Nei primi anni del Novecento, Alceste e Sisto, della famiglia dei Ros, salgono con le proprie mandrie da un paese delle Prealpi per stabilirsi in una casera incastonata in una valle tra le montagne della Carnia. E questo il fatto che sconquassa un'intera comunità e che dà inizio a una parabola nera, ispirata a fatti realmente accaduti, in cui ogni personaggio si autocondanna e dove il racconto si fa corale. Sullo sfondo due conflitti mondiali combattuti in montagna, la grande miseria che porta a una forte emigrazione maschile, prima verso le terre dell'Impero, poi della Francia, della Germania e del Belgio. E, durante l'ultima guerra, l'occupazione nazifascista e quella cosacca per contrastare e combattere la Resistenza. Attorno, una natura meravigliosa e feroce, madre e matrigna, un paesaggio aspro che nulla perdona e dove per ultimo persino la terra si mette a tremare.
RAFFAELLA CARGNELUTTI, critica e storica dell’arte nonché narratrice, vive a Tolmezzo (Udine). Esordisce, in narrativa, con il Il ritratto di Maria, romanzo storico ambientato nella Carnia dei cramârs del Settecento, edito da Kappavu, Udine 2010, che riceve nel 2011 uno speciale riconoscimento al Premio Letterario “Latisana per il Nord-Est”. Nel 2010, con il racconto Per un battito di ciglia, è stata premiata al concorso letterario “Leggimontagna” sezione inediti.
Nel 2011, con l’Editore Antiquità pubblica Viandante sul mare di nebbia, racconto ispirato al quadro omonimo di Caspar David Friedrich, con gli acquerelli dell’artista Riccarda de Eccher. Nel 2012, per le Edizioni Biblioteca dell’Immagine di Pordenone, esce L’opera imperfetta, vita romanzata del pittore rinascimentale Gianfrancesco da Tolmezzo.
È stata a lungo collaboratrice prima, e Presidente poi, del Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani” di Tolmezzo; da diversi anni, organizza e promuove mostre ed eventi culturali in area friulana, riguardanti soprattutto la pittura di paesaggio dell’Ottocento e del Novecento.
“Romanzo” corale su vicende avvenute in Carnia costruito intrecciando tante piccole storie che sfilano una di seguito all’altra. Ogni capitolo ha il nome di un personaggio che racconta di sé e ricostruisce un pezzo della storia portante: insediamento, conquista e caduta della famiglia Ros in una vallata dagli inizi del Novecento agli anni Sessanta circa.
La storia viene creata capitolo dopo capitolo da un susseguirsi di personaggi con la stessa voce a cui è dato poco spazio per poterli conoscere e riconoscere. Prende avvio faticosamente fra continui rimandi come “però questo lo seppi solo dopo…”, “ma prima… avvenne un altro fatto grave” e un brusco passaggio dalla prima alla terza persona. (La prima persona ritornerà poi nel capitolo finale). Lungo il libro si crea un effetto straniante per cui il narratore/autore fa sentire la sua presenza e impedisce al lettore di entrare appieno nella storia, che fa pensare più a un racconto orale che a un romanzo. La storia scorre senza lode né infamia, gonfia di immagini stereotipate sulla Carnia, con una scrittura che non lascia il segno, senza spazi di riflessione. Ma la cosa che mi ha terribilmente infastidita è che vicende dure, sanguinose, scandalose, vengono raccontate come fossero storielline. Penso alla partigiana donna, al soldato tedesco… tutte parentesi che si aprono e si chiudono in un amen, come si ripete spesso nel libro. Non capisco quale sia il senso di questo lavoro di “sintesi”. Un prontuario sulla Carnia per non autoctoni?