Ethel e Ernest si conoscono per caso. Lei è una governante, lui un lattaio. Si innamorano e si sposano. Costruiscono la loro famiglia in una casa in cui hanno vissuto insieme per tutta una vita.
La loro storia è scandita da piccoli e grandi lavori di manutenzione in quella casa che è stata loro per quarant’anni. Immaginatevi una vita con piccole e grandi soddisfazioni (una vasca da bagno tutta per loro, un giardino, un figlio che si diploma) e con piccole e grandi paure (il figlio che si iscrive alla scuola d’arte - che futuro potrà mai avere? Ha pure i capelli lunghi - chiaramente propendé per la sinistra; il sentore della guerra prima, il nazismo e i bombardamenti poi).
Ogni capitolo è scandito da decenni (‘30-‘40; ‘40-‘50; ‘50-‘60; ‘60-‘70) per poi giungere al capitolo finale, che comprende solo il 1970-1971.
Ethel e Ernest è un fumetto che sa di casa in ogni pagina; si possono sentire le risate, le discussioni, i rumori dei lavori, il profumo del cibo, l’acqua che scorre, le risate di un bambino.
Lo stile di Raymond Briggs non rientra nei miei preferiti, ma devo dire che più andavo avanti con la storia, più questi disegni tondi e pieni con questi colori pacati mi sembravano adatti, anzi, perfetti, per la storia autobiografica raccontata dall’autore.
È stato un fumetto che ho amato fin dall’inizio. Sono stata catapultata in un’altra vita, un’altra epoca, e percepivo il cambiamento a ogni decennio. Ho provato molte emozioni diverse: mi sono divertita, mi sono affezionata a questa dolce e simpatica coppia, ho avuto paura con loro e per loro, e mi sono sentita terribilmente triste, quasi svuotata, quando tutto è finito.
Decisamente uno dei migliori fumetti letti quest’anno.