Fabbrico, een stadje in het noorden van Italië. Het is er saai, de huizen zijn omringd door eentonige, uitgestrekte velden, en er gebeurt nagenoeg nooit wat. Het is de woonplaats van Ettore en Pietro, vader en zoon. De twee zitten elkaar continu dwars, maar durven de confrontatie niet aan. Ettore’s vrouw, de moeder van Pietro, vertrok toen haar zoon nog maar een baby was. Ze heeft nooit meer iets van zich laten horen. Toch is de invloed van deze vrouw onuitwisbaar. Ze staat aan de basis van de verbitterde relatie die Pietro heeft met zijn vader en zijn familie. Een band die hij niet kan verbreken, ook niet wanneer hij zijn gaat verhuizen, weg van Fabricco.
Roberto Camurri è nato nel 1982, undici giorni dopo la finale dei Mondiali a Madrid. Vive a Parma ma è di Fabbrico, un paese triste e magnifico di cui è innamorato forse perché è riuscito a scappare. È sposato con Francesca e hanno una figlia. Lavora con i matti e crede ci sia un motivo, ma non vuole sapere quale. Scrive da pochi anni, anche se avrebbe voluto scrivere da sempre.
Met zijn verhalenroman ‘De menselijke maat’ werd Roberto Camurri wegens zijn ingetogen stem meteen tot ‘kwetsbare meteoor van de Italiaanse literatuur’ gedoopt. In de opvolger keert hij opnieuw terug naar zijn eigen godvergeten geboortedorpje Fabbrico om het wedervaren van een gehavend gezin te markeren: een vader en zoon lopen in cirkels rond hun verdriet en rond elkaar nadat de vrouw/moeder al heel vroeg het nest verlaat. Camurri beseft dat onbesproken emoties vaak feller resoneren. Weglaten doet wonderen.
Maar waar de Italiaan eigenheid aan zijn personages geeft, struikelt de lezer over clichés: een ongeruste vader op zoek naar zijn zoontje in de speeltuin, het kinderlijke verdriet om een overleden huisdier, het eerste lijntje coke op een feestje... Met tijdsprongen en perspectiefwisselingen tracht Camurri de van verlies doortrokken gevoelswereld te doen proeven, maar het tekort aan sprankelende details neigt naar een limoncello die met te veel water is verdund. Dat gebrek aan originaliteit neutraliseert de aantrekkingskracht slechts ten dele. Niettemin, telkens wanneer de Italiaan je even weet vast te grijpen, lijkt het verhaal van je weg te lopen, alsof je van alles hoort te voelen en je je bijna schaamt dat dit psychodrama je te onbewogen laat.
Le luci di Ettore si sono spente. Da quel giorno la cerca ovunque, nei profumi che l’armadio emana, in quei vestiti che ancora non si è deciso a gettare, nel sapore dei baci che aspettava in macchina, sotto casa sua. La cerca nel letto, accostando al viso quella camicia da notte morbida, sinuosa tra le dita, la cerca disperatamente in quell’ultimo sguardo gettato allo specchietto retrovisore il giorno della partenza per le vacanze con Pietro. Era così piccolo... Scuotono la testa e non si danno pace. Pietro crogiola tra le braccia dei nonni materni che lo guardano sentendosi in colpa per non essere stati attenti, per non aver compreso la figlia che tutti ha abbandonato. Nonni che tornano genitori per ridarsi una possibilità, riparare agli errori. Cresce, tra merendine che vede mangiare dai compagni di classe, preparate da madri premurose, trascorre giornate, mesi, anni a domandarsi senza tregua per quale ragione a lui, quella preziosa protezione femminile, è stata negata. Cerca quella madre negli occhi delle donne che incontra, ne scorre con attenzione i lineamenti e fugge davanti a manifestazioni d'affetto che non sa gestire. Una vita sentimentale tortuosa, che non riesce a far combaciare con ciò che in fondo cerca da una vita. Due uomini che lottano disperatamente per trovare una ragione, colmare vuoti. Un padre, un figlio. Due generazioni che tra silenzi assordanti cercano di trovare il pezzo mancante di quel puzzle incompleto. Un romanzo che commuove con quel suo cercare malinconico, mani che afferrano la nebbia per ritrovarsi vuote, tormentate, alla ricerca di un amore specifico, quello che nessuno può sostituire, quello vero, il solo e puro amore di una madre. Camurri ci vuole bene e ce la fa lui una carezza perché i sospiri (almeno i miei) sono stati infiniti... e ci coccola portando salvezza, luce, speranza e la possibilità di ricominciare, riponendo diari, vestiti impolverati. Ci fa alzare, respirare a fondo, aprire la finestra e vedere finalmente la bellezza di quella luce che a lungo ha atteso il momento di poter scaldare anche quella casa. Grazie Roberto 🖤 a dir poco MERAVIGLIOSO.
Ogni tanto con gli italiani di NN Edizioni prendo una cantonata. A parte la sciatteria della scrittura (il fumo che si levava dal lavandino, anziché il vapore, il granturco a inizio luglio giallo, forse a Fabbrico, nel resto del mondo è ancora verde) proprio all’inizio c’è L’Esilarante Scena Degli Orsi, che manda tutto in vacca. Dunque: il padre va a farsi un giretto in un bosco. Piove, ma va su. I piedi sono zuppi negli scarponi. Strano, io vado in montagna da una vita e anche quando ero da strizzare i piedi negli scarponi sono sempre stati asciutti. Ma questo son sofismi. Dicevo: il padre zuppo va nei boschi. Vede a un certo punto un orso. Anzi no, due. Mamma orsa e orsetto. E che fa, il nostro? GLI VA INCONTRO. E fino a quando gli va incontro? Finché non vede Papà Orso, o il mitologico “orso sentinella” , ovvero l’orso che non esiste nella realtà (l’orsa femmina cresce da sola la prole, e se incontra un altro orso non è così felice, visto che lui tende ad ammazzare il cucciolo per mandare di nuovo in calore la femmina). Comunque, il padre incontra l’allegria famiglia di orsi, che sono 1) ciechi 2) sordi 3) senza naso e 3) rincoglioniti perché nonostante lui si avvicini, cada, faccia rumore e puzzi d’uomo, questi non solo non lo scappano, non solo non lo attaccano, ma incredibilmente si fermano a giocare a pochi passi dal padre, che come sempre non scappa davanti a degli animali selvaggi e territoriali. Orso Yoghi e Bubu, forse gli unici orsi di cui lo scrittore sia a conoscenza. Bè, dopo che si è oltrepassata questa Stronzata Colossale, il libro non può che migliorare. Con il padre, impavido davanti agli orsi, che si paralizza con lo strozzamento della ciliegia, il figlio che cresce a ogni capitolo, il nonno che solleva il padre per ogni bavero che trova a disposizione, il maiale domestico che poi diventa prosciutto domestico, la prevedibile scopata extraconiugale il giorno in cui il figlio diventa padre a sua volta, è infine Il Segreto, ovvero tutte le cartoline che la madre ha scritto alla nonna per sapere come stesse l’allegria brigata nel corso degli anni. Meno male che è corto. E scritto grande.
This entire review has been hidden because of spoilers.
"Assurda sarà l'estate che rimarrà estate, assurdo che non si alzerà un vento a bruciare tutto."
Il nome della madre è il secondo romanzo di Roberto Camurri ed esce oggi per NN Editore.
Si tratta di un romanzo intimista che, attraverso alcune scene di vita quotidiana, ricostruisce dinamiche familiari e, soprattutto, i sentimenti a loro legati. Ciò che succede non è straordinario, dunque, ma è speciale per i protagonisti delle vicende e lo diventa anche per il lettore, così come lo sono ricordi della nostra infanzia che per gli altri potrebbero non significare niente ma che per noi sono indimenticabili.
All'inizio del libro troviamo Ettore e Pietro. Un padre ed un figlio di pochi mesi che sono stati abbandonati da lei, moglie per poco e madre a mala pena conosciuta. Il primo punto di vista che incontriamo è quello di Ettore, il padre. L'uomo è già stato lasciato da lei ma, mentre si occupa del figlio Pietro, ripercorre con la mente gli ultimi momenti passati insieme alla moglie, ricordando la sua bellezza e sperando in un suo ritorno.
Dopo la storia di amicizia di “A misura d’uomo”, torniamo nuovamente a Fabbrico, cittadina nel cuore della pianura padana. Ettore è diventato padre da poco, suo figlio Pietro ha gli occhi marroni e vivaci, gli stessi di sua madre che li ha abbandonati senza una spiegazione. La sua assenza brucia dentro ogni cellula e angolo del corpo. Brucia ogni giorno sulle inadeguatezze del padre, sull’inflessibilità del figlio; sulle domande, sui dubbi, i sensi di colpa perché il passato plasma presente e futuro, le sue radici camminano anche attraverso una porta chiusa. Quando anche Pietro diventerà padre a sua volta, con il marchio dell’abbandono cucito sul petto come la lettera scarlatta, qualcuno socchiuderà quella porta, mostrando un passaggio, forse, verso la salvezza.
“Questo libro è per chi ha creduto di desiderare un futuro incerto, ma poi è rimasto a contemplare l’orizzonte di nuvola che segna il confine della sua pianura.” Questo libro è anche per chi ama le istantanee dove ogni dettaglio risulta così a fuoco da poterlo dipingere su tela; dove tutto arriva agli occhi illuminato e saturato; dove la natura si spoglia del suo essere cornice per trasformarsi in protagonista. Questo libro non lascia spazio all’immaginazione, ma allo scoprire la bellezza e l’importanza di abbandonarsi alle proprie emozioni.
“Als de trein puffend in beweging komt, de rails zich uitstrekken door de periferie, tussen de tv-gebouwen, de appartementencomplexen en de torenflats die allemaal hetzelfde zijn, tussen het wasgoed dat te drogen hangt in die hardnekkige vochtigheid, onder de gesmolten zon die zijn opkomst eindigt achter de grauwe muur die de hemel van november is.” Een vrij willekeurige zin uit dit boek; ik had veel andere zinnen in deze stijl kunnen kiezen, want het boek staat er vol mee. Troosteloze zinnen vol saaiheid, grauwheid, niets doen, zinloosheid, moeite, eentonigheid en eenvormigheid. De zin die volgt op de vorige begint dan ook zo: “Ze zeggen niets tegen elkaar (...).”
Aantekeningen voor mezelf. Is één grote spoiler!
Sinds wanneer is niets, afwezigheid, de moeite van het beschrijven waard? Dit boek gaat erover, over afwezigheid van vanalles wat het leven kleur kan geven: intimiteit, gesprek, emotie, sfeer, ruimte, stad, dorp, platteland, smaak, geur, iets moois om naar te kijken, een mooi iemand om naar te kijken, tast, iets moois om te voelen, een mooi iemand om te voelen, etc etc... Alle afwezigheid in dit boek is terug te voeren op één archetypische afwezigheid, die van de moeder.
De moeder van Pietro verdween uit zijn leven toen hij nog een klein kind was, waardoor de rest van zijn leven lijkt te zijn getekend door afwezigheid. Pas laat in het boek ontdek je dat de moeder is vertrokken, dat ze alles en iedereen heeft achtergelaten, dus ook haar zoon. Nergens in het boek spreken de personages over haar, zelfs haar naam lijkt te zijn uitgewist. De allerlaatste zin bevat haar naam; dat verklaart de titel van het boek. Extra schrijnend is dat de zoon in een oud dagboek moet lezen dat hij een huilbaby was. De suggestie wordt gewekt dat de moeder daar niet tegen kon en om die reden is vertrokken. Waarschijnlijk is dat niet zo, want waarom dan later niet alsnog contact gezocht? Blijft ongewis. Helemaal op het eind laat de oma van de zoon (de moeder van zijn moeder) hem een stapel ansichtkaarten van zijn moeder zien uit een ander land. Ze leeft dus nog, en toont interesse; ook in hem en in zijn eigen zoon. Het is op een recente ansichtkaart dat de zoon voor het eerst de naam van zijn moeder te weten lijkt te komen: Anna.
Zijn eerste boek vond ik super mooi, deze beduidend minder. Jammer, want ik had door dat eerste boek hele hoge verwachtingen. Naar mijn smaak iets teveel in hun eigen emoties zwelgende mensen (met name de vader en zoon) die dit heel beperkt uiten naar elkaar, er blijft van alles onuitgesproken. Ik kon me daardoor niet zo goed inleven, had toch graag iéts meer in hun hoofden willen kruipen (met nadruk op iets, want juist dat onuitgesprokene maakt ook dat er een hele bijzondere gespannen sfeer hangt constant, dat is dan wel weer knap). Het lome sfeertje in een klein dorp in Italië wordt wel heel mooi neergezet, dat was in het eerste boek ook zo.
Ottima l'idea del romanzo e buona la modalità di narrazione dal punto di vista temporale (continui richiami e flash back). Non mi ha convinta del tutto lo stile narrativo nel discorso diretto: il modo in cui Camurri dà voce ai personaggi è pressoché invariato per tutti. Ritengo che per alcuni di essi lo stile sia appropriato, per altri meno. Segnalo infine che, in alcuni passaggi descrittivi, lo scrittore incalza inutilmente il lettore che, invece, avrebbe bisogno di fermarsi a riflettere sulle circostanze. Il punto forte del romanzo è l'impossibilità di esprimere un giudizio sui protagonisti della storia. Ironicamente, il filo rosso della narrazione è il silenzio, la dimensione di incomunicabilità, e questo è l'aspetto geniale, che avvicina scrittore e lettore in una sorta di condivisione intima.
Il nome della madre di Roberto Camurri, libro di narrativa italiana pubblicato da NN Editore il 28 maggio 2020.
Dopo A misura d’uomo, il libro precedente di Roberto Camurri, sono tornata a Fabbrico per questa nuova ed emozionante storia. E che colpo al cuore! Amo la scrittura di questo autore che riesce ad essere coinciso ma allo stesso tempo molto descrittivo, tanto da dare vita a luoghi -come Fabbrico appunto- che sembrano del tutto reali. Ma se ci ha abituati a storie corali nella bucolica romagna, con Il nome della madre vengono sondati per prima cosa le dinamiche familiari, il dolore di figli che diventano padri, attraverso le ombre di un passato che si intreccia, minando sentimenti ed emozioni, a rapporti ed amori.
Questo romanzo, del tutto intimista, ci racconta i sentimenti più profondi dei protagonisti che vivono un’esperienza traumatica che li segnerà per tutta la loro esistenza. È la mancanza della moglie per Ettore e della madre per Pietro il dolore più grande che riverbera nelle loro vite, nonostante sia un luogo comune di questi tempi, non lo era certo per l’ambientazione della storia. Dunque la bravura di Camurri è anche quella di saper rendere straordinarie per il lettore delle vicende che sono oggigiorno comuni, così come lo sono i ricordi della nostra infanzia che per gli altri potrebbero non significare niente ma che, per noi, rimangono indimenticabili.
Se insieme ad un neonato nascono anche due genitori, nonostante lo si diventi in un lavoro work in progress, è chiaro che spesso le aspettative non collimano con la realtà dei fatti. Un figlio costringe a ridefinire la propria identità in modo così profondo da provocare confusione nei neo genitori rispetto al loro nuovo ruolo. E se essere madri è senza dubbio uno dei “mestieri” più difficili del mondo, a volte capita che una mamma possa essere totalmente assente dalla vita del proprio bambino.
E questa è la storia di Ettore e Pietro.
Ettore si trova all’improvviso solo, con quel figlio che non riesce a comprendere fino in fondo per le sue marachelle, i suoi pianti e le sue richieste di bambino che cerca -in questo suo mondo a metà- di trovare la parte d’amore materno che nemmeno conosce ma che corrisponde a quella sensazione di vuoto che ha nella pancia.
Quello di Ettore è, rispetto alla storia, il primo punto di vista che il lettore incontra. La fragilità di un uomo che, non avvezzo al sentimentalismo e pur non sapendo cosa gli riserverà il futuro, cerca nell’incertezza di fare del proprio meglio. Ma mentre si occupa del figlio, il ricordo della moglie non lo abbandona mai, nemmeno per una volta e anzi, ripercorre con la mente gli ultimi momenti passati insieme a lei, ricordando la sua bellezza e sperando in un suo ritorno.
Nella mite campagna emiliana, tra paesaggi che scaldano il cuore e la libertà vi vivere la propria infanzia, Pietro cresce tra l’amore del padre e quello dei nonni materni. E saranno loro che, sentendosi in colpa per non essere stati attenti e per non aver compreso la figlia nei suoi problemi, torneranno genitori per ridarsi una possibilità, cercando di riparare agli errori commessi.
Dopo Ettore, è il punto di vista di Pietro a catturare la storia, raccontando la propria crescita nelle fasi che lo vedono un bimbo che diventa adolescente e poi adulto. Con la spietatezza e la confusione di chi cerca di capire senza però mai sapere, Pietro si ritrova a fare i conti con la presenza ingombrante del padre, con il quale ha difficoltà a relazionarsi e l’assenza della madre che con il passare del tempo prende i connotati di un vero fantasma che aleggia sulle loro vite.
Le relazioni primarie, come quelle che ci legano ai genitori, sono molto profonde e di conseguenza anche le ferite a esse connesse. Il lavoro di guarigione da quello che può essere un grave danno psicologico, può anche non avere mai termine. Diventa più semplice però liberarsi da questo peso, una volta affrontato e superato diversi livelli di rabbia e dolore, dopo aver contrastato queste ingombranti emozioni.
Per questo la vita sentimentale di Pietro è una strada sempre in salita. I dolori, seppur latenti, influenzano ogni aspetto della sua vita, compreso il modo di vedere le figure autoritarie ed i partner più intimi. Chiuso così in un tunnel che sembra senza via d’uscita, sarà alle prese con la difficoltà di relazionarsi con l’amore ed il senso di fiducia in sé stesso: questi i veri punti focali che inibiranno la sua capacità di crearsi il futuro desiderato.
Ettore e Pietro diventano così due uomini che lottano disperatamente per trovare un senso alla loro personale storia, seppur concatenata e per ragioni diverse. Pronti entrambi a cambiare per colmare quei vuoti, quelle mancanze, quelle ferite che davvero non si rimarginano mai.
La figura di un padre e quella di un figlio, due generazioni che tra silenzi assordanti cercano di trovare il pezzo mancante di quel puzzle incompleto.
Il nome della madre è un romanzo che vi toccherà nel profondo, sconvolgendo il punto di vista che comunemente avete sui genitori single e sui figli che devono contare unicamente su una parte della propria famiglia. Ma vi commuoverà anche per il tratto malinconico che Camurri riesce ad esprimere in maniera così speciale attraverso il dolore e l’amore di un padre e delle mani di suo figlio che afferrano la nebbia per ritrovarsi vuote, tormentate, alla ricerca dell’insostituibile, del solo e puro amore di una madre.
Roberto Camurri si rivela, ancora una volta, un grande scrittore, capace di esprimere in maniera davvero perfetta la durezza della vita e, sono sicura, catturerà il vostro cuore tanto quanto ha fatto con il mio! Date una possibilità a questo romanzo che va assaporato e, come il buon vino, lasciato decantare affinché porti alla luce salvezza e speranza assieme alla possibilità di ricominciare. Perché non c’è famiglia che nasce senza fatica e se accede ad una nuova fase, ha bisogno di ristrutturarsi per affrontare una situazione critica con la voglia di farlo e di rimettersi in gioco. Solo così un problema insormontabile potrà trasformarsi in una opportunità di crescita.
3.5: Tornare a Fabbrico, dopo A misura d'uomo, è una bella emozione. Amo la scrittura asciutta di Camurri, il modo sferzante di intessere storie e luoghi, regalando scorci davvero splendidi. Questa volta forse non ho appieno familiarizzato con la storia, che sulla carta mi ispirava particolarmente ma che, rispetto al coro di provincia del primo, ho trovato meno potente. Le dinamiche familiari, il dolore di figli che diventano padri, con ombre di un passato che si intrecciano e che sembrano minare sentimenti ed emozioni, rapporti e amori, sono temi che, con la scrittura di Camurri, si fondono perfettamente, e quasi senti i profumi della campagna emiliana. Mi è piaciuto ma forse, ripeto, non ho empatizzato troppo con la storia rispetto al precedente, ma di certo è una bella lettura.
Aanvankelijk vond ik het boek wel goed en origineel geschreven. De moeder van een huilbaby verdwijnt zo maar spoorloos, terwijl de vader, op advies van de kinderarts, met hun zoontje naar de bergen is gegaan. De naam van de moederer en wat er met haar gebeurde verneemt de lezer pas helemaal op het einde van het verhaal. En net dat stelde me teleur. Haar naam is van geen betekenis en een verklaring voor het gebeurde krijg je niet, terwijl ik dat net had willen weten: hoe kapot kan iemand zijn door wanhoop en oververmoeidheid, en wat gaat er dan in je om. De titel is daarom volgens mij niet zo op zijn plaats. Het is het verhaal van de vader die met het kind achter blijft en van het kind als jongvolwassene, en hoe beiden hun leven leidden zonder de moeder.
Ik blijk maar niet de waardering te kunnen opbrengen voor Camurri, die hem in de internationale pers ten deel valt. Ik zie veel van het naturalisme terug dat je ook bij bijvoorbeeld Cyriel Buijsse aantreft. Het woordenloos omgaan met niet verwerkte emoties af en toe ontploffend in vlucht of vechtgedrag. Het is mij echter allemaal te dun te weinig gelaagd en met teveel herhalingen in zinswendingen. Nog zo'b boek en je kan Fabricco zowat op kaart uittekenen, met een aantal van de traditionele dorpsbewoners uit de menselijke maat. Wat me zonder meer stoort is de beren scene waarin alle aspecten niet kloppen. Een mannetjes beer die na het jongen bij de moederbeer blijft, dat is zelfs in Italië niet echt waarschijnlijk. Kortom als je natuur beschrijft doe het dan goed.
Heb getwijfeld om toch naar vier sterren te gaan omdat het boek goed opgebouwd is en het verhaal goed in elkaar zit. Maar toch was ik niet altijd getriggerd om door te lezen. Al was dat in de laatste hoofdstukken beter.
Er zit ook wel wat een cliché-gevoel in. De onuitgesproken haat/liefde tussen vader/zoon, de moederfiguur over verschillende generaties, het stoffige dorpje, …
Maar goed, als je debuut (de menselijke maat) zo een bestseller wordt en zoveel lof krijgt, begin er maar aan…
Il nome della madre è il nuovo romanzo scritto da Roberto Camurri per NN Editore le. descrizioni di questo borgo emiliano, richiamano nella forma, senza però assomigliarvi quelle che Cassola prima e Haruf poi fanno delle proprie ambientazioni. Il resto della recensione la trovate su www.lettricealcontrario.com
Das quälende Fehlen einer Ehefrau/Mutter/Tochter und die stumme Wut und Trauer, die sie hinterlässt. Die Sprache ist von beklemmender Schönheit, durchzogen von betäubender Klarheit und diesem unbenannten Schmerz der zurückgelassenen Familie - ein Schmerz, der zum nebligen, alles-durchdringenden und alles-überschattenden Phantom wird.
Molto bello questo libro che mi chiamava da un po'. Il modo in cui è scritto dà una sensazione di sospensionein cui si avverte l'assenza che è al centro del libro. Attorno a questa assenza girano il figlio, il marito i genitori. Un libro che mi ha lasciata con un senso di tristezza, anch'esso sospeso.
Trage roman waarin je de eenzaamheid van de personages voelt en het gemis van de moeder bij de verschillende generaties een constante is. Graag gelezen, je blijft een beetje stil achter.