Tutti conoscono la storia di Penelope e Ulisse. O no? Ogni tanto ripenso alla mia vita. Tante, ma tante bugie sono state dette su di me. Sono stata descritta come la moglie fedele, colei che era rimasta in attesa di suo marito per vent’anni senza lamentarsi, paga di badare alla casa e di tessere mentre aspettava il suo ritorno. Beh, questa è la mia opportunità di dire esattamente come sono andate le cose. Avete idea di quanto siano lunghi vent’anni? Beh, vi dirò una cosa: sono lunghi. Molto, molto lunghi. Questa è la mia versione della storia. E, per la prima volta, ho intenzione di essere sincera fino in fondo, anche brutale, perché per troppo tempo il mondo intero ha creduto alla semplicistica e ottusa versione di Omero. Come se fosse plausibile che una donna, intendo una con un cervello funzionante, potesse aspettare per vent’anni senza fare nient’altro che tessere. E poi tessere. E poi tessere ancora. Ma scherziamo? Io sono Penelope, figlia di Peribea e Icario, fratello di Tindaro re di Sparta e nipote di Perseo, uccisore della Gorgone, moglie di Ulisse, re di Itaca e figlio di Laerte e Anticlea, e madre di Telemaco, Poliporte e Arcesilao.
Una grande donna, una madre, una moglie, una guerriera, una regina. Sono davvero tantissimi i modi con cui può essere definita Penelope, regina di Itaca in assenza del marito Ulisse impegnato nella guerra di Troia. Una donna che non dovrebbe essere dove si trova, una donna che non avrebbe dovuto regnare perché il compito delle donne era un altro, una donna che il padre non voleva ma che alla fine ha cresciuto ed educato nello stesso modo dei fratelli maschi. Penelopea ci presenta una nuova versione di questa grande donna, una donna che non si arrende di fronte alle difficoltà, che sa cosa è meglio per il suo popolo. Una donna costretta fare i conti con il suo essere donna. Non ho parole per descrivere la bellezza di questo libro che presenta una donna con dei sentimenti, non la classica Penelope che ci si presenta nell'Ililiade e nell'Odissea ma una donna vera, una donna come noi che, purtroppo, per il suo essere donna per quasi tutta la sua vita si è vista usata solo come uno strumento ma che cerca di riappropriarsi della propria vita pezzo dopo pezzo perché lei, figlia di una nereide, è libera e come tale vuole vivere la sua vita.
Finire questo romanzo non è stato difficile: lo stile è scorrevole, la narrazione procede velocemente e, nel complesso, si lascia leggere senza particolare fatica.
Il problema, purtroppo, è tutto il resto.
Partiamo dalla premessa. Penelopea. La regina di Itaca dovrebbe raccontarci finalmente Penelope al di là dell'immagine tramandata dall'Odissea: non semplicemente la moglie fedele che aspetta Ulisse per vent'anni tessendo e disfacendo la sua famosa tela ma una donna, una regina, una figura politica capace di governare Itaca durante un'assenza durata vent'anni. Ottimo. Era esattamente il libro che volevo leggere. Peccato che quei vent'anni praticamente non ci siano. Peccato che quel libro non esista.
Il romanzo dedica invece gran parte del suo spazio al periodo precedente alla guerra di Troia: Penelope ancora ragazza, la gara per ottenere la sua mano, l'incontro con Ulisse, il matrimonio, il trasferimento a Itaca, la nascita di Telemaco e infine la partenza di Ulisse. Poi trascorriamo circa nove mesi con Penelope al governo. E il libro finisce.
E io ero tipo.."in che senso?".
La parte della vita di Penelope che dovrebbe rappresentare il cuore stesso di questa rivisitazione, quella che la distingue dalla semplice “moglie di Ulisse”, viene praticamente lasciata fuori dal romanzo. Ed è un peccato enorme perché proprio qui si trova, secondo me, l'idea migliore del libro: la tela di Penelope trasformata metaforicamente in una tela di intrighi, alleanze, accordi commerciali e politici.
Questa Penelope prende progressivamente in mano Itaca, ne modifica l'economia, favorisce i commerci, crea nuovi equilibri di potere e dimostra di essere perfettamente capace di governare senza il marito. Questa idea mi è piaciuta. Molto. Avrei voluto leggere QUESTO romanzo. Avrei voluto vedere Penelope attraversare quegli anni, costruire lentamente il proprio potere, affrontare crisi politiche, economiche e personali, vedere cambiare Itaca e soprattutto vedere come una donna lasciata sola in un mondo governato dagli uomini riuscisse a diventare realmente la regina di Itaca.
Invece no.
E purtroppo i problemi non finiscono qui. Perché, come ho già scritto parlando di un altro retelling mitologico, continuo a chiedermi quale sia il limite oltre il quale una “reinterpretazione” smetta di essere tale e diventi semplicemente un'altra storia alla quale sono stati appiccicati sopra nomi già esistenti.
Prendiamo Ulisse. Ora, capisco perfettamente voler decostruire l'eroe omerico, evidenziarnw il lato umano con i relativi difetti, le debolezze, etc.. Anzi, sarebbe stato interessantissimo. Ma qui Ulisse non viene reinterpretato. Ulisse viene demolito. L'uomo passato alla storia e al mito come simbolo dell'astuzia diventa sostanzialmente uno stolto: viziato dai genitori, incapace di occuparsi delle questioni di Stato, incline all'alcool, politicamente inetto e costantemente bisognoso che qualcun altro sistemi le cose al posto suo. E persino il suo tentativo di evitare la guerra di Troia perde qualsiasi sfumatura legata all'amore per Penelope o per il figlio. È semplicemente un codardo. Beh anche meno. Sopratutto perché se Ulisse era davvero un tale inetto come si giustifica la predilezione e la protezione di una dea del calibro di Atena? Atena uno cosí non avrebbe saputo neanche esistesse.
Ma la cosa che mi ha definitivamente fatto alzare un sopracciglio è la relazione tra Penelope e Sileno. Perché Penelope, ovviamente, non ama Ulisse. Ama un satiro. E quel satiro è il vero padre di Telemaco. Io davvero non so cosa aggiungere.
Pensavo di aver raggiunto il massimo della perplessità, ma evidentemente avevo sottovalutato i Proci. Perché anche loro, naturalmente, non possono essere semplicemente reinterpretati mantenendo almeno il nucleo della loro funzione tradizionale. No. Qui i nobili di Itaca sostengono Penelope perché il suo governo sta rendendo l'isola prospera e commercialmente importante, e vengono definiti “Proci” da Laerte perché, finché Penelope continuerà a concedere loro le briciole del proprio potere e della propria prosperità, continueranno a starle intorno soddisfatti. I Proci. Questi sarebbero i Proci.
A questo punto la mia domanda non è neppure più “perché cambiare il mito?”, perché un retelling deve cambiare qualcosa. Altrimenti tanto vale rileggere Omero. La domanda è: quanto possiamo cambiare prima che dei personaggi originali rimangano soltanto i nomi? Perché Penelope può essere una grande sovrana senza che Ulisse debba necessariamente diventare un completo idiota. Può non essere innamorata di lui senza che Telemaco debba necessariamente diventare il figlio segreto di un satiro. I Proci possono assumere una funzione diversa senza dover essere trasformati fino al punto da non avere praticamente più nulla a che vedere con ciò che rappresentano nella tradizione. Si può riscrivere un mito senza smontarlo pezzo per pezzo e rimontarlo in maniera completamente diversa continuando però a utilizzare gli stessi nomi. Altrimenti non stiamo più raccontando “un'altra versione” della storia di Penelope. Stiamo raccontando un'altra storia.
Ed è proprio questo il problema che avevo già incontrato con Cassandra della Di Giorgio: se avete una storia nuova da raccontare, abbiate il coraggio di darle personaggi nuovi.
A tutto questo si aggiunge un editing che avrebbe decisamente avuto bisogno di maggiore attenzione. In più occasioni la madre di Penelope viene chiamata con un nome diverso dal proprio: non credo sia una scelta narrativa, semplicemente un errore che evidentemente è sopravvissuto alla revisione.
E infine arriviamo al finale. Penelope governa, Itaca prospera, il futuro sembra promettente. Davanti a Penelope ci sono vent'anni. QUEI VENTI ANNI. Vent'anni che costituiscono precisamente la parte della sua vita che rende questo personaggio ciò che è diventato nell'immaginario collettivo. E noi non li vediamo. Il romanzo termina praticamente nel momento esatto in cui, almeno per me, avrebbe dovuto cominciare. Ed è questo che mi lascia più perplessa di tutto, perché sotto alcune scelte che personalmente ho trovato assurde c'era un'idea che mi interessava davvero: una Penelope intelligente, ambiziosa, orgogliosa, forte e capace di trasformare Itaca e di tessere non soltanto fili, ma reti di potere. Quella Penelope avrei voluto conoscerla. Purtroppo, quando finalmente cominciava a comparire, ho girato pagina. E il libro era finito.
🙄
This entire review has been hidden because of spoilers.
Che Penelope non potesse essere quella che ci è stata raccontata sin dai tempi della scuola era evidente, ma che una giovane scrittrice di talento ne avrebbe fatto addirittura il personaggio principale del suo libro d’esordio, beh… non ce lo saremmo proprio aspettato.
Questa regina ci è piaciuta molto, moltissimo.
L’autrice ha restituito importanza al personaggio forse più sottovalutato della mitologia greca, che l’aveva relegata al ruolo di moglie devota (ma poi, ci abbiamo mai creduto davvero? Antinoo ce lo confermerebbe?), per non oscurare le gesta del valoroso e ingegnoso Ulisse.
Ecco, Ulisse… questa è l’unica cosa che non sono sicura di poter perdonare a Tatiana! Come potrò prendere di nuovo in mano l’Odissea, o la stessa Iliade e pensare che l’uomo perfetto, secondo solo ad Ettore nel mio immaginario, era in realtà un insulso, iroso, timoroso e ridicolo uomo, bassino e con i capelli radi?
Ho apprezzato l’ironia, i sentimenti e l’immagine delle donne descritte in questo romanzo. Non si cade mai nel “girl power” a tutti i costi che certa letteratura femminista purtroppo a volte ci propina.
Qui ci troviamo davanti a donne forti, valorose e naturalmente realistiche, moderne ma pur sempre perfettamente calate nel tempo descritto. Alcuni passaggi sono stati difficili da buttare giù, perché la vigliaccheria di certe azioni non può essere accettata, ma la forza della nostra protagonista è tanta e, davvero, non vediamo l’ora di sapere se Tatiana ha in mente di parlarci ancora di lei!
Se amate la mitologia greca, amerete anche Penelopea.
Rivisitazione del mito di Ulisse visto dagli occhi della moglie Penelope... quindi di Ulisse ci troverete poco e nulla 😂
Mi piace sia la mitologia greca che mettere in discussione il passato e l’interpretazione delle storie, ed è proprio ciò che Tatiana ha fatto con il suo romanzo! La storia è distante rispetto quella cantata da Omero, dove elogiava le eroiche imprese del prode Ulisse... questo romanzo ci fa scoprire i retroscena di ciò che accadeva ad Itaca mentre a regnare era la regina.
Prima cosa che ho notato è il lessico elevato e la perfetta conoscenza del poema omerico originale. Ho amato l'umorismo schietto con cui viene quasi "derisa" la storia narrata nelle scuole. La forma è molto arricchita di aggettivi, di scene descrittive, di regressioni, di collegamenti a tanti miti di cui subito dopo viene narrata la vicenda. Tutto in maniera elegante, oserei dire, raffinata e alquanto teatrale come d'altro canto fece Omero al suo tempo.
Per quanto riguarda i personaggi, ammetto che Ulisse non mi è mai piaciuto neanche quando le insegnanti di italiano ne lodavano l'astuzia e l'intelligenza, per non parlare della bellezza: l'ho sempre ritenuto troppo narcisista e sopravvalutato, oltre che maschilista ma l'epoca era quello che era. Mentre in questo libro lui viene descritto esattamente come l'ho sempre visto io, rivelandosi arrogante, violento nei confronti della moglie, codardo e sfruttatore della propria Dea protettrice per evitare molti suoi doveri; Penelope, la moglie, è mostrata come una guerriera nell'animo, è forte, è sveglia e caparbia: È UNA DONNA con la D maiuscola. Altro personaggio che ho apprezzato è Eumeo, luogotenente della regina, fedelissimo a lei, prende le decisioni giuste e si vede quanto lui ami il suo Regno e la sua regina. E ora arrivo al personaggio che più ho amato, mi sono tenuta per ultimo lui: Sileno. Se Penelope era il personaggio più bello come l'ho sempre ritenuta, inaspettamente è apparso un satiro che mi ha conquistata. Il suo grandissimo cuore, l'amore infinito che dimostra, la dolcezza nei confronti di Penelope, le sue premure per il piccolo Telemaco: si è fin da subito preoccupato per i suoi cari, li ha protetti a costo di perdere tutto. In poche parole: l'uomo che tutte vorremmo.
Concludo dicendo che, nonostante possa essere peso per chi non è abituato a libri storici o poemi, la narrazione è scorrevole e l'autrice riesce perfettamente a fare entrare il lettore in sintonia con le emozioni dei protagonisti facendoci attaccare alle pagine (e alle volte piangiucchiare un pochino). Credo, anzi senza dubbio, che sarà in gara per il libro più bello del 2021.
È ciò che muove tutti e tutto quello che le sta accanto
Penelope sono io
Penelope sei tu
Penelope rappresenta tutte quelle donne che hanno preso la vita per le braccia, odiandola a volte, amandola altre, ma tenendola in pugno.
In questo originale retelling della storia di Penelope ed Ulisse possiamo osservare una donna che non ci è mai stata raccontata, che non abbiamo mai conosciuto, una donna che si fa forza su se stessa, che crea il suo piccolo impero nella città lasciata dal marito. Penelope non tesse, Penelope corre, cavalca, balla di notte insieme alle ninfe, si innamora, si concentra nel migliorare Itaca, Penelope è amata dal suo popolo, rispettata.
Penelope è una femminista, si batte per i suoi diritti, per il suo valore e governa su un popolo di uomini stanchi, diffidenti che imparano ad amarla col tempo.
Attraverso lo stile di scrittura dell’autrice riusciamo a sentire ogni gioia e dolore di Penelope, possiamo sentire il suo respiro attaccato al nostro orecchio, possiamo vivere con lei attraverso le varie fasi della sua vita: dapprima ragazza, costretta a sposare chiunque avesse vinto i giochi organizzati dal padre, poi donna, moglie, regina, una persona integra che non abbandona la sua essenza, la sua personalità.
Durante la lettura, si fanno parecchi incontri con le varie divinità: mi piace pensare che l’integrità di Penelope sia cosa presente da permetterle di avere un collegamento diretto con tutto quello che è al di là della sua vista e che sfocia nella fede.
Sebbene abbia i suoi segreti ed in questa storia potrebbe non sembrare sempre dalla parte della ragione per via di alcune decisioni sentimentali che sfociano in molto altro, la sua presenza mette in ombra Ulisse, descritto in questo romanzo come un pover’uomo in balia delle decisioni dei suoi genitori, soprattuto di suo padre, Laerte, mentre Penelope è la forza divoratrice che abbatte questo oblio, mettendo in atto i valori spartani con cui è cresciuta, ma sapendo dosarli con l’amore che prova per le persone a lei care e per il suo popolo.
Il romanzo è scorrevole, fresco, originale e la sua particolarità sta proprio nel fatto che riesca a far immergere il lettore in un’esperienza nuova, creata scrupolosamente, con dettagli precisi: l’autrice guida il lettore attraverso la narrazione, non dando per scontato che tutti conoscano la storia greca, offrendo sempre chiarimenti e spiegazioni sugli eventi relativi alla cultura dell’epoca, parlandoci dei miti greci, dei loro usi e costumi: questo offre una base sicura per lo sviluppo della storia e sono essenziali per comprendere le dinamiche del romanzo.