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Attenti ai cani: Una storia di 40.000 anni

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Questa storia inizia quasi 40.000 anni fa, quando Homo sapiens e Canis lupus fanno le prime prove di un rapporto che diventerà unico nella storia della domesticazione. Dal Paleolitico al Neolitico, i cani si sono via via adattati alle nuove funzioni richieste dall’agricoltura e dall’allevamento, hanno difeso i nostri villaggi e le nostre greggi, si sono sintonizzati sull’universo comunicativo umano e, oggi, sono in grado di comprendere i nostri gesti referenziali, il nostro sguardo, la nostra voce. Sappiamo davvero tutto di questo animale che sembra fatto a immagine e somiglianza dei nostri desideri e bisogni?

172 pages, Paperback

Published October 22, 2020

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Displaying 1 of 1 review
Profile Image for Barbara.
22 reviews10 followers
January 5, 2021
Libro bellissimo.
Lo consiglio a tutte le persone che vogliono scoprire qualcosa in più sulla storia evolutiva dei cani.
Attraverso gli studi archeologici e genetici che si sono susseguiti nel tempo, si cerca di ricostruire la storia della comparsa dei primi cani che si sono separati dai lupi. Ovviamente è un processo di ricerca che non è ancora terminato, in quanto il ritrovamento di nuovi reperti e l'introduzione di tecniche di analisi genetica sempre più all'avanguardia permettono di aggiungere costantemente nuovi tasselli a questo tipo di indagine.
Il libro prosegue con l'analisi del fenomeno della domesticazione, di come questo processo apparentemente semplice sia legato a una selezione artificiale di caratteri che hanno portato modifiche fisiologiche profonde nell'animale domestico e che lo distinguono dal selvatico.
Viene anche analizzato il rapporto che lega l'uomo al proprio cane sia da un punto di vista culturale che fisiologico ormonale.
Infine vengono descritte due tipologie di cane tra di loro agli estremi opposti: i cani ferali che non hanno mai avuto contatti con l'uomo e dal quale rifuggono e che vivono a gruppi nelle città, e i cani che svolgono lavori per noi, dai cani guida ai cani impiegati nella pet therapy.
Ho anche apprezzato moltissimo la conclusione che cerca di far riflettere le persone sulla ricerca di un compagno di vita che possa inserirsi bene nella famiglia. Pur soggetto al processo di domesticazione il cane è sempre un cane, con le sue esigenze dettate dalla razza (o dal mix di esse), dal suo carattere o dalle esperienze che ha vissuto prima che incontrasse noi, non è un pupazzo e anzi è fondamentale apprendere il linguaggio del corpo del cane per una buona convivenza.
L'autrice mette in luce anche il sempre più preoccupante fenomeno di selezione di caratteri fenotipici estremi in alcune razze, che sono incompatibili con una vita sana dell'animale.
Vengono riportati due esempi: i cani toy, che a causa della selezione verso una dimensione sempre più piccola, hanno problemi ossei gravissimi, o di come i Bulldog soffrano di una sindrome respiratoria che ne compromette addirittura la vita.
Tutto questo per la ricerca di canoni puramente estetici dettati solo dalla moda del momento che nulla hanno a che fare con il benessere animale.
L'unica avvertenza che credo possa servire aggiungere è che magari chi non è avvezzo a rudimenti di biologia, genetica, e fisiologia, potrebbe trovare qualche passaggio un po' difficile. L'autrice a mio parere spiega tutto molto bene, e per chi è curioso sul tema non è nulla che una veloce ricerca su internet non possa aiutare a capire meglio.
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