Codici ed equazioni matematiche governano ormai profondamente la nostra vita. Il mondo digitale, cui dedichiamo larga parte del nostro tempo, opera sostanzialmente in base ad algoritmi: gli algoritmi dei siti di vendita, dei social network, quelli per la geolocalizzazione o per l’assegnazione dei posti all’università. Un semplice sguardo, poi, allo stato della ricerca tecnoscientifica contemporanea basta per rendersi conto che non vi è fenomeno fisico, economico o sociale che possa oggi sottrarsi a una modellazione numerica. L’autrice di questo libro, ad esempio, ha simulato coi suoi algoritmi la morfologia della gomma in scala nanoscopica, ha previsto l’elasticità di un tessuto cardiaco rigenerato in laboratorio, ha automatizzato la stesura di news finanziarie e simulato il funzionamento del trauma cranico. Si può perciò affermare che, se non è ancora pienamente diventata il paese degli algoritmi, la terra è destinata inevitabilmente a esserlo in un futuro molto vicino. Sappiamo, tuttavia, come vanno davvero le cose nel paese degli algoritmi? Sappiamo a quali procedure, speranze, rischi e pericoli vanno realmente incontro coloro che si avventurano in questo regno? Le pagine che seguono cercano di rispondere a queste domande, invitando i lettori a un viaggio al cuore delle equazioni matematiche e delle righe di codice. Un viaggio in cui le speranze che guidano le modellazioni numeriche traggono alimento da un antico sogno: l’idea di penetrare, attraverso la virtualizzazione dei fenomeni, i meccanismi stessi della vita. Aurélie Jean non si limita, tuttavia, a illustrare le magnifiche sorti della modellazione numerica della realtà, ne mostra anche i pericoli, anzi il sommo pericolo. Uno spettro si aggira, infatti, nel paese degli algoritmi: lo spettro dei cosiddetti «bias algoritmici», vale a dire dei pregiudizi cognitivi che caratterizzano la fragile conoscenza umana e che possono distorcere gli algoritmi sino al punto da generare discriminazioni inaccettabili. Com’è accaduto, ad esempio, ad Amazon che, nel 2018, per selezionare i curricula dei candidati più idonei a essere assunti in azienda, ha progettato un algoritmo addestrandolo sulle assunzioni degli ultimi dieci anni, in prevalenza maschili, con l’inevitabile conseguenza che l’algoritmo ha sviluppato un bias che lo ha indotto a sottostimare il valore di un profilo femminile. Eliminare alla radice i bias è, per Aurélie Jean, un compito impossibile. È, invece, possibile «comprendere il passaggio dai “nostri” bias ai bias algoritmici», aprendo la ricerca scientifica al pensiero critico e alla riflessione e capovolgendo l’antico pregiudizio che vuole i filosofi riflettere su un mondo che gli sfugge e gli scienziati costruire un mondo su cui non riflettono.
Ce livre m'a réconcilié avec les maths et rendu les algorithmes intéressants. En expliquant les algorithmes de manières concrètes, en détaillant l'impact que ces derniers ont sur notre vie quotidienne, l'auteur nous donne les clés pour déchiffrer le monde numérique. Pas de jargon trop scientifique qui aurait pu faire peur de prime abord, ce livre est accessible et nous donne un avant-goût de l'évolution du monde. Mais là où Yuval Noah Harari nous inquiétait avec son monde futur à la Black Mirror, on finit ce livre en étant convaincu qu'avec un peu de curiosité et d'ouverture d'esprit, on peut éviter de se faire distancer par le monde numérique et ses évolutions.
It is a great read for everyone. Algorithms and AI are important for everyone and Aurélie Jean takes her reader seriously, but also playfully, on the journey to discover and explore the power of algorithms and what their powers are. And what they are not. This is really something everyone regardless of background should get to grips with.
Un super livre qui explique extrêmement bien la réalité de l'intelligence artificielle, les bias algorithmiques, et le progrès humain. Facilement accessible, c'est un livre qui me servira comme guide pour expliquer des concepts avancés aux non-techniques.
Mon rating de 5 étoiles ne se justifie pas par le style littéraire qui est certainement perfectible, mais a cause du choix du sujet, rarement abordé d'une façon si articulé et accessible tout en restant intéressant pour ceux qui ne travaillent pas loin du domaine. Un seul bémol: j'aurai attendu un peu plus de conseils à l'adresse des femmes scientifiques en début de carrière et peut-être un récit plus détaillé des difficultés et des doutes (on a l'impression que le chemin a été relativement lisse or on le sait que souvent on voit que le sommet de l'iceberg).
Un ibro che mi sento di consigliare non solo perchè racconta il percorso - prima di tutto umano e entusiasta, e poi scientifico - di una grande giovane donna Aurélie JEAN, ma perché, attraverso la definizione e lo studio dei bias algoritmici (“miglior nemici degli scienziati”), apre la strada a una ricerca scientifica più critica e riflessiva.
La parte di divulgazione scientifica rasenta lo zero: il grosso della narrazione è incentrato su aneddoti e ricordi dell'autrice. Il risultato è molto più simile a una biografia (anche eccessivamente autocompiacente) che a un saggio sulle potenzialità degli algoritmi e sul livello di sviluppo di questa disciplina. Consigliato solo ai fan di Aurelie Jean
« Nous devons nous assurer que chaque citoyen ait la liberté de choisir ses outils numériques en connaissance de cause. Sans quoi, seuls ceux qui comprendront pleinement les algorithmes et les nouveaux outils resteront libres de leurs choix »
Superbe travail d’ @aureliejeanphd de vulgarisation et de mise en garde pour que la science n’amplifie pas la fracture sociale
Une lecture intéressante qui s’interroge plus sur les implications philosophiques et sociétales des algorithme qu'un simple exposé sur les avancées des recherches sur les IA.