John Martin Hull was Emeritus Professor of Religious Education at the University of Birmingham. He was the author of a number of books and many articles in the fields of religious education, practical theology and disability. The latter interest arose from his experiences, and personal and theological reflections, on becoming blind in mid-career. He edited the British Journal of Religious Education for 25 years, and co-founded the International Seminar on Religious Education and Values, of which he was general secretary for 32 years, and president emeritus at the time of his death. After retirement he pursued a further interest as Honorary Professor of Practical Theology at the Queen's Foundation for Ecumenical Theological Education, Birmingham, England.
Libro ostico, che tratta un tema delicato e complesso: il protagonista è infatti lo stesso scrittore che narra la propria cecità. Costruito come una specie di diario intimo, Hull ci "mostra" i suoi pensieri, le sue riflessioni, la sua lotta (interiore ed esteriore ) per accettare questa condizione irreversibile. Pieno di spunti interessanti, molto spesso la condizione porta l'autore stesso a considerazioni di tipo filosofico e spirituale, sicuramente dovute anche al background di Hull, professore di università e teologo. Mi hanno colpito molto i sogni dell'autore, che qua vengono letti sempre in rapporto alla propria cecità.
“Nel 1983 svanì ogni residua percezione della luce, e i dischi neri alla fine si presero tutto. Li avevo combattuti con coraggio, mi pareva, per trentasei anni, ma alla fine tutti gli sforzi si erano rivelati vani. È stato solo allora che ho cominciato a inabissarmi nelle profondità di quell’oceano, imparando alla fine a “toccare la roccia” che sta al fondo della disperazione.”
Spesso nel libro si parla di sentimenti così intensi e pervasivi da non poter essere spiegati a parole. È esattamente l’esperienza che questo libro offre.