Se questi ventidue racconti fossero un CD musicale non si potrebbe parlare di un vero e proprio “concept album”, perché i testi sono molto diversi fra loro, scritti nell’arco di trent’anni, cinque totalmente inediti, raccolti insieme qui per la prima volta. Ma quando un autore ha una voce propria e inconfondibile, è questa che ritroviamo ogni volta e ci emoziona. Protagonisti di queste storie sono bambini, ragazzi, persone di mezza età, vecchi, uomini e donne. Lontani fra loro nel tempo e nello spazio, a ben guardare tutti hanno in realtà qualcosa di molto importante in vivono nella “cognizione del dolore”, nella sconfinata consapevolezza della finitudine e in una sconfinata voglia di felicità.
Detto francamente, non ricordo più come io sia venuto a conoscenza di questa raccolta. Una costante della mia vita è quella di essere incessantemente bombardato da stimoli e spunti: e solo alcuni di essi, a distanza di mesi o addirittura anni, vanno ad attecchire in me. La raccolta è un insieme di micro-racconti che pone in essere tutte quelle epifanie di stati d'animo - più o meno percepite, alle volte silenti alle volte strazianti - alle quali le persone comuni vanno incontro. Questione di attimi; schegge di consapevolezza capaci di fotografare la vita nella sua meravigliosa crudezza. Molti racconti appaiono leggerini, vacui nel cercare di vagheggiare sentimenti "alti" con poco spazio a disposizione; altri, invece, indovinano sfumature interessanti (Stanno smontando il mare, Scuola serale) o giocano con il relativismo della percezione (L'ultima glaciazione (che verrà), Quattro amici al bar). Un lavoro discreto, nel suo complesso, al quale però mancano quegli affondi che una raccolta di racconti dovrebbe avere.
Ma poi capisco che avere avuto un mito, un amore così, in quegli anni, mi ha protetto e salvato. Ha fatto sì che io non soccombessi al dolore indicibile dell’adolescenza. La mia, ma quella di tutti, quel dolore subdolo e straziante che, se non ci uccide, ci fa diventare grandi, e che nessuno poi ammette, e non ho ancora capito perché.”
“È che mi appassiona il “dopo”. Cosa succede quando tutti credono che ciò che c’era da godere sia finito. Per questo sono uno che ama la vita ma anche non vede l’ora di andarsene. Per vedere chi è che smonta tutto. E come fa. E quale diversa luce si accenderà nel buio. Quale emozionante spettacolo andrà in scena dopo lo spettacolo.”
“Penso che il bel tempo che fu quasi mai era stato bello davvero. Infatti, allora, nel presente di allora, non lo percepivamo affatto così luminoso, bello lo diventa solo quando e in quanto passato, per noi che amiamo così tanto lamentarci, e così tanto mitizzare e rimpiangere la giovinezza.”
“C’erano tre cose in cui eccellevano gli abitanti dell’insignificante pianeta Terra: illudersi, illuderci, non imparare nulla dagli errori del passato. Come se la rotazione del loro minuscolo pianeta – di cui peraltro, a parte pochi saggi, si erano accorti tardissimo e non senza che piccoli Potenti avessero provato a negare l’evidenza facendo fuori chi gliela mostrava, volendo continuare a credere, nel loro patetico e supponente egotismo, che tutto girasse attorno a loro – ecco, come se la rotazione del loro ridicolo pianeta si traducesse per forza nella rotazione di quella che si ostinavano a chiamare Storia.”
Ventidue racconti, alcuni molto brevi e fulminanti. Originali e argutissimi sguardi su se stessi e sul mondo.
“Ma poi capisco che avere avuto un mito, un amore così, in quegli anni, mi ha protetto e salvato. Ha fatto sì che io non soccombessi al dolore indicibile dell’adolescenza. La mia, ma quella di tutti, quel dolore subdolo e straziante che, se non ci uccide, ci fa diventare grandi, e che nessuno poi ammette, e non ho ancora capito perché.” (La borraccia)
“È che mi appassiona il “dopo”. Cosa succede quando tutti credono che ciò che c’era da godere sia finito. Per questo sono uno che ama la vita ma anche non vede l’ora di andarsene. Per vedere chi è che smonta tutto. E come fa. E quale diversa luce si accenderà nel buio. Quale emozionante spettacolo andrà in scena dopo lo spettacolo.” (Stanno smontando il mare)
“[...] penso che il bel tempo che fu quasi mai era stato bello davvero. Infatti, allora, nel presente di allora, non lo percepivamo affatto così luminoso, bello lo diventa solo quando e in quanto passato, per noi che amiamo così tanto lamentarci, e così tanto mitizzare e rimpiangere la giovinezza.” (Il suonatore Jones)
“Perché lui era un pioppo. Misericordia! Un albero! E non l’aveva mai saputo. O non aveva mai saputo di saperlo. Comunque fosse, non voleva esserlo. Sentì prima sgomento, il terrore, l’angoscia, poi il panico. E un urlo nascergli e morirgli da qualche parte nella corteccia.” (Il sonno della coscienza)
“C’erano tre cose in cui eccellevano gli abitanti dell’insignificante pianeta Terra: illudersi, illuderci, non imparare nulla dagli errori del passato. Come se la rotazione del loro minuscolo pianeta – di cui peraltro, a parte pochi saggi, si erano accorti tardissimo e non senza che piccoli Potenti avessero provato a negare l’evidenza facendo fuori chi gliela mostrava, volendo continuare a credere, nel loro patetico e supponente egotismo, che tutto girasse attorno a loro – ecco, come se la rotazione del loro ridicolo pianeta si traducesse per forza nella rotazione di quella che si ostinavano a chiamare Storia.” (L’ultima glaciazione (che verrà))
“Non ho mai più dimenticato quella scena. Quella frase. Sono pronta. No. Ma come sono pronta? Nessuno è pronto a morire. Nessuno può esserlo.” (Nessuno è pronto)
«Io non sono un misantropo. Mi piace la gente. Non sono un uomo solitario. Non sono uno che sogna di ritirarsi in un monastero, uno perennemente infastidito dai più discreti fra i vicini di casa, uno che non vede l’ora che tutti si tolgano di mezzo per avere tutta per sé l’aria da respirare. No. È che mi appassiona il “dopo”. Cosa succede quando tutti credono che ciò che c’era da godere sia finito. Per questo sono uno che ama la vita ma anche non vede l’ora di andarsene. Per vedere chi è che smonta tutto. E come fa. E quale diversa luce si accenderà nel buio. Quale emozionante spettacolo andrà in scena dopo lo spettacolo. Avrete capito che non si tratta affatto dello snobismo di chi ama dire che è bello solo il mare d’inverno.» 📚 Quali sono le esperienze capaci di cambiare il corso di una vita? Basta un paesaggio, un oggetto, un istante a scombinare le carte in tavola? I racconti di Piergiorgio Paterlini sono fulminei, abbozzano con una prosa schietta e uno stile colloquiale storie semplici, colpiscono il lettore per l’approccio diretto con cui affrontano temi relativi alla crescita individuale e alle relazioni con l’altro e il mondo.
Un mini libro della collana Libri piccoli Voland con 22 brevi racconti ambientati per lo più nella zona di nascita di Paterlini (Castelnovo Sotto, bassa reggiana) ma anche, ad esempio, a Rimini per il racconto che dà titolo alla raccolta. Sono degli 'scorci' di vita e situazioni raccontati con una bella scrittura, molto immediata. Lo scrittore ha una grande capacità di osservazione, sia dell'animo umano che dei luoghi che sembrano a volte essere tutt'uno con le persone.
“Stanno smontando il mare e altri racconti” è la raccolta di ventidue racconti, alcuni già pubblicati e altri inediti, di Piergiorgio Paterlini: giornalista, scrittore, sceneggiatore e autore televisivo. Tutti questi racconti non hanno, almeno in apparenza, alcun filo conduttore fra loro. E’ comunque possibile distinguere in tutta l’opera un senso di sospensione, di fugacità, molto ben espresso dall’autore attraverso l’utilizzo di una prosa incisiva e tagliente, dal chiaro tratto giornalistico. Queste brevissime narrazioni, o sarebbe meglio definirle cronache, spaziano fra loro per tempi e per luoghi ma che sono tutte contraddistinte dalla <> e dalla voglia di attraversarlo, in un’eterna e ancestrale ricerca della felicità. Potete leggere la recensione completa sul blog (link in bio).