«Può stupire che in Lager uno degli stati d'animo più frequenti fosse la curiosità. Eppure eravamo, oltre che spaventati, umiliati e disperati, anche curiosi: affamati di pane e anche di capire». Costruito dal Centro internazionale di studi Primo Levi, "Auschwitz, città tranquilla" ci offre dieci suoi testi narrativi, incorniciati da due poesie: dodici punti di vista, inaspettati e avvincenti, sulla maggiore tragedia collettiva del Novecento. Nel segno di un paradossale titolo d'autore, la «città tranquilla» del campo di sterminio si apre, in questa antologia, in ogni direzione: quella fantastica, nel trittico di racconti distopici e «tedeschi» costituito da Angelica Farfalla, Versamina e La bella addormentata nel frigo; quella autobiografica, con un Primo Levi che si ripresenta in divisa zebrata con un «Me, mi conoscete» (Capaneo), raccontandoci le sue trovate per sopravvivere alla fame (Cerio) e l'incontro, a vent'anni di distanza, con uno che stava «dall'altra parte» (Vanadio). Puntano, invece, all'oggi soprattutto tre testi: l re dei Giudei, in cui Levi delinea per la prima volta in dettaglio la «zona grigia»; Forza maggiore, il cui titolo corrisponde in maniera letteralmente schiacciante all'episodio narrato; infine, Canto dei morti invano, catalogo che Levi ha compilato nel 1985 e che il mondo contemporaneo non smette di aggiornare. Auschwitz è stato l'alfa e l'omega dell'opera di Primo Levi: l'alfa nel 1947 con "Se questo è un uomo"; l'omega quarant'anni più tardi con il suo ultimo libro, "I sommersi e i salvati". Levi, però, non ha smesso mai di raccontare il Lager, e di indagarlo nell'atto stesso di raccontarlo.
Primo Levi was an Italian Jewish chemist, writer, and Holocaust survivor whose literary work has had a profound impact on how the world understands the Holocaust and its aftermath. Born in Turin in 1919, he studied chemistry at the University of Turin and graduated in 1941. During World War II, Levi joined the Italian resistance, but was captured by Fascist forces in 1943. Because he was Jewish, he was deported to the Auschwitz concentration camp in 1944, where he endured ten harrowing months before being liberated by the Red army.
After the war, Levi returned to Turin and resumed work as a chemist, but also began writing about his experiences. His first book, If This Is a Man (published in the U.S. as Survival in Auschwitz), is widely regarded as one of the most important Holocaust memoirs ever written. Known for its clarity, restraint, and moral depth, the book offers a powerful testimony of life inside the concentration camp. Levi went on to write several more works, including The Truce, a sequel recounting his long journey home after liberation, and The Periodic Table, a unique blend of memoir and scientific reflection, in which each chapter is named after a chemical element.
Throughout his writing, Levi combined scientific precision with literary grace, reflecting on human dignity, morality, and survival. His later works included fiction, essays, and poetry, all characterized by his lucid style and philosophical insight. Levi also addressed broader issues of science, ethics, and memory, positioning himself as a key voice in post-war European literature.
Despite his success, Levi struggled with depression in his later years, and in 1987 he died after falling from the stairwell of his apartment building in Turin. While officially ruled a suicide, the exact circumstances of his death remain a subject of debate. Nevertheless, his legacy endures. Primo Levi’s body of work remains essential reading for its deep humanity, intellectual rigor, and unwavering commitment to bearing witness.
Antología en las que Primo Levi, superviviente de Auschwitz, nos narra su terrible experiencia a través de breves relatos reales y algunos de ficción y poemas. . Anthology in which Primo Levi, a survivor of Auschwitz, tells us about his terrible experience through short real stories and some fiction and poems.
[Subito subito: Levi è uno dei più grandi scrittori italiani, niente affatto un testimone come viene rubricato. Se non fosse stato preso prigioniero nella sua seppure breve attività di partigiano e non si fosse trovato nelle bolgie dei lager nazisti lo sarebbe diventato lo stesso. E il nocciolo dei suoi scritti sarebbe sempre stato la riflessione sulla “disumanizzazione” del mondo accelerata dalla tecnologia che, come ha puntualizzato la Arendt in “L’origine del Totalitarismo”, ha avuto un ruolo fondamentale nello sterminio. “ Me mi conoscete. Può essere che laggiù, in quegli stracci da zebra, con la barba ancora peggio rasa che d’abitudine, e i capelli tosati, avessi un aspetto molto diverso da oggi; ma la cosa non ha importanza, il fondo non è cambiato (incipit di Capaneo, l’irriducibile)].
Mi chiedo e chiedo: come può un uomo che ha vissuto sulla sua pelle e ha visto le piaghe (e che piaghe!) sulla pelle degli altri, scrivere pagine su pagine senza cedere all’autocompatimento di narrare le pene fisiche a cui fu sottoposto lui e le altre sei milione di vittime? Non cedere alla pornografia del dolore? E penso a Dante e al suo Inferno e come Levi, pur amandolo fin nel profondo delle sue viscere, si tenga a distanza proprio dalla descrizione delle pene infernali in cui il Vate indugia fino al sadico compiacimento. Solo pudore o consapevolezza che si tratterebbe di bieco masochismo di rigirare, con piacere, il coltello nella piaga? (In Versamina il chimico Kleber, il protagonista, trasforma il dolore in piacere con la somministrazione della sostanza).
In questi dieci racconti e due poesie (?) tutto l’orrore dei lager viene fuori senza che una pena corporale, un nazista “serio” ne sia protagonista o comprimario. Anzi, l’orrore risalta dall’essere questi racconti creati su personaggi minori, borderline nel senso figurato del termine: la sterminata zona grigia, quella da cui può uscire casualmente un rispettabile dott. Muller ( protagonista di Vanadio) a chiedere se non il perdono ma un bello “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto...Chi ha dato, ha dato, ha dato... Scurdámmoce 'o ppassato… Nun vale cchiù a niente' O ppassato a penzá. E chi voglia sapere di che pasta sia stato Levi si trova nell’incipit di “Cesio: A distanza di trent’anni, mi riesce difficile ricostruire quale sorta di esemplare umano corrispondesse, nel novembre del 1944, al mio nome…dovevo aver sviluppato una strana callosità, se allora riuscivo non solo a sopravvivere, ma anche a pensare, a registrare il mondo attorno a me, e perfino a svolgere un lavoro abbastanza delicato, in un ambiente infettato dalla presenza quotidiana della morte…la disperazione e la speranza si alternavano con un ritmo che avrebbe stroncato in un’ora qualsiasi individuo normale. È nelle due poesie che l’angoscia e il risentimento vengono fuori: quando si riduce all’osso il contesto in cui si è vissuti e i rapporti agiti nella comunità non resta che fare i conti con il sedimento dell’animo. Poi mi piace pensare (perché no?) che da chimico professionista levi metta in guardia non sulla pericolosità della scienza che di suo è neutra, frutto di osservazioni, ipotesi e di scoperte, ma sul suo uso ( come chiaramente è enunciato in Versamina). Ma chi può decidere del bene e del male della scienza se non la società scientifica stessa?
Jo, muy conmovida con estos relatos de Primo Levi. Ha sido lo primero que leo de él y me alegra haber entrado aquí antes que en sus obras más importantes sobre Auschwitz. Se trata de diez relatos y dos poemas, escritos durante un periodo de casi treinta años. Todos hablan del campo de exterminio, pero desde ópticas y géneros distintos. Hay relatos más “testimoniales”, hay otros incluso de fantasía o que se podrían catalogar de ciencia ficción. La recopilación me resulta muy sugerente, variada, bien seleccionada y sobretodo bien estructurada. La introducción del libro es una maravilla, aporta información de la escritura de Primo Levi, de la publicación original de cada relato y de sus claves más importantes (la he leído antes y cuando acababa cada uno de ellos y me ha aportado muchísimo). Termino bastante conmovida con la forma de relatar de Primo Levi, químico de profesión. Su manera de literaturizar su experiencia en Auschwitz, al menos en estos cuentos, es sintética, a veces parca y no le hace falta entrar en los detalles para que todo el horror se intuya y se sienta allí. Además, algunos de los relatos aportan también un gran valor historiográfico. Me quedo con muchísimas ganas de leer su famosa trilogía de Auschwitz, y seguir siendo testigo de su testimonio.
“Hace años le escribí una carta. Le decía que si Hitler consiguió el poder, devastó Europa y llevó a Alemania a la ruina, fue porque muchos buenos ciudadanos alemanes se comportaron como él, intentaron no mirar y callaron cuando vieron” ~ Auschwitz, tierra prometida de Primo Levi.
Diez relatos y dos poemas configuran esta breve y dura obra de Primo Levi sobre la época nazi, con la que el autor ha querido reflejar su doble condición de víctima y testimonio del campo de concentración.
Los relatos abordan aspectos que todos conocemos: los experimentos realizados con prisioneros con el fin de “mejorar la raza”; el silencio de los alemanes que contribuyeron al alza de Hitler y al holocausto; las pruebas químicas; etc. Todo ello narrado utilizando diferentes estilos, incluso utilizando la ciencia ficción. La aportación de Primo Levi como químico es un plus que te pone los pelos de punta sobre todo al ser consciente de que la realidad siempre supera la ficción.
Si te gusta la temática de la Segunda Guerra Mundial, este breve libro te va a encantar.
Los dos poemas, cuatro ficciones y seis crónicas que componen Auschwitz, ciudad tranquila son tan distintos, únicos en estilo y contenido, que sorprende el talento de los editores para conseguir una coherencia tan bien hilada. Además, consiguen mostrar tantas facetas de Primo Levi que el lector que se acerque a él por primera vez tendrá variedad suficiente para decidir si adentrarse primero en sus ficciones, memorias o poesías.
Personalmente, yo me dispongo a devorar las ficciones, porque las pocas páginas de Versamina y Fuerza Mayor me han dejado tan mal cuerpo que tengo curiosidad por ver como el resto de sus cuentos afectan a la química de mi cerebro.
Dejo el poema con el que abre esta antología, Hilera oscura (Schiera bruna, 1980), pongo una foto porque el espacio en blanco de los últimos versos son vitales para ver como Levi rompe el ritmo y se dirige al lector para confesar que, 35 años después de su liberación, Auschwitz le sigue causando un dolor silencioso al escribir sobre lo que vivió allí: no quiero escribir de ninguna hilera oscura.
Conoscevo già “Cerio” e “Vanadio” dalla lettura de “Il sistema periodico”. Ritrovo qui e negli altri racconti la maestria e la profondità umana, l’analisi meditata sull’umano e sull’abisso. La raccolta, a parte qualche tratto surreale, è matura; si tratta di racconti e meditazioni tra le più consapevoli di Levi. L’autore possedeva una straordinaria profondità abbinata a originalità di comunicazione, nessun sentimentalismo e incomparabile multidimensionalità nell’approccio all’umano e alle sue colpe. Qui si colgono importanti spunti sulla responsabilità individuale e collettiva, sui meccanismi di rimozione e sulla sopraffazione. L’approccio è a tratti diretto, a tratti metaforico o mediato dalla straordinaria, efficacissima intrusione nel mondo chimico e fisico.
Levi ci riporta alle molecole, alle polimerizzazioni, alle forze chimiche che tengono insieme la sostanza umana, neurotrasmettono le reazioni e il dolore. Alla ricerca di una spiegazione, che anche quando c’è - e sembra momentaneamente funzionare - delinea solo alcuni tratti del dramma. Tutto questo arrovellarsi per capire risolve solo in parte, è un tratto basilare sua opera. Il dramma non riesce mai del tutto ad assumere senso compiuto, anche se la mente dell’autore non si rassegna e continua a cercarlo.
Bella la scelta dei racconti, la sequenza, equilibrato e maturo il risultato.
Questa raccolta di racconti brevi sul tema Auschwitz mi ha molto coinvolta. Ho ritrovato un paio di storie presenti anche in "Il sistema periodico" ("Cerio" e "Vanadio") che sono tra quelle che mi avevano colpita di più anche in quell'antologia. Mi sembra che Levi mantenga uno stile disincantato perfettamente utile a lasciare delle sensazioni precise rispetto a quello che sta narrando: è uno stile pulito, ben tagliato, netto ma non affettato che funziona davvero molto bene. O almeno funziona per me. Naturalmente ci sono storie che prendono di più e altre che prendono meno, ma in tutte ho trovato un risvolto estremamente interessante. Mi ha affascinata molto "La bella addormentata nel frigo", che è anche il racconto con l'impostazione più diversa dagli altri, e cioè quella di uno sceneggiato televisivo. In ogni caso, sia la scrittura che il tema inglobano molto facilmente il lettore in quell'ambiente surreale e anche troppo reale che fu la seconda Guerra Mondiale vissuta da una persona di cultura ebrea. È un'antologia molto bella.
Lettura piacevole e molto scorrevole. Si nota la maturazione di Levi come scrittore e narratore. Emergono molti spunti frutto dell’interiorizzazione del trauma subito, il quale seppur non è mai stato del tutto superato, ha permesso a Levi di elaborare il proprio stato d’animo e rappresentarlo attraverso ricordi e narrazioni di fantasia.
Recomanable aquesta selecció de contes de Primo Levi. Més d'un relat deixa una sensació inquietant en el lector.
Potser el que més m'ha impactat ha sigut "El Rei dels Jueus", que parla del president del gueto de Lódz, Chaim Rumkowski. D'ell Levi afirma que "la seva és la història desplaent i inquietant dels 'Kapos', dels petits jerarques de la rereguarda, dels funcionaris que ho signen tot, de qui dubta però consent, de qui diu 'si no ho fes jo, ho faria un altre pitjor que jo". Al capdavall, "un sistema infernal com va ser el nacionalsocialisme, exerceix un nefast poder de seducció, del qual és difícil mantenir-se allunyat. En comptes de santificar les seves víctimes, les degrada i les corromp, les fa com ell, s'envolta de complicitats, grans i petites".
Levi ho va veure. I va sobreviure. Fins que dècades després no va poder més.
Contos belíssimos, inquietantes. A vítima e o perpetrador encontram-se depois do Holocausto, mas só a vítima consegue nomear o que observou e o que sofreu. O perpetrador parece esquecer para não sofrer as consequências: «Quanto menos coisas nós, alemães, soubermos, melhor é» (p.49). Mas o que mais me comoveu foi o poema final, um exórdio aos perpetradores, os de ontem e aqueles que hoje regressam, para que compreendem que o mal tem consequências inesperadas, e que a todos chegam.
(...) «Ai de vós se sairdes em desacordo:/Sereis apertados pelo nosso abraço./Somos invencíveis porque somos os vencidos./ Invulneráveis porque já extintos:/Rimo-nos dos vossos mísseis./Sentai-vos e negociais/Até que a língua se vos seque:/Se persistirem o dano e a vergonha/Afogar-vos-emos na nossa podridão.». P. 166
"Quando o furacão passa são sempre as árvores mais altas a cair". Obedecer, cumprir, passar despercebido, não ser selecionado entre os que não regressam. Fazer de Auschwitz uma cidade tranquila, essa era a chave da sobrevivência.
È una raccolta di racconti, tratti da tutta la produzione di Primo Levi, ci sono racconti significativi introdotti in modo esauriente all'inizio del libro. Merita attenzione particolare la poesia conclusiva, che non avevo mai letto, molto toccante e molto attuale.
Auschwitz, Cidade Tranquila integra dez contos e dois poemas. Mais uma obra de não-ficção que nos conta o que aconteceu com o rigor que Primo Levi já nos habituou e que deve ser lido para que a memória não se apague. A verdade dos factos aqui relatada foi vivida, sofrida e observada. O autor, após a libertação, para se redimir da dor que as memórias dos campos de concentração lhe causam, tenta escrever, tenta testemunhar tudo o que viveu, tudo o que observou. Foi um período difícil, as consequências da sobrevivência foram devastadoras.
Estes contos percorrem um tempo de cerca de 30 anos. Há contos que narram de forma inequívoca o que viveu em Auschwitz, outros mais ficcionados, dizem-no também, mas é nas entrelinhas que descortinamos os factos ocorridos no Lager. “A trinta anos de distância torna-se difícil reconstituir a espécie de exemplar humano que correspondia, em novembro de 1944, ao meu nome ou melhor ao meu número174517.” (p. 97, Cério)
O conto que dá o título à obra, é um paradoxo. Com tudo o que sabemos, e com tudo o que Levi viveu e presenciou, como justificar o epíteto de “cidade tranquila”? Levi ajuda-nos a compreender: se para uns foi o inferno, para outros, os que colaboraram, os que não quiseram ver foi efectivamente uma cidade tranquila.
A apresentação de Fabio Levi e Domenico Scarpa, responsáveis pela organização do livro, é clara quanto à intenção de Primo Levi ao escrever (e muito) sobre o Lager: “Vítima, espectador e testemunha, Levi também sente que as suas descrições, a sua narração e a sua pesquisa nunca chegam a ser suficientes: por mais transparentes, precisas e perspicazes que elas sejam, é sempre pouco face à demasiada dor, à dor excessiva daquele lugar. É por isso que ao longo dos anos experimentará tantos pontos de vista sobre Auschwitz: a fim de o restituir no modo mais absoluto possível.” (pp.15 e 16)
É por isso que o leio. É por isso que recomendo as suas obras.
"Che io, chimico, intento a scrivere qui le mie cose di chimico, abbia vissuto una stagione diversa, è stato raccontato altrove. A distanza di trent'anni, mi riesce difficile ricostruire quale sorta di esemplare umano corrispondesse, nel novembre 1944, al mio nome, o meglio al mio numero 174517."
"Auschwitz, città tranquilla" è una raccolta di dieci racconti che prende il nome dal nono. Il lettore abituato alla narrativa di Primo Levi non vi troverà la narrazione sequenziale degli altri libri, il resoconto attento e preciso, frammisto di intermezzi filosofici e antropologici, che tutto il mondo ha apprezzato in "Se questo è un uomo", "La tregua" e "Il sistema periodico". Piuttosto, si tratta di racconti in cui vive uno scrittore che toglie dalla sua memoria brandelli di storie e le riporta al presente, ampliando la memoria e mescolandola con il presente. Dove sono gli "altri? Come vivono? Cosa rammentano? Così il lettore non solo verrà catturato dalle emozioni dolorose degli eventi (lo sa già cosa narra Primo Levi), ma si ritroverà a chiedersi se sia corretto ritrovare determinati personaggi, rivangare il passato in un presente ormai "normale", instaurare nuovamente un rapporto. Mi metto nei panni dello scrittore torinese: le domande che urtano la sua memoria sono tante ed egli sembra vivere di quel "cupio dissolvi" che è la caratteristica degli eroi, di tutti gli eroi, che aspettano la fine con la consapevolezza che sarebbe dovuta arrivare prima e che forse il resto della vita è stato solo un dolore che sarebbe stato meglio risparmiare.
Hace tiempo que quería leer algo de Primo Levi y como amante de las lecturas relacionadas con la segunda guerra mundial me apetecía conocer su testimonio de una manera más ligera, así que decidí comenzar a leerlo con este libro en el que encontraremos diez relatos y dos poemas, todos ellos relacionados con su experiencia, sus vivencias, incluso relacionados con su profesión, la química. En estos relatos encontramos todo tipo de temas como los experimentos que tuvieron lugar en muchos campos de concentración, y que está muy bien explicado, encontramos historias ficticias, y otras que nos explican como al callar lo sucedido te haces cómplice del dolor. Destaco la narración del autor, ya que me parece real, sutil y sin entrar en demasiados detalles. Por último resaltar la manera en que nos transmite lo que sentían las victimas de estos hechos, dolor, rabia pero sobre todo curiosidad. Seguiré leyendo los maravillosos testimonios de Primo Levi.
-Hace años le escribí una carta: le decía que si Hitler consiguió el poder, devastó Europa y llevó a Alemania a la ruina fue porque muchos buenos ciudadanos alemanes se comportaron como él, intentaron no mirar y callaron cuando vieron.
10 racconti e 2 poesie, ognuno di questi offre un punto di vista diverso su quella che è stata la maggiore tragedia del '900. Ogni racconto è un microcosmo a sè stante, incursione nella memoria di Levi e in quella collettiva. Questa raccolta non ci offre un insegnamento definito, ma ci mostra in che modo dobbiamo porci per poter analizzare e interrogare cose che ancora non conosciamo. Le riflessioni sulla condizione umana, sull'animo degli uomini che riempivano le fila di entrambi gli schieramenti, i vinti e i vincitori, non smettono mai di stupire e di farci aprire gli occhi sul mondo.
Questa raccolta di racconti costituisce un ottimo primo approccio a Levi, il tema dei Lager e l'esperienza personale dell'autore infatti impregnano ogni singola pagina, ma in maniera più delicata e velata.
Auschwitz, città tranquilla è una raccolta irregolare e volutamente frammentaria. Non tutti i racconti mi hanno colpita allo stesso modo, e in generale faccio sempre un po’ fatica con le raccolte, ma nel complesso è un libro che ho trovato necessario.
Primo Levi alterna memoria diretta, allegoria e fantascienza per interrogare ciò che Auschwitz continua a produrre anche dopo la sua fine, la zona grigia, l’indifferenza, la responsabilità individuale, il fascino persistente delle ideologie. Non cerca sempre l’emozione, spesso sceglie il pensiero. Ed è proprio andando oltre la superficie che questo libro mostra la sua forza.
Non è un libro compatto né consolatorio, ma un testo che continua a porre domande al presente. Consigliato a chi ha già letto Levi e vuole approfondire il suo sguardo più complesso e meno immediato.
Per me raccogliere questi racconti di narrativa di Primo Levi in un unico volume é stata una buona idea da parte del suo editore. Il volume é sottile sono meno di 150 pagine e la lettura scorre veloce. Ne consiglio la lettura però solo dopo la lettura di "Se questo é un uomo" così da poter collocare correttamente a livello di spazio e tempo gli episodi narrati da Levi.
Um livro repleto de contos interessantes, contudo apenas me conseguia conectar mais com aqueles sobre ex-companheiros do campo de concentração. Acho que o meu favorito deve ter sido de facto o "A Bela Adormecida no Frigorífico".