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Il pane perduto

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Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant'anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l'infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l'odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come, con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l'accoglienza e l'ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l'Europa al seguito di un corpo di ballo composto di esuli, l'approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla "Roma bene" degli anni Cinquanta, infine l'incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant'anni. Fino a giungere all'oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell'attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora.

128 pages, ebook

First published January 20, 2021

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About the author

Edith Bruck

53 books31 followers
Edith Bruck nome d'arte di Edith Steinschreiber (Tiszabercel, 3 maggio 1931), è una scrittrice, poetessa, traduttrice regista e testimone della Shoah, ungherese naturalizzata italiana. È l'ultima dei sei figli di una povera famiglia ebrea. Conosce, fin dall'infanzia, l'ostilità e le discriminazioni che nel suo Paese, come nel resto d'Europa, investono gli ebrei. Nella primavera del 1944, a tredici anni, dal ghetto di Sátoraljaújhely viene deportata ad Auschwitz e poi in altri campi tedeschi: Kaufering, Landsberg, Dachau, Christianstadt e, infine, Bergen-Belsen, dove verrà liberata, insieme alla sorella, nell'aprile del 1945.
Nel settembre del 1948 raggiunge Israele, a ridosso della nascita del nuovo Stato. Qui - per evitare il servizio militare - si sposa e prende il cognome che ancora oggi porta: Bruck. Nel 1954, spinta dall'impossibilità di inserirsi e di riconoscersi nel Paese immaginato "di latte e miele", non riuscendo ad accettare la realtà segnata da conflitti e tensioni, giunge in Italia e si stabilisce a Roma, dove ancora oggi risiede. Inizia una vasta produzione letteraria, che non si limita ai temi dell'Olocausto.

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719 (40%)
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163 (9%)
1 star
15 (<1%)
Displaying 1 - 30 of 195 reviews
Profile Image for piperitapitta.
1,051 reviews466 followers
Read
June 16, 2021
L’indicibile

Non si può dire, non si deve dire, ma visto che è in concorso al Premio Strega lo dirò: Il pane perduto è un testo di grande valore, perché come tutti quelli dei sopravvissuti alla Shoah è, sono, testimonianza dal valore inestimabile e Memoria, ma da un punto di vista letterario (o anche solo narrativo) è a dir poco imbarazzante.

Visto che mi sto sentendo un po' cattiva ad aver scritto queste parole, a questo link è possibile guardare una bella intervista a Edith Bruck.
Profile Image for Gabril.
1,045 reviews256 followers
April 25, 2021
“Mi hanno separata dalla mamma, la mamma, la mamma” ripetevo mentre venni spogliata, e cadevano le mie trecce con i fiocchi e venivo rasata, disinfettata, rivestita con una lunga palandrana grigia, zoccoli di legno ai piedi e sul collo appeso un numero: 11152, da allora il mio nome. “

Non si può commentare, solo leggere e riflettere.

(Spiace constatare però che su questo testo non sia stato fatto un adeguato lavoro di editing, lasciando in molti punti una sintassi traballante che penalizza la chiarezza semplice e drammatica del contenuto).
Profile Image for Cristian Fassi.
108 reviews243 followers
January 23, 2022
Edith Bruck è la Testimone del Tempo del Premio Acqui Storia di quest'anno 2021.
Non poteva essere più meritato, recentemente ho letto il suo ultimo testimonio: "Il pane perduto", candidato anche allo Strega.
Un racconto molto potente e straziante della sua vita. La bambina scalza che sopravvive all'orrore, orrore che non è semplicemente scomparso con la liberazione del '45, l'Italia (e l'italiano come lingua) l'hanno salvata, si è sempre dedicata a scriversi addosso la sua storia per non dimenticare e per non far dimenticare.

📑“Mi hanno separata dalla mamma, la mamma, la mamma” ripetevo mentre venni spogliata, e cadevano le mie trecce con i fiocchi e venivo rasata, disinfettata, rivestita con una lunga palandrana grigia, zoccoli di legno ai piedi e sul collo appeso un numero: 11152, da allora il mio nome.📑


Nella parte finale del libro la scrittrice riflette sull’Italia e l’Europa di oggi:

📑"Da figlia adottiva dell’Italia, che mi ha dato molto di più del pane quotidiano, e non posso che essergliene grata, oggi sono molto turbata per il Paese e per l’Europa, dove soffia un vento inquinato da nuovi fascismi, razzismi, nazionalismi, antisemitismi, che io sento doppiamente; piante velenose che non sono mai state sradicate e buttano nuovi rami, foglie che il popolo imboccato mangia, ascoltando le voci grosse nel suo nome, affamato com’è di identità forte, urlata, e italianità pura, bianca; che tristezza, che pericolo."📑


Questa riflessione abbassa la qualità letteraria dell'opera (nel suo insieme), perché dovrebbe essere implicito nella storia, il lettore dovrebbe arrivarci da solo alla conclusione e portare ai giorni nostri le cause e le conseguenze di una storia come questa. Ma la Bruck, e quest'opera in particolare, hanno un messaggio chiaro, tanto chiaro che si deve rafforzare con l'esplicitarlo.

C’è anche molta poesia ne “Il pane perduto”, un lirismo che traspare dalla scelta di molti termini e dall’accostamento sinuoso di certe sonorità. Il culmine, probabilmente, è quella “Lettera a Dio” che chiude l’opera:

📑"Scrivo a Te, che non leggerai mai i miei scarabocchi, non risponderai mai alle mie domande, ai miei pensieri di una vita. Pensieri elementari, piccoli, quelli della bambina che è in me, non sono cresciuti con me e non sono invecchiati con me e neppure cambiati molto. Forse mi urge mettere sulle pagine ciò che ho accumulato nella mente perché il destino mi sta privando della vista"📑


A Dio la Bruck rimprovera silenzi troppo lunghi e domande rimaste sempre senza risposta. Ma soprattutto, Edith Bruck rivolge a un Dio che ha trovato spesso distante e indifferente una sentita preghiera personale:

“Ti prego, per la prima volta ti chiedo qualcosa: la memoria, che è il mio pane quotidiano, per me infedele fedele, non lasciarmi nel buio, ho ancora da illuminare qualche coscienza giovane…”.
Profile Image for Titti Scimè.
135 reviews9 followers
May 10, 2021
Dispiace dover scrivere male di qualcosa che parla di queste tematiche, il problema é proprio questo: a livello di testimonianza sociale questo librettino vale 5, a livello letterario neanche le 2 stelle che gli sto dando. Ci sarebbero stati mille modi per renderlo un minimo più appetibile al pubblico, pur senza cadere nel patetismo. Il libro è veloce, confusionario, poco empatico, sembra qualcosa scritta giusto per la pubblicazione, senza voglia. Mi dispiace per l’autrice novantenne che ho avuto il piacere di sentire in varie interviste, ma questo librettino non vale affatto i vostri soldi, piuttosto ascoltatela dove è gratis.
Profile Image for Tara.
Author 24 books618 followers
July 11, 2023
I was deeply honored to blurb this book by Edith Bruck, one of Italy's finest writers. Lost Bread was the 2021 winner of a Premio Strega giovani (youth) prize, and a finalist for the adult prize:

Lost Bread is Edith Bruck’s “long poem written by ‘life,’ ” a minimalist fable that deftly distills the vileness of the Holocaust into heart-wrenching observations and moments that dance precariously between horror and hope. Writing in her adopted language—Italian—Bruck sheds the misery her native Hungarian tongue fated her to, allowing Bruck to find sense in survival, if not in her prior destiny. She finally speaks her name, makes peace with God, and graces our world with the gift of powerful, needful witness testimony, wielding prose honed as sharp as a diamond that cuts. A stunning addition to the Holocaust cannon.



Profile Image for Alice Raffaele.
301 reviews31 followers
June 8, 2021
Premetto che con questa recensione non ho assolutamente l'intenzione di esprimere un giudizio sulla vita di Edith Bruck, anzi, ci tengo a ribadire che testimonianze come la sua, che è riuscita a sopravvivere all'Olocausto e a voltare pagina, sono fondamentali. Massimo rispetto per la sua persona.
E per questo mi dispiace, ma di questa autobiografia, a livello di stile, salvo solo pochi passaggi della prima parte del libro e la lettera a Dio alla fine. "Il pane perduto" è frettoloso, rovescia memorie di decenni di vita in poche pagine, senza approfondire, mostrando ricordi disordinati e sconclusionati, provocando confusione e infine indifferenza al lettore. Sembra più un riepilogo veloce di passaggi chiave della sua vita, intervallati ogni tanto da stralci di dialoghi. Leggendo la nota al testo, mi pare che l'autrice abbia paura di dimenticare qualcosa di fondamentale, e allora abbia annotato tutto così. Come dicevano altre recensioni qui su Goodreads, forse ci sarebbe stato bisogno di un po' di editing e revisioni.
Profile Image for Pavel Nedelcu.
484 reviews117 followers
January 27, 2024
GLI SFOLLATI D'ISRAELE

Un libro davvero bello nella sua ruvidezza ed essenzialità, sulla vita di una giovane ebrea che viene deportata dai nazisti e passa attraverso vari campi di concentramento prima di essere liberata dagli eserciti vincenti.

Ma il punto d’arrivo nella vita della protagonista del romanzo non è la fine della prigionia. Gli ebrei liberati non riescono più a ritrovare una loro identità. Sono gli anni della costituzione dello stato d’Israele, del nuovo entusiasmo che anima questo popolo vessato, sottoponendolo a una prova di fede, a una scelta per nulla scontata: ricostruire le case semi-distrutte e abbandonate all’interno delle comunità che li hanno denunciati alle autorità naziste, o provare la fortuna nel nuovo stato di Israele, ricostruzione ad-hoc non priva di molte difficoltà.

Per alcuni è questione di fede indiscutibile, come per la sorella della protagonista. Per altri, come per Edith, ogni luogo e religione ha perso la sua sacralità e tutto ciò che si può fare è continuare a scoprire il mondo, ma soprattutto creare.

Ecco che l’arte (nel caso di Edith, la danza e la letteratura) diventa luogo della scoperta dell’identità. Un luogo inattaccabile, fortezza del proprio io, fede che protegge da ogni alienazione forzata e dà un nuovo senso alla vita e alla memoria.
Profile Image for Maria Grazia Carrara Gala.
71 reviews6 followers
April 6, 2021
Merita di essere letto e riletto . Perché la Scrittrice ti entra dentro come un coltello affilato :all’inizio non ti accorgi poi pagina dopo pagina ti si contorce nei pensieri e alla fine ... è li , in quel capitolo finale che il sangue fuoriesce ed allora capisci.
“Ti prego , per la prima volta ti chiedo qualcosa : la memoria , che è il mio pane quotidiano , per me infedele fedele, non lasciarmi nel buio”.
Merita di essere inserita nella cinquina dei finalisti strega 2021 .
Profile Image for Giulia_juintravel.
118 reviews11 followers
July 5, 2021
Di sicuro è una testimonianza di grande valore, ma ho trovato il racconto troppo frettoloso. Forse in alcune parti si è corso volutamente, come se la Bruck volesse allontanarsi il prima possibile da determinati ricordi e pensieri, ma la vita di Edith, sia durante la deportazione che dopo, avrebbe meritato più spazio.
Profile Image for Cristina.
874 reviews38 followers
May 31, 2021
La prima parte è una testimonianza straziante, tanto più necessaria in questo periodo in cui gli eventi del passato cerchiamo di farli sparire dalla nostra memoria.
La seconda, quella che si svolge dopo l'arrivo della protagonista in Israele è poco approfondita: un racconto di episodi anche interessanti, ma poco organici.
Secondo me una vita così eccezionale avrebbe meritato una biografia migliore. Forse si è voluto velocizzare la pubblicazione data l'età della scrittrice ma è un peccato.
Profile Image for Dolceluna ♡.
1,265 reviews158 followers
August 24, 2021
Il pane, da sempre simbolo di quotidianità, unione, condivisione all’interno del focolare domestico, di benessere, pace, semplicità. E’ questo che viene strappato ad Edith Bruck, destinata, come molti altri sventurati, a lasciare la sua vita semplice e felice, di bimba scalza e spensierata, per entrare nell’inferno di Auschwitz e vedere infine la sua vita salva, ma deturpata per sempre.
Due scelte stilistiche mi hanno colpita. Innanzitutto, la narrazione in terza persona, nella primissima parte del libro, quasi Edith guardasse (e riguardasse) se stessa dall’esterno, lettrice inconsapevole della sua testimonianza. Ho avuto la sensazione di iniziare uno dei tanti libri romanzati sul genere, senza nemmeno afferrare che Ditke, la bimba scalza e felice, è lei, Edith, che si volta indietro e afferra la mano del lettore, quasi a dirgli “Vieni con me e guarda cos’è accaduto a questa bambina..”.
E poi, la sintassi, talvolta sincopata, sconclusionata, a riprova di quanto smarrimento abbia vissuto Edith una volta che, uscita dall’inferno, ha tentato di ricostruirsi un’esistenza, senza punti di appoggio saldi, con la famiglia perduta, esattamente come il pane. Non a caso tale sintassi l’ho riscontrata principalmente nella parte in cui Edith appunto lascia dietro di sé (o meglio, cerca di farlo) il capitolo Auschwitz e che non a caso risulta la parte meno approfondita, quasi scottasse. Smarrimento, perdita, tentativo disperato di ricostruire i cocci del vaso andati, ahimè, perduti. Nella lettera finale a Dio, in cui essa gli rimprovera una serie di domande senza risposta, ecco che ritroviamo una sintassi più lucida e precisa, perché ora Edith ha superato la parte del cammino in cui i piedi le scottavano e alza la voce, cosciente, offesa, presente.
A mio avviso è un libro in cui tali caratteristiche sono scelte precise, che vanno interpretate, seguendo il percorso di vita dell’autrice, la quale, traduttrice e protagonista di attività teatrale, giornalistica e televisiva, non può essere abile nello scrivere solo con uno stile sconclusionato.
E’ un libro in cui l’inconscio dell’autrice è uscito in maniera prepotente, guidando la forma della sua drammatica testimonianza. Da questo punto di vista molto spontaneo e poco studiato. E molto intenso, nonostante la brevità.
Profile Image for Librielibri.
267 reviews113 followers
May 8, 2021
"Noi non abbiamo né il purgatorio né il paradiso ma l'inferno l'ho conosciuto dove il dito di Mengele indicava la sinistra, che era il fuoco e la destra l'agonia del lavoro, gli esperimenti e la morte per l'afa e e il freddo. I casi di sopravvivenza avvennero senza merito, magari accostò della vita altrui o al servizio del nemico. Perché non hai spezzato quel dito? Nella Cappella Sistina tu lo tendi verso Adam, uomo in ebraico.. "

Impossibile non essere travolti da questo libro.
Profile Image for Daniele.
189 reviews
August 8, 2021
Libro dotato di struttura e di uno spessore notevole e libro che aggiunge un altro tassello alla tragica storia delle seconda guerra mondiale, dei campi di concentramento e della miserie che ne derivano. Il racconto ha un finale che gli ha fatto strappare la quarta stella oltre ad avere un lessico molto profondo e piacevole.
Profile Image for La contessa rampante.
154 reviews96 followers
June 3, 2021
Da lettrice ho un grave difetto: trovo una grande difficoltà nel leggere i romanzi che appartengono al periodo della seconda guerra mondiale, quelli che contengono gli importanti e strazianti ricordi dell'olocausto e della persecuzione ebraica. Quando li leggo, sento le lacrime scorrere fin dalla prima pagina, il cuore battere forte, i brividi che arrivano insieme alla pelle d'oca, e lì capisco che è giunto il momento di fermarmi.



Con il libro di Edith Bruck ho fatto un'eccezione. La sua autobiografia così delicata e avvolgente, nel raccontare l'esperienza nei campi di concentramento, nel lasciare memoria dei momenti più tragici e crudeli che ha vissuto, mi hanno davvero colpita, tanto da andare oltre le mie paure e i miei sentimenti.

Ditcke è l'ultima di sei fratelli, la migliore della classe, radiosa e gioiosa come il sole di primavera, stagione in cui è nata.
Un giorno tutto cambia: viene emarginata e maltrattata perché ebrea, ma lei questo lo capirà quando sarà ormai tardi.

La ragazza sopravvive, ma non abbandona i suoi terribili ricordi che si trasformano in parole, le quali sono sempre più difficili da trattenere, tanto che fa affidarle alla sua autobiografia e alla sua lettera a Dio - la troverete alla fine del romanzo - perché, "se sono sopravvissuta, avrà un senso, no?
Il senso è difendere la sua memoria, la sua storia, il suo inferno.
Profile Image for Anto_s1977.
797 reviews36 followers
May 14, 2022
Queste pagine riportano in breve il racconto autobiografico di Edith Bruck sull'esperienza vissuta nei campi di concentramento nazisti, ma soprattutto sul periodo successivo, di adattamento al nuovo stato d'animo, alla nuova società e alla nuova coscienza civile.
Edith Bruck è nata in un villaggio ungherese, da cui è stata strappata con violenza, per approdare nell'Inferno, "dove il dito di Mengele indicava la sinistra che era il fuoco e la destra l'agonia del lavoro, gli esperimenti e la morte per la fame e per il freddo".
Come ci si riprende da quest'orrore? È difficile; solo i sopravvissuti possono comprendere, tutti gli altri mai potranno farlo fino in fondo.
Forse esco un po' fuori dal coro, ma, questa narrazione così scarna, non è riuscita a colpirmi. Probabilmente l'orrore vissuto è stato talmente grande, da voler descrivere le esperienze personali con un netto distacco. Razionalmente lo comprendo, ma avverto da lettrice con proprie e precise aspettative, che in queste pagine ho trovato molto poco di ciò che pensavo di trovare.
Profile Image for wutheringhheights_.
582 reviews198 followers
May 26, 2021
Più che un libro mi è sembrato un racconto abbastanza stringato, come se all'autrice fossero stati imposti dei limiti. Oppure se li fosse imposti da sola. Avrei preferito che fosse più lungo, perché la prosa e i contenuti si meritano un romanzo di ampio respiro. Avrebbe potuto essere davvero un libro meraviglioso; la narrazione va oltre il racconto dell'esperienza nel campo di concentramento. C'è il traumatico ritorno alla vita nel mondo, alla freddezza di chi è rimasto ad aspettare - o forse non ha davvero aspettato - e anche il futuro. La protagonista è una donna ferita, ma anche piena di voglia di vivere, viaggiare, scoprire, scrivere. E questo desiderio si sente bene in tutto il libro. Ripeto: peccato per la brevità del testo.
628 reviews35 followers
May 16, 2021
Un libro bellissimo in potenza: la trama è molto interessante, la testimonianza ha un valore inestimabile, ma questi aspetti non sono stati valorizzati. La scrittura è caotica, la sintassi è spesso sbagliata e confusionaria, alcuni passaggi non sono stati approfonditi. Si sente tutta la drammaticità del momento e il desiderio che la storia venga ricordata, ma non si è fatto nulla per valorizzare il racconto che Edith Bruck consegna ai posteri. Peccato, perché poteva essere un ottimo libro, se solo ci avessero creduto un po' di più gli editori.
Profile Image for Mariaelena Di Gennaro .
476 reviews140 followers
December 15, 2021
"Non cadeva come al solito neppure la neve Immacolata a vestire di bianco gli alberi, i tetti e le stradine fangose. Come se neanche il cielo sapesse che fare, piangere con la pioggia o illuminare la vista in i suoi allegri danzanti fiocchi. Tutto era grigio tendente allo scuro, i giorni e le notti si assomigliavano.
Neanche il cielo vuole festeggiare niente, mormorava".

Di racconti su ciò che accadde al popolo ebraico negli anni della seconda guerra mondiale non ce ne saranno mai abbastanza perché è giusto, anzi doveroso, ricordare.
Ho sentito nella storia narrata da Edith Bruck, la sua storia, quella della sua famiglia e di tanti ebrei come loro, un'incredibile urgenza, la volontà di confessare alle pagine di un libro ricordi atroci che si porterà dentro per sempre.
Prende così forma dinanzi agli occhi di noi lettori e lettrici del XXI secolo l'orrore di una bambina chiusa nell'inferno di Auschwitz e sopravvissuta soprattutto grazie alla sorella maggiore dopo la morte di entrambi i genitori, il senso di disorientamento e irrealtà nel momento in cui, da superstiti, bisogna ricominciare. Sì, ma come? Da dove ripartire? Con quale forza, dopo essere scampati a tanto orrore, dopo aver provato sulla propria pelle gli effetti devastanti della più bieca e insensata crudeltà umana? Ecco, Bruck decide di rivelarcelo il "dopo", riservando molto spazio alla ricostruzione della sua vita, a una peregrinazione infinita fino all'arrivo in Italia (sono bellissime le pagine dedicate al suo arrivo a Napoli in particolare) dove finalmente sente di trovarsi in un posto che, dopo tanto tempo, potrà definire "casa". Ho apprezzato moltissimo la scelta di concentrarsi anche sulla sua rinascita e su tutte le difficoltà che coloro che riuscirono a scampare allo sterminio nazista dovettero purtroppo affrontare per tornare a vivere.
Questo è un libro importante che sono stata felicissima di ritrovare nella dozzina del Premio Strega e il fatto che abbia vinto il Premio Strega Giovani, votato da una giuria di ragazze e ragazzi tra i sedici e i diciotto anni mi ha reso davvero orgogliosa.

Vi consiglio sia il cartaceo sia l'audiolibro letto magnificamente da Ornella Amodio che con la sua interpretazione è riuscita a restituirmi e farmi provare ogni singola emozione.
Profile Image for Libros_libri_books.
220 reviews19 followers
May 27, 2021
“La parola patria non l’ho mai pronunciata: in nome della patria i popoli commettono ogni nefandezza. Io abolirei la parola “patria”, come tante altre parole: “mio”, “zitto”, “obbedisci”, “la legge è uguale per tutti”, “nazionalismo”, “razzismo”, “guerra” e quasi anche la parola “amore”, privata della sua sostanza”



“Noi non abbiamo né il Purgatorio né il Paradiso ma l’Inferno l’ho conosciuto dove il dito di Mengele indicava la sinistra che era il fuoco e la destra l’agonia del lavoro, gli esperimenti e la morte per la fame e il freddo”.



Vorrei dividere in due la mia impressione, per evitare qualsiasi tipo di malinteso.



Inizio dalla tematica: indiscutibilmente dovrebbe essere letto da tutti: “Il pane perduto”, libro autobiografico dove Edith Bruck, oltre 70 anni dopo, racconta il miracolo della sua sopravvivenza nei campi di concentramento, le marce forzate e la ricerca della sua identità in diversi punti del pianeta. Attraverso le sue pagine abbiamo un’ulteriore testimonianza di cosa sia accaduto nei momenti più neri della storia del XX secolo e già soltanto per questo si merita un luogo nella nostra libreria.



Però, e ovviamente vedendolo dal mio totalmente personale punto di vista, non credo questo possa essere sufficiente per essere un candidato ad un premio così importante. Arrivare fino lì significherebbe che ha quel tocco speciale che lo fa unico, diverso da tutti gli altri. Qualcosa che lo colloca un passo avanti rispetto a tutti gli altri concorrenti che sono rimasti fuori dalla corsa.



Purtroppo non sono riuscita a trovare niente di questo fra le sue pagine. Mi è sembrato piatto, amorfo, per momenti anche lento e quasi al limite del noioso, dispersivo. Potrei sintetizzare la mia impressione dicendo: “poco empatico e svogliato”.



Veramente mi dispiace. Una tematica così “atroce” avrebbe dovuto farmi tremare il cuore e l’anima per l’emozione e la disperazione davanti tanta sofferenza, invece, ho sentito soltanto “indifferenza” quando sono arrivata alla fine.
Profile Image for Alberto Palumbo.
316 reviews43 followers
April 15, 2021
Do 3- stelle perché con un libro a tema Shoah non mi sento di dare 2 stelle piene. Ci sono cose che ho apprezzato come la “Lettera a Dio” e le scene immediatamente successive alla liberazione, ma mi aspettavo molto di più: avrei preferito un libro più lungo, con sentimenti più approfonditi e una maggiore tematizzazione del confronto con la Shoah dopo di essa, ma ahimè non c’è stato. Peccato: se prima ero per metterlo in cinquina senza averlo letto, adesso non saprei. Sulla Shoah, si sa, bisogna parlarne, ma è anche difficile trovare modi nuovi per farlo senza ripetersi.
Profile Image for GONZA.
7,432 reviews125 followers
May 18, 2021
Triste, drammatico e bello. Non per tutti, anzi, per molto molto pochi.
Profile Image for Cristina (Cricci) Casanova.
144 reviews34 followers
February 27, 2022
Un libro intenso, per il significato che rappresenta, per farsi memoria della Memoria, per essere testimonianza di un orrore che disumanizza l'essere umano. Non dimenticare è necessario, affinché quell'abominio non si ripeta mai più, in nessun luogo, in nessun tempo. Molto toccante la lettera a Dio.
La pecca di questo libro è la poca cura nell'editing. Mi chiedo perché. Forse c'era l'urgenza di pubblicarlo in vista dello Strega? Peccato, si poteva fare di meglio.
Profile Image for Valentina Zanga.
199 reviews24 followers
April 29, 2021
3,5 (un onesto 7). Una storia emozionante, una scrittura che non lo è altrettanto
Profile Image for Sally68.
298 reviews32 followers
Read
May 16, 2021
Difficile per me valutare questo libro, candidato al Premo Strega di quest'anno.

5★★★★★ inevitabile per il vissuto di questa donna e per quanto ci racconta facendoci partecipe della sua tragedia. Sono racconti che non possono non lasciarci indifferenti e che di diritto entrano a far parti di quei libri testimonianza che sono e spero resteranno un segno tangibile di quanto è successo.

3★★★ per la scelta stilistica, la struttura, il modo in cui sceglie di raccontarcela.

La prima parte, dove racconta della sua deportazione e del distacco dalla sua famiglia e di quello che ne consegue sono pagine, anche se ridotte all'osso, scarne, vista anche la mole del libro, molto toccanti.
La seconda parte, dove l'autrice ci racconta il suo tentativo di tornare a una vita normale è per me raccontato in modo confusionario, sicuramente dovuto e giustificato dall' incredulità di essere riuscita a scampare ai campi di concentramento, ne ha cambiati e visti diversi. Doversi confrontare con il mondo fuori, con chi non ha vissuto in prima persona la deportazione e gli stenti, la mette difronte a una realtà per lei alienante, tanto che nemmeno la sua famiglia, le sue due sorelle scampate al rastrellamento riescono ad accoglierla e a far loro il suo vissuto. Si vedrà costretta a cercarsi da sola la propria strada..

Per me troppo poche pagine per raccontare una tale tragedia, dove la prima parte perde quasi di intensità sovrastata dalla seconda parte che per quanto triste fa perdere drammaticità e importanza alla prima parte, che a mio parere, essendo una testimonianza degli orrori avrebbe dovuto avere il ruolo principale, il focus del libro.

Addirittura a tratti ho trovato che le due realtà, quella del prima del lager e quella dopo stridessero, si va dai lager nazisti ad Anna Magnani, attraverso Mastroianni, Franca Valeri e Zsa Zsa Gabor, dato che lei si legherà poi sentimentalmente al poeta e regista Nelo Risi.
Profile Image for Amanda Rosso.
333 reviews29 followers
May 25, 2021
Immediato e asciutto, Il Pane Perduto somiglia più al Diario di Anne Frank che a Se Questo è Un Uomo. Edith Bruck ricostruisce con rapide e laceranti pennellate l'infanzia in un piccolo villaggio dell'Ungheria, la deportazione, la vita nei campi di lavoro, le umiliazioni e privazioni e trauma incalcolabile dell'Olocausto, e lo fa, volutamente, attraverso un periodare quasi ingenuo, attraverso gli occhi della se stessa ragazza e adolescente, nella sua trasformazione di fronte all'indescrivibile crudeltà umana.

Bruck sceglie di restituirci uno sguardo che non è saggio e composto, a posteriori, lo sguardo della Storia, ma attraversa correndo a perdifiato gli anni più sconvolgenti della storia contemporanea con gli occhi, e la sintassi, di una adolescente che si fa testimone involontaria del mondo in fiamme.

Bruck, nella sua lettera finale a Dio, rivendica la necessità di testimoniare gli orrori dell'Olocausto, ma anche la necessità di trovare un nuovo linguaggio per descriverlo, nuove parole per raccontare quel tempo e le sue conseguenze, la sua pericolosa risorgenza.

Rracconta dei suoi mesi da deportata come una parte fondamentale della sua esistenza, ma anche episodica, concentrandosi sulle conseguenze a lungo termine di quello sradicamento, di quel silenzio e distanza a chi l'esperienza dei campi l'ha condannata, uno sradicamento che ha tentato di colmare nel ritorno alla Terra Promessa in Israele, nella ricerca di origini mitiche che a niente hanno portato se non il sentire ancor più acutamente la distanza fra le aspettative e la realtà.

La diaspora ebraica è disseminata per il mondo, e in questo continui viaggi della speranza che il popolo ebraico intraprende per assicurarsi la sopravvivenza, nell'impossibilità di comunicare il profondo shock dei sopravvissuti alla Shoah, nella volontà di testimoniare nel presente quell'incubo senza venire ridotti al proprio trauma, Bruck sembra affidare il compito di trovare quel linguaggio, quelle parole, quella capacità di raccontare di cui il nostro tempo ha, disperatamente, bisogno.
Profile Image for Mélanie.
913 reviews188 followers
March 6, 2022
Le Pain perdu d'Edith Bruck, l'une des dernières grandes témoins de la Shoah, est un livre qu'il faut lire absolument, un témoignage bouleversant de son expérience sans jamais recourir à la haine.
Décrivant l'avant et l'après de son expérience aux camps, elle ponctue son récit des poussières d'espoir qui l'ont fait tenir face à l'horreur.
Profile Image for Ilaria Quercia.
409 reviews113 followers
June 8, 2021
Spero che sia il Vincitore Strega di quest'anno! E' un libro meraviglioso!

𝗖❜𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗲 𝘂𝗻 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗗𝗶𝗸𝘁𝗲, segnato da quella farina elomosinata per il Pane azzimo della Pasqua, appena lievitato e perduto all'arrivo dei carri tedeschi che sfrattano la casa e la famiglia della scrittrice.

C'è 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘃𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘇𝗮, orrore, persone che diventano saponette, c'è la denutrizione, il ciclo interrotto per la stanchezza fisica, i soprusi dei kapò, i suicidi dei deportati, ma c'è anche Judit sorella/mamma e dopo, alla fine c'è la 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗲𝘇𝘇𝗮.
Il dono che non spetta a tutti, il dono che è solo la sorte a regalare a turno.

Ma la 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝗶 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶 e così il ritorno dall'orrore la rende subito troppo diversa dai familiari ritrovati alla ricerca della Terra Promessa.

Lei che non concepisce più i concetti di Patria di Giustizia, di armi, di guerra e di religione in senso assoluto. Divorzia due volte, fa la cameriera, la ballerina, la direttrice di salone di bellezza, ma resta sempre appassionata di lettere e scrittura, come quando bambina viene premiata, 𝗻𝗼𝗻𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼, dalla maestra affiliata al regime.

Ho amato il riscatto e la potenza di questa donna e la lotta per la sua indipendenza.
𝗨𝗻 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮, 𝘂𝗻 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲.
Profile Image for Chiara Cls.
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December 30, 2021
Approcciandomi a questo libro pensavo mi sarei imbattutto in una storia sulla seconda guerra mondiale, sulla Shoah e sulla vita nei campi di concentramento e lavoro. In realtà Il pane perduto è molto di più: Bruck si racconta partendo dal trauma nazista, di cui è stata vittima in quanto ebrea, ma continuando a raccontare soprattutto le vicende successive.

Il libro, profondamente autobiografico, risulta essere il racconto della ricerca di un posto nel mondo, di un'identità personale e culturale. Bruck non risparmia nulla: dalle abiezioni dei campi alle esperienze sessuali e sentimentali, dai primi sfiancanti lavori ai viaggi per l'Europa.

La protagonista vive una profonda inquietudine, tormentata dai mostri del passato e dalle necessità del presente. In lei, un'unica ancora di salvezza, che aspetta una presa di coscienza per manifestarsi: la voglia di raccontare scrivendo.
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