Andrea ha venticinque anni, vive a Milano dopo essere fuggito da Napoli, ha un futuro incerto e una famiglia ansiosa. Nella capitale del Nord cerca di cambiare pelle, anche se prima dovrebbe capire cosa vorrebbe diventare. Il romanzo esordio di Francesco Spiedo, su una generazione in fuga alla ricerca della felicità.
Recensione a cura del blog "La Libreria di Ale" Blog | Instagram
Andrea ha quasi ventisei anni ed è partito. Oppure è fuggito? Ha lasciato la sua Napoli e con l’odore di salsedine attaccato alla pelle ha raggiunto Milano. Ha lasciato tutto alle spalle per ritrovare se stesso…ma a che prezzo?
Adeguarsi alla frenetica vita del Nord non è facile, soprattutto quando i suoi genitori ed i suoi amici ritengono la sua decisione una sciocchezza, un’esagerazione, robe da adolescente, da liceo.
Ma Andrea non si arrende e si crea un suo posticino in un monolocale dove la muffa del soffitto sembra pian piano divorarlo mentre accetta il lavoro di sostituto portinaio.
Nomi e numeri da memorizzare e con una laurea in matematica, con un cervello che trova pace negli angoli delle numerazioni, è pronto a far fronte a quei giorni di confusione mentale ed esistenziale. Accetta di adempiere a lavoretti che lo riempiono a metà: addetto alla sicurezza notturna in un supermercato, cameriere.
Corre tra le vie di Milano, Andrea, oppure è quello che vorrebbe, ma la solitudine che si porta addosso, il vuoto che si porta dentro lo rendono lento, malinconico, vivo per metà...Continua a leggere
Prima di comprare questo libro ho visto 3 presentazioni di Francesco Spiedo e, sarà per la sua grandissima simpatia, sarà per alcune cose dette nelle presentazioni, mi ero formata nell'idea che Stiamo abbastanza bene, tra le altre cose, fosse un libro con un forte tratto comico. Invece, l'ho trovato un libro malinconico, nel senso dello spleen, del disagio esistenziale.
Andrea è un ragazzo giovane, ma non un ragazzino; ha ferito, ed è stato ferito e ne porta i segni; ha studiato, ma non ha ancora definito la sua strada; cerca, sperimenta, va a tentoni. Quell'ABBASTANZA nel titolo è la sua chiave: niente è bianco o nero, tutto è abbastanza sfumato, confuso. Questo tratto dell'abbastanza, ma non del tutto; dell'incertezza del futuro; del cercare un luogo dove poter costruire qualcosa, è quello che, a me, più di tutto, fa sentire l'eco del viaggiatore-non emigrante di Troisi. Ma Gaetano e Andrea appartengono a generazioni diverse: l'innocenza del primo è diventata la disillusione del secondo. Il vaso risolutivo, evocato da Troisi con il pensiero, non si è mai mosso; cosí, dopo anni, un millennial, che ha studiato, che è andato a Milano, si è accorto che il vaso che poteva risolvere tutti i problemi non solo non si era mosso, ma si è pure rotto! E una soluzione, chi sperava di trovarla ancora nel vaso, ora se la deve inventare. E se ha dentro la malinconia, se è fragile, sono problemi suoi.
E sulla scia dell'inetto letterario, Andrea, il nuovo Zeno Cosini, deve avere a che fare sempre con la propria incapacità di agire, con la mancata forza di volontà dell'ultima sigaretta, col non sapersi districare nei sentimenti e temere anche la fortuna, quando gli arriva ("Non vorrei mi fosse piombata una situazione facile per uscirne, non adesso."). Insomma, come dice @andreadonaera l'ho trovato un libro che parla, e dice qualcosa, ad una generazione, in bilico tra il vecchio mondo e il nuovo, una generazione di precari fuori e dentro. Il tutto detto con una scrittura bella, che non indulge nella piacioneria e negli espedienti facili.Bene, abbastanza bene
Nella camera di Andrea Lanzetta (un "monobilocale" in via Nino Bixio 14, Milano) c'è una grossa macchia di umidità e un forte odore di muffa. A venticinque anni questo povero ragazzo è scappato da Napoli per dimenticare Luisa, la sua ex che lo ha tradito. Tutto sembra crollare attorno a lui. Ha messo tra sé e la sua famiglia, le sue origini, la sua infanzia, la sua città centinaia di km e nessuno lo ha fermato, anche se forse qualcuno avrebbe dovuto. Così, un po' senza volerlo e un po' senza saperlo, rintanato in una dolce indolenza che lo rassicura nonostante tutto, inizia una vita sul filo di lama, frequenta gente poco raccomandabile, fa il portinaio per tre giorni ed entra nelle vite dei condomini come un gatto stanco e spelacchiato. Tutti hanno dubbi sul suo conto, nessuno si fida pienamente di questo ansioso scappato di casa, neppure lui. Eppure Andrea Lanzetta è un ragazzo che ha una sua bella sensibilità, uno sguardo che colora le tante storie che compongono questo romanzo con allegria e un'amara malinconia. Francesco Spiedo ha raccontato la storia di centinaia, migliaia di giovani come lui. Lo ha fatto con leggerezza e maturità, rendendo un po' più profonda una certa frivolezza giovanile e un po' più frivola un'eccessiva pesantezza generazionale.
L’ho detto all’autore su IG e lo dico anche qui: il mio più grande rammarico è stato non aver ancora letto questo romanzo, ma come mi ha detto Spiedo, i libri non scadono (e meno male, direi). Detto questo, se vi piace Massimo Troisi, se amate i numeri e se anche voi vi siete sentiti fuori posto una volta nella vita, “Stiamo abbastanza bene” vi piacerà. È un romanzo in cui si ride (e Spiedo, se avete avuto modo di leggere i suoi articoli su Altri Animali e Limina, di comico se ne intende), si piange e ci si arrabbia pure. La storia di Andrea Lanzetta è quella di un ragazzo che lascia Napoli per Milano, un tempo terra promessa per tanti meridionali (come i miei genitori), ma ora un posto in cui vai perché sai da cosa fuggi ma non sai che cosa cerchi. Questo perché Lanzetta è un erede di Massimo Troisi: come i suoi personaggi le sue frasi finiscono senza una conclusione, non sa venire a patti con i propri sentimenti e si sente inadeguato a ogni situazione, incapace di andare avanti perché troppo attaccato al passato: a Luisa, a Napoli. Nonostante la sua ossessione per i numeri, Andrea non riesce a controllare la sua vita e i suoi sentimenti. Ma forse la chiave di tutto è nel titolo del romanzo: stare abbastanza bene. Cercare di andare avanti, ma provare comunque un briciolo di dolore per ciò che si è perso. Imparare, dunque, a sapere cosa cercare, e ricordarsi sempre da cosa si fugge e ciò che ha significato per noi. Insomma, Spiedo, il tuo è stato un esordio molto interessante, ed essendo fan di Troisi mi hai conquistato fin dall’inizio. Ora ti aspetto con “Non muoiono mai”.
En Estamos Bastante bien nos encontramos con la historia de Andrea, un joven con el corazón roto que decide migrar desde Nápoles hasta Milán para superar la ruptura con su novia y poder encaminar su futuro hacia algo, así como para salir del ambiente opresivo que siente en su pueblo.
En este libro se tocan varios temas: - El sentimiento de sentir que por más que lo intentás no lográs avanzar hacia un futuro que creías posible. -Como la constante presión por parte de tus familiares cercanos puede hacer que sientas la necesidad de escaparte de él. -Como una persona busca superar su ruptura, pero le resulta imposible a veces debido a que recuerda a su ex en diversos lados o pensamientos.
Entre otros más que no voy a mencionar acá por temas de spoiler.
El drama constante de la novela me mantuvo enganchado, aunque también me enganchaba cuando Andrea lograba progresar en su vida en Milán por cualquier cosa, aunque fuera la más insignificante de todas. Las relaciones de Andrea con la gente en Milán también me mantuvieron enganchado, concretamente la que tiene con su amigo Jacobo y con un interés amoroso llamado Clara que conoce allí.
Considero que es una novela interesante que deberías leer si te interesa la vida en Napoles y en Milán, así como también el idioma italiano (hay varias frases del personaje que se encuentran en italiano con notas al pie explicando su significado).
Francesco Spiedo parla a una generazione, quella a cui la vita ha fatto promesse che poi non ha mantenuto. Andrea Lanzetta, il protagonista di questo romanzo, vive il disagio del non riuscire, che, però, è sempre figlio a metà del senso di colpa e a metà dell'indolenza. Una riflessione malinconica e a tratti amaramente divertente sulla condizione dei nati negli anni '80/'90, ma anche su Napoli, che non è mai solo una città per chi vi nasce. ▪️ "Non sono scappato, mi sono salvato. La memoria è una forma abbastanza coerente di fantasia, non ho fatto altro che sovrapporre strati trasparenti di verità."
Libro che mi ha lasciato un senso di incompiutezza, come se avesse spianato la strada per una trama che non è mai davvero decollata, diramandosi in troppe sottotrame non bene esplorate e lasciando il lettore a mezz'aria.
Un libro che all’inizio strappa anche sorrisi, poi procede per accumulazione. Ho avuto l’impressione di misurarmi con uno spin-off letterario dei film napoletani degli anni ‘80.