non è una scrittrice raffinata, ma molto efficace e brava nel variare stile e tecnica da un racconto all’altro. Dopo l’investigazione su incidente spaziale in forma di diario, di.. con ‘Hunches’ (4/5) torniamo alla Flotta e ai suoi sovrumani Ufficiali; ma protagonista stavolta è un quasi disadattato, un aspirante ufficiale le cui qualità non sono adeguatamente riconosciute: ha ottimi ‘presentimenti’ appunto, ma non sa spiegarli in maniera sufficientemente razionale ai suoi superiori [se no che presentimenti sarebbero, del resto?], il che gli ha guadagnato un’ingiusta fama di confusionario. Ma saranno proprio questi presentimenti a permettergli di salvare la nave e non solo, quando sarà sottoposto a un attacco di tipo imprevedibile.
Per quanto sia brava la Rusch, con Ted Kosmatka e la sua ‘Shy Sarah and the Draft Pick Lottery’ (5/5) siamo a un altro livello; oltre tutto un racconto totalmente diverso dal tragico e concettuale ‘The beast among the stars’ apparso pochi numeri fa. Rimane uno stile limpido e teso, colloquiale e raffinato nel passare dal gergo del baseball a raffinati neologismi [‘trebuchetic’, ‘didact’], per una storia che parte dalle statistiche del baseball, che come si sa sono le più complesse e ossessionanti tra i vari sport [e il baseball è il più ‘intellettuale’], per creare una delle più raffinate teorie del complotto che ricordi, affidata a due personaggi niente male!
‘Humans and Other People’ dell’esordiente Sean William Swanwick (4/5) è un divertente racconto di interazione tra un uomo e un robot, colleghi o meglio compari in una piccola impresa di recupero oggetti danneggiati: e ce ne sono molti, in questo prossimo futuro di inondazioni e incendi.. peccato che i metodi dei due ‘recuperatori’ ricordino più ‘La stangata’ che la fantascienza tecnologica. Un racconto animato e di umorismo sardonico.
‘I Didn’t Buy It’ di Naomi Kanakia [2/5] è un breve racconto sui sentimenti tra uomini e robot, scritto in uno stile straniante che ricorda la new wave di cinquant’anni fa, e che alla fine lascia la stessa perplessità.
- The Realms of Water by Robert Reed, [3/5]. Ancora una volta Robert Reed esibisce maestria: una storia liberamente ambientata nella sua Grande Nave, ispirata niente di meno che ad Annibale e ai suoi elefanti, per dare il punto di vista di un ’elefante’!, interpretato da un alieno di una specie gigantesca, che si nutre di cariche elettriche nei flussi delle piante, ed è utilizzata come punta di lancia negli eserciti di un’altra specie. Ambientazione grandiosa su un remoto pianeta in un lontano passato rispetto alla Grande Nave, bizzarra cornice della narrazione [l’alieno viene incontrato per caso da una donna dal torbido passato, momentaneamente allontanatasi da un bislacco veicolo necessario per affrontare un pellegrinaggio, momentaneamente guasto..], mix un po’ spiazzante tra stile aulico da annalista di un impero tra il romano e l’alieno e al tempo stesso precisione scientifica.. come sempre Reed mostra grande finezza, ma non riesce a giustificarmi il tempo speso nella lettura.