La vérité officielle, voilà l’ennemi ! On ne légifère pas sur la liberté de penser. Et quand la loi édicte une vérité officielle, les historiens disent non. Loi Gayssot, loi Taubira sur la traite et l’esclavage, projets de loi sur le rôle « positif » de la colonisation ou sur la reconnaissance du génocide arménien… La concurrence mémorielle tend à déchirer le corps social et à dresser les victimes de l’histoire les unes contre les autres. Par moralisme et désir de se mettre à l’abri de tout reproche, nos politiques ont ouvert la voie à des demandes successives de pénalisation et à la sanctuarisation des mémoires particulières.S’exprimant au nom de l’association « Liberté pour l’histoire », Françoise Chandernagor et Pierre Nora lancent un cri d’alarme. Gare à la criminalisation générale du passé ! Le devoir des politiques est d’assurer l’avenir de la nation, non de fixer en dogmes son histoire. Le pouvoir ne saurait régler, encore moins arrêter, les perpétuels réaménagements de la conscience collective, le travail de la mémoire, le dialogue continué avec le passé qui est indissociable de l’exercice des libertés publiques.Une charge sans concession contre le déferlement des « lois mémorielles » et les pressions idéologiques qui menacent la liberté des historiens.
Pierre Charles Nora was a French historian elected to the Académie Française on 7 June 2001. He was known for his work on French identity and memory, and was associated with the study of nouvelle histoire.
Liberté pour l’histoire? Qualunque sia la considerazione del lettore del vocabolo, del concetto di “libertà” - sia essa favorevole, ostile o altro -, gli sarà difficile negarne l’abuso che se ne è fatto e se ne continua a fare, soprattutto negli ultimi tre secoli. Dagli appelli fatti ad essa da parte dei più sconci personaggi della politica di ogni paese, che mirano, semmai, alla licenza, più che alla “libertà”, fino ai miagolii dei canzonettisti finto-ribelli più melensi o più scatenati. Liberté, Libertà, Freedom, Freiheit, Libertad, etc. non è più ormai che una formuletta valida per qualsiasi oscura o smaccata captatio benevolentiae. Chi potrebbe mai negarne l’esigenza? L’adesione entusiastica è plebiscitaria. Libertà canta l’onesto e il disonesto, il buono e il cattivo, il bello e il brutto. Nel caso specifico, la richiedono degli intellettuali per la storia. Non intellettuali qualsiasi, ma uno che è accademico di Francia, Pierre Nora, e Françoise Chandernagor, insignita della Légion d’honneur, titoli che, in Francia, corrispondono a effettivi, concreti meriti. Il lettore dell’agile volumetto potrà valutare se questa asciutta, ma argomentata richiesta di libertà che vi si formula è anche stavolta un facile espediente per carpire l’accordo di tanti, oppure un genuino appello a riflettere sui numerosi lacciuoli posti dalla giurisprudenza francese alla manifestazione pubblica delle ricerche degli storici. Se poi il lettore si spinga a riflettere anche sulla notevole influenza che le cosiddette “leggi memoriali” francesi stanno esercitando sulle normative di tanti altri paesi, confrontandone le diverse, ma simili disposizioni, l’obiettivo del breve, ma denso testo avrà raggiunto l’obiettivo: far meditare sulla liceità di tali normative restrittive.