Ale, diciassette anni non ancora compiuti, scontenta, viziata, confusa. Lo ha sentito benissimo il rumore del tram, quando ha spiccato un balzo verso le rotaie. E Nicola, il medico che l’ha soccorsa appena arrivata in ospedale, non riesce proprio a togliersela dalla testa, quella ragazza più vicina alla morte che alla vita. Perché lo scudo professionale certe volte è di cartapesta, e anche la bellezza può essere un coltello che allarga le nostre ferite. Davanti a sé, adesso, ha un lungo week- end da trascorrere con la moglie Teresa a Chamois, a casa di amici. Un week-end come tanti, si direbbe. Cene, passeggiate, chiacchiere davanti al camino. Ma in quei pochi giorni, per lui e per tutti gli altri, il tempo subirà un’accelerazione e procederà in tutte le direzioni. Ognuno sarà costretto a fare un bilancio della propria vita e a portare allo scoperto i segreti che nasconde persino a se stesso. A catalizzare tutto, forse, l’ombra di Ale, e per Nicola anche un fantasma in carne ed ossa che viene dal passato: il suo vecchio amico Matteo che non vede dagli anni del liceo. Qualcuno proporrà un gioco innocuo per passare il tempo: ma sarà il tempo invece a passare su ognuno di loro. «Il gioco delle ultime volte» ha le sue regole: ciascuno deve raccontare l’ultima occasione in cui ha fatto o visto una determinata cosa o persona; valgono sia i ricordi veri sia quelli inventati. C’è chi parla di una casa in cui ha trascorso le vacanze da ragazzo, chi s’inventa (chissà perché) di aver nostalgia di un anello che non ha mai perso, chi si spinge più a fondo. Come Nicola, e Matteo, che finalmente a notte fonda si troveranno faccia a faccia per continuare quel gioco da soli. Non si vedono da trent’anni: da quando ad Amsterdam, dove erano in vacanza insieme, Matteo aveva fatto a Nicola «uno scherzo» che li avrebbe segnati per sempre. Avevano 19 anni, quell’estate, erano i Dioscuri, i due gemelli divini. E «c’erano state volte, – pensa Nicola, – in cui l’intesa con Matteo gli aveva provocato una felicità cosí profonda da fargli desiderare che il momento si congelasse». Il lungo week-end finisce per tutti, ma se la vita è ciò che ci succede mentre, più o meno accuratamente, nascondiamo i nostri segreti, forse presto per qualcuno le cose potrebbero cambiare.
Margherita Oggero, ex insegnante di lettere, è nata e vive a Torino. Nel 2002 pubblica il suo primo romanzo, La collega tatuata, con Mondadori. L'anno successivo esce Una piccola bestia ferita, che ispira la serie televisiva "Provaci ancora, prof!" con Veronica Pivetti. La professoressa investigatrice Camilla Baudino è anche la protagonista dei romanzi L'amica americana (2005) e Qualcosa da tenere per sé (2007). I suoi ultimi libri, sempre con Mondadori, sono Risveglio a Parigi (2009), L'ora di pietra (2011) e Un colpo all'altezza del cuore (2012).
Devo farlo sedimentare: - la prima parte (venerdì) è da 4 stelle; - la parte centrale (il sabato) da 2 stelle (è nebulosa, faticosa da leggere, con i personaggi che non si riesce a mettere bene a fuoco); - la parte finale (domenica e due settimane dopo) recupera e ritorna ad essere da 4 stelle.
Per adesso metto 3 e poi ci penso. Mi chiedo: se il romanzo esordisce in modo potente con il tentato suicidio di Alessandra, perché annacquare la storia con il rancore trentennale di Nicola e Matteo per la fine della loro amicizia? Nell’economia del romanzo, perché sprecare una buona intuizione?
Ho sempre detto di amare molto gli scrittori italiani e, allo stesso modo, mi stupisco quando noto la diffidenza con cui i lettori nostrani si approccino al nostro “autorato” o, peggio ancora, lo evitino proprio. Ci sono bravissimi autori italiani contemporanei che, a parer mio, sono di livello decisamente superiore rispetto a tanti osannati stranieri.
Una di queste scrittrici, per me, è Margherita Oggero che, con la sua scrittura delicata e, allo stesso tempo, precisa e lineare, mi concede un caldo rifugio tra le pagine dei suoi romanzi. Romanzi che cerco sempre di selezionare con attenzione, perché la Oggero non ha sicuramente una penna adatta a tutti e, allo stesso tempo, non tutti i suoi romanzi sono giusti per ogni lettore. Pertanto, mi affido alle sensazioni “a pelle” che mi suscitano le trame prima di decidere se leggerla o meno.
Questa volta, le sensazioni sono state positive, ma il risultato è stato un fiasco! Ciò che la sinossi prometteva, una storia intensa, si è rivelato un salto nel buio: un romanzo che romanzo non è, tante piccole informazioni sui vari (taaaaaaanti) personaggi che lo popolano, ma nulla che li leghi e che conduca a qualcosa di concreto.
Una storia che si ferma ad uno strato superficiale, non permettendo al lettore di andare a fondo nelle vite dei personaggi, di capire i meccanismi delle loro vite, di giustificare, in qualche modo, le loro scelte.
Un nulla di fatto, una grande delusione.
#lamiafascetta Chi ha scritto la sinossi di questo romanzo, stava su Clubhouse a chiacchierare!
“Nell’età difficile in cui si sceglie chi e come essere in futuro, un’amicizia mai offuscata da rivalità e desiderio di sopraffazione è una corazza.”
È un venerdì quando una ragazza di 16-17 anni arriva in pronto soccorso, in condizioni gravissime, dopo esser stata investita dal tram. Le dinamiche dell’incidente non sono ben chiare ma tra gli inquirenti si fa spazio la possibilità che quel gesto disperato di lanciarsi verso le rotaie sia stato volontario. Nicola è il dottore che è di turno quando arriva la ragazza e questa tragedia per diverse ragioni gli resta addosso anche fuori dal lavoro quando torna a casa dalla moglie e con lei si prepara a trascorrere tre giorni nella baita in montagna di amici. Nella compagnia scopre esserci anche una persona che non vede da quasi trent’anni. Un amico con il quale, nel periodo difficile del liceo, si era creato un legame fortissimo che in qualche modo di punto in bianco si era interrotto senza dare spiegazioni a chi li aveva visti come inseparabili. Il ritrovarsi così, dopo tutto questo tempo, mette agitazione in acque che nascondevano agitate correnti profonde. Un romanzo breve in cui i pensieri dei suoi protagonisti si succedono gli uni agli altri con velocità come un flusso di coscienza in continuo movimento. Una storia che parla del complesso rapporto tra genitori e figli. Della traumatica scoperta di capire che pur avendo un figlio sotto gli occhi tutti i giorni, non esser mai riusciti a vederlo veramente. Del valore dell’amicizia. Dell’intensità con cui ti assorbe e in qualche modo in parte plasma la forma dell’adulto che diventerai. Della necessità di nascondere a chi ci sta vicino i reali pensieri o le vere emozioni per non mutare un’ esistenza che si muove lenta senza scossoni. Dei rimpianti. Del loro peso. Del loro significato. Del dolore di comprendere che un fatto non ci potrà mai essere restituito come prima. Della disperazione di un passo da cui non c’è ritorno.
“Anche il rimpianto è un sentimento equivoco. Bifido, serpentesco.”
Margherita Oggero è tutt'altro che sparagnina nel popolare la storia di personaggi, numerosi come le anatre del lago di Central Park.
Protagoniste sono le inquietudini amorose di uomini e donne cresciuti in epoca A.C. e D.C. (Avanti Cellulare e Dopo Cellulare). Tutti sono in qualche modo spezzati, a volte definitivamente, ma ai più allenati all'attesa il tempo concede l'occasione di rimettere insieme i cocci, forse poeticamente come nello kintsugi. Coinvolgente avventura corale.
All’inizio ero infastidita dalla frammentarietà della trama, dagli sprazzi di luce gettati sulla moltitudine di personaggi che popolano le pagine di questo libro ma poi ho lasciato che fossero le parole a guidarmi e le emozioni ad accompagnare una lettura che ha lasciato il segno.
Non credo avrei potuto leggere questo romanzo in un altro momento della mia vita, non ne avrei colto ed apprezzato le sfumature essenziali. Credo che questo libro non lasci spazio alle mezze misure... amore a 5 stelle o odio a 2 stelle.
“Senza incoscienza la giovinezza sconfina troppo presto nei piatti orizzonti della maturità, ma se la corteggiamo chiudendo gli occhi come a mosca cieca non possiamo sapere come finirà il gioco”
La storia parte da una disgrazia che inesorabile e lenta sfiorerà la vita di molte persone. Quanto è terribile per alcuni ragazzi avere 16 anni, quasi 17. E' questo tormento interiore che Ale sta vivendo e il suo gesto non deve essere solo una storia letta in un libro. Chi ha figli sarà più colpito e si sentirà più coinvolto dal racconto. Dicono che abbia tentato il suicidio, quello slancio verso il tram che passava, ed ora è in ospedale in condizioni disperate. La storia è raccontata da molti punti di vista (troppi) che finiscono per confondersi e tolgono fluidità alla storia. Il conducente del tram con moglie e due figli si interroga sui motivi che lo vedono coinvolto visto che si reputa una brava persona, indirettamente sua moglie si chiede cosa gli stia succedendo facendo un analisi della sua vita. E' più o meno quello che accade a tutte le persone che vengono sfiorare o colpite indirettamente o direttamente dall'incidente di Alessandra Vignali. Accade a Nicola, il medico del pronto soccorso che tenta di salvarla, a sua moglie Teresa, alla domestica di casa Vignali, a Robi il fidanzato, ad amici incontrati in montagna ed è un accavallarsi di vite, di situazioni scomode mai svelate che chissà per quale motivo emergono quando non dovrebbero. Ho trovato un po' dispersivo il racconto anche se credo che l'intenzione era quella di allargare il ventaglio delle conseguenze di un dolore personale per far vedere dove può arrivare un fatto che non ci riguarda direttamente e che invece esercita la sua influenza sui rapporti e sulle riflessioni personali.
A mio avviso,la vicenda narrata aveva, inizialmente,del potenziale. Poi,nel corso della narrazione,qualcosa è andato perso e ne è risultato solo un insieme di personaggi che non hanno nulla in comune tra loro,se non il caos generale della vita. Ale,17anni,vittima di un 'incidente' è il punto di partenza a cui seguono le storie di Nicola,Teresa,Arianna, ecc...tutte accennate e mai realmente indagate e snocciolate. Purtroppo non ho apprezzato questo testo, pur essendo contenta,come sempre,di aver aggiunto una lettura in più e,dunque, di aver conosciuto un'autrice in più.
Triste, come spesso è la realtà. Sopra una trama semplice, piano piano si scoprono i personaggi e le loro storie. Non c'è un vero e proprio finale, chiuso il libro rimane una profonda amarezza pensando che spesso la vita è come viene descritta in queste pagine. Forse, averlo scritto durante il lockdown, ha contribuito alla tristezza che si assapora leggendo.
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Libro breve ma faticoso da seguire, visto che la voce narrante cambia ogni pochi paragrafi. Le premesse di rivelazioni di grandi segreti non vengono colmati. Non ci sono eventi stravolgenti che verranno svelati e le storie che si intrecciano su presupposti fragili, restano sconnesse. Allora perché 3 stelle? Perchè nonostante tutto ho apprezzato la narrativa faticosa e drammatica.
Corrono parallele più storie. Quella di Ale, bellissima ragazza non ancora diciottenne, che decide di togliersi la vita buttandosi sotto un tram a Torino. La Oggero dà voce a vari personaggi, in questo caso ai genitori e al ragazzo di Ale che però, in preda a sensi di colpa, non riescono a capacitarsi di questo gesto. I pensieri dei genitori sono quelli che mi sono piaciuti di più, perché li ho sentiti strazianti e sgomenti nel rendersi conto di non avere intuito le difficoltà e le fragilità della figlia e di conseguenza di non avervi saputo porre rimedio. L'altra storia è quella di un gruppo di amici sulla cinquantina (tra cui il medico che ha soccorso Ale) che si ritrovano in montagna per un fine settimana lungo nella baita di una ricca coppia di commercialisti. Questa è la parte che mi è piaciuta meno perché l'ho avvertita come una cosa già letta e parecchio banalotta. Qui a Chamois tra confessioni, rimpianti e pensieri, si avverte l'infelicità di queste coppie, alle prese con tradimenti, segreti di vecchia data, rimorsi, paure, la finzione che spesso regge le vite e una costante insoddisfazione. Il pregio di questo romanzo è che si fa leggere bene anche perché la voce che l'autrice dà ai vari personaggi in maniera alternata e veloce ti tiene avvinto alle pagine e ti fa desiderare di leggere dentro la vita passata e presente di tutti i personaggi, che sono tanti. Nel complesso credo però che lo dimenticherò presto!
Un giorno come tanti, in pronto soccorso, oggi la paziente è una diciassettenne finita sotto un tram. Sfortuna o suicidio? Il dubbio assale Nicola, il medico che la cura, per tutto il weekend trascorso tra i monti con gli amici. L'incontro con il suo compagno di liceo e migliore amico dell'epoca che non sente da trent'anni per un rancore ormai quasi dimenticato non lo aiuta a distrarsi. Storie magistralmente intrecciate in un romanzo breve che si legge in un soffio.