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Splendi come vita

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Splendi come vita fa quello che fa la letteratura alla sua massima potenza: ridà vita a ciò che non c'è più, illuminando di riflesso la vita del lettore. Ma lasciamo che a parlarne sia l'autrice.
«Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile».
Maria Grazia Calandrone

224 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2021

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Maria Grazia Calandrone

35 books77 followers

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1 star
30 (3%)
Displaying 1 - 30 of 113 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,082 reviews638 followers
March 2, 2021
Un’autobiografia dalla prosa asciutta in cui irrompe la poesia, per curare le ferite che affondano le loro radici in un tempo lontano:

“Non sembrano premesse favorevoli a scagionarsi dalla constatazione d’essere vivi. Ma la vita ci ignora, ignora soprattutto i pregiudizi e l’ovvio. Tutto cicatrizza, a nostra insaputa. Le ferite si aprono e si chiudono come valve nel fondo del mare della dimenticanza, gli episodi sommersi lampeggiano, mentre la nostra superficie agisce, compra una giacca di velluto liscio color granata, fa benzina. Mentre scendiamo dall’autobus con le buste della spesa il mare, sotto, muove la sua misura gigantesca, manovra le sue leve nell’olio azzurro del Tempo. E noi, in alto, splendiamo. E le parole vanno via da noi, semi sparsi come costellazioni nell’aria trasparente del mattino. Le parole ricordano tutto, quello che non sappiamo di ricordare. Per ciò, affidiamo loro la memoria. Per poi dimenticare, ancora e ancora, ripassare il raschietto sulla cera dei giorni. E le parole vanno via da noi, dalla cera impassibile dei nostri volti, e attivano le leve submarine di altri esseri umani, uguali a noi. Che splendono, talvolta, come noi splendiamo. Senza saperlo.

Nel leggere questa storia vera, ho provato tenerezza per Figlia (sempre!) e rabbia per Madre (quasi sempre).
Perché in quel legame tra figlia (adottata) e madre (adottiva) c’era un po’ del legame che caratterizza tutti i legami tra madre e figlia.
Una domanda mi ha assillata per tutta la lettura:
Perché?
Perché quell’amore salvifico iniziale si è trasformato in disamore?

“Ognuno organizzi il suo rifugio nello scenario dell’Inferno.”

La scrittura come terapia del dolore.
La scrittura come cura per guarire da quell’amore storto ricevuto che piano piano ha avvelenato il cuore.
La scrittura come ponte per riconciliarsi con il proprio passato.

“Provo un dolore spesso e senza rimedio. Il dolore del Tempo, perduto per sempre. Chi non lo conosce? In esso confluisce un’intelligenza inattesa, l’evidenza di quello che siamo, in questa camerata, casuale come il mondo: universi contigui, ciascuno col suo monolito di dolore e gioia, sconosciuto a se stesso. Ciascuno col suo diritto. Quel che riguarda me, riguarda tutti. Devo trovare il modo di sfondare il guscio, l’astuccio, il carapace, la concrezione mortale, che contiene ciascuno e, così contenendo, ci divide. Devo arrivare al cuore radiale della vita, all’infinito dentro le persone – e che lega persona a persona – e tutte queste creature, meravigliose e misere, all’eternità barbara e incandescente delle stelle.”


Nelle pieghe del disamore da parte di Madre, resistono quei germi dell’amore impiantato nel cuore di Figlia che resiste, nonostante tutto.

“Tutto vero, fin che lo crederà: chiunque si dispone a non amare chi non ha l’impudicizia di amare se stesso e si espone all’amore e al disamore altrui come senza ferita, o intelligenza.
I non amati sono mesti sovrani del proprio destino, nel museo vivente della terra.”


Tra 4 e 5 stelle.
La quinta stella me l’ha strappata il finale in cui mi sono commossa.
Profile Image for Pavel Nedelcu.
488 reviews116 followers
August 13, 2024
CRINGE

Non ho ben compreso la necessità di scrivere in modo "comico" o comunque quasi satirico di fatti in essenza molto tragici come l'abbandono di una bambina dai genitori in difficoltà e la convivenza con i genitori adottivi, anche loro con problemi perlopiù psichici.

Questo modo distaccato di narrare mi ha allontanato il dolore, il dettaglio del vissuto, l'emozione di ogni scena narrata restituendomi frasi vuote e alquanto alienanti. La voluta comicità sfocia nel cringe aggettivale e avverbiale. Se è stato questo l'intento, tanto di cappello. Personalmente, non ho apprezzato.
Profile Image for Maria Grazia Carrara Gala.
71 reviews6 followers
March 28, 2021
Era da anni che non leggevo un romanzo scritto così bene ! Mi sto dedicando a tutti e 12 i romanzi finalisti per il premio Strega 2021 e credo che questo meriti veramente un premio! Di sicuro merita di entrare nella cinquina .
Al di là della storia è lo stile che affascina :Unico, nuovo, sorprendente !
Usa ogni singola parola come se dipingesse: niente scelte stilistiche “roccocó” ma pennellate semplici chiaroscuro , scatti fotografici di Kodak istantanee .
Geniale .
Profile Image for Andrea.
20 reviews
April 10, 2021
Con questo libro che, come si afferma nella Nota a conclusione del volume, “si è scritto da solo nel cuore del giugno 2020”, l’autrice ripercorre le tappe di quella che è stata probabilmente la storia d’amore più grande della sua vita, quella per la madre adottiva.

Definito “romanzo” in copertina, forse in un tentativo di normalizzarlo per il pubblico vasto dei lettori ‒ salvo poi dover giustificare subito dopo, in una Nota dell’editore, gli “a capo inattesi” che compaiono qua e là ‒, il testo è preceduto da un esergo che è anche una dedica e uno sdebitamento: “Ti accompagno a parole, perché a parole sono nata da te”. L’autrice, con questa narrazione, accompagna la madre ora che non c'è più, così come ne è stata accompagnata sin da quando, con la sua parola (adottandola), la madre le ha donato per l’appunto una seconda vita.

A distanza di anni dunque dalla scomparsa della madre adottiva, forse su sollecitazione e sicuramente grazie all’incoraggiamento di alcuni amici, critici e funzionari editoriali, magari complice anche la stessa sospensione causata dalla pandemia, l’autrice tratteggia a grosse pennellate ‒ con una capacità di sintesi, progressioni ellittiche e icasticità prestate sicuramente dalla sua pratica poetica ‒ i punti salienti della propria biografia: l’abbandono della madre biologica (poi morta suicida); l’incontro con la madre adottiva e le sue paure, che la spingono a rivelare a una bambina di 4 anni che è stata adottata prima che questa abbia gli strumenti necessari per elaborare una simile rivelazione; la figura di “eroe comunista” del padre adottivo, anche lui presto venuto a mancare; l’infanzia e l’adolescenza di una bambina-maschiaccio votata a proteggere una madre che comincia invece ‒ come conseguenza di un crescente disagio mentale ‒ a ritrarsi e a incolparla di tutto (furti, percosse), fino a rinchiuderla in collegio dalle suore prima, e ad allontanarla poi in quanto ai suoi occhi quasi una ribelle debosciata (siamo alla fine degli anni `70); per finire, negli anni ‘80, la protagonista che pare trovare una sua dimensione, per quanto bizzarra, come amica e parte dell’entourage di una Ornella Muti all’apice della carriera, alla quale era riuscita a farsi rocambolescamente presentare.

Tenuta a distanza da una madre spesso delirante e che sta progressivamente diventando cieca, la giovane protagonista compie verosimilmente tutta una serie di esperienze su cui però pare essere caduta la scure dell’autocensura: dov’è per esempio la scoperta della sessualità? Forse solo contenuta-allusa in qualche giro di parola arguto o metafora riferita a qualche compagna di giochi o addirittura suora in collegio? Il riferimento alle arance nel testo, e la stessa scrittura mi hanno fatto pensare al notevole romanzo autobiografico “Non ci sono solo le arance” di Jeannette Winterson (fra l’altro, anche lei adottata da piccola), che racconta la formazione di una ragazzina ribelle e omosessuale. Tuttavia, questa potenziale affinità viene bruscamente quasi contraddetta verso la fine quando, facendo riferimento alla vita adulta della protagonista come scrittrice ormai affermata, si accenna a un compagno e a dei figli.

Si richiamano anche in questo libro, come in quello della Barone e di Bajani,* Aldo Moro e Pasolini: mi domando se sia solo una coincidenza, oppure il romanzo della Barone (o un altro antecedente) abbia “lanciato la moda” di rivisitare quegli anni e quelle importanti figure pubbliche, oltre alla pratica di dedicarsi (indulgere?) a recuperi memoriali familiari.

Per quanto concerne la struttura del libro, questo si compone di una serie di capitoli, frantumati in paragrafi spesso isolati al centro di una pagina, per dar conto delle ampie ellissi temporali. I paragrafi, a loro volta, spesso si limitano a un’unica proposizione, e coppie di parole, talvolta in veri e propri enjambement, paiono lì lì per tramutarsi in versi. Sono presenti anche alcune fotografie e disegni verosimilmente dell’autrice da bambina e poi ragazza, che se servono a rimpinguare l’esile testo e facilitano il compito al lettore, tuttavia a mio parere è come se demandassero alle immagini quanto le parole invece potrebbero-dovrebbero rendere efficacemente e contribuiscono anche all’impressione che ci si trovi di fronte a un altro libro “auto-indulgente”.

Dopo essere stata manipolata, stesa e tirata per quanto possibile quasi fosse l’impasto di una pizza fino a distendersi in una parvenza di narrazione, alla fine, la parola poetica si riprende il suo spazio e si scioglie in canto, in due vere e proprie liriche che, perfettamente preparate e illustrate da ciò che viene prima, costituiscono sicuramente uno dei momenti più felici di questo testo.


*Marta Barone, “Città sommersa”, Bompiani, 2020; Andrea Bajani, “Il libro delle case”, Feltrinelli, 2021.
Profile Image for Gabril.
1,063 reviews265 followers
November 15, 2021
«Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile».

(Maria Grazia Calandrone)

Scrittura originale e contenuto forte. Un intreccio di intensità che costituisce la dolorosa bellezza di questo racconto.
Profile Image for Cic il ciclista stanco.
52 reviews37 followers
May 29, 2024
Dopo averlo letto ho voluto ascoltarlo in audiolibro, letto da Maria Grazia Calandrone stessa: è stato come vedere un film in bianco e nero e poi a colori, come vedere una foto di una statua di Canova e poi vederla dal vero, girandoci intorno, avvicinandosi, allontanandosi, guardando sotto varie angolazioni per osservare come la luce gioca con il marmo. Una assoluta meraviglia.
Profile Image for Lucia.
31 reviews2 followers
November 1, 2021
Per alcuni un esecizio di stile: poesia che si traveste da prosa ma che commuove e questo per me basta per la valutazione.
Profile Image for Sara.
100 reviews43 followers
May 17, 2021
Straziante, sono 3.5 arrotondate per (meritato) eccesso.

Un attimino per metabolizzare e poi ne parliamo.
Profile Image for _nuovocapitolo_.
1,158 reviews34 followers
September 9, 2024
"Splendi come vita" fa quello che fa la letteratura alla sua massima potenza: ridà vita a ciò che non c'è più, illuminando di riflesso la vita del lettore. Ma lasciamo che a parlarne sia l'autrice. «Splendi come vita è una lettera d'amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c'è una ferita primaria e la madre non crede più all'amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente "vedere" come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile» (Maria Grazia Calandrone).
Profile Image for Lucia.
106 reviews14 followers
February 12, 2021
“Sono caduta nel Disamore a quattro anni, quando Madre rivelò Io non sono la tua Mamma Vera... ricordo con viva e smagliante esattezza l’interminata ossessione della mia infanzia, invece terminata. Ossessione che dilagò al di là del tempo consentito alle provvisorie (e talvolta provvidenziali) fissazioni infantili: il terrore che Madremammavéra morisse”.
Nel ripercorrere la propria storia di bimba dapprima orfana di due amanti adulterini che si sono tolti la vita gettandosi nel Tevere, poi di figlia adottata da una coppia di coniugi di mezza età senza figli, Maria Grazia Calandrone scrive questa splendida lettera d’amore alla madre adottiva: “quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria “madre”, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile”.
Profile Image for Giulia Papalia.
353 reviews54 followers
May 16, 2021
Maria Grazia Calandrone scrive la sua storia nel giugno 2020, parlando di (e ad) una madre adottiva dalla quale ha tratto l’Amore – che ha reso questo libro così bello.
Quando ha quattro anni, Madre (come ce la presenta l’autrice) le confessa di essere stata adottata interponendo fra le due un distacco tutto frutto della mente dell’adulta. La bimba dal canto suo brilla di devozione per la Mamma (come la pensa l’autrice), la difende in cerca di affetto e attenzioni, vorrebbe annientare il suo dolore che si rivela indistruttibile; la Calandrone parla di Disamore e scrive da donna diventata adulta ad una madre che prima di tutto è come lei una donna adulta, con le sue fragilità e le cattiverie che ne possono scaturire, facendo emergere una luminosità inaspettata che splende al di là dei sentimenti negativi, del dolore, al di là dell’abbandono e della morte.
Profile Image for Il pesciolino d'argento.
162 reviews25 followers
March 31, 2021
Recensione completa qui 👇
https://www.ilpesciolinodargento.it/s...

Vi ricordate come diceva Jerry Calà? "Metonimia", "doppia metonimia", "metonimia coi secchi"! Non era proprio così? È che la lettura di "Splendi come vita" mi ha davvero intontita. Volete provare anche voi l'esperienza di stordirvi senza usare né droghe né oggetti contundenti? Be', prima leggete la recensione, poi decidete...
Profile Image for Sara Morelli.
736 reviews80 followers
April 26, 2021
È difficile dare un'opinione su qualcosa di così intimo e personale, quasi non mi sentivo in diritto nemmeno di leggerle le parole di Calandrone. "Splendi come vita" è una lettera alla madre, un collage di ricordi e sentimenti; è un libro che è stato scritto con il cuore. L'autrice dà voce alle proprie emozioni con un linguaggio lirico, poetico, a mezza via tra il verso e la prosa. Sarà per la brevità del romanzo, per uno stile non proprio nelle mie corde, fatto sta che il libro non mi ha colpito come avrebbe voluto.
Profile Image for Virginia.
299 reviews33 followers
May 13, 2021
L'autrice dice che è un libro che si è "scritto da solo", e capisco cosa significa, capisco il bisogno di ricordare senza pensarci troppo. Ma onestamente a me personalmente il risultato non è piaciuto molto, penso non mi abbia trasmesso i sentimenti che volevano essere trasmessi, l'ho trovato molto più freddo di quanto mi aspettassi, e a tratti anche noioso. Sarà credo che a me piace un tipo di scrittura semplice, senza troppi artifizi retorici, mentre la prosa di questo libro è molto simile a una poesia, non così scorrevole da leggere.
Profile Image for Marianna.
174 reviews17 followers
September 4, 2021
LA MAMMAVÉRA

“Le parole sono la parte più concreta della materia.
La materia è uno scherzo ben riuscito.
Le parole non sono mai completamente pulite.
Le parole non dimenticano la materia dalla quale evaporano, ma non ne hanno alcuna nostalgia”

Ed è con le parole, stavolta scelte per un romanzo, la sua prima opera narrativa, che la poetessa Maria Grazia Calandrone dichiara il suo amore verso la sua mamma adottiva, che lei vuole chiamare Mammavéra, tutto attaccato, proprio così.
Licenze poetiche, licenze di pausa, a capo inattesi, voluti dall’autrice. Stile sincopato che mi piace tantissimo. Scrittura tagliente, che sa farsi delicata.
Una narrazione in prima persona che, dopo le prime pagine in cui l’autrice presenta i suoi genitori, procede spesso per salti temporali, con piccoli quadretti, ricordi sparsi, come se stessimo sfogliando un album di fotografie messe a volta alla rinfusa. E in questo cammino la Calandrone ci accompagna con la sua voce mista di nostalgia e anche di orgoglio.
Dopo quasi cinquant’anni di silenzio, la nostra poetessa consegna al mondo i ricordi della donna che l’ha adottata, Consolazione, detta Ione, del loro rapporto di Amore che diventa poi Disamore, quando lei decide di rivelare alla figlia, quando aveva solo quattro anni, di non essere lei la Mamma Vera.

“Sono caduta nel Disamore a quattro anni, quando Madre rivelò Io non sono la tua Mamma Vera. Quella di Madre fu una decisione anticipatoria, d’amore ansioso: aveva letto sul giornale la notizia del suicidio (un altro! che cortocircuito nella mente di Madre!) di una diciottenne che, nel predisporre le carte per il proprio matrimonio, aveva scoperto d’essere stata adottata e si era tolta dalla vita. La ragazza doveva aver sentito sabotate le radici della propria identità. Il futuro che stava fondando, in lei valeva meno del passato. Le persone sono strane. A quattro anni, non ero probabilmente prossima al matrimonio, né avevo intenzione di richiedere documentazione alcuna circa la mia propria ascendenza: quello di Madre fu uno scrupolo decisamente precoce, ma ho sempre compreso con sincera adesione il conflitto che la indusse in errore”.

Questa rivelazione ebbe peso solo sulla vita di Ione, sui suoi nervi e le conseguenze sono sotto gli occhi del lettore.
Da quel momento qualcosa si ruppe nel loro rapporto, da parte della madre

“…non credette più al mio Amore. Come chi si sia frettolosamente denudato e non possa più tornare indietro. Quello che è stato visto, è stato visto”.

Tra le pagine fotografie, ritagli di giornale, frasi di canzoni, ricordi di eventi epocali (nube tossica partita dall’ICMESA di Meda, seguita dieci anni dopo da quella di Chernobyl), l’incontro con Ornella Muti.
Nessun periodo lungo, se non pochissimi. Capitoli brevi, momenti intensi tratteggiati, dichiarazioni d’amore incondizionato verso quella mamma professoressa, così sorridente in quelle fotografie mentre stringeva a sé la piccola Maria Grazia.
Leggendo questo libro, e anche ascoltandolo (su audible potete ascoltare la voce della Calandrone, è lei stessa che legge) con quelle pause ad effetto, quelle parole scelte al posto di altre, ho pensato a quei colpi di pennello che gettano sulla tela una macchia di colore che a poco a poco con l’acqua si apre ingrandendosi, mostrando tutte le sfumature che la sola pennellata, all’inizio, non rivelava.

Profile Image for Chiara F..
604 reviews47 followers
July 22, 2023
Meno intenso di “Dove non mi hai portata” di cui sarebbe naturale prosecuzione pur essendo stato scritto prima del sopraccitato.

Calandrone conferma la sua matrice poetica di cui intride il libro, inserendo una nostalgica colonna sonora degli anni della propria formazione, un ritratto su carta delle vivide esperienze vissute da figlia adottiva di una madre complicata, che nel tempo ha sviluppato una forma di nevrosi che l’ha gradualmente trasformata da attenta ed affettuosa a maniacale e ossessiva.

Eppure la riconoscenza e l’assoluzione sono protagoniste tanto quanto le vicende familiari a dimostrare che l’amore filiale, anche se non biologico, vince su tutto.
Profile Image for Amanda Rosso.
348 reviews29 followers
March 24, 2021
Maria Grazia Calandrone è stata adottata a soli otto mesi, dopo che la madre biologica si è tolta la vita per la vergogna di una relazione extraconiugale (molto probabilmente per l'impossibilità di provvedere alla sua sopravvivenza che questa vergogna ha provocato). La Madre e il Padre sono personalità in vista della scena politica e culturale romana degli anni '60, e quella che appare a prima vista come una narrazione fulminea del rapporto fra una figlia e sua madre diventa territorio di esplorazione filosofica, morale, politica, etica, psicologica ed esistenziale, non solo dell'infanzia e dell'adolescenza, della vita adulta di Calandrone ma dell'Italia stessa.

Le biografie evocano tomi, libroni di date e informazioni, dettagli di emozioni ed eventi imprescindibili. Si cerca di ricostruire il senso di un'esistenza che è più della somma delle esperienze che la costellano, ma in mancanza del senso ci si concentra sui dettagli.
Calandrone, nella sua vocazione di poeta e d'artista, affascina, rapisce e scuote, con un linguaggio metaforico, fulmineo, lirico e potentissimo, una prosa affilata e meticolosa, e una ironia tanto più infuocata quanto più intessuta nella trama stessa di una storia che di buffo non ha nulla, se non l'inevitabile commedia che palpita nel petto stesso della tragedia.

Con una maestria che si fa ipnotica, uno sguardo limpido e partecipe e uno stile luminoso e asciutto, Calandrone si immerge nei meandri dell'identità, delle parole, del senso, del tempo, della malattia, la sofferenza, la morte e la perdita, con una ricchezza di dettagli che infonde alla sua storia e alla Storia d'Italia la nostalgia tattile di un ricordo solido e ancora pulsante. Fulminante e imperdibile.
Profile Image for Cristina.
874 reviews38 followers
May 31, 2021
Premetto: la poesia non fa per me. E in questo caso ciò influisce pesantemente sulla mia opinione relativa a questo libretto.

Detto questo: sto qui non è un romanzo.
Non lo è per la lunghezza del testo, a mio avviso più da racconto che da libro (come siano riusciti a stampare 224 pagine con così poche parole è un magheggio che non comprendo ma che ammiro basita), non lo è per come è scritto, che è a metà tra prosa e poesia, e secondo me non rende giustizia nè a questa nè a quella.
Sicuramente il limite è mio.

La mia opinione potrebbe cambiare se il libro lo leggessi, un giorno, invece di ascoltarlo come ho fatto? Boh, può essere. Tuttavia la lettrice è la stessa autrice e quindi pause, frasi a effetto, cadenza, declamazione, spezzoni di frasi cantate penso siano quelle che devono essere e non interpretazione errata.

Se mi esprimessi sulla base delle prime impressioni questo libro sarebbe un NON FINITO/ABBANDONATO, per irritazione viscerale all'enfasi della lettura. L'autrice ha una voce chiara e piacevole, sicuro, è l'enfasi giuro che mi ha esasperato. Forse un testo così intimo era meglio affidarlo a qualcuno che l'avrebbe letto con più distacco. Boh. Non lo saprò mai.

In ogni caso ho perseverato, e alla fine non posso dire di non aver empatizzato con l'autrice di cui si percepisce il dolore, la sofferenza vissuta per un doppio abbandono materno, l'amore testardo, sino all'autolesionismo, verso la madre adottiva, la cura feroce verso chi ci maltratta, ci ama male, ci si rivolta contro.

Come libro però per me è un no.
Profile Image for La contessa rampante.
154 reviews94 followers
May 26, 2021
3 STELLE E MEZZO

"Ti accompagno a parole, perché a parole sono nata da te”.

È con le parole, utilizzando la veste poetica e travestendola da lunga lettera, che Maria Grazia Calandrone racconta il complesso rapporto d'amore e disamore tra lei e sua madre adottiva.

Leggendo "Splendi come vita" si passano in rassegna tutti i momenti più importanti dell'esistenza di Calandrone, raccolti nella sonorità delle parole, in quell'emozione comunicata ai lettori tramite l'armonia, e in quelle foto di cui è corredato il romanzo, che a differenza del tempo della vita che ormai è trascorso, restano così fissi e congelati, quasi a difendere quello che è stato e non è più.

E forse è proprio in memoria della sua vita, dei dischi ascoltati e dei film visti con il padre Giacomo, delle famose canzoni degli anni '70 che sono state la colonna sonora della sua giovinezza, di quella madre che tanto l'amava, ma che non l'ha mai compresa fino in fondo, che l'autrice ha deciso di mettere nero su bianco i suoi ricordi, così che non le sfuggano con il tempo.
343 reviews10 followers
May 9, 2021
È difficile trovare le parole per parlare di un libro la cui autrice usa le parole in maniera meravigliosa per narrare la propria storia di bambina abbandonata dalla madre naturale, accolta in una casa piena di amore, da una madre altrettanto vera che piano piano però scivolerà nel Disamore (con la lettera maiuscola come lei lo scrive). L’autrice è un poeta che scrive in prosa come se fosse poesia restituendoci così tutto il proprio dramma, tutti i propri sentimenti, tutto l’affetto per una madre che la rifiuta e con la quale continuerà fino alla fine a mantenere sempre un rapporto vero mentre la vita continuerà a trascorrere, insieme ai fatti, alla storia, alla musica, alla letteratura di ogni tempo vissuto.
Per me lo Strega ha già la sua vincitrice, un libro che ti si piazza dentro e non ne uscirà.
Profile Image for Valitza.
157 reviews3 followers
August 27, 2021
Libro autobiografico che è una via di mezzo tra una lettera e un racconto, tra poesia e prosa.
Mi è piaciuto moltissimo lo stile, che però ho trovato complesso, bisogna leggere molto attentamente e personalmente parecchie volte ho riletto alcuni passaggi per meglio comprendere... ma è come una lunga poesia e l'ho trovato affascinante.
La storia è molto drammatica: la figlia adulta parla e racconta della sua madre adottiva che è afflitta da una fortissima depressione e purtroppo per tutta la vita combatterà per dimostrare a sua mamma un amore mai capito e forse accettato.
Bello perché affronta due temi di cui si parla troppo poco:
- non tutte le maternità sono uguali e essere madri ha invece infinite sfumature
- la malattia mentale, la depressione, che è purtroppo un abisso infinito.
Profile Image for Utti.
516 reviews35 followers
May 9, 2021
Secondo episodio di "Silvia e il premio Strega 2021".
Questa volta non ho dubbi: per me è no.

Dare forma al dolore è qualcosa di intimo, che ognuno fa in modo diverso (uno dei modi è quello di "Due vite" di Emanuele Trevi che ho letto subito prima). Ma il modo scelto da Maria Grazia Calandrone, per me, è no. Non sopporto i libri fatti di istantanee smozzicate, un po' come "Gli anni" di Annie Ernaux.
Ho capito che ho bisogno di essere accompagnata nelle cose, di essere guidata nella comprensione degli altri.

Maria Grazia Calandrone elabora il dolore buttandoti in mezzo, ma non riesco ad apprezzare il potere delle parole in questo formato. Mi sembra un esercizio di stile.

Non è per me, ma magari c'è chi per gli stessi motivi lo amerà alla follia.
Profile Image for Alberto Palumbo.
321 reviews43 followers
April 15, 2021
Apprezzo la scrittura molto poetica e suggestiva (Calandrone, dopotutto, è poetessa), l’uso delle fotografie e delle immagini per portare su più livelli (anche intermediale, dunque) il confronto con la memoria della Madre (Consolazione, madre adottiva), ma a livello di contenuto alla fine sa di già letto: l’autrice poteva approfondire di più i suoi sentimenti sul fatto di essere figlia adottiva e, visto che parla della sua stessa maternità, tematizzare anche il suo rapporto con i figli ricordando il suo rapporto con Consolazione. Tuttavia, si salva per la scrittura poetica e l’uso intermediale delle immagini: non fosse stato per queste due cose, l’avrei bocciato.
Profile Image for Pretty in Mad.
130 reviews20 followers
June 20, 2022
Non so se definirla un’autobiografia.
In ogni caso mi è piaciuta tanto.
Linguaggio essenziale, pennellate vivide che sconfinano nella poesia, per raccontare una vita non facile, che comincia con una situazione ancor meno facile.
Qui si parla di un rapporto difficoltoso con la madre adottiva, di amore negato, di salute mentale.
Tutto questo senza un lamento, senza cadere nel vittimismo, ma anzi usando un pizzico di sfrontatezza.
Molto intenso.
Profile Image for Titti Scimè.
139 reviews9 followers
April 30, 2021
Purtroppo non è il mio genere, la prosa lirica e spezzettata proprio non mi da continuità ed emozione.
4 stelle perché l’autrice è una persona splendida, molto brava in quello che fa, mi sono commossa guardando sue interviste e la sua gentilezza mi ha colpita irrimediabilmente. Leggetelo solo se amate il genere è sapete apprezzarlo
Profile Image for Gianna.
55 reviews1 follower
May 16, 2021
Adoro le scritture strette e irriverenti come questa.

Letto tutto d'un fiato in una serata bionda di primavera.
Profile Image for Roberto Buono.
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May 18, 2021
“Ti accompagno a parole, perché a parole sono nata da te”.

👩‍👧Cari amici, vi parlo oggi di “Splendi come vita” di @mariagraziacalandrone (@ponteallegrazie_editore ed.), uno dei romanzi più poetici e lirici della dozzina del @premiostrega

👩‍👧È l’autobiografia di Maria Grazia, che racconta a noi lettori la sua infanzia e la sua adolescenza, focalizzandosi sul rapporto con Ione, sua madre adottiva.

👩‍👧Il rapporto tra Ione e Maria Grazia viene descritto, sin dalle prime pagine, in una maniera davvero particolare.

👩‍👧Ione, infatti, terrorizzata che la figlia (all’epoca di soli quattro anni) scoprisse di essere stata adottata, le confessa precocemente quanto accaduto, preconizzando un’apparente caduta del rapporto madre-figlia nel cosiddetto “Disamore”.

👩‍👧Questo espediente, però, anticipa ciò che accadrà alle due donne nell’arco dell’opera: come già detto, tra di loro si instaurerà un rapporto peculiare, in cui le due protagoniste inconsapevolmente inizieranno a ferirarsi a vicenda.

👩‍👧 Maria Grazia sente, dunque, la necessità di mettersi a nudo oggi, con la sua maturità di donna e non più di ragazza, e raccontarci (attraverso questo romanzo scritto sotto forma di missiva) questo rapporto, con la sua storia ed i suoi propri dolori e gioie.

👩‍👧Questo perché, come afferma l’autrice, “Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente vedere come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile”.

👩‍👧Ringrazio tantissimo Maria Grazia per essere stata così sincera e trasparente con noi lettori. Il tuo romanzo “splende, splende proprio come vita”.
Profile Image for Paolo Ventura.
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April 8, 2024
(...la trascrizione degli appunti di un diario ?! ..di un diario in forma di note ?!)


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Mentre scendiamo dall’autobus con le buste della spesa il mare, sotto, muove la sua misura gigantesca, manovra le sue leve nell’olio azzurro del Tempo. E noi, in alto, splendiamo.
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Le parole ricordano tutto, quello che non sappiamo di ricordare. Per ciò, affidiamo loro la memoria. Per poi dimenticare, ancora e ancora, ripassare il raschietto sulla cera dei giorni.
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I bambini non amati non piangono. Chi chiamerebbero, col loro pianto?
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Mamma imprime in me, per sempre, la propria dichiarazione d’amore, intrisa nell’orrore della perdita.
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6 gennaio 1985. Madre mi dà cinquantamila lire perché la neve ha ricoperto Roma. Dice Te lo ricorderai questo giorno.
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