Il volume, firmato da due autrici, prende in considerazione sei “narrazioni” di scrittrici contemporanee, attraverso le quali viene analizzato l’uso inedito delle nozioni gemelle di fantastico e fantascienza. Riveste centralità il modo in cui è articolata la rappresentazione del corpo, che assume sempre caratteristiche “magiche”, in grado di compiere imprese normalmente impossibili e assumere forme non codificate e intensamente simboliche. Angela Carter, Jeanette Winterson, Bernardine Evaristo, James Tiptree Jr., Octavia Butler e Nora K. Jemisin sono affiancate nel loro essere profili rappresentativi di una scrittura femminile originale e, al contempo, voci autentiche che declinano tematiche condivise. Muovendosi fra tre elementi (aria, acqua, terra), le autrici in questione costruiscono nei testi scelti una nuova cosmogonia dell’umano, immaginando quello che (ancora) non riesce a essere vero.
Anna Pasolini e Nicoletta Vallorani indagano il corpo femminile nella letteratura fantasy e fantascientifica e di come la sua rappresentazione sia politica e ci racconti un messaggio ben preciso. Saggio letterario di prim'ordine, mi ha interessata moltissimo (e ha fatto finire nella mia wish list molti titoli). Attraverso il corpo ci rappresentiamo al mondo e il mondo ci legge, pertanto il suo racconto è importantissimo per spiegare chi siamo e dove vogliamo andare. Il viaggio nel nostro inconscio e verso l’accettazione di sé (un viaggio che ogni persona compie nella vita) passa anche attraverso il nostro corpo: come ci rappresentiamo e quanto lo accettiamo. Il corpo femminile, usato e abusato da sempre, può incanalare un messaggio ancora più potente. Unica cosa che non mi ha convinta del tutto è l’eccessiva presenza nel testo di citazioni in inglese (e anche la non traduzione di titoli di libri citati in italiano, laddove la traduzione esiste) senza note di traduzione. Rende il testo non accessibile a tutt* ed è un peccato.
Attraverso la meticolosa analisi di sei autrici Anna Pasolini e Nicoletta Vallorani esplorano la funzione e il ruolo del corpo femminile all'interno della dimensione fantastica, con particolare attenzione al rapporto tra Storia e fiction e il modo in cui la finzione letteraria spesso smaschera la natura discorsiva e arbitraria della Storia ufficiale, che vorrebbe invece farsi unica portatrice di verità. Questo saggio è abitato da corpi ibridi, fluidi, ambigui, queer, e per questo risorsa preziosa per liberarsi e forgiare la propria identità; ma anche corpi neri, segnati dal peso di una memoria collettiva messa a tacere e ridotta in frammenti, ma che riescono comunque a emergere dall'oblio per raccontare la loro versione. Con i loro corpi "magici", le personagge analizzate rivendicano il diritto di raccontare la propria storia personale, dando vita così a una narrazione alternativa, fatta di voci solitamente silenziate e relegate ai margini.
Non c'è un solo corpo ma infiniti corpi possibili e messaggi altrettanto affamati. La letteratura non è toothless, e Ruth e Althea raccontate da Tiptree saranno le prime a capirlo.