Non siamo robuste, siamo grasse. Era robusta l’eterna Fiat Panda Fire, perfetta per ogni strada. Non siamo pacioccone, Totoro lo è. Non siamo tante, non siamo i paciocchini (amicә, se non sapete cosa siano è perché non siamo coetaneә, potete cercare la pubblicità su YouTube). Non siamo morbide, conservate questo aggettivo per divani e materassi. Siamo grasse.
In una società in cui il corpo grasso viene eternamente patologizzato e paragonato a un’epidemia (non abbiamo contagiato nessuno ve lo giuriamo), utilizzare la parola “grassa” senza accezione negativa per noi è stata una liberazione, una rivoluzione. Molte persone ci correggono quando ci definiamo grasse e la risposta che va per la maggiore di solito è “No ma tu sei bella così”. Quando mai abbiamo detto il contrario?
La lettura di questo libro non sarà esattamente rilassante come leggere Marie Kondo, ma del resto neanche essere grassә in un mondo grassofobico lo è. Le umiliazioni, le offese, le microaggressioni, la nostra passione smodata per fare gli elenchi di queste brutture, ci hanno portato a essere le persone che siamo. Ora lanciamo vaffanculo come stellette ninja. Inarrestabili come Chuck Norris, spietate come Ivan Drago, imperturbabili come la faccia di Nicholas Cage (sì, abbiamo visto tanti action movies con i nostri genitori).
Perché questo è l’unico vero detox che dobbiamo fare, la sola tossina che dobbiamo eliminare: dare un calcio nel culo alla grassofobia fuori e dentro di noi.
Ve lo ricordate Educazione Siberiana? Ma sì dai, quel libro dove si narrava l'infanzia e tutto quel giro di "Criminali Onesti" in transinistra. Gabriele Salvadores ne fece anche un film niente male con John Malkovich. Questo libro mi ha ricordato il libro di Lilin.
Il problema di questo libro non è il libro in sè, tutto sommato niente male. Il problema sono le premesse. Dovrebbe essere un libro sul body positivity e fat acceptance, di fatto invece, per me è stato qualcos'altro.
Inizia criticando la pesante discriminazione delle persone grasse. E qui ragazzi, niente da dire. Nessun tipo di discriminazione deve essere tollerata, nella maniera più assoluta. Che sia di sesso, religione, colore, orientamento sessuale o qualsiasi altra cosa. Il libro però parte anche subito mettendo diciotto mani avanti. Occhio, vi dice, che se non vi stanno bene le cose che diciamo o ci fate delle obiezioni siete dei maschi bianchi etero a favore del patriarcato. Per cui, siccome siamo fiere di essere grasse, supportiamo le associazioni che «fanno irruzione ai convegni sulle diete e in qualunque altro luogo ritenesse di oppressione con l'intento di disturbare e di provocare»
mh
Poi si passa a rompere i coglioni a chi dice alle persone grasse che forse dovrebbero mettersi a dieta. Alle multinazionali che producono pochi modelli di taglie xxl, e a sostenere che anche le persone grasse hanno il diritto di vestirsi come vogliono. E qui per me inizia la confusione.
«LA MAGGIOR PARTE DEI BRAND NON CONSIDERA NEMMENO L'ESISTENZA DELLE PERSONE GRASSE O NON RITIENE IMPORTANTE SERVIRE QUESTA NICCHIA DI PUBBLICO»
Poi ci spostiamo alla televisione e ai film, che sfruttano l'immagine della donna grassa (sì, donna e non uomo perché lui è privilegiato) per farsi delle risate o per stereotiparla come qualcosa di brutto e in cui non vorremmo mai trasformarci. Per poi concludere con il supporto che persone non grasse danno al movimento, e che nella maggior parte dei casi è poco utile in quanto non contribuisce attivamente alla causa. E fanno l'esempio che segue
«Esempio pratico: condividere nel proprio feed di Instagram un quadrato nero per il Blackout Tuesday ma non fare poi attivamente qualcosa per supportare il Black Lives Matter»
Quando poi sostengono che se sei una persona grassa basta pubblicare un selfie per supportare il movimento
«Voi pensavate che scattarsi una foto fosse solo un gesto frivolo o un atto di vanità per collezionare i like di tre quarti della palazzina vostra [...] In realtà questo esempio dimostra che anche scattarsi una foto può aprire un dibattito, accendere una discussione e innescare un cambiamento, ed è una cosa che potete fare anche voi.»
Okay, fatemi fare un bel respiro profondo che forse è meglio.
Allora. Io non sono grasso ma ho il naso storto e le occhiaie. Una volta sono stato da un cliente e mi hanno dato 40 anni. Quando ero alle elementari le bambine mi dicevano fuori dai denti che ero bruttissimo. Alle medie quando qualcuno chiedeva alle mie compagne che cosa ne pensavano di me sapete che dicevano? «Bè Pietro...è simpatico!» Chissà se oggi leggendo le mie recensioni avrebbero le palle di dire la stessa cosa.
Il mondo cari miei, maschi e femmine, grassi e magri, belli e brutti...è un posto di merda. Diciamolo, diciamolo senza problemi. E' così che funziona: deal with it. E se la discriminazione va combattuta in tutto e per tutto, bisogna fare prima attenzione ad individuare cosa lo è e cosa no. Se sono sull'autobus e mi si siede di fianco una persona che pesa 120 Kg mica mi sta sul cazzo perché è grasso. Mi sta sul cazzo perché sto scomodo, that's it. Se non fanno tutti i modelli di maglie nella versione XXL, chiunque abbia una attività vi può dire che semplicemente a loro non conviene. Non ce l'hanno con voi. Se vi stanno sul cazzo le diete perché vi ricordano che forse ne avete bisogno perché pesate 120 Kg perché prendervela con loro? Se siete a posto con voi stesse e vi sentite bene col vostro corpo e la vostra immagine, lasciate che chi ha studiato per fare il nutrizionista e/o il personal trainer faccia il suo lavoro (attenzione: le finte diete del cazzo per spillare soldi alla gente non sono incluse in questo discorso).
E quindi non capisco quale sia veramente il messaggio del libro. Siete incazzate per la discriminazione oppure vi infastidiscono le persone che vi ricordano costantemente che siete grassi? No perché io sono circondato costantemente da persone che mi fanno notare le occhiaie e il mio naso del cazzo, ma la vivo bene. Se mi beccate nel giorno sbagliato vi mando affanculo ma poi finisce lì.
E le due scrittrici hanno anche il coraggio di dire che se sono grasse non è perché mangiano troppo, ma perché ci sono delle patologie che fanno ingrassare indipendentemente dalle calorie assunte. E così i grassi in generale. Almeno non prendiamoci in giro. Non parliamo di micro aggressioni verbali quotidiane per giustificare la frustrazione che ci causano gli altri. Provate a guidare a Milano in ora di punta e poi ne riparliamo.
Siccome un messaggio chiaro io da questo libro non l'ho tirato fuori (perché come sempre ricordo che non ho fatto il classico) provo a darvelo io: se siete grassi e state bene così, io vi ammiro. Perché io sono un presomale del cazzo e 9 giorni su 10 faccio fatica ad apprezzare quello che vedo nel riflesso dello specchio che ho in salotto. Anche se sono un normopeso con la pancetta. Le discriminazioni sono una brutta piaga e purtroppo dovrete affrontarle giorno dopo giorno, così come fanno tutti gli altri che sono discriminati per qualcos'altro (anche se ovviamente il mio naso storto e la mia faccia da tossico è solo lontanamente paragonabile all'obesità). Ma se non vi sta bene, fate qualcosa. Chiedete aiuto, internet è pieno di persone che hanno intrapreso un percorso di quel tipo. Andate da uno specialista. Perché seguire l'onda di un libro che dice che è okay essere così con la scusa che sia contro la discriminazione e poi facendo riferimento più e più volte al femminismo quando c'entra davvero poco nei contesti da voi citati? Solo perchè il libro tratta un tema delicato non significa che pur facendolo male stiate dando il vostro contributo alla comunità.
Ma ovviamente io sono un maschio bianco etero e certe cose non posso capirle. Ma certo.
Da persona che si fa(ceva) il culo in palestra per una forma fisica pressoché accettabile, continuerò ad utilizzare l'espressione «Bella di faccia» perché non la trovo discriminatoria, anzi. Se volete mandarmi affanculo fatelo pure, questo è il Pietrino che scrive sempre le recensioni in modo sincero. Bello o brutto che sia.
Sappiate soltanto che io, da giovane e da adulto, per sentirmi dire una frase del genere, avrei pagato tutto l'oro del mondo.
Peace Off
Disclaimer: Capite le provocazioni e se volete ne parliamo. Se pensate che io sia contro i grassi o il femminismo rileggete meglio la recensione. Ho la mentalità mega aperta e nonostante il tono ho a cuore certe tematiche. Ma a mio modesto parere non è così che si fa.
È uno di quei libri che avrei tanto voluto poter leggere tanti anni fa e/o in preadolescenza. Non significa che non mi abbia dato qualcosa ora, anzi: l'excursus sulla storia del movimento della fat acceptance era qualcosa che attendevo in trepidante attesa, non sapendone molto. E ciò che sapevo purtroppo non lo sapevo accademicamente, ma la metà delle volte era qualcosa che avevo provato, motivo per cui ho trovato capitolo 4 e 8 particolarmente triggeranti, letti da una versione di me che alterava risate a pieni polmoni e occhi velati dalle lacrime. Nonostante ciò, è un libro che consiglierei davvero a chiunque, mi ritengo fortunata di aver avuto la possibilità di leggerlo ed è stato un piacere poter ridere di commenti che all'ascolto non hanno fatto ridere per niente ma che possono essere esorcizzati con la risata (in questo caso, tra sé e sé). Leggere questo libro è stato come fare un regalo a me stessa e sono contentissima di averlo letto come prima cosa oggi.
In una parola: Necessario. Il primo libro in lingua italiana che affronta il tema della grassofobia e della fat acceptance. Affronta le tematiche in modo provocatorio e ironico, mai pesante. Sicuramente è scritto per favorire il primo approccio a queste istanze, per questo la sua lettura risulta molto chiara e scorrevole. Ho apprezzato tantissimo la minuzia della bibliografia e della sitografia perché ho intenzione di fare approfondimenti e saranno molto d'aiuto. Un libro che secondo me dovrebbe leggere chiunque, se compreso e appreso renderebbe il mondo migliore.
Vorrei dare quattro stelle, ma non ce la faccio. Temi importantissimi, che ti fanno sbattare la faccia contro tutte le ipocrisie a cui si vanno incontro nella vita di tutti i giorni, che ti mettono davanti agli occhi quanto la grassofobia sia penetrata dentro di te e che soprattutto ti fanno capire quanti errori ancora si compiono, magari anche in buona fede. E allora come siamo a tre stelle? Ho trovato insopportabile i riferimenti alla pop culture sparati a mille, come a rendere più approcciabile e simpatico il testo, quasi fosse un post lunghissimo di Instagram. A parte che probabilmente avrei alzato le mani all'ennesima citazione sul mondo di Harry Potter accompagnata dall'immancabile parentesi su "però la Rowling è il male assoluto. Cattiva TERF", che okay, tutto vero, ma allora smettila di citare Harry Potter se crea tali scompensi!
Sapevo che, con questo libro, Chiara Meloni e Mara Mibelli avrebbero conquistato posto rilevante nel panorama dei libri in lingua italiana sulla fat acceptance. Quello che non sapevo è che l'avrebbero fatto senza scendere a compromessi. L'ironia e i disegni carini servono - come spiegano le stesse autrici - a rendere un poco meno amara la lettura, ma non vanno a minare i contenuti di questo piccolo prontuario contro la grassofobia. Non si tratta di un racconto delle esperienze vissute in prima persona da Meloni e Mibelli, ma la spontaneità della narrazione permette di comprendere con molta precisione gli scenari che vengono analizzati e, in alcuni casi, di sentirli sulla propria pelle.
È una lettura piacevole, ma non una lettura di piacere. Non aspettatevi un saggio universitario, né un lavaggio del cervello à la Allen Carran, né un diario introspettivo. Si capisce chiaramente che questo libro è uno dei modi trovati dalle autrici per urlare la propria rabbia.
Questo libro, come anche i libri sul vegan ribadiscono purtroppo le ovvietà, ossia che OGNI CORPO MERITA RISPETTO E DIGNITÀ. Detto così sembra riduttivo, eppure sta tutto qui! Perché spesso dietro un assunto del genere c'è sempre un MA: Io non sono razzista MA... Io non ce l'ho con gli extracomunitari MA... Io rispetto i vegani MA... Le persone disabili sono ok MA... Non ho nulla contro le persone grasse MA... ed il libro si incunea e cerca di scardinare tutti i MA del mondo.
Non sono affari degli altri se una persona è grassa, non sta a nessuno dare consigli su come e se dimagrire, non si devono fare battute e considerazioni sul corpo altrui. Punto. Perché mi è piaciuto tanto? Perché per anni mi sono sentita fuori posto, perché da sempre, anche quando grassa non lo ero affatto, sono stata male PER NIENTE! Solo per le paturnie che mi facevo per avere la benedizione da parte del portatore di spada bazzotta corrente. Aaaah che nervi.
Molto intelligente anche la selezione dei capitoli, brave, brave, brave!
Seguo la pagina di Belle di faccia sin dagli arbori, e ho sempre trovato i loro contenuti ottimi. Il libro segue la stessa scia, ma per quanto mi riguarda non mi ha dato molto di più. I contenuti in una pagina instagram per loro natura possono risultare poco omogenei fra di loro, poco metodici; mi aspettavo che il libro potesse sopperire a questa mancanza, invece non ho trovato grandi differenze. Inoltre, ho trovato troppo ridondante e poco agevole l'umorismo e i continui riferimenti alla cultura pop. Mentre su Instagram è stata una mossa vincente e adatta ad un contenuto di cui si fruisce in pochi minuti, nel libro questa caratteristica invece di dare leggerezza mi ha appesantita. Avrei paradossalmente preferito più rigore e metodo. In ogni caso, si trattano di imperfezioni formali, più che comprensibili visto che stiamo parlando di un primo libro scritto da due attiviste. Rimane una lettura più che consigliata a tutti coloro che non si sono mai approcciati al movimento della fat acceptance o della body positivity.
La scoperta dell'opera di attiviste di Chiara Meloni e Mara Mibelli è una delle cose belle che mi ha portato il 2020. Ho adorato questo libro dalla prima all'ultima parola. Non solo per lo stile divertente e scorrevole, ma per l'estrema chiarezza dei contenuti. Desideravo disperatamente un compendio che avvicinasse ciò che avevo letto in relazione al mondo anglofono alla realtà italiana, e contemporaneamente sistematizzasse i concetti sentiti in innumerevoli podcast in un formato consultabile e ri-consultabile, e consultabile ancora, e questo libro fa entrambe le cose, e anche di più. Quello che le autrici hanno fatto è un piccolo e completo capolavoro di grazia colloquiale e termini tecnici, che fornisce strumenti di difesa e di attacco, e che spalanca le porte a un futuro che, lo dico senza vergogna, non ero mai riuscita a immaginare prima.
Letto in meno di due giorni, non ho molto da dire se non un grande GRAZIE a Mara e Chiara. Seguo il loro progetto da tempo e credo che senza il loro aiuto probabilmente buona parte del mio femminismo sarebbe rimasta sterile, vi sono molto grato per tutto❤️
Io a Belle di Faccia voglio molto bene e questo libro è stato davvero una lettura epifanica. L'unico appunto è che ogni tanto i meme diventano troppi, sembra quasi che sia necessario sdrammatizzare per forza, per non far sembrare tutto troppo serio. Ma la questione è serissima e avrei preferito più pesantezza. So gusti.
Andate e leggetene tuttə. È pure scorrevole e accessibile a chi di grassofobia non ha mai sentito parlare, infatti cercherò di spacciarlo il più possibile.
Mi piace partire con le polemiche perché accendono la miccia esplosiva che sonnecchia in me. Le obiezioni più classiche a questo libro sono:
1 avrei preferito che approfondisse più il tema (critica che trovate in qualsiasi recensione, dall'antico testamento all'autopubblicato. Un testo che vuole introdurre un tema ancora poco noto alle grandi masse cosa dovrebbe fare, analisi e introspezione di centinaia di pagine per pochi eletti dall'insaziabile curiosità? Per la cronaca, pur conoscendo già la grassofobia, ritengo abbiano affrontato la questione nella maniera più completa possibile, invitandoci a guardare il privilegio in cui viviamo immersi. 2 Poteva parlare di grassofobia con più eleganza diplomazia (è un problema che avete con le donne che non punteggiano le i con i cuoricini quando pongono l'attenzione su una discriminazione, o siete troppo raffinati per questo mondo ostile? Avete idea di cosa significhi subire piccole e grandi aggressioni, disprezzo e insulti per decenni? Avreste ancora voglia di rispondere lanciando guanti bianchi al vostro interlocutore? Credo tuttavia che il problema di questi lettori e lettrici sia essere messi/e con una certa violenza di fronte alle discriminazioni che per primi veicoliamo ogni giorno: se proprio mi devi dire che faccio lo stronzo e non me ne accorgo, dimmelo con tatto! 3 La comicità era eccessiva e non necessaria (credo che l'approccio deciso e diciamolo, bello incazzato delle autrici, disturbi un sacco di gente abituata a leggere Dio sa cosa. Io ho trovato che rendesse lo stile estremamente godibile e interessante, pieno di metafore che mi hanno divertita enormemente, e mai banale. Non è scontato, soprattutto da parte di attiviste alla prima pubblicazione di un libro. E di libri necessari scritti da gente che nella vita si occupa di altro ne ho letti svariati negli ultimi anni, perciò la cosa mi ha piacevolmente sorpresa. Occorre sottolinearlo ancora una volta: parliamo di discriminazioni sistemiche, di una società che ti nega anche solo la dignità di esistere come persone degna di valore. Cosa vi aspettavate, i cioccolatini? 4 Il saggio rielabora Fat shame di Farrell (che ho in libreria e non ho ancora letto. Tuttavia, mi chiedo, se la questione è circoscritta a un tema specifico come la grassofobia, di cosa vuoi parlare? Dubito, del resto, che lo stile personale, comico e ricco di autobiografia delle autrici sia lo stesso del volume americano). 5 Anch'io sono stato discriminato perché ho il naso storto e le occhiaie/il tono è esagerato e vittimistico (il privilegio, questo sconosciuto! Far prendere male chi ha il culo che brucia era certamente tra gli obiettivi di questa pubblicazione, non parliamo poi dei maschi bianchi etero con la carogna). 6 Mi aspettavo un capitolo sui rischi dell'obesità grave (questo è il mio preferito. Spoiler: forse dovresti ricominciare da pagina 1 e spegnere Netflix).
A me il libro è piaciuto da impazzire, come avrete intuito: diretto, incazzato e capace di fare incazzare, smuove il peggio di noi per costringerci a cambiare il modo di guardarci e di guardare gli altri. Divertente, dallo stile creativo, mai pesante per quanto serio e argomentato, in grado di dare una panoramica completa su storia del movimento, analisi della grassofobia e delle forme di discriminazione, riferimenti alla vita reale e al mondo dei consumi, strategie da poter attuare. Se le reazioni sono queste, significa semplicemente che affrontare l'argomento era dannatamente necessario e la strada è ancora tutta da percorrere. Armate e armati di mazze chiodate, con buona pace dei gentiluomini e delle dame da compagnia.
Sarò una voce fuori dal coro ma personalmente non mi è piaciuto, anche se alcuni concetti erano molto interessanti. L'ho trovato a tratti troppo vittimistico ed esagerato, alcuni concetti sono ripetitivi e senza fondo. Sicuramente le due scrittrici sono persone di cultura e molto informate sulla tematica, però i concetti si potevano spiegare con più diplomazia ed eleganza, questo solitamente lo pretendo anche nei libri scritti da uomini,quindi il mio non vuole essere un commento sessista. Il messaggio è bello,soprattutto quello dell'amare se stessi però personalmente avrei fatto anche un capitolo che parla dei rischi esistenti correlati all' obesita' grave ed anche all' anoressia nervosa, così da avere effettivamente una visione più ampia della tematica. Manca un importante pezzo sui disturbi alimentari. Mi dispiace, ma penso che sia un libro scritto per i follower.
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Sono profondamente delusa da questo “libro”. Sono una ragazza grassa e speravo nelle Belle di Faccia per avere comprensione e per portare in luce in Italia, l’argomento/piaga della grassofobia ma no, non ci siamo per niente. Il libro è praticamente una rielaborazione di concetti presenti nel libro “Fat Shame” di Amy Erdman Farrell (che suggerisco calorosamente) e secondo me c’è poco o niente di loro in questo libro. L’ho odiato e mi ha annoiato dalle prime pagine. Inutile, scritto in un linguaggio elementare e per niente utile alla causa. Non compratelo, ho buttato i soldi e mi sono fatta abbindolare dalla copertina. Unica nota positiva le illustrazioni di Chiara La Scura.
Io a Mara e Chiara voglio molto bene e dopo questo libro anche di più. È un primo e chiaro approccio al mondo della fat acceptance e della body positivity (non rompete sul fatto che stia usando anglicismi perché in Italia se ne parla da pochi anni e i termini sono in prestito dalla lingua inglese in quanto non ne abbiamo altri), tematiche affrontate con ironia e competenza. E il libro termina on una bibliografia di libri/risorse online che mi terrà occupata per anni a venire, ma cosa volete di più?
assolutamente da leggere. lo avessi letto prima. qualsiasi sia il ''volume'' del vostro corpo leggetelo. ho messo in opera un paio di suggerimenti e ho zittito, spero una volta per tutte, mia suocera. lei e il suo buonismo sono state zittite dal mio discorso... molto "pesantemente". leggetelo davvero.
Ripensavo a questo libro. L'inizio è stato interessante ma andando avanti con la lettura ho iniziato a sentirmi a disagio. Troppo aggressivo e pedante. Con l'aggressività di certo non farai cambiare idea ai privilegiati.
Molto interessante, non avevo mai letto nulla di specifico sul tema e sono stata contenta delle riflessioni ma anche della parabola storica sul movimento fat acceptance e body positivity, lo consiglierei a tuttə
Il primo libro italiano a trattare di grassofobia, discriminazione e pregiudizi nei confronti delle persone grasse. Libricino piacevole, propone una divulgazione condita con un’ironia frizzante.
Non è e non vuole essere un saggio accademico ma offre occasioni di spunto preziosi anche per le menti più scevre da meccanismi discriminatori, ma che in diversi modi hanno sicuramente esperito lo stigma della grassezza.
Purtroppo in più di un punto solleva questioni spinose senza poi porvi soluzioni o senza sare risposte ai quesiti che solleva. Mi piace il tono rivoluzionario ma non amo il tono vittimistico e il punto di vista dell’oppresso che si ribella a un oppressore. Nonostante questo, il libro mi ha aperto gli occhi, oltre a qualche dubbio e ha cambiato il mio modo di vedere la questione. Mi sento di consigliarlo assolutamente.
Very simple and easy way to better understand the Fat Acceptance and Body Positivity movements from the 60/70s to 2021. The authors are reallyt fun and inclusive, using the schwa to include non binary and transgender pals.
It is also good since it is full of movie quotes to relate to while you are reading in order to entertain. Also lots of inclusive drawings!
Grazie Chiara e Mara, volevo leggere il vostro libro da quando è uscito e le mie alte aspettative sono state pienamente soddisfatte.
Indubbiamente uno dei libri più belli che abbia mai letto. Tocca davvero tutti i punti fondamentali per comprendere e fare propri i problemi legati allo stigma del corpo grasso. Chiara e Mara sono due visionarie e affrontano tematiche estremamente serie e delicate con un' ironia tutta loro. Ogni parola sa di rivoluzione.
È un buon libro informativo iniziale per chi vuole essere più consapevole riguardo le discriminazioni che la maggioranza delle persone nemmeno considera come tali. Ripercorre un po' la storia del movimento dandoci anche qualche info su body positivity e fat shaming e tutto ciò che ne decorre. Ovviamente essendo le due autrici donne hanno delineato la narrazione incentrandola di più sul punto di vista femminile con il loro vissuto e esempi pratici e attuali, peccato perché mettendoci anche gli altri generi discriminati avrebbe acquisito più spessore (del resto non è proprio grazie a loro se il movimento ha ripreso vita a un certo periodo?). Mi piace perché è il solo libro che ho letto a parlare di fatphobia e di quello che effettivamente capita ogni santa volta a chi ha un fisico che non rientra per nulla negli standard e nemmeno si avvicina. Ho letto molte ovvietà che già conoscevo per il semplice fatto che seguo persone che ne parlano spesso quindi da un certo punto di vista ho sentito un lieve senso dal sapore "sì, lo so già, va avanti dimmi qualcosa che non so" ma questo è un problema mio mica loro. Un'altra cosa che non mi fa impazzire è lo stile da post sui social usato per la narrazione, del resto è proprio da lì che viene questo libro, e avrei preferito qualcosa di un po' più curato e pesante (specie per triggerare le persone che credono che sia un libro che promuove obesità e discrimina i poveri maschi cis etero basic in toto) Perfetto per iniziare a informarsi e togliere un po' il prosciutto dagli occhi, inoltre nelle pagine finali troviamo tutte le fonti per approfondire.
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A tratti non ho molto apprezzato lo stile di scrittura, ma la tematica affrontata è talmente fondamentale che ho deciso di sorvolare. È un libro necessario. Allo stesso tempo dei passaggi sono da prendere con le pinze, perché troppo legati ad un’esperienza di vita di specifiche persone grasse ed è palpabile il rancore che le autrici portano nei confronti di certe persone/situazioni. Parlare “di pancia” è un’arma a doppio taglio e le parole lette in questo libro sono sicuramente da soppesare partendo da questa premessa.
Ah, e le tre stelle non sono quattro perché i riferimenti perenni alla cultura pop mi hanno esasperato durante tutta la lettura. Non sono divertenti e sono estremamente superflui in un libro che poteva essere la svolta per la battaglia alla grassofobia.