Immagina una stanza spoglia, molto ampia e illuminata. In questa stanza, la mattina presto, centinaia di persone sono state radunate per essere spedite lontano, in un altro paese, dove saranno ammazzate. Ora, però, la stanza ha cambiato aspetto. Il terrore ha lasciato il posto a un'atmosfera dolce di attesa, sulle panche uomini e donne chiacchierano tra loro. In questa stessa stanza, c'è anche un giovane prigioniero. È in piedi, al centro del palco, illuminato dai fari. Sa che deve concentrarsi soltanto sull'unica possibilità di salvezza che gli rimane. Fare ridere il comandante. Fare ridere il lupo seduto proprio lì, di fronte a lui, fare ridere il suo nemico. Quel giovane uomo si chiama Erich Adelman. E questa è la sua storia, quella di un ragazzino ebreo nella Berlino degli anni Trenta che cresce in una casa dove non si ride mai. Erich desidera solo due cose: l'amore di Anita, la ballerina ritratta sulla cartolina donatagli da un uomo senza gambe incontrato per strada, e diventare un grande comico, calcando il palco dei migliori cabaret della Germania. Sogni, i suoi, che proprio nel momento in cui sembrano potersi realizzare, si scontrano con la più abominevole delle realtà, la tragedia della Shoah. In questo romanzo Federico Baccomo riesce a tenere assieme comicità e tragedia, che si riflettono l'una nell'altra e a vicenda si illuminano e si potenziano. Grazie anche a un grande lavoro di documentazione, ci regala una toccante storia di formazione ispirata a quella dei tanti ossuti e stremati Erich che sfidarono il nazismo opponendo l'arte e l'intelligenza alla grettezza, all'ottusità e alla violenza, per continuare a sentirsi, nonostante tutto, esseri umani.
Commovente, suggestivo, amaro, il romanzo che ho letto in questi giorni mi ha suscitato un'altalena di emozioni; merito della scrittura intensa, dei personaggi indimenticabili e della trama ispirata a tante storie vere: il finale mi ha travolta, ho pianto.
CHE COSA C'è DA RIDERE racconta di Erich, di famiglia ebrea, nato a Berlino il 28 luglio 1914, giorno in cui scoppia la Prima Guerra Mondiale. Erich, piccolo di corporatura, cresce con suo padre Rudolf, un uomo severo e rancoroso che lo colpevolizza di aver causato la morte prematura della sua adorata moglie Lili. "Piccolo assassino", così si rivolge Rudolf nei confronti del figlio e da ridere c'è davvero poco o nulla. La prima vera risata dunque, giunge incontenibile, rumorosa e liberatoria, quando Erich, undicenne, si ritrova in un locale e assiste alla performance del Magnifico Walter, un comico. Per lui è un'autentica rivelazione! Decide seduta stante di volere assolutamente imparare l'arte di suscitare ilarità, e si attiva con tutte le energie allo scopo.
"Voleva ridere perchè la sua vita era stata un dispiacere, e che cosa si può fare con i dispiaceri, per restare vivi, che cosa si può fare se non riderne?".
Bella la frase del Magnifico Walter per spiegare al ragazzino quanto sia difficile provocare una risata e quanto questa sia rivelatrice: "L'anima, anche quando è ben vestita, la risata è capace di spogliarla, te la mette davanti nuda, e allora ecco che far ridere, io penso che sia giusto che sia difficile, spogliare l'anima delle persone è una cosa che non devono farla tutti".
Non mi addentro nell' intreccio che vi assicuro è molto coinvolgente, dico solo che Erich riesce a coltivare la sua passione, il suo sogno, il suo impegno all'insaputa del padre, e a un certo punto ottiene anche un discreto successo, anche se le speranze si infrangono presto: il 31 luglio 1932 il Partito Nazista vince le sue prime elezioni, e Hitler comincia l'ascesa istituzionale, con le catastrofiche conseguenze che purtroppo tutti conosciamo...
Per tutta la durata del libro ho fatto il tifo per Erich; ho incrociato le dita per lui durante le sue esibizioni, sperato che riuscisse a dichiarare il suo amore ad Anita, ne ho apprezzato il coraggio e la determinazione, ho esultato alla riconciliazione con il padre, e soprattutto, ho avuto modo di riflettere, pensare con immensa tristezza a tutte le storie interrotte ingiustamente a causa della guerra. Mai dimenticare!
amaro ma anche dolce, divertente e tristissimo insieme, una delicatezza che probabilmente enfatizza ancora di più gli orrori dell'olocausto, sicuramente un libro che si legge d'un fiato. bellissimo
Un spectacol trist, la care asisti neputincios. Dar ce poveste despre Holocaust e vesela? Mi-a placut umorul fin, si modul in care e scris povestea lui Erich. Nu ma asteptam la finalul povestii. Am un gol in stomac. Mi-am dat seama ca diger din ce in ce mai greu cartile despre Auschwitz... E de citit aceasta carte.
L’unica cosa per cui ringrazierò la mia prof di italiano e per avermi consigliato questo libro come compito delle vacanze, ho tante parole a riguardo e non vedo l’ora di scrivere la recensione. Secondo me questo è proprio uno di quei libri che bisognerebbe studiare a scuola (altro che promessi sposi), ha tanti di quei significati che veramente ho perso il conto. Gli argomenti che tocca sono veramente importanti, e li ha spiegati e raccontati in una maniera perfetta. Erich mi è entrato nel cuore, un semplice ragazzo di Berlino che ha realizzato il suo sogno di diventare comico ma a cui la vita è stata tolta troppo presto. E la colpa è delle idee di un’uomo pazzo che considera le origini ebraiche di una persona o l’omosessualità o una disabilità un motivo per uccidere qualcuno. La colpa è di un mondo che non accetta le diversità. La colpa è di una tragedia che non verrà mai dimenticata. Il coraggio di Erich e il suo modo di affrontare i problemi mi hanno toccata molto. Non dimenticherò mai questo libro.
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Questo romanzo tocca le corde dell'anima. Così come La vita è bella e Canone inverso (parlo della versione cinematografica) è un fiore nella disperazione di Auschwitz. È la bellezza dei sentimenti e di un sorriso che resiste alle brutture umane, quelle che in un libro o un film possono solo essere edulcorate eppure fanno schifo ugualmente, ma se uno ci riflette a cosa è stato l'odio ingiustificato e lo sterminio verso i fragili e i deboli, di pensare alla bellezza e da ridere, come dice Baccomo, non sai proprio più cosa ci possa essere e sai che invece deve restare ferma, incisa e tramandata solo la memoria. Bisogna ricordare lasciare impronte pesanti come macigni per non ripetere. Bellissimo, ho pianto come una fontana!
Era da troppo tempo che non leggevo un libro che parla della Shoah. Mi ha fatto piangere. Un libro bello, profondo, straziante, divertente, anche. Sarebbe da inttodurre nelle scuole.
Ero un po' in ansia all'idea di commentare questo libro. Avevo paura che, visti i tempi che stiamo vivendo e l'attenzione a quello che chiunque dice online, il mio commento su un libro che parla dell'Olocausto potesse essere frainteso per un sostegno a Israele. Ovviamente questa è una storia di una carneficina ed è anzi un modo per ricordarsi di errori che sono stati fatti nella storia e che si continuano a fare con violenze estreme ad innocenti, ieri ebrei in Europa, oggi Palestinesi ad Hamas. Spero solo che libri come questo possano sensibilizzare sempre chi li legge, perché sono preziosi.
Erich è un ragazzo ebreo di Berlino che non nasce sotto una buona stella: la madre muore dandolo alla luce e il padre lo cresce istallandogli un sottofondo di senso di colpa neanche troppo subliminale. La vita di Erich cambierà quando capirà che il suo destino è lo spettacolo e far ridere la gente. Provocare una risata dà potere e questo potere è inebriante. Ma cosa succede quando a chiederti di far ridere è il tuo aguzzino? Diventa un atto di sottomissione o una delle più affilate armi di ribellione?
Questo è il mio primo incontro con Federico Baccomo e avevo paurissima. Oltre che per il motivo che ho citato nell'introduzione a questo commento, avevo paura che potessi trovare questo libro retorico. Penso che questa paura sia stata spazzata via nelle prime 10 pagine. L'autore mette in scena una storia dolce-amara orchestrata a regola d'arte e scritta con uno stile semplice e conciso che lascia parlare i fatti storici. E' un bellissimo esempio di storia nella Storia e porta con sé le atmosfere che ho amato in La vita è bella, alcuni film di Tornatore e The Marvelous Mrs Maisel.
Questo libro è un racconto nel senso più semplice e alto del termine. E' una storia letteralmente tramandata ai posteri, troppo importante da dimenticare e che ancora oggi risuona dolorosamente in tutti i lettori. E' una storia dolce in cui mamma e papà sono parole usate spesso, mentre padre e madre non lo sono mai. E' una storia che ci ricorda che la vita è semplicemente una risata tra la nascita e la morte. Una risata che vale la pena fare a pieni polmoni a prescindere da quanto dolore ci fa porre la domanda "che cosa c'è da ridere?".
Ci sarà sempre da ridere, finché saremo umani.
Odio questa espressione perché la si dice per miliardi di libri ma, se fossi un insegnante, farei leggere questo libro ai miei studenti. Perfetto per medie e superiori!
"ridere è una cosa strana, gli animali non ridono, solo gli uomini, ma non è questa la cosa strana, la cosa strana è: perchè ridono?" Per Erich ridere, o meglio, far ridere, è una missione, una vocazione. Una vocazione difficile da perseguire, soprattutto se tua madre muore nel darti alla luce, se tuo padre ti chiama assassino. e se sei ebreo e vivi in Germania negli anni '30. Ridere, ridere in tempi malati, non per abbattere Hitler a colpi di risata, ma "per impedire a lui di abbattere me". Ma il buio incombe, le persecuzioni, la fuga, i campi di sterminio. In tutti questi luoghi Erich riesce a rimanere se stesso, fedele al proprio animo, riesce a "fare spettacolo, quando il mondo stava facendo la muffa, fare spettacolo dentro una cinta di filo spinato, con le guardie sulla torretta che aspettano solo il momento di spararti nella schiena, fare gli animali da circo, le scimmiette ammaestrate, far ridere i tuoi compagni maledetti dalla sventura, ma soprattutto far ridere i tuoi nemici, i tuoi aguzzini, farli ridere nel posto in cui non si dovrebbe far altro che piangere". Libro incontrato per purissimo caso (pensavo a baccomo come l'autore de studioillegale ), letto in pochi giorni perchè davvero coinvolgente, anche per i suoi capitoli brevi, narrati in terza persona (che nel finale si scoprirà chi è). Dolceamaro, un libro davvero da ricordare, consigliato anche per adolescenti
In questo romanzo, lo scrittore è fedele al contesto storico che descrive, inserendovi però un protagonista immaginario ispirato ad artisti realmente esistiti. Erich racconta in prima persona che cosa significhi essere un comico ebreo in Germania e successivamente in Olanda durante la salita al potere di Hitler e lo scoppio della seconda guerra mondiale. L’ultima parte ambientata ad Auschwitz è la più toccante, straziante fino alle lacrime, grazie alla capacità dell’autore di intrecciare la tragedia con l’ironia, l’orrore con la speranza. Un racconto molto particolare e davvero coinvolgente, con un protagonista indimenticabile, pieno di voglia di vivere, intelligente e caparbio, ricco di dignità e passione. Molto profonde le parti relative al suo rapporto complesso con il padre e anche quelle dedicate ai personaggi secondari, al cugino, a Anita, che entrano immediatamente nel cuore del lettore. Un romanzo che possono e che consiglio di leggere anche agli adolescenti perché, oltre al dramma dell’Olocausto, rappresenta perfettamente anche i limiti e i pregiudizi dell’era moderna.
Che cosa c'è da ridere, racconto tante cose. Del nazismo, certo, delle persecuzioni, di come la peggiore delle bestie e dei demoni messi insieme, sia sempre e solo l'essere umano. Ma racconta anche della volontà di creare il proprio destino, a dispetto della "sfortuna" che talvolta si presenta sin dalla nascita, della capacità di resistere, di amare e di ricostruire rapporti nonostante tutto. E di saper fare ridere, come modo per restare vivi e fare restare vivi e umani gli altri. Che cosa c'è da ridere, dunque?
Questo libro ti colpisce come un pugno nello stomaco: cresce di intensità raccontando una storia dentro nella Storia che tutti conosciamo e nonostante tutto, speriamo sempre che la Storia cambi. La Storia, però, non cambia e la storia ti scorre davanti agli occhi fino a quando, tra le lacrime, ti chiedi cosa c'è da ridere. Ed Erich e Anita ti rispondono.
Non c'è davvero da ridere... Libro molto commovente, straziante e a tratti dolcissimo. Baccomo racconta una bellissima storia prendendo spunto da ricerche effettuate sui campi di concentramento e sulla Shoah. I suoi personaggi: Erich, Anita, Misha, il signor Rudolf, per parlare dei principali, in un modo o nell'altro ti entrano nel cuore, dapprima con leggerezza, ma poi...
3,75 una storia carina, strappalacrime, sull'Olocausto, ma la morte di Erich l'ho trovata molto fredda, senza neanche un accenno della tristezza di Anita per essere rimasta sola o cose del genere
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La prima parte del libro ti fa venire voglia di strusciare le palle sui carboni ardenti per 6km di fila, poi grazie a Dio si riprende e diventa interessante
𝓢𝓹𝓮𝓬𝓽𝓪𝓬𝓸𝓵𝓾𝓵 𝓽𝓻𝓲𝓼𝓽𝓮ț𝓲𝓲 de Federico Baccomo 📚Este o carte atât de frumoasă și de dureroasă în același timp, încât nu poți să o uiți prea curând după terminarea ei. 📌În toate cărțile despre exterminarea evreilor am aflat despre condițiile grele din lagăre, în special despre Auchwitz. 🍂În cartea de față urmărim viața unui comediant de cabaret- Erich Adelman. Viața lui Erich este una grea încă de la naștere, atunci când mama sa moare dându-i viață. 🍂Tatăl său, un pălărier vestit, îl consideră vinovat pe copil de moartea soției sale, iar acest lucru îi va marca copilăria și adolescența copilului. ”𝒞𝑒 𝒶𝒾 𝒻ă𝒸𝓊𝓉, 𝓂𝑜𝓃𝓈𝓉𝓇𝓊𝓁𝑒? 𝒰𝒸𝒾𝑔𝒶ș𝓊𝓁𝑒! 𝐸ș𝓉𝒾 𝓊𝓃 𝓂𝑜𝓃𝓈𝓉𝓇𝓊, 𝑜 𝒷𝑒𝓈𝓉𝒾𝑒! 𝒩𝑒𝓃𝑜𝓇𝑜𝒸𝒾𝓉𝓊𝓁𝑒!” Empatizezi cu Erich încă de la primele pagini, dar dacă ar fi numai durerea din copilărie...ce ușor ar fi. 🍂Copilul devine adolescent, descopere comedia și începe să ia lecții și să învețe, ajungând un comediant vestit. Apoi apare iubirea în viața sa, o iubire pură și frumoasă- frumoasa cântăreață Anita. 𝓓𝓪𝓻 𝓸𝓪𝓻𝓮 𝓹𝓸𝓪𝓽𝓮 𝓮𝔁𝓲𝓼𝓽𝓪 𝓲𝓾𝓫𝓲𝓻𝓮 î𝓷𝓽𝓻𝓮 𝓾𝓷 𝓮𝓿𝓻𝓮𝓾 ș𝓲 𝓸 𝓪𝓻𝓲𝓪𝓷ă? 🍂Germania devine un loc nesigur pentru evrei, odată cu acapararea puterii de către Hitler, iar Erich împreună cu tatăl și vărul său se văd nevoiți să fugă în Olanda. 📚Cartea este structurată în trei mari părți- Germania, Olanda, Polonia. 🍂Destinul îl va purta pe Erich prin aceste trei țări, iar soarta sa ne va oferi momente de bucurie, dar și de mare tristețe. ”𝐒ă-𝐥 𝐟𝐚𝐜ă 𝐩𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐧𝐭 𝐬ă 𝐫â𝐝ă. 𝐒ă-𝐥 𝐟𝐚𝐜ă 𝐬ă 𝐫â𝐝ă 𝐩𝐞 𝐥𝐮𝐩𝐮𝐥 𝐚ș𝐞𝐳𝐚𝐭 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫 𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨, î𝐧 𝐟𝐚ț𝐚 𝐬𝐚. 𝐒ă-𝐥 𝐟𝐚𝐜ă 𝐬ă 𝐫â𝐝ă 𝐩𝐞 𝐝𝐮ș𝐦𝐚𝐧𝐮𝐥 𝐥𝐮𝐢.” 🍂Erich este pus în fața unei astfel de situații- să îl facă să râdă pe cel în mâinile căruia se află viața sa și a tatălui său. 🍂Oare va reuși acesta, atunci când viața sa este distrusă, iar el trebuie să facă lumea să râdă? ”𝓐 𝓽𝓮 𝓼𝓪𝓵𝓿𝓪 𝓷𝓾 î𝓷𝓼𝓮𝓪𝓶𝓷ă 𝓷𝓮𝓪𝓹ă𝓻𝓪𝓽 𝓪 𝓻ă𝓶â𝓷𝓮 î𝓷 𝓿𝓲𝓪ță 𝓬𝓾 𝓸𝓻𝓲𝓬𝓮 𝓹𝓻𝓮ț.” 📚Mi-a plăcut mult cartea, cum autorul a transformat relațiile dintre tată și fiu, cum durerea uneori te face să îți dai seama că viața nu merită trăită în orice condiții, iar uneori este bine să ții cont de principiile tale mai presus de orice. ”𝓕𝓲𝓮𝓬𝓪𝓻𝓮 𝓸𝓶 𝓹𝓸𝓪𝓻𝓽ă î𝓷 𝓼𝓲𝓷𝓮 𝓭𝓲𝓼𝓽𝓪𝓷ț𝓪 𝓭𝓲𝓷𝓽𝓻𝓮 𝓬𝓮𝓮𝓪 𝓬𝓮 𝓿𝓻𝓮𝓪 𝓼ă 𝓯𝓲𝓮 ș𝓲 𝓬𝓮𝓮𝓪 𝓬𝓮 𝓮𝓼𝓽𝓮 𝓬𝓾 𝓪𝓭𝓮𝓿ă𝓻𝓪𝓽 ș𝓲, 𝓬𝓾 𝓬â𝓽 𝓪𝓬𝓮𝓪𝓼𝓽ă 𝓭𝓲𝓼𝓽𝓪𝓷ță 𝓮𝓼𝓽𝓮 𝓶𝓪𝓲 𝓶𝓪𝓻𝓮, 𝓬𝓾 𝓪𝓽â𝓽 𝓮𝓵 𝓮𝓼𝓽𝓮 𝓶𝓪𝓲 𝓽𝓻𝓲𝓼𝓽.” 📚Recomand din inimă cartea. 🍂Este altfel față de toate cărțile despre exterminarea evreilor pe care le-am citit. 📌Este despre bucurie și durere, despre iubire și agonie, despre ezitări și decizii, despre viață și moarte! Este un spectacol, este 𝓼𝓹𝓮𝓬𝓽𝓪𝓬𝓸𝓵𝓾𝓵 𝓽𝓻𝓲𝓼𝓽𝓮ț𝓲𝓲 !!
Nella vita ho sviluppato alcune fortissime allergie, tipo quella per gli inglesismi esasperati (starnutisco), quella per chi parla di sé in terza persona (mi viene la tosse) e quella per la frase “è un libro che bisognerebbe far leggere a scuola” (mi schizzano le pupille verso l’alto e guardo il cielo).
Però lo confesso: durante la lettura di Che cosa c’è da ridere di Federico Baccomo (che avevo già apprezzato moltissimo nei suoi lavori precedenti) ho pensato più di una volta che fosse un libro perfetto per raccontare ai giovani la tragedia, l’infinità idiozia, l’incomprensibilità, l’orrore assoluto della Shoah, e di riflesso di tutte le persecuzioni umane. Ed è un romanzo perfetto perché Baccomo ha un talento letterario non scontato: muove il pensiero e i sentimenti, e lo fa con una narrazione che può sembrare fintamente leggera e che invece pesa sulla coscienza del lettore.
In che cosa c’è da ridere Baccomo ci racconta di Erich, nato a Berlino da famiglia ebraica proprio il giorno in cui scoppia la Prima Guerra Mondiale, apostrofato dal padre negli anni dell’infanzia quale “piccolo assassino” per la morte di parto della madre, poi adolescente affascinato dal cabaret della Berlino fra le due guerre ed in particolare dall’arte di far ridere gli altri. Erich, prima aspirante comico e poi stella degli spettacoli – naturalmente in incognito – è uno di quei protagonisti di cui ti innamori, che vivi pagina dopo pagina, che lasci a malincuore sul comodino quando gli occhi non riescono proprio a non chiudersi.
Ma per un comico ebreo le cose nel 1933 si fanno (prevedibilmente) difficili: la storia di Erich si intreccia con la Storia, la sua biografia insegue una salvezza che non può raggiungere, e il risultato è un mix di emozioni che prende il cuore anche del più navigato e cinico dei lettori e lo stringe forte. Alcune pagine sono semplicemente strepitose: ho riso molto, riflettuto un sacco, mi sono commosso altrettanto e, lo dico senza imbarazzo, alla fine è scesa anche qualche lacrima.