"Le case devono essere rosa dentro, non solo fuori per farle ammirare a chi passa."
La criminologa Roberta Bruzzone e la giornalista Emanuela Valente sono le autrici di" favole da incubo", l'opera analizza minuziosamente undici casi di cronaca nera che coinvolgono le donne e il modo in cui gli stereotipi di genere giocano un ruolo fondamentale nel creare vittime e carnefici.
Ogni capitolo inizia con il titolo di una favola ma in questo caso il finale non è "e vissero felici e contenti", il finale è ciò che sentiamo al TG quasi ogni giorno, non c'è un principe che salva la principessa, c'è un uomo, un marito, un padre che diventa il mostro, c'è orrore, odio, violenza psicologica e fisica perpetrata per anni, umiliazioni che avvengono anche davanti ai bambini, danneggiandoli e creando a loro volta delle future vittime o dei futuri carnefici.
Favole da incubo è un'opera che analizza perfettamente tutti i meccanismi che concorrono alla creazione di una società malata: il matrimonio e i figli come punto di realizzazione massima per la donna, la società patriarcale, la giustizia che interviene solo dopo che la situazione è ormai irrecuperabile, l'incapacità di accettare un rifiuto o la fine di una relazione che si sposa con la mancanza di autostima e con la paura della solitudine.
E ancora il retaggio, di matrice religiosa, secondo cui il legame matrimoniale non possa essere spezzato, bisogna sopportare, perché meglio morire, meglio vivere infelici senza amore e rispetto, meglio le botte, i lividi, meglio far assistere i bambini a liti, grida e umiliazioni piuttosto che subire la vergogna di una separazione.
I genitori hanno un ruolo fondamentale nella creazione di nuove generazioni dove vengono scardinati i pericolosissimi stereotipi di genere, insegnando, con l'esempio, che un rapporto di coppia si basa sul rispetto, sul dialogo, sull'amore e la stima reciproca, trasmettendo un modello di coppia felice che a loro volta cercheranno in futuro.
Favole da incubo è un libro che va letto, suggerito e regalato perché dà voce a chi non può parlare, facendo riflettere sul fatto che, come dicono le autrici, "l'educazione alla parità di genere è l'unica arma che abbiamo".
Le favole non esistono, è vero, ma il finale di alcune storie possiamo ancora cambiarlo, insieme.