Il mondo dei libri raccontato attraverso gli occhi di una ragazza particolare. È sera. Una giovane donna di nome Lia ha appena chiuso la saracinesca di una piccola libreria e si trattiene al suo interno. Passa in rassegna i suoi libri, fino a che uno in particolare la riporta con la memoria a quando aveva 11 anni, alla notte in cui aveva deciso di scappare dalla casa dei genitori affidatari. Da qui in poi si dipana la storia di Lia, una ragazza ribelle dalla vita complicata. Sarà l'incontro con una misteriosa libraia e con i libri a trasformare la sua vita... Età di lettura: da 12 anni.
🇬🇧: This is an extremely powerful novel that tells a story of friendship, family and most of all, personal growth. As a character, Lia has gone through so much in her life that when she comes to the bookshop she’s a total mess; her experiences in and out of children’s homes had left her with permanent scars. This book shows Lia’s growth, her development and anxieties, whilst also showing the harsh reality for many young people who find themselves in care. Through the bookshop and her experiences with the bookkeeper, we are able to see the power that reading can have on a person. This book is a fantastic novel, especially for adolescents.
🇮🇹: Questo è un libro molto potente che racconta una storia di amicizia, familia e più di tutto, di sviluppo personale. Come personaggio, Lia ha avuto tante esperienze traumatiche nella sua vita che quando arriva alla libreria, lei è totalmente un disastro. Questo libro mostra il sviluppo personale di Lia, ed anche le sue ansie alla stessa volta di mostrare la realtà dura per tanti ragazzi che si ritrovano vivendo in una comunità. Grazie alla libraia e le esperienze di Lia con la libreria, possiamo vedere il potere che leggere può avere. Questo è un libro fantastico, specialmente per adolescenti.
lessi questo libro per la prima volta in seconda media e da quel momento l’ho riletto penso quattro volte. questo libro occupa un posto speciale nel mio cuore, nonostante penso che la prima metà sia un po’ lenta, la seconda si prende la sua rivalsa, trasformandosi in una narrazione avvincente e interessante, che vi permetterà di immedesimarvi nei personaggi ed empatizzare con loro
Dire che mi è piaciuto molto è un eufemismo, dal momento che ho scelto di trasformarlo in una sceneggiatura teatrale per il mio esame di regia all’università
Di Fulvia Degl’Innocenti ho già parlato più volte, non ha certo bisogno di presentazioni. Chi ama i libri la conosce perché è una figura di spicco nel mondo dell’editoria per ragazzi. Di suo ho già letto con piacere diverse cose: due dei suoi tre romanzi per giovani adulti, Sopravvissuta (Edizioni San Paolo) e Lasciami andare (Fanucci), più alcuni dei suoi numerosi albi illustrati per bambini. Senza nulla togliere ai suoi lavori precedenti, però, questo suo nuovo La libraia (Edizioni San Paolo), ha davvero una marcia in più. È un libro che ho amato e che consiglio di cuore. Iniziamo con la trama: la storia è quella di Lia, bimba italo tunisina che incontriamo a dodici anni e lasciamo a ventotto, ormai giovane donna. Il suo è un percorso di spine, tutto in salita, che la Degl’Innocenti ci mostra a più riprese, come una serie di istantanee nel corso degli anni. A sette l’inserimento in una comunità. A dodici la fuga da una delle tante famiglie affidatarie. A quattordici una nuova comunità. A quindici un tentato stupro. A sedici l’arresto in quanto corriere di piccole quantità di droga. E ancora furtarelli occasionali, un padre assente e una madre con un sacco di “amici”, persa nel suo mondo di telenovele e divi del cinema. Ma c’è anche qualche raro raggio di sole: Agnese, una delle madri affidatarie di Lia, che da bambina le leggeva delle storie a voce alta. Laura, una brava assistente sociale, che è anche un po’ un angelo custode. Un commissario che offre un’ultima occasione. E soprattutto lei, la libraia, da cui il titolo del romanzo, con il suo dono prezioso, di cui vi parlerò tra qualche riga. Ora, in questo libro tornano due tratti caratteristici della scrittura della Degl’Innocenti. Innanzi tutto il suo sguardo schietto sulla realtà e la sua autenticità nel tratteggiare le proprie protagoniste: Lia all’inizio non è esattamente un modello di simpatia e l’autrice non fa nulla per renderla più accattivante, o suggerire un giudizio più morbido nei suoi confronti. Il secondo è una famiglia in crisi, in questo caso letteralmente a pezzi. Se in Lasciami andare, seppur con i suoi problemi, un padre c’era, qui è l’abbandono totale. Lia è la voce potente di un’infanzia trascurata, ignorata, maltrattata, violentata, per cui non c’è rispetto. Fortunatamente, però, come dicevo qualche anima buona c’è. Nel romanzo, la chiave di volta è una libraia, della quale Lia a sedici anni diventa suo malgrado l’assistente. La nuova datrice di lavoro, di cui non sapremo mai il nome, è un personaggio misterioso: il suo è un locale a metà fra una libreria e un’erboristeria. Inoltre, la donna sa consigliare a qualsiasi cliente il libro e la tisana perfetti per farlo uscire dal negozio rasserenato, con un sorriso sulle labbra. Lia è affascinata da questa figura così insolita, tanto più che la libraia sembra avere un passato misterioso, di cui non fa parola con nessuno. Inizia così un lento processo di avvicinamento fra le due donne, che porterà in un continuo crescendo alla soluzione finale. Non c’è da credere, tuttavia, che ora l’autrice si lasci andare al romanticismo. No, la libraia è a tutti gli effetti una delle ragazze della Degl’Innocenti, con il suo passato tosto e una serenità acquisita a furia di errori e di sbatterci la testa. Ma a volte, non sempre, sbagliando si impara, e rimane perfino qualcosa di buono. Un regalo, per esempio. Un dono prezioso da offrire agli altri, in particolar modo a Lia: il perdono, specialmente verso se stessi. E a pensarci bene, non è davvero così? Non è questo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere sereni? Ci ho riflettuto e mi sembra l’unica strada percorribile. Specialmente per giungere, come accade nel romanzo, a quel meraviglioso finale aperto, con tutte le sue infinite possibilità.
«Che cosa significa perdonare?» «Comprendere che l’errore fa parte della nostra natura di uomini. Che io sono te, e tu sei me, e noi siamo gli altri. Che non ci sono i buoni e i cattivi, ma solo gli uomini, con i loro bisogni gridati e inascoltati, perché pronunciati con lingue oscure. Non è portando sul cuore i macigni degli errori di ieri che salveremo la nostra vita. Non è guardando sempre a un domani miracoloso che salveremo la nostra vita. Vivere è una catena di attimi presenti. E qualsiasi cosa sia accaduta ieri, è solo ora che posso essere nuovo, non più sbagliato, cattivo, arrabbiato, ma grato di esserci e potermi giocare il mio momento».