Giovanni è un uomo affascinante, generoso e fallito. Candi è una donna bellissima che esagera con il turpiloquio, con l’alcol e con l’amore. E Bianca? È la loro unica figlia, che cresce nel disordinato appartamento della periferia bolognese, respirando un’aria densa di conflitti e di un’inspiegabile ostilità materna. Fin da piccola si rifugia nelle fiabe, dove le madri sono matrigne ma le bambine, alla fine, nel bosco riescono a salvarsi. Poi, negli anni, la strana linea di frattura che la divide da Candi diventa il filo teso su un abisso sempre pronto a inghiottirla. Bianca attraversa così i suoi primi vent’ la scuola e gli amori, la tragedia che pone fine alla sua infanzia e le passioni, tra cui quella per i libri, che la salveranno nell’adolescenza. Negli anni Novanta, infatti, l’eroina arriva in città come un flagello e Bianca sfiora l’ mentre sua madre si avvelena con l’alcol, lei presta orecchio al richiamo della droga. Perché, diverse sotto ogni aspetto, si somigliano solo nel disagio sottile con cui affrontano il mondo? È un desiderio di annullarsi che in realtà viene da lontano, da una tragedia vecchia di decenni e che pure sembra non volersi estinguere è cominciata nel Sonderbau, il bordello del campo di concentramento di Buchenwald. Con una penna vibrante, intinta nella storia del Novecento e affilata da una profonda sensibilità per le umane lacerazioni e debolezze, Marilù Oliva disegna una vicenda incalzante che è anche una riflessione su quello che le famiglie non dicono, sulle ferite non rimarginate che si riaprono, implacabili, attraverso le generazioni. Un romanzo che dà voce al rimosso di un secolo.
Marilù Oliva, nata a Bologna, dove vive, è insegnante e scrittrice. Laureata in lettere moderne con una tesi sulle civiltà precolombiane e specializzata SSIS per l’insegnamento di lettere e di latino, prima di approdare come docente alle scuole superiori ha lavorato per diverse redazioni ed è stata direttrice artistica di una rivista di musica e cultura latinoamericana. Ha scritto saggi di storia contemporanea e di critica letteraria. La sua attività di scrittura è però principalmente legata alla narrativa: oltre a racconti per il web e per antologie cartacee e oltre a una sostenuta attività di critica (fa parte delle redazioni di Carmilla, Thriller Magazine, Sugarpulp e Bibliomanie), ha scritto tre romanzi: Repetita (Perdisa, 2009), Tu la pagaràs!(Elliot, 2010) e Fuego (Elliot, 2011). Negli ultimi due compare la scanzonata protagonista Elisa Guerra, soprannominata La Guerrera, forte delle sue imperfezioni, grande salsera ma anche lottatrice di capoeira, appassionata di criminologia e spalla di un ispettore impeccabile, Gabriele Basilica. La Guerrera è una protagonista dannata, po’ vanitosa e un po’ maschiaccio, rabbiosa verso un mondo ostico, sempre alle prese con problematiche concrete, quali la precarietà del lavoro e le manchevolezze umane. Sullo sfondo dei suoi romanzi prevale un’ambientazione bolognese. I romanzi di Marilù Oliva hanno ottenuto diversi riconoscimenti di critica e non solo. Repetita, ha vinto il Premio Azzeccagarbugli al Romanzo Poliziesco 2009, sezione Opere Prime Raffaele Crovi, e si è classificato secondo al Premio Camaiore Letteratura Gialla 2009. Inoltre è arrivato secondo al Bloody Mary Award per i migliori thriller pubblicati nel 2009. ¡Tú la pagarás! è arrivato tra i cinque finalisti al prestigioso Premio Scerbanenco 2010 all’interno del Courmayeur Noir in festival. Inoltre è arrivato terzo al Bloody Mary Award per i migliori thriller pubblicati nel 2010. Entrambe le opere si sono classificate, rispettivamente nel 2009 e nel 2010, nella decina dei libri più significativi del sito Sugarpulp, portavoce dell’omonimo movimento letterario.
Biancaneve era una fanciulla dalla pelle candida come la neve e dalle labbra rosse come il sangue, vittima della matrigna cattiva ma destinata all’happy end. Bianca è una ragazza che cresce nell’Italia degli anni ’80, candida inizialmente come il mito delle fiabe in cui immerge il naso, degenerata e disillusa poi, fino a cadere nell’antro della droga, dove sanguinerà di dolore, vittima di una madre assente e alcolizzata. Sono il bianco e il rosso a smuovere questo parallelismo, forse forzato, che regge la vita della protagonista, sullo sfondo di un’Italia che si appresta a vivere il boom economico, tra lo shock di eventi di cronaca e mediatici, dal mostro di Firenze alla strage di Bologna, che lasciano il loro segno. Una principessa disillusa, che tuttavia riesce a rialzarsi e a trovare il suo riscatto, quando le radici della sua famiglia, vengono ricostruite e terribili segreti vengono a galla….segreti in grado di spiegare quel vuoto, quell’istinto all’autodistruzione che pare aver perseguitato il ramo femminile, appunto. E così, in parallelo alla storia di Bianca, assistiamo a quella della nonna, Lili, prigioniera del campo di concentramento di Buchenwald e costretta al bordello per poter sopravvivere. E’ un bel romanzo doloroso, che mi ha provocato non poco disagio. Di Marilù Oliva in passato avevo letto “Le sultane”, che ricordo completamente diverso per vicenda e tono. Resta però la potenza dei personaggi femminili, anche qui destinati a mettere in ombra quelli maschili. Resto perplessa per la velocità (e dunque la poca credibilità) con cui certi nodi, alla fine del romanzo, vengono sciolti. Ma nel complesso lo definirei un romanzo da leggere e da assorbire in un momento di tranquillità, per poter apprezzare i complessi temi che affronta. Non facile. Conturbante.
Mi è piaciuto tantissimo! Le storie dei vari personaggi, Bianca e Lili in primis, che si intrecciano con la Storia, con la cultura pop ed eventi di cronaca nera, elementi che sono stati una parte della mia infanzia e adolescenza, sono state un intreccio ben costruito. Ho adorato tutto. Mi sono immersa in queste vite dolorose, frutto - almeno in parte - della fantasia dell’autrice, ma così vere che quasi le si possono toccare con mano, che quasi ti sembra di aver aperto la porta di casa, aver fatto entrare Bianca e aver ascoltato la sua storia, cercando di fare meno rumore possibile, per non disturbarla. Biancaneve nel Novecento è uno di quei libri che fin dalle prime righe ti fa dire: “questo sembra essere un buon libro”, e più vai avanti più pensi che “buon libro” non sia abbastanza per definirlo. Ci sono dei punti sconvolgenti, ci sono dei punti molto dolorosi, ma sono sconvolgimenti e dolori che valgono la pena di essere letti. Consigliatissimo!
"«Come hai fatto a sopravvivere?» «Non ti ricordi il trucco? Sono diventata invisibile»."
"Biancaneve nel Novecento" è un romanzo profondo, doloroso e per niente scontato. Scoprire Marilù Oliva è stata una piacevole sorpresa: erano anni che non leggevo una narrativa italiana così convincente.
Nel romanzo le voci narranti sono due: quella di Lili, una giovane donna francese costretta a subire gli orrori del Sonderbau, il bordello del campo di concentramento di Buchenwald durante la Seconda Guerra Mondiale - e quella di Bianca, una bambina nata negli anni '80 e cresciuta all'interno di un disordinato contesto familiare, contraddistinto da conflitti e un’inspiegabile ostilità da parte di sua madre Candi. Le storie delle due protagoniste finiranno ad un certo punto per intrecciarsi, dando luogo ad una storia intensa e commovente. Sulle vicende narrate però, troneggia sempre lui, il Novecento. Con i suoi eventi cardine e le sue contraddizioni, quasi come se fosse una terza voce narrante ("Il Novecento ora era compresso dentro a una palla di neve irrorata di fiocchi bianchissimi").
La prosa di Marilù Oliva è raffinata ed elegante: anche nei momenti più crudi del romanzo, si mantiene controllata e attenta alla dignità dei personaggi. Ho trovato molto vivide le descrizioni (a me familiari) delle atmosfere bolognesi, curate fin nei minimi dettagli ("..il retrobottega del forno, dove non mi ero mai addentrata, ma di cui avevo soltanto intravisto la sagoma di sacchi di farina e recepito i profumi inebrianti: di lievito madre, caramello e liquore Alkermes."). Ho provato disgusto per le barbarie compiute da mano nazista, ma mi sono anche emozionata di fronte alla forza della vita e al coraggio della speranza.
Un'autrice che non conoscevo e un libro che mi ha positivamente colpita. La storia di Lili racconta la storia poco conosciuta delle prostitute dei Campi di Concentramento, obbligate a 'lavorare' con la falsa promessa della libertà. Quello di Bianca invece ritrae un'Italia degli anni 80 dove i sogni della classe proletaria e la diffusione delle droghe fanno da sfondo ad una complessa vicenda madre-figlia. Anche se avrei apprezzato una maggiore complessità e tridimensionalità a livello emozionale dei vari personaggi, resta un libro che ho letto davvero in poco tempo e con grande interesse per le vicende delle due donne. Magari non un 4 pieno ma sicuramente un 3.7
Inizio subito con il dire chiaro e forte che questo è un romanzo potente. Un romanzo duro, penetrante, emozionante. Un fiume in piena di eventi, di persone, di sentimenti a cui è impossibile restare indifferenti. È un romanzo che ti rapisce, che non lascia scampo, da cui non si può allontanarsi fino a che la storia non sia compiuta. È stata per me una grandissima sorpresa e non nascondo che ancorata al mio genere preferito, se non mi fossi fatta consigliare e avessi seguito questo consiglio, avrei perso una lettura meravigliosa e carica di emotività. Marilù ci porta nelle vite di Bianca e di Lili. Tra gli anni 80 e 90 con la prima, indietro negli anni 40 con la seconda. Ci racconta di una famiglia scapestrata come purtroppo tante, quella di Bianca e l’animo io delle persecuzioni naziste con Lili. Viviamo Bologna e le sue cittadine con Bianca... l’inferno di Buchenwald con Lili. Quello che Marilù ci fa vivere attraverso le esperienze di Bianca è un bisogno di amore viscerale, una lotta contro il suo non sentirsi mai all’altezza, un’esistenza alla ricerca di salvare gli altri prima che pensare a se stessa. I personaggi che le gravitano intorno sono potenti, giganti, pieno di sfaccettature che la scrittrice fa risaltare e risplendere in maniera ineccepibile. Crea un’empatia che va al di là delle considerazione che si possono fare, delle parti che si possono prendere. Costella gli eventi della vita Bianca con fatti di cronaca del nostro paese successi così poco tempo fa seppur sembrano così lontani. Tratta temi come l’abuso (fisico e psicologico), le dipendenze, l’inadeguatezza, l’apparenza con una semplicità incredibile riuscendo a dar loro l’importanza che meritano. E poi Lili... quante volte durante la lettura mi sono trovata a pensare... si povera Bianca... ma Lili... lei molto di più. E invece no, perché più ti addentri nella loro sofferenza più capisci che sono diversi ma nessuna è meno dell’altra. Con Lili ci addentriamo in un mondo di cui è stato scritto quasi di tutto... difficile trovare una chiave di lettura diversa dove non c’è... eppure Marilù, attraverso la sua protagonista ti fa passare nel sangue la sua sofferenza, la sua disperazione, la sua incapacità di capire... e di sopportare. Le due storie legate in maniera indissolubile non portano però dopo dolore... dal buio si può risalire alla luce, non è mai troppo tardi. Un libro difficile da dimenticare. Un libro che consiglierò tantissimo. Un libro che entra tra i miei libri più amati. È un libro che ti porta a guardarti dentro, tra le lacrime e che forse, in qualche modo può arrivare a cambiarti. Meraviglioso. Davvero. “Noi siamo quello che siamo diventati. Noi siamo quello che la vita ha combinato o meno coi nostri incontri, con le nostre emozioni e con i vuoti, con le nostre speranze, con le nostre fobie e con i nostri guai. Nessuno può sfuggire.”
Ho intuito già dai primi capitoli che questo romanzo si sarebbe distinto dagli altri. Ma non avrei mai immaginato in che stato mi avrebbe ridotta il suo straziante finale. Sin dall'inizio, ho spinto me stessa a leggere il più lentamente possibile, perché una storia così va assaporata piano piano, dando il tempo alla protagonista e ai suoi amici di penetrarti sottopelle. Pochi personaggi hanno saputo incarnare in maniera così vivida l'essenza del male di vivere adolescenziale come fa Bianca. Le sue vicissitudini, narrate con una scrittura straordinariamente incisiva, sono capaci di condurti ad un livello di identificazione - e ad una sofferenza - che va oltre l'immaginabile. Fanno loro da sfondo gli eventi storici che hanno caratterizzato il XX secolo, anch'essi estremamente dolorosi, così tanti da far risultare incredibile il fatto che siano avvenuti tutti in "soli" cent'anni (a tal proposito, ho trovato molto calzante la denominazione di "secolomondo"). Tra questi avvenimenti, quello centrale non può che essere l'Olocausto e, più in generale, l'esperienza dei campi di concentramento, in cui è stata internata Lili, la seconda "voce" del libro. Anche il suo racconto è, inutile dirlo, da pelle d'oca. Come anticipavo in apertura, però, è quando si avvia alla conclusione, quando i due filoni narrativi iniziano a convergere, che "Biancaneve nel Novecento" sprigiona tutta la sua carica distruttiva - nel senso che distrugge il lettore, portandolo sull'orlo delle lacrime, ma soprattutto ogni sua certezza ed opinione sui personaggi. In generale, questo romanzo porta a riflettere su un gruppo molto nutrito di tematiche, ma due sono state quelle che più mi hanno colpita. La prima riguarda l'incommensurabilità degli effetti deleteri che l'incomunicabilità può causare nei nostri rapporti con gli altri. La seconda, ancora più profonda, concerne il potere che ognuna delle nostre esperienze ha nel definire chi siamo, aggiungendo un nuovo tassello alla nostra personalità, sostituendone alcuni con altri, strappandocene altri ancora, rimettendo a noi la responsabilità di ritrovare i pezzi che possano renderci di nuovo completi.
"Noi siamo quello che siamo diventati. Noi siamo quello che la vita ha combinato o meno coi nostri incontri, con le nostre emozioni e con i vuoti, con le nostre speranze, con le nostre fobie e con i nostri guai. Nessuno può sfuggire."
Un'immensa tristezza, questo trasuda, negatività, amarezza, rassegnazione. La povera Cenerentola, che pure lei ne ha subiti di torti, si è sempre rassegnata e ha sopportato angherie e vessazioni fino al tanto sospirato lieto fine. La Bianca di questo romanzo è stata sengnata da un briciolo di sfortuna, una madre anaffettiva che lei associa alla matrigna delle fiabe, ma la palude in cui si va ad invischiare se l'è cercata. Il periodo storico è quello della mia infanzia, le paure e i timori di Bianca sono gli stessi. Gli eventi di cronaca che hanno segnato la mia infanzia vengono snocciolati tutti, potrei provare un po' di empatia per lei e invece no, nulla. Parallela alla storia di Bianca si alternano i ricordi di Lili, una donna scampata ai lager nazisti. Quello che inizialmente accomuna le due donne è l'interesse di Bianca per quel determinato periodo storico. Solo alla fine del romazo si scoprono i veri legami fra le protagoniste. Tutto sommato è un bel romanzo. Non mi ha fatto piacere ripercorrere gli eventi passati che hanno segnato la mia infanzia, la paura di camminare e pestare le siringhe, la paura degli attentati, l'Aids... sinceramente non ne avevo bisogno. Alla fine della storia i personaggi si redimono e alcuni ruoli si invertono. Candy, la mamma di Bianca, da donna senza cuore e frivola si rivela il personaggio con le ferite più profonde, quella che lascia davvero il segno.
Si vede proprio che il libro è stato scritto da una studiosa di storia! Il libro è pieno di accenni a fatti storici accaduti (di solito disgrazie, attacchi terroristici, incidenti e simili) senza nessuna relazione con la storia. Sembra che il libro sia stato scritto per supportare il 'name dropping' o meglio, date dropping, dell'autrice piuttosto che per raccontare una storia. Io eviterei di leggerlo.
Lettura consigliatissima, le storie di Bianca(neve), della sua “matrigna” e di Lili (personaggio meraviglioso) si intrecciano in un continuum storico - che a tratti fa da sfondo mentre in altri punti è un protagonista aggiunto - ti catturano fin dalle primissime pagine con uno stile di scrittura scorrevole ma ricercato che mi ha coinvolto tantissimo. La donna è protagonista e diventa archetipo di forza e saggezza. L’ho adorato e staccarsi verso le ultime pagine non è così semplice.
Mettiamo 5/5 approssimando un 4.5/5 che neanche è sufficiente a spiegare il piacere e il conforto che questo libro mi ha dato. Ho ascoltato l’audiolibro letto da Viola Graziosi mentre mi recavo sul posto di lavoro per qualche settimana, dopo aver finito quello di “I’m glad my mom died”. Devo dire che due temi in particolare più degli altri sono emersi negli ultimi mesi tra quelli trattati nelle opere di finzione da me lette/viste/ecc: la Shoah e la madre. Perché, probabilmente, era tempo che mi riappacificassi con qualcosa che ho evitato. Anzi, due cose. E questo libro tratta di entrambi, ma non solo di questi. Infatti, questo romanzo non propriamente autobiografico, ma storico all’incirca, come cerca di spiegarci nella nota finale l’autrice, rintraccia e riallaccia archetipi ed eventi storici, temi e congiunzioni storiche, come se andassero a braccio l’indovina, lo storiografo e il filologo. Il tutto comincia da quel “Buchenwald” che è teatro degli orrori del romanzo, e che è la foresta di faggi, ma buchen, faggi, è anche poi il book, la storia, il libro. È la foresta terribile e terrificante delle fiabe, in cui si perde anche Biancaneve, ed è pure terra delle storie, biblioteca di mondi. I ‘tipi’ ci spiegano dei modi e dei codici di lettura: per cui una madre “snaturata” sarà una Grimilde e la sua sfortunata figlia una Biancaneve. Ma molto più a fondo Marilù Oliva indaga per conoscere e parlare delle donne, e soprattutto di donne inquiete, irrisolte, forse anticonformiste e talvolta eroiche e titaniche; donne che navigano in abissi di disperazione e poi volano tra nuvole di loro creazione, che scoprono la complessità delle identità femminili nel contesto di un mondo sempre un po’ più ingiusto e crudele nei confronti delle donne, specialmente se forti, bizzarre e indipendenti. La nostra Bianca è la rondine del Novecento, plana sul secolo breve, in tutta la sua mostruosa complessità, fino a giungere sino a noi, mano a mano acquisendo in esperienza e quindi in sapienza insieme a noi lettori. Un libro bellissimo, ispirato alla prosa di Bellonci e alla ciclicità della saga familiare di Cent’anni di solitudine, Marilù Oliva ci dona un metaletterario specchio del farsi della scrittura. Quella Bianca nel bosco ha imparato a perdersi tra le pagine dei libri, e tra di esse ha recuperato e riallacciato la sua storia, alla Storia.
Un romanzo che parte a ritmo lento, per poi crescere inesorabile. Storia molto bella, la Storia nella storia, con intersezioni che si risolvono in un unicum omogeneo ed emozionante.
3.5 L'inizio è stato ostico, lo stile di scrittura di Oliva non mi è per niente congeniale, tutto mi sembrava troppo raccontato e didascalico e in più non ho grande simpatia per i narratori bambini. Solo la curiosità nei confronti della parte di storia raccontata da Lili mi ha convinta ad andare avanti. E poi, finalmente, Bianca è cresciuta.
Una storia insieme di formazione e di memoria. Interessante. Magari non un capolavoro letterario, ma ha il suo perché.
Bianca, una bella bambina dai capelli biondi a boccolo, vive con i genitori al quarto piano di una palazzina della periferia di Bologna. Molto legata al padre Giovanni, che adora, ha invece un rapporto difficoltoso con la madre Candi, che la trascura e la picchia spesso sotto i fumi dell'alcool. Bianca sente di non essere stata desiderata da questa madre, che identifica con la matrigna di Biancaneve, dandole l'appellativo di Regina del regno del male. Eppure capisce che Candi non ha avuto una vita facile e nasconde qualcosa. Lili, ormai anziana, vive a Roma e continua a ricordare l'inferno vissuto, in qualità di sopravvissuta del campo di concentramento di Buchenwald. Porta ancora i segni delle violenze subite e dei soprusi del sonderbau, il bordello del lager. Due storie apparentemente disgiunte che avranno un punto d'incontro.
Un libro toccante, doloroso, in cui la violenza, soprattutto fisica, la fa da padrona, senza però rinunciare ai sentimenti di amore e speranza, che possono fiorire anche dove tutto sembra un prato senza più colori... Diverse, difficili ed importanti sono le tematiche toccate: il rifiuto, le difficoltà familiari, la violenza corporea, gli abusi, gli effetti devastanti della droga e dell'alcool, le delusioni amorose, le atrocità e la disumanizzazione dei campi di concentramento. Molta tenerezza suscita Bianca, con la sua triste infanzia e la sua solitudine, che la portano a rifugiarsi nelle fiabe, nella speranza e nell'attesa di un principe azzurro che la salvi. E per quanto siano diverse, questa condizione la accomuna alla madre, che nasconde un passato ancor più doloroso e lo stesso bisogno di affetto, che manifesta però con un comportamento opposto a quello della figlia: Bianca cerca apertamente la mano di qualcuno, confidandosi; Candi fatica ad esternare ciò che ha dentro e allontana ciò di cui ha bisogno, rifugiandosi nell'alcool per dimenticare. Devastanti ed un pugno nello stomaco sono le testimonianze di Lili, che mostrano ancora una volta quanto la cattiveria umana non abbia limiti: appelli in cui l'ordine del giorno erano percosse e violenze dispensate gratuitamente, latrine a cielo aperto di cui usufruire a comando, lavori forzati a qualsiasi condizione e stato di salute, cibo inesistente, che hanno finito per azzerare il senso di civiltà... vige la regola di farcela e, quindi, di prevaricare senza guardare in faccia nessuno. Numerose sono le scene descritte che fanno inspirare ed espirare profondamente, pervasi da una tristezza, per cui la lacrimuccia fatica a non scendere. Persone completamente annientate e senza possibilità di scelta: ʟ'ᴏʙʙᴇᴅɪᴇɴᴢᴀ ᴇʀᴀ ʟ'ᴜɴɪᴄᴀ ғᴏʀᴍᴀ ᴅɪ ʀᴇᴘʟɪᴄᴀ ᴘᴏssɪʙɪʟᴇ; ᴏɢɴɪ ɢɪᴏʀɴᴏ ᴍɪ ᴘʀᴇᴘᴀʀᴀᴠᴏ ᴀ ʀɪᴠᴇᴅᴇʀʟᴏ, ᴄᴏᴍᴇ sᴇ ʟᴜɪ ғᴏssᴇ ʟᴀ ᴄᴀɴᴄʀᴇɴᴀ ᴅɪ ᴜɴᴀ ᴍᴇᴅᴇsɪᴍᴀ ғᴇʀɪᴛᴀ ᴄʜᴇ ɴᴏɴ sɪ ᴄɪᴄᴀᴛʀɪᴢᴢᴀ ᴇ ᴄʜᴇ ᴏɢɴɪ ᴠᴏʟᴛᴀ ᴠɪᴇɴᴇ ʀɪᴀᴘᴇʀᴛᴀ; ᴘᴇʀғɪɴᴏ ʟ'ɪɴғᴇʀɴᴏ ᴘᴜò sᴇᴍʙʀᴀʀᴇ ᴀᴛᴛʀᴀᴇɴᴛᴇ ǫᴜᴀɴᴅᴏ sᴇɪ ᴄᴏsᴛʀᴇᴛᴛᴀ ᴀ ᴍᴏʀɪʀᴇ ɢɪᴏʀɴᴏ ᴅᴏᴘᴏ ɢɪᴏʀɴᴏ ᴄᴏᴍᴇ ᴜɴᴀ ʙᴇsᴛɪᴀ ᴀғғᴀᴍᴀᴛᴀ ᴇ ɪɴғʀᴇᴅᴅᴏʟɪᴛᴀ... solo alcune delle frasi che non possono lasciare indifferenti. Una lettura che mi ha lasciato tanto, immagini forti che non possono e non devono essere dimenticate. #marilùoliva ci accompagna così a varcare i confini di quel regno del Male che non può essere taciuto, con una scrittura semplice e a volte poetica, per non dimenticare il bello che, anche in un inferno, non smette di essere bello... Molto intrigante la struttura del libro, che porta avanti due storie in modo parallelo, alimentando la curiosità del lettore nel voler scoprire il punto di aggancio. Ho notato quanto vengano spesso nominati i bei capelli di Bianca: fateci caso, alla fine ne saprete il perché... Grazie Marilù per questo splendido libro.
Una bimba cresce... Cresce con occhi che brillano quando il padre le sorride; camminargli accanto, mano nella mano, la fa sentire una principessa dal cuore colmo di calore e bellezza, ma quando lui si assenta i muri di quel reame scricchiolano, la bimba cade, trema e resta in silenzio nella vana speranza di veder sfumare la rabbia di quella figura femminile costantemente ubriaca, dipendente dal gioco e che, come un marinaio, appare e scompare tra quelle mura lasciando solo schiaffi, rimproveri e disagio. La bimba porta un nome puro, in forte contrasto con ciò che però gli anni le riserveranno; la vedrete crescere cercando disperatamente un principe azzurro e affetti sinceri, cadrà nell'abisso più oscuro e, con le unghie affondate nell'agenda e avvinghiate ad una penna, cercherà di ridisegnare una vita da favola. Si chiama Bianca: creatura che, come Biancaneve, si vedrà portare via il principale punto di riferimento, combattererà con una matrigna che fugge dal presente avvolta da un alone di mistero e che, come la Bella Addormentata, verrà circondata da rovi e punta da spilli velenosi.
E mentre Bianca vede combattere il Regno del Bene e quello del Male come pedine su una scacchiera, una donna sola e anziana non smette di aspettare qualcuno perché l'errore compiuto non le da pace, così come il suo passato non smette di tormentare i suoi giorni. Sopravvissuta all'olocausto, a capitoli alterni, ci farà ripercorrere, l'incubo vissuto a Buchenwald, la disumanità, lo sconquasso dei diritti, la disperata lotta per la sopravvivenza, gli esperimenti umani, l'orrore che tutti conosciamo e quella parte del campo chiamata Sonderbau, ulteriore luogo di vergogna, bordello del campo di concentramento.
Due vite che cercano disperatamente salvezza, avvolte dal "non detto". Un libro intenso, doloroso, che ci porta in esistenze disordinate, legami familiari ostili, disagi sociali distruttivi, ma anche di grande forza, coraggio, due donne che non smettono di sperare, di attendere un lieto fine.
Bianca e Lili si alternano raccontando il Novecento ripercorrendo la grande storia del secolo scorso attraverso le loro vicende personali. Bianca nel 1980 è una bimba che vive a Bologna e si rifugia nel mondo delle fiabe per fuggire dal difficile rapporto con sua madre. Lili invece è un’anziana signora il cui racconto ci porta più indietro nel tempo nel campo di Buchenwald, nel bordello dove venivano rinchiuse le giovani deportate indotte a prostituirsi come premio per i prigionieri meritevoli.
Nel libro il grado di intensità è sicuramente aumentato da un elemento di non invenzione. La storia dei bordelli dei lager infatti attinge a una storia reale ed è una riscoperta abbastanza recente che purtroppo è scarsamente documentata dalle testimonianze delle sopravvissute.
Molto scorrevole, lo consiglio veramente a tutti ma in particolare a chi è “uscito vivo” dagli anni 80 e a chi è sensibile a tematiche che riguardano la storia delle donne nel 900.
"Un criminale che si portava a sua volta sulle spalle abusi, abbandoni e maltrattamenti: una vicenda terribile che certo non lo giustificava, ma che avrebbe inquadrato, almeno nella mia testa, il problema all'interno di un tessuto più ampio e mi confermava quanto la vicenda di ciascuno di noi sia indissolubilmente legata a quella degli altri. Noi siamo quello che siamo diventati. Noi siamo quello che la vita ha combinato o meno coi nostri incontri, con le nostre emozioni e coi nostri vuoti, con le nostre speranze, con le nostre fobie e con i nostri guai".
Una parte di storia troppo spesso taciuta, dimenticata, nascosta. La condizione delle donne nei lager, la loro prostituzione in cambio di una libertà solamente immaginata: è questo il nuovo punto di vista che ci presenta l'autrice con il suo romanzo. La narrazione riporta l'alternanza degli eventi accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale e quelli gli anni Novanta dello stesso secolo, rendendo chiaro come in poco tempo tutto sia cambiato e tutto sia rimasto uguale. Le due protagoniste principali, unite da un filo invisibile che non si potrà mai spezzare, sono in grado di far riflettere molto più di quanto faccia uno sterile manuale storico. Le licenze poetiche dell'autrice non disturbano la narrazione, rendendola molto scorrevole e facilmente affrontabile anche da un pubblico giovane, l'ho trovato un ottimo stratagemma per permettere ad una parte così importante della nostra storia di essere conosciuto da un pubblico sempre più vasto.
"Gli anni Ottanta sbocciavano con una promessa di mite ferocia e nella mia testa tutto cominciò con una rosa del deserto...."
Siamo all’inizio degli Anni Ottanta e Bianca ha solo quattro anni, vive con i genitori in un piccolo e disordinato appartamento nella periferia di Bologna. Un appartamento dove staziona fissa una cappa di fumo che si appiccica ai mobili, alle tende, ovunque... i suoi genitori fumano e svuotavano bottiglie di vino a ritmi vertiginosi 😬🍷 Giovanni è un sognatore, affascinante e generoso, passa il tempo allenando aspiranti pugili nella piccola palestra che ha in gestione🥊 Candi è bellissima, sempre truccata, con le mani curate, la pettinatura perfetta e un neo finto per assomigliare a Marilyn Monroe 😊 lei ha la patente, così gira per i paesi del Modenese con la sua macchina strapiena di mercanzia, vendendo asciugamani, lenzuola, stoffe e a volte creme, come la sua preferita: Eterna 27! Spesso, l'aria di casa è pesante, colpa del solito fumo e della tensione, un’aria densa di conflitti e di un’inspiegabile ostilità materna.... così Bianca fin da piccola, grazie a "nonna" Prima, si rifugia nelle fiabe, dove le madri sono matrigne e le bambine, alla fine, si salvano "solo entrando nel bosco" 😔
"Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?"
Bianca ama il padre alla follia ❤️ lui è il suo eroe e lei è la sua principessa!! 🥰 Mentre la madre è in giro a "lavorare", Giovanni si occupa della figlia, della casa e cucina ottimi piatti per la famiglia! Il libro è anche un viaggio nella storia italiana del novecento e attraverso gli occhi e la curiosità di Bianca, riviviamo la nostra Storia: dalla strage di Bologna a quella di Ustica, dal terremoto dell’Irpinia al tragico incendio dentro al Traforo del Monte Bianco, dalla sparizione di Manuela Orlandi all'arrivo dell'eroina nelle città, ecc... Ma un giorno tutto precipita, una tragedia mette fine alla sua infanzia... e Bianca si ritroverà completamente sola... in balia "dei servitori del Regno del Male" 😱 😔
Intanto dei flashback ci portano indietro negli Anni Quaranta, in Bretagna con Lili, una ingenua contadina di diciannove anni, che per sfuggire a quella vita, accetta la proposta di matrimonio da parte di un uomo, che lei non ha mai visto e che conoscerà solo dopo il suo arrivo a Parigi 🙄 😔 Vivrà insieme alla famiglia di lui, «una famiglia benestante» avevano detto... e infatti non la considerano all'altezza 😢 così la lasciano quasi sempre sola, a parte le lezioni con la suocera per imparare a leggere e a scrivere... e quando scoppia la guerra... Lili capisce che "nessun prode cavaliere sarebbe arrivato a salvarla" 😔 Anzi... prima viene deportata dalla Francia nel campo di concentramento di Buchenwald... e poi dal suo quarto livello: vivere come bestie... scende ancora più in basso, finendo a passare le sue giornate nel bordello di Sonderbau... dove con la promessa di una futura liberazione, di un posto caldo, cibo, sigarette e alcol... tutte le donne vengono sistematicamente violentate e costrette a prostituirsi 😢
"Perfino l’inferno può sembrare attraente quando sei costretta a morire giorno dopo giorno come una bestia affamata e infreddolita."
Due epoche diverse, due storie diverse, un racconto a due voci... due voci talmente forti da lasciarti senza fiato... La voce di Bianca, prima bambina e poi adolescente ci racconta la vita negli anni 80, il crescere in una realtà difficile, il suo essere diversa, la sua solitudine, il sentirsi rifiutata dalla madre e non capire il perché... poi c'è quella di Lili, anziana signora sopravvissuta all'Olocausto, che ci racconta la sua storia e tutti gli eventi drammatici di cui è stata vittima... ricordi che ogni giorno la riportano di forza nel lager... 😢 Che hanno in comune Bianca e Lili?? Si assomigliano, sono forti e generose, ed amano nonostante tutto... hanno lottato con tutte le loro forze per sopravvivere e comunque cercando sempre di aiutare gli altri!!! ❤️
Ho amato la piccola Bianca, cresciuta tra Roccaforti del Bene 😊 e il Regno del Male 😬 Del Bene la regina indiscussa è Dina la fornaia, dolcissima e sempre sorridente 💕 infatti Bianca, era sicura che di notte indossasse la sua armatura per andare a sconfiggere i servitori del Male, sempre ben armati di unghie metalliche o di spilloni 🤬
Bello... Bellissimo... posso dire che entra nella mia Super Top Ten 👍🏻 La scrittura è realistica e ti coinvolge totalment, già dalla prima pagina... e in un attimo ti ritrovi con Bianca e Lili, due personaggi meravigliosi, che resteranno con me per sempre, perché appena ho finito l'ultima pagina... già mi mancavano ❤️
Lili: "Non sprecare nemmeno un attimo nei laghi del rancore, tieniti stretto chi ti vuole bene. Non lasciare che ogni occasione sia spenta dalla poca avvedutezza del presente. Vivi in modo tale da non voltarti mai indietro pentita."
Bianca è una bambina che cresce a Bologna, in una famiglia con pochissimi soldi, una madre assente, spesso violenta a causa dell'alcool e concentrata solo su sé stessa. Bianca è innamorata del padre che la adora, ma che ama profondamente anche la madre e in Bianca c'è una profonda gelosia, come una moderna Biancaneve per lei la madre è la matrigna cattiva, sempre davanti allo specchio a chiedete chi è la più bella del reame e pronta a farlo soffrire. La conosciamo nell' 80, e seguiremo la sua crescita, i suoi pensieri, i dolori, le cadute. Lili, invece, è una ragazza data in sposa da molto giovane, la nuova famiglia non la ama e neppure il marito sembra farlo, sempre distante da lei. Con lei si vivrà l'angoscia provata ai tempi dell'ascesa al potere di Hitler, e la terribile esperienza del campo di concentramento di Buchenwald, di cui ci racconta l'esperienza devastante, fra le vicende già narrate in altri romanzi e quelle meno conosciute delle case di prostituzione dei lager, dove le donne erano condotte in cambio di una falsa promessa di libertà.
Questo romanzo è toccante, intriso di dolore e sofferenze, di errori ma anche di una sorta redenzione che il perdono porta ad avere quando la vita sembra ormai troppo piena di problemi. I primi capitoli, per me, sono stati difficoltosi, non riuscivo ad entrare in empatia con Bianca, i suoi ragionamenti e ricordi da bambina di 4 anni mi sembravano troppo complessi, e la scrittura a volte pomposa mi portavano a reputare la storia poco credibile. Andando avanti la narrazione a due voci ha però iniziato a prendere un ritmo diverso, ho tolto qualche mia barriera mentale e così ho iniziato a leggerlo diversamente, fino a nom staccarmene più. La crescita di Bianca è stata esponenziale, sempre intrisa di fiaba, ma non quelle mielose, come nelle fiabe "vere" le difficoltà erano dietro l'angolo, portando pagine davvero dolorose, che facevano pensare, ma ricordando che a volte si ha la necessità di salvarsi da soli. Molto bello è stato trovare numerosi fatti di cronaca fra i ricordi di Bianca, il terremoto in Irpinia, la strage della stazione di Bologna, l'autrice ci ha portato nelle pagine un pezzo di novecento visto con occhi da bambina prima ed adolescente poi. E fra queste pagine anche la vita dura, le dipendenze, gli errori le amicizie e gli amori, quello per un ragazzo e poi per un fratello, che cambierà la vita di Bianca. La storia di Lili poi, tocca tasti poco conosciuti di un pezzo di storia che ognuno dovrebbe conoscere e studiare, un momento nel novecento dedicato a ciò che "neanche dio avrebbe potuto perdonare". I bordelli dei lager, la vita di una donna costretta al mercimonio del proprio corpo pur di salvarsi, ma allo stesso la speranza della nascita di un fiore che sono i sentimenti umani, l'amore. Un romanzo forte, come forti sono le sue protagoniste, con molte tematiche importanti e che consiglio a chiunque (.. anche se qualche difetto ce l'ha..) perchè quando lo finisci ti lascia intriso una voglia particolare di elaborarlo, di poter conoscere la storia di Bianca e Lili anche dopo l'anno 2000, per sapere se i loro sogni si sono avverati, se la loro vita si è ripresa e ha regalato la bellezza che meritano.
Questo libro mi ha suscitato emozioni molto contrastanti, ma in ogni caso intense. I capitoli si susseguono alternando la storia di Bianca(neve) e di Lili, e la sensazione, almeno fino ad un terzo del libro, è stata di leggere due romanzi separati, di due figure femminili che vivono lontane nel tempo e nei luoghi, creando in me-lettrice grande anticipazione per il momento in cui le loro vite si sarebbero incrociate. Perchè, che senso avrebbe raccontare due storie parallele in un romanzo se il loro destino non è collegato? Ma questo collegamento si fa strada talmente piano che all'inizio mi ha indotto perplessità (dove mi vuole condurre l'autrice?). Poi si comincia a sospettare, ad intuire, ma la vera illuminazione è solo poco prima del finale. Se da una parte crea indubbiamente suspence, dall'altra mi ha provocato una forte impazienza, ma tant'è, a posteriori è quello che mi ha fatto divorare il libro. Sulle protagoniste, se la storia di Lili è tremenda e forte e porta luce su aspetti dei lager nazisti generalmente sconosciuti, quella di Bianca appartiene pienamente alla mia generazione. Nonostante io abbia quasi dieci anni più di lei, il suo attraversare le vicende degli anni '80, '90 e 2000 è stato un percorso emotivo dentro la cronaca che ha accompagnato la mia stessa adolescenza: Ustica, il terremoto dell'Irpinia, Chernobyl, i primi telefoni cellulari, Lady Oscar, Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, la strage di Capaci, San Patrignano, la bomba alla stazione di Bologna, l'arrivo dell'euro, la salsa e i locali del ballo (e qui ho ritrovato la Marilù Oliva della Guerrera che tanto amo!!)... e non ultime alcune vicende familiari della protagonista hanno toccato corde molto profonde dentro i miei ricordi, talvolta dei nervi scoperti perfino difficili da affrontare. E' solo alla fine quindi, e dopo aver letto anche le postille finali dell'autrice, che riesco a dire che questo libro è bellissimo, ma c'è voluta fatica e determinazione per leggerlo....
In questo libro assistiamo allo svolgersi della Storia del Novecento attraverso le parole e le vite delle due protagoniste, Bianca e Lili. Attraverso le loro storie, molto diverse, segnate da eventi tragidi e da eventi lieti, conosciamo la posizione ed il ruolo delle donne attraverso questo secolo e ci rendiamo conto di come la Storia si intreccia alle storie dei singoli: a volte sono gli eventi epocali a cambiare il corso della vita delle persone ma a volte una singola azione individuale puo' cambiare il corso della storia stessa.
Conosciamo Bianca da bambina, sul finire degli anni '70, e la seguiamo, attraverso la narrazione in prima persona, durante la sua evoluzione. Il suo linguaggio cambia, la sua visione del mondo si modifica, influenzata da cio' che le sta attorno, la comprensione degli eventi e delle persone si approfondisce. Lili ci racconta, retrospettivanete, la sua vita non comune (eppure, purtroppo, fin troppo comune), segnata da un matrimonio per corrispondenza, la Seconda Guerra Mondiale, i campi di concentramento.
Ho trovato questo libro molto toccante e vivo, probabilmente grazie all'utilizzo della prima persona nella narrazione. La trama e' dettagliata e precisa, con richiami puntuali ad eventi che echeggiano nella memoria storica di ciascuno di noi (anche quelli che non sono stati vissuti in prima persona). I personaggi risultano vibranti e realistici: e' facile empatizzare con loro anche quando le scelte che compiono sono diverse da quelle che pensiamo avremmo compiuto noi. Un libro che suggerisce, senza imporle, riflessioni su tematiche molto importanti: il bene, il male e quello che ci sta nel mezzo; la posizione ed il ruolo della donna nel corso del secolo passato; le ideologie e la disumanizzazione che ne puo' conseguire; il coraggio di perseguire il "bene" anche quando non e' la cosa piu' facile e sicura da fare.
Un romanzo potente ed evocativo sebbene sia scorrevole e "leggero" nella narrazione. Assolutamente consigliato.
È in lacrime che sto scrivendo questa recensione. Piango su un tram con il vuoto attorno, il vuoto anche dentro. ⠀ L’ho sentita così vicina Bianca. Così vera. Potrei parlare di lei come di una cara amica a cui ha raccontato la sua vita piena di sofferenza. Ero con Bianca quando era bambina e vedeva in suo padre - un ex pugile napoletano che aveva aperto una palestra a Bologna - un eroe maltrattato dalla madre, che gli ha persino tirato una rosa del deserto in faccia. Un padre che la riempie di attenzioni, finché può. Ero con Bianca mentre Candi, madre anaffettiva vista come matrigna, maltrattava pure lei, tra una bottiglia e un pacchetto di sigarette. Candi bellezza, Candi perfetta. ⠀ Bianca cresce accudita più dalla vicina, nonna Prima - il cui figlio adulto la pizzica e la graffia perché non la può vedere - che da sua madre, da cui non riesce a farsi amare, non come vorrebbe, non come meriterebbe. ⠀ Ma non è solo la voce di Bianca a raccontarci questa triste storia. La narrazione si alterna con Lili, una ragazza di origini francesi deportata a Buchenwald. Per sopravvivere agli orrori perpetrati nei confronti degli ebrei finirà a fare la prostituta nel bordello del lager. ⠀ Sono tre le donne protagoniste di questo romanzo che mi è entrato nelle ossa. Due raccontano, una nasconde. Ed è proprio qui che io sono scoppiata in lacrime. Nel punto di questo libro che fa più male. ⠀ Non pensavo davvero mi sarebbe piaciuto così tanto. Avevo iniziato a leggerlo, salvo poi, per mancanza di tempo, continuarlo su Storytel È tutta un’altra cosa ascoltare questa storia. Mi è riverberata dentro, potente, profonda. ⠀ Ascoltate la storia di Bianca. Su carta o in cuffia non importa. Ascoltatela.
Ho acquistato questo libro con 2 convinzioni: ➖che l’autrice fosse straniera ➖che trattasse, come temi principali, la dipendenza da alcool e droga
Non ne ho azzeccata mezza. 🙈😹
@mariluoliva21 è italianissima, precisamente di Bologna, e di lei, da adesso in poi, voglio recuperare tutto quello che ha scritto... anche la lista della spesa 😜 Ho già visto qualcosa , che nel prossimo futuro, tipo autoregalo di Pasqua, andrà ad ARRICCHIRE la mia libreria 😍😍😍
Poi c’è la trama: un concentrato di 3 grandissimi personaggi femminili. Le prime due, Candy e Bianca, sono madre e figlia. Vivono un rapporto conflittuale, Candy è una donna arida di sentimenti, propensa ad alzare il gomito e poco avvezza al ruolo di madre, con una pettinatura platino impeccabilile che ricorda quella di Marylin. Poi c’è Bianca, convinta di essere Biancaneve costretta a vivere con la matrigna cattiva, che ci tiene a farle sapere che il bene , anche quello di una madre, va guadagnato, niente è dovuto. Bambina dai boccoli castani, una piccola Shirley Temple, adorata dal padre, venuto a mancare troppo presto, e di cui lei sente terribilmente la mancanza. Bianca che inciampa, ma non cade.
Infine c’è Lilly, che in un tempo che sembra lontanissimo, ma che è stato la pagina vergognosa del 900 da poco concluso, si ritrova deportata nel campo di concentramento di Buchenwald e di cui racconta la sua lotta per la sopravvivenza.
Solo nel finale, questi 3 mondi si incrociano, ( annaffiati da copiose lacrime che non sono riuscita a trattenere), e ci mostrano la storia di 3 grandi DONNE, non perfette, come nessuno lo è d’altronde, ma che non si sono arrendono di fronte a niente e che vivono con fame, una vita che non sempre è stata generosa con loro.
Una scrittrice che ho scoperto per caso ascoltando online la presentazione del libro su Facebook. Un libro molto crudo, ma con una speranza finale. Il romanzo è uscito da pochissimi giorni e racconta le vicende di tre donne Lili, Candi e Bianca (la Biancaneve del titolo) che si snodano nel corso del XX secolo. Lili nata in Francia nel 1919 viene deportata nel campo di concentramento di Buchenwald e lì finisce nell'orrore del bordello del campo (ho scoperto una faccia nuova e poco conosciuta dei campi di concentramento). Candi è la figlia indesiderata di tale orrore e Bianca la nipote nata negli anni 80. La vicenda si snoda con andamento a capitoli alterni nei quali ci vengono raccontate le vicende di Lili e Bianca (e per riflesso di Candi), facendo riferimento agli eventi storici dei vari periodi. Tutto il libro è permeato di sofferenza che si conclude, allo scoccare della mezzanotte del 2000, con un sentimento di speranza per il futuro. Nonostante gli argomenti non proprio facili da trattare, il romanzo si snoda in modo incalzante tanto da sembrare un thriller. Ho scoperto una scrittrice che in modo fresco e senza tanti fronzoli ci immerge in realtà non proprio facili da rappresentare. Emozionante!
Un libro bellissimo, duro, doloroso, intenso. Una scrittura scorrevole, densa, avvolgente. Ci sono le storie, a capitoli alterni, di Bianca che cresce nella Bologna degli anni '80 e '90, e di Lily che ripercorre la sua detenzione nel campo di concentramento di Buchenwald. Attraverso la voce di Bianca, si viene trascinati dentro la sua vita, la sua crescita, la sua strada, il suo futuro, la sua forza e i suoi dolori. Attraverso la voce di Lily, si viene trascinati dentro Buchenwald, le sue crudeltà e nefandezze, e dentro la storia dei bordelli, di cui si sa sempre molto poco, perché è un argomento che la Storia ha poco affrontato anche per il pudore delle sopravvissute che hanno preferito seppellire piuttosto che riportare a galla. Due storie bellissime, due donne forti, che odiano, amano, combattono, perdonano, che cadono ma si rialzano sempre, e che alla fine del romanzo si ritroveranno e uniranno le loro vite. Un romanzo che mi è piaciuto tantissimo, anche per la sensibilità della scrittrice nell'affrontare argomenti delicati, un romanzo potente, indimenticabile, straziante e profondo che scuote e commuove.
Era un po' che giravo intorno a questa autrice ed è arrivato il momento di leggerla. Due voci narranti che si alternano un capitolo dopo l'altro: Bianca, che troviamo bambina di quattro anni negli anni Ottanta e ci racconta le sue vicende familiari, con i suoi traumi e bisogno di amore, fino agli anni dell'università. Vicende immerse nell'attualità, nelle mode, nei fatti di cronaca, la musica, i cartoni, i libri e quant'altro, che hanno fatto la storia del Novecento. Dall'altra parte una voce più matura e sofferta ha vissuto un momento storico devastante, che ha marchiato a fuoco il cuore del Novecento e ha stravolto l'esistenza di tutti: ha vissuto l'orrore dei campi di concentramento e sterminio da dentro e ne è uscita. Le storie di queste donne, la giovane e l'anziana, si intrecciano e la verità svelata spiega molte cose. Ho rivissuto momenti ed eventi nei miei anni Ottanta, ho scoperto un altro aspetto dell'Orrore e in sostanza ho trovato un'ottima lettura.
Buona scrittura, meglio sicuramente la parte dedicata a Bianca. Purtroppo la narrazione di Liliane risulta superficiale, e abbastanza gratuita, non ci viene poi detto granchè di più sullo strazio dei campi di concentramento rispetto a ciò che si conosce ed è rappresentato e raccontato in prodotti di ben altra caratura. Peccato perchè il tema dei bordelli ivi presenti è poco toccato e decisamente poco conosciuto. Alla fine da un racconto che fa della trama il suo punto di forza mi aspettavo maggiori emozioni che, ahimè, non sono arrivate neanche sul finale con l'agognato incontro dei due personaggi principali. 3 stelle perchè ad ogni modo scorre bene, non annoia e la prosa è fluida. Non male ma mi aspettavo di più.
L'ho finito qualche giorno fa ma mi sono presa un po' di tempo per farlo sedimentare. All'inizio mi ha fatto male, io sono delicatina, quindi leggere quel che succedeva alle protagoniste (per quanto lo sapessi perchè avevo visto la presentazione), mi ha colpita più di quanto mi aspettassi. Il libro è magnetico. Devi sapere cos'è successo e non smetti di leggere. Pensi di aver capito ma invece non sospetti quanto grande sia l'inimmaginabile. E' una lotta interiore: condanni, giustifichi, perdoni la stessa persona nello stesso momento. Ti fa pensare che la medaglia ha 2 facce solo quando le cose sono semplici, perchè altrimenti sono molte di più. Lo consiglio assolutamente!