What do you think?


L'ombra dell'Aquila
126 d.C. Quando la costruzione del Vallo di Adriano è ormai prossima alla fine, una minaccia oscura incombe dalle terre del Nord. Il tempo del dialogo è tramontato: ogni speranza di pace è stata troncata dal sibilo crudele delle asce. La confederazione dei pitti si prepara a muovere contro le legioni di Roma, decisa a soffocarle nel sangue. In bilico tra due mondi incapaci di conciliarsi, Annio, Giulia, Deirdre e Drest vivranno ore disperate, in cui ciascuno di loro dovrà scegliere una volta per tutte da che parte stare.
312 pages, Hardcover
Published November 26, 2020
Ratings & Reviews
Friends & Following
Create a free account to discover what your friends think of this book!
Community Reviews
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
August 11, 2026
Ho terminato questa trilogia e faccio davvero fatica a trovare le parole giuste per raccontare quanto mi sia piaciuta.
Parto da una cosa che per me è importante: non è semplicemente un buon romanzo storico. È una storia costruita con una cura, una coerenza e una profondità che ho trovato raramente.
La prima cosa che mi ha conquistata è stata la ricostruzione storica. Gli avvenimenti realmente documentati, la costruzione del Vallo di Adriano, la situazione della Britannia romana, l'organizzazione dell'esercito, i rapporti tra Roma e i popoli del nord: tutto è inserito nella narrazione con una precisione impressionante.
Naturalmente non possiamo sapere se i singoli personaggi siano realmente esistiti o se le loro vicende siano accadute davvero. Ma la storia nella quale vengono inseriti è ricostruita con tale accuratezza che, leggendo, viene spontaneo pensare: si, potrebbe davvero essere andata così. Ed è proprio questa, per me, una delle grandi forze della trilogia: gli autori non hanno semplicemente preso un periodo storico e lo hanno utilizzato come sfondo. Hanno costruito la loro storia dentro la Storia, rispettando gli avvenimenti e facendoli parte integrante della narrazione.
E poi ci sono i personaggi.
Qui mi sento di dissentire completamente dall'idea che siano soltanto funzionali alla trama. Al contrario. Sono uno dei punti di forza dell'intera opera. Non ci sono semplicemente Romani e barbari, buoni e cattivi, protagonisti e antagonisti. Ci sono persone. Persone con caratteri diversi, ambizioni, paure, debolezze, convinzioni e contraddizioni. E soprattutto ho apprezzato enormemente il modo in cui vengono descritti i Pitti e i Druidi. Non sono una massa indistinta di selvaggi contrapposta alla civiltà romana. Ognuno ha il proprio carattere, la propria personalità, il proprio modo di vedere il mondo. Le loro tradizioni, il loro modo di vivere e la loro cultura non sono semplici elementi decorativi, ma fanno parte della storia e aiutano a capire le persone che abbiamo davanti.
Lo stesso vale per i romani.
E poi la politica. Gli intrighi, le ambizioni, i tradimenti, i rapporti di potere. Tutto si intreccia alla parte militare in maniera naturale. Le decisioni dei personaggi hanno conseguenze e quello che accade non viene dimenticato poche pagine dopo per lasciare spazio a un nuovo evento.
La storia è costruita in modo pazzesco.
Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere questi tre libri, probabilmente sceglierei COERENZA.
Coerenza nella trama.
Coerenza nei personaggi.
Coerenza nella ricostruzione storica.
Coerenza nelle conseguenze delle azioni.
È proprio per questo il finale, pur essendo in parte prevedibile dopo tutto quello che è stato costruito, non mi ha delusa affatto. Anzi. È il tipo di finale che diventa inevitabile perché il romanzo ti ha portato esattamente lì. Non c'è bisogno di inventare un colpo di scena spettacolare all'ultimo momento: tutto è già stato preparato, dalla prima pagina del primo dei tre libri.
Ed è una cosa che apprezzo moltissimo.
Alla fine mi sono resa conto che non c'è nemmeno un singolo personaggio che posso indicare dicendo " è lui quello che mi è rimasto più impresso".
Mi è rimasta tutta la storia. Mi è rimasto il mondo che questi autori hanno costruito, il modo in cui hanno fatto vivere Roma e i Pitti. La vita sul confine dell'impero, la guerra, la politica, le ambizioni personali, i tradimenti e i rapporti tra le persone.
Mi è rimasta soprattutto la sensazione di aver vissuto dentro quell'epoca.
Ed è qui che arrivo alla parte che mi lascia sinceramente perplessa. Non riesco a capire perché questa trilogia sia così poco conosciuta.
Non riesco a capacitarmi del fatto che una storia di questa portata non abbia raggiunto un pubblico molto più vasto. Forse il romanzo storico intimorisce alcuni lettori. Forse un'ambientazione come la Britannia romana e il Vallo di Adriano può sembrare, a prima, vista, qualcosa di troppo particolare o troppo impegnativo. Forse il fatto che dietro il nome di Massimo Giulio Tancredi ci sono più scrittori, invece di un autore con un nome già conosciuto, ha contribuito alla sua scarsa visibilità.
Non lo so.
Ma mi dispiace.
Mi dispiace perché credo sinceramente che questi libri meritassero molto di più. Più lettori, più passaparola, più attenzione. E lo dico dopo averli letti tutti e tre, non dopo averne letto uno e essermi lasciata conquistare dall'ambientazione.
Per me questa trilogia è un capolavoro di narrativa storica.
E lo dico con una precisazione: non perché possa affermare che ogni singola vicenda raccontata sia realmente accaduta, perché i personaggi è le loro storie appartengo al romanzo. Lo dico perché la Storia vera, quella documentata, è stata ricostruita con una tale accuratezza e inserita nella narrazione con una tale naturalezza da rendere tutto incredibilmente credibile.
Leggendo, non ho avuto la sensazione di assistere a una lezione di storia. Ho avuto la sensazione di essere lì.
E forse è questo il più grande complimento che posso fare a un romanzo storico: non farmi semplicemente conoscere un'epoca, ma farmela vivere.
Cinque stelle, senza alcuna esitazione.
E con un po' di tristezza per il fatto che una trilogia che mi ha dato così tanto sia rimasta, almeno per quanto ho potuto vedere, molto più nell'ombra di quanto avrebbe meritato.
Parto da una cosa che per me è importante: non è semplicemente un buon romanzo storico. È una storia costruita con una cura, una coerenza e una profondità che ho trovato raramente.
La prima cosa che mi ha conquistata è stata la ricostruzione storica. Gli avvenimenti realmente documentati, la costruzione del Vallo di Adriano, la situazione della Britannia romana, l'organizzazione dell'esercito, i rapporti tra Roma e i popoli del nord: tutto è inserito nella narrazione con una precisione impressionante.
Naturalmente non possiamo sapere se i singoli personaggi siano realmente esistiti o se le loro vicende siano accadute davvero. Ma la storia nella quale vengono inseriti è ricostruita con tale accuratezza che, leggendo, viene spontaneo pensare: si, potrebbe davvero essere andata così. Ed è proprio questa, per me, una delle grandi forze della trilogia: gli autori non hanno semplicemente preso un periodo storico e lo hanno utilizzato come sfondo. Hanno costruito la loro storia dentro la Storia, rispettando gli avvenimenti e facendoli parte integrante della narrazione.
E poi ci sono i personaggi.
Qui mi sento di dissentire completamente dall'idea che siano soltanto funzionali alla trama. Al contrario. Sono uno dei punti di forza dell'intera opera. Non ci sono semplicemente Romani e barbari, buoni e cattivi, protagonisti e antagonisti. Ci sono persone. Persone con caratteri diversi, ambizioni, paure, debolezze, convinzioni e contraddizioni. E soprattutto ho apprezzato enormemente il modo in cui vengono descritti i Pitti e i Druidi. Non sono una massa indistinta di selvaggi contrapposta alla civiltà romana. Ognuno ha il proprio carattere, la propria personalità, il proprio modo di vedere il mondo. Le loro tradizioni, il loro modo di vivere e la loro cultura non sono semplici elementi decorativi, ma fanno parte della storia e aiutano a capire le persone che abbiamo davanti.
Lo stesso vale per i romani.
E poi la politica. Gli intrighi, le ambizioni, i tradimenti, i rapporti di potere. Tutto si intreccia alla parte militare in maniera naturale. Le decisioni dei personaggi hanno conseguenze e quello che accade non viene dimenticato poche pagine dopo per lasciare spazio a un nuovo evento.
La storia è costruita in modo pazzesco.
Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere questi tre libri, probabilmente sceglierei COERENZA.
Coerenza nella trama.
Coerenza nei personaggi.
Coerenza nella ricostruzione storica.
Coerenza nelle conseguenze delle azioni.
È proprio per questo il finale, pur essendo in parte prevedibile dopo tutto quello che è stato costruito, non mi ha delusa affatto. Anzi. È il tipo di finale che diventa inevitabile perché il romanzo ti ha portato esattamente lì. Non c'è bisogno di inventare un colpo di scena spettacolare all'ultimo momento: tutto è già stato preparato, dalla prima pagina del primo dei tre libri.
Ed è una cosa che apprezzo moltissimo.
Alla fine mi sono resa conto che non c'è nemmeno un singolo personaggio che posso indicare dicendo " è lui quello che mi è rimasto più impresso".
Mi è rimasta tutta la storia. Mi è rimasto il mondo che questi autori hanno costruito, il modo in cui hanno fatto vivere Roma e i Pitti. La vita sul confine dell'impero, la guerra, la politica, le ambizioni personali, i tradimenti e i rapporti tra le persone.
Mi è rimasta soprattutto la sensazione di aver vissuto dentro quell'epoca.
Ed è qui che arrivo alla parte che mi lascia sinceramente perplessa. Non riesco a capire perché questa trilogia sia così poco conosciuta.
Non riesco a capacitarmi del fatto che una storia di questa portata non abbia raggiunto un pubblico molto più vasto. Forse il romanzo storico intimorisce alcuni lettori. Forse un'ambientazione come la Britannia romana e il Vallo di Adriano può sembrare, a prima, vista, qualcosa di troppo particolare o troppo impegnativo. Forse il fatto che dietro il nome di Massimo Giulio Tancredi ci sono più scrittori, invece di un autore con un nome già conosciuto, ha contribuito alla sua scarsa visibilità.
Non lo so.
Ma mi dispiace.
Mi dispiace perché credo sinceramente che questi libri meritassero molto di più. Più lettori, più passaparola, più attenzione. E lo dico dopo averli letti tutti e tre, non dopo averne letto uno e essermi lasciata conquistare dall'ambientazione.
Per me questa trilogia è un capolavoro di narrativa storica.
E lo dico con una precisazione: non perché possa affermare che ogni singola vicenda raccontata sia realmente accaduta, perché i personaggi è le loro storie appartengo al romanzo. Lo dico perché la Storia vera, quella documentata, è stata ricostruita con una tale accuratezza e inserita nella narrazione con una tale naturalezza da rendere tutto incredibilmente credibile.
Leggendo, non ho avuto la sensazione di assistere a una lezione di storia. Ho avuto la sensazione di essere lì.
E forse è questo il più grande complimento che posso fare a un romanzo storico: non farmi semplicemente conoscere un'epoca, ma farmela vivere.
Cinque stelle, senza alcuna esitazione.
E con un po' di tristezza per il fatto che una trilogia che mi ha dato così tanto sia rimasta, almeno per quanto ho potuto vedere, molto più nell'ombra di quanto avrebbe meritato.
March 25, 2022
E' stato bello passeggiare con Annio tra i quartieri di Vindolanda. Una degna conclusione di questa saga, devo dire forse il più bello dei tre libri. Consigliato
Displaying 1 - 2 of 2 reviews


