Un classico della letteratura di viaggio che ci accompagna nella magia del Giappone e la fa risuonare dentro di noi, un libro incantato che svela un mondo di armonie segreteIn un giorno di fine giugno, al culmine della stagione delle piogge, Alan Booth parte per un’impresa mai tentata percorrere il Giappone a piedi, da un capo all’altro delle due isole estreme, da nord a sud, da Soya a Sata, coprendo una distanza di oltre 3000 chilometri. Sata è il capo dell’isola più a sud tra le quattro principali del Giappone. Ma è molto più di un rappresenta una sfida, un limite estremo ma anche un simbolo di un Paese cangiante che, tra luci e ombre, viaggia sempre sul filo tra antichità e progresso, tra spiritualità e ipermodernità.Perché durante questo viaggio su vie secondarie e poco battute, Booth – un vero animale da città, cresciuto a Londra e residente a Tokyo – scopre un universo incredibile e diverso e impara che le generalizzazioni, e dunque «i giapponesi», non esistono. Gli abitanti dell’arcipelago infatti sono «più di 120 milioni, hanno da zero a centodiciannove anni, popolano un territorio che si estende per ventuno gradi di latitudine e ventitré di longitudine e svolgono professioni che vanno dall’imperatore al guerrigliero urbano». Tra ryokan scalcinati, strade battute dal sole, montagne sacre e scogliere sferzate dal vento, l’autore apre una finestra sul Giappone più autentico. Quello che scopre è un universo magico, impregnato di valori antichi e tensioni mistiche – come quella tra giri, «il dovere» e ninjo, «le umane emozioni» – che convivono come molte anime nel popolo giapponese e nella sua natura straordinaria.Un viaggio a piedi in un Giappone magico all’insegna dell’amore per la scoperta e della capacità di stupirsi, per perdersi e ritrovarsi nel panorama luminoso e sfaccettato dell’umanità e del paesaggio nipponico.
Alan Booth was born in London in 1946 and traveled to Japan in 1970 to study Noh theater. He stayed, working as a writer and film critic, until his death from cancer in 1993.
" ... Farò meglio a partire presto. Deve prendere un autobus? No, vado a piedi. Deve fare tanta strada? Tutto il Giappone. ... " Il racconto di un viaggio lungo centoventotto giorni tutto svolto a piedi incurante delle condizioni climatiche o di salute da un estremo all'altro del Giappone. Ho apprezzato questo libro perchè e una storia non di sole ombre: inquinamento, spazzatura lasciata ovunque, aperta ostilità nei confronti degli stranieri ma nemmeno di sola luce: bellezze naturali incomparabili, profondo senso di ospitalità, ho trovato una fusione di entrambe esattamente come è la realtà con i pro e i contro senza enfatizzare nè gli uni nè gli altri, un atteggiamento non facile da adottare. Commoventi le pagine su Hiroshima, ma non poteva che essere così. Chissà come sarebbe il viaggio affrontato ora!
Splendido libro di viaggio, diverso dai soliti. Il protagonista sceglie di percorrere oltre tremila chilometri a piedi partendo dal punto più a nord del Giappone per arrivare al punto più a sud, Capo Sata. Ma non lo fa scegliendo le vie battute, decide di addentrarsi per sentieri sperduti, in cui si perde, o costeggiare la costa o salire gli altopiani disseminati sul percorso. Un viaggio di vita quasi, dove conosce le popolazioni più rurali, dove vede la povertà e non il lusso sfrenato o la tecnologia con cui pensiamo spesso al paese nipponico, dove partecipa a balli e feste di paese, dove si ferma in ryocan sperduti e quasi disabitati. Commovente la parte dove passa per Hiroshima, dove sembra di rivivere la catastrofe atomica. Bello ed emozionante, un viaggio intrapreso per capire il Giappone ma chissà se il Giappone si riuscirà mai a capirlo... Amato e consigliato.
Incredibile viaggio nel Giappone degli anni 70. Mi sono ritrovata in molte situazioni imbarazzanti descritte, dovute alla scarsa capacità dei giapponesi nel relazionarsi con gli stranieri. Purtroppo quella che emerge è un'immagine infelice di questo paese e dei suoi abitanti, e nonostante racconti di diversi incontri positivi e momenti di grande umanità, gli viene dato secondo me poco spazio e respiro. So che il Giappone ha e avrà sempre (come tutti i paesi) molti lati negativi, e che è un paese difficile per uno straniero, ma di esso ho tantissimi bei ricordi; l'autore mi sembra sempre molto critico e pare alla fine che l'esperienza non sia stata così gratificante per lui. Avrei gradito più insight su usi e costumi del Giappone. E trovo assurdo pubblicare un racconto del genere senza neanche uno straccio di foto.
Un libro di viaggio molto interessante, rapido e asciutto nelle descrizioni ma capace di far intendere molto di più di ciò che è scritto. Lo humor inglese che accompagna il racconto è sicuramente un tratto distintivo e il rispetto per tutte le diverse identità trovate durante il viaggio rende questo un ottimo libro.