Pochi luoghi come la Pianura Padana sono allo stesso tempo evidenti e misteriosi. Cuore geografico e produttivo del Paese, la pianura si dispiega allo sguardo esterno apparentemente senza ombre o angoli nascosti: tutti, guardandola da fuori, pensiamo di conoscerla. Ma se ci fermiamo a osservarla meglio, se proviamo a capirla davvero, ecco che, come se d’improvviso salisse quella nebbia che spesso l’avvolge, la pianura diventa un’ipotesi, un oggetto misterioso, un teatro a cielo aperto di malinconie e fantasmi. Marco Belpoliti, che in quelle terre c’è nato, ha intrapreso un viaggio fisico e intellettuale attraverso la Pianura Padana: ne percorre le strade, ne racconta le città e i «paeselli», ma, soprattutto, ne evoca gli abitanti. Tra questi, molti amici e compagni di avventure, da Gianni Celati a Luigi Ghirri, da Piero Camporesi a Giovanni Lindo Ferretti, da Giuliano Scabia a Giulia Niccolai, da Ermanna Montanari a Giuliano Della Casa, da Sandro Vesce a Marco Martinelli, e tanti altri che abitano quelle terre con la loro arte e la loro bizzarria. Ne esce cosí fuori un libro allo stesso tempo intimo e collettivo, quasi un’autobiografia in forma di paesaggio, striata di struggenti nostalgie, capace di raccontare una parte fondamentale dell’Italia, oggi come non mai messa di fronte a una crisi, anche d’identità: ma sapere da dove si viene è il primo passo per procedere verso il futuro.
Marco Belpoliti (Reggio nell'Emilia, 1954) è uno scrittore e critico letterario italiano.
Marco Belpoliti si laurea presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Bologna nel 1978, discutendo una tesi in Semiotica con Umberto Eco. Insegna Sociologia della letteratura e Letteratura italiana presso l'Università di Bergamo.
Nel 1981 ha fondato, insieme ad altri, la rivista In forma di parole e la casa editrice Elitropia. Ha collaborato a Nuovi Argomenti durante gli anni ottanta. Dal 1981 collabora stabilmente alle pagine culturali del quotidiano il manifesto, e in particolare all'inserto Alias.
Fondatore e direttore editoriale con Stefano Chiodi del sito culturale Doppiozero
Non una pianura qualsiasi, spazio geografico uniforme e forse poco interessante, ma LA pianura padana, la bassa padana, orlata a sud dagli Appennini e a est dal mare, luogo dell’anima che plasma caratteri e umori, crea legami solidali fatti di silenzi, nebbie e riferimenti culturali ampi e saldi, colori sfumati e nebbiosi che sanno però anche accendersi di rossi di impiantiti a mattoni e di colori caldi, estivi, accecati dal sole. Si esce da questa lettura pronti a prendere l’auto e a partire verso questi spazi, sentendosi colpevoli di non averli ancora visitati e conosciuti.
Fra Calvino e Rumiz, fra Celati e Olmi. Profumo di vecchie tazze di porcellana con decorazioni blu, di libri umidi, treni nella metà degli anni Novanta, zaini Invicta.
In questo libro ho fatto la conoscenza di un Belpoliti storyteller. Johnbergerianamente storyteller, direi. Il libro propone una comprensione della Pianura attraverso una metodologia musiva: le pagine sciorinano un insieme di tasselli narrativi piuttosto vasto. Ogni tassello un incontro: con persone e con dimensioni temporali diverse, ma non solo: ad esempio, a volte sono anche incontri etimologici, indagini condotte su parole speciali e significative. Ogni tassello-incontro concorre a raccontare un pezzetto della complessa identità culturale della Pianura. La colla che lega insieme i tasselli del mosaico non è il semplice aneddoto o la mera comunanza topologica: il collegamento avviene piuttosto affettivamente e direi atmosfericamente (mi sembra che "atmosfera" sia la parola giusta per tenere conto insieme dello spazio, del tempo, del clima e degli stati d'animo tipici ad esso connessi). Strutturato come una specie di epistolario dei ricordi, dicevo che il libro mi è parso parecchio johnbergeriano sotto vari aspetti: nel suo scandire il tempo del racconto attraverso le stagioni; nel suo rivolgersi a un tu affettivo (ma, contrariamente a JB, si tratta di un tu impersonale e astratto in modo a mio avviso fallimentare, perché non si discosta dal mero artificio stilistico); e nel suo adoperare schizzi grafici per "rendere l'idea" e trasmettere un po' di quella poeticissima vaghezza della rimembranza che male non sta in un viaggio del genere. Tra le pagine sono incastonate tantissime gemme preziose per chi le voglia o possa cogliere: a me, ad esempio, l'incanto è arrivato attraverso una sosta sul termine "golena" poiché mia madre fa Gola di cognome e la sua famiglia proveniva da un paesino sull'argine. Altro aspetto interessante è il fatto che la Pianura viene indagata anche attraverso i suoi bordi e i suoi spazi negativi. Da genovese di nascita (benché padana per dna) non posso che trovarmi in disaccordo rispetto all'appropriazione indebita dello stato d'animo del magone, a suo dire emiliano d.o.c. Non semplicemente perché è parola anche profondamente genovese ma perché sono convinta che sia, piuttosto, un patrimonio emotivo dell'umanità intera. Ritengo che si possa trovare nebbiosità e piattezza in ogni cuore, non solo in quello degli emiliani :-)
«Se è difficile definire uno spazio come quello che va dall’Emilia fino alla Lombardia, è al tempo stesso arduo decidere cosa sia Pianura: un romanzo? Un saggio? Una confessione? Non c’è una risposta corretta; ma è pur vero che l’autore riesce ad amalgamare bene vari elementi presi in prestito dalle forme di cui sopra e a restituire, pur nella apparentemente ristretta selezione di rimandi e suggestioni, la molteplicità di sfumature incarnata da una porzione d’Italia che tanto ha dato alla storia culturale del paese.
Ed è proprio in questi anfratti, non necessariamente i più importanti o rivoluzionari, che si addentra la prosa asciutta e avvolgente di Belpoliti, tipica della scuola emiliana.»
Ossia: "Storie di emiliani illustri (e di un paio di romagnoli, per par condicio) per lo più amici miei". Di pianura se ne respira poca: qualche citazione sulla nebbia, sugli orizzonti che tendono all'infinito e, non potevano mancare, quelle sul Grande Fiume. Il resto: qualche capitolo interessante, altri meno, la grande assente rimane proprio quella del titolo.
Più che un semplice libro, è un viaggio vero e proprio perché attraverserete strade, paesini, città d’arte, il Po e i suoi argini, i musei… E’ arricchito dai disegni strepitosi che il prof. Belpoliti regala, con aneddoti e racconti di personaggi celebri originari di queste zone, come Luigi Ghirri e molti altri ma anche di abitanti locali. Lo fa andando anche alle origini della storia delle città, non solo emiliane ma anche romagnole e altri accenni, dei prodotti importanti come l’aceto balsamico e i suoi personali racconti, intimi, a tratti malinconici, che hanno il sapor nostalgico di “ripassare nel timore di perdere la memoria, rimettere insieme i pezzi sparsi della mia vita”. (sue parole in un’intervista). La Pianura è anche mistero… tutta avvolta quando la nebbia è fitta ma se si rischiara ci regala un immenso patrimonio culturale ben raccontato. Per me, sono i luoghi che ho da sempre nel cuore e che adoro, perchè nata e cresciuta, che non cambierei.
“... La Pianura è questo: una sorta di incommensurabile, dove però c’è sempre una misura; qui lo smisurato contiene dentro di sé la propria misura. Tutto sembra senza fine, ma non lo è.”
Ecco, questo è quello che deve leggere un appassionato viaggiatore ma anche lettore per conoscere questa zone, che per molti può apparire a tratti inospitale perché lo sanno tutti che in inverno se c’è nebbia, non ci si vede nulla e in estate le zanzare sono come elicotteri ma è il bello della pianura Molto bello da leggere
Per prima cosa: non è un libro facile. Belpoliti si riferisce ad un immaginario interlocutore (forse il lettore), un amico, non sappiamo se reale o meno, come si trattasse di una conversazione epistolare. E questo stile colloquiale, nel quale i riferimenti vengono fatti dando per scontate le conoscenze dell'interlocutore, si mescola ad una prosa non sempre facile, a tratti poetica, che rende la lettura non immediata. Per seguire le pagine di Belpoliti la Pianura devi averla vissuta e devi avere una conoscenza, quantomeno superficiale, dei personaggi, dei luoghi e talora dei fatti a cui si riferisce. Per un lettore di qualsiasi altro luogo geografico, Pianura richiedere una sforzo di ricerca, sicuramente arricchente, ma altrettanto faticoso (che personalmente vi consiglio di fare). Ma per chi, come me, questo luogo lo vive, il libro è un viaggio in una memoria collettiva, attraverso il nostro mondo popolato da personaggi "puerili, paesani e ribelli", eppure pratici e goderecci, come solo noi emiliani (e romagnoli) sappiamo essere. Un viaggio dentro un luogo che, visto da fuori, non affascina per le sue bellezze naturali, ma Belpoliti ci racconta in tutta la sua nostalgica e struggente bellezza.
Oggetto quasi sconosciuto (per me) la Pianura :) appare in tutta la sua complessa diversità nel testo di Belpoliti. Persone e ricordi dell'autore fanno emergere dalla nebbia di copertina le particolarità del mondo che è stato il suo luogo di nascita e gioventù. Ne porto a casa una lunga lista di luoghi che prima o poi visiterò, di personaggi che ne hanno segnato lo sviluppo e di storie piccole che si annidano fra le strade che l'autore percorre nei suoi ricordi.
Scrittura nostalgica che parla di gente di pianura, non della pianura stessa, come avrei sperato. Pochi accenni alla storia del luogo e tanti (troppi) dettagli sulle vite di gente che ha vissuto o transitato da quelle zone. Il filo conduttore si perde diverse volte e la lettura diventa molto dispersiva, quasi caotica. Spero un giorno di trovare un libro che racconti davvero questo luogo, come si deve.
“La pianura non ha tempo; il tempo lo scandisce a modo suo nonostante l'autostrada, le tangenziali cittadine e le superstrade che l'attraversano di solito da nord a sud. Nonostante tutto è rimasta uguale a se stessa: piatta, è davvero piatta, e chi si alza al di sopra di lei commette un grave gesto di presunzione.”