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Homo: Arte e scienza (Arcobaleno)

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Galileo grande scrittore e teorico della musica. Leopardi scienziato e storico dell'astronomia. Primo Levi encomiabile divulgatore della scienza. Einstein e Picasso legislatori dello spazio e del tempo. Dante teorico della democrazia scientifica. Non è il sovvertimento delle regole comuni, ma il frutto di una secolare, forse millenaria, alleanza fra intuizione creatrice e ragione scientifica. Dalla musica agli studi sulla percezione, dalla pittura alle regole della simmetria, dall'architettura all'utopia, dalla scrittura alle prime esplorazioni celesti, dalle pitture rupestri alla tecnica e chimica dei colori, la dimensione umana riunisce, allaccia e confonde quel che un certo dogma culturale vorrebbe disgiunto: arte e scienza. Questo libro descrive come e perché parlare di due culture sia un errore, oltre che una mistificazione della realtà storica dell'evoluzione della specie Homo. Con l'arte sapiente della divulgazione scientifica, Pietro Greco trascina il lettore in un'avventura ricca di insospettabili scoperte e rivelazioni.

693 pages, Kindle Edition

Published October 5, 2020

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About the author

Pietro Greco

58 books4 followers
Pietro Greco (1955 – 2020) è stato un giornalista italiano.
Laureato in chimica, giornalista scientifico, saggista, studioso apprezzato a livello nazionale e internazionale, docente che ha formato generazioni intere di comunicatori della scienza. Ha diretto i master in Comunicazione scientifica della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, dove è stato anche project leader del gruppo di ricerca ICS (Innovazioni nella comunicazione della scienza). Dal 2018 alla morte è stato caporedattore del magazine online «Il Bo Live», curato e prodotto dall’Università degli Studi di Padova.

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Profile Image for Maurizio Codogno.
Author 75 books148 followers
March 23, 2021
Non ci sono davvero due culture: arte e scienza hanno sempre avuto collegamenti e contaminazioni più o meno visibili

"Le due culture". La locuzione è ormai entrata nell'immaginario collettivo, almeno tra chi ha una "cultura scientifica" - qualunque cosa ciò voglia dire. Il breve saggio eponimo scritto da Charles Percy Snow nel 1959 ha definitivamente messo nero su bianco il tema dell'incomunicabilità tra scienziati e letterati; il mondo della ricerca scientifica e quello degli studi umanistici si erano irrimediabilmente divisi, e in questi decenni la frattura si è ancora allargata. Eppure Pietro Greco in questo suo ponderoso saggio osa presentare una visione completamente diversa. Secondo lui gli esseri umani sono stati da sempre sia artisti che scienziati; e quando dice "da sempre" lo intende in senso più che letterale, addirittura da quando i primi appartenenti al genere Homo - ecco il perché del titolo di questo libro - sono apparsi sul nostro pianeta. Insomma, questa capacità di unire i due mondi non è nemmeno una prerogativa di Homo sapiens sapiens!

Dopo questa prima parte, dal titolo Evoluzione, si passa a una sezione storica, intitolata Fusione, dove Greco mostra come in passato arte e scienza abbiano quasi sempre proceduto di pari passo. Ho trovato illuminante il capitolo sui Galilei. Non c'è solo Galileo, che pure viene ritratto anche come un bravo disegnatore e soprattutto interessato a fare in modo che le sue scoperte non fossero solo raccontate ai filosofi naturali ma potessero giungere davvero a tutti. Ma c'è anche, e forse direi soprattutto, il padre Vincenzio. Io lo conoscevo come musicista; ma nell'appassionata storia della sua vita Greco mostra come dopo un'iniziale adesione alle teorie ancora aristoteliche del veneziano Gioseffo Zarlino egli virò decisamente, cercando di capire come mai la pratica dei liutai fosse diversa dalla teoria e fu così costretto a passare dall'arte alla scienza per avere dei fondamenti validi. Ecco dunque che possiamo capire come mai Galileo abbia creato il metodo scientifico moderno: non era un improvviso colpo di genio, ma la logica continuazione degli studi, teorici e pratici, che aveva fatto con suo padre. A chi fa notare che stiamo parlando di avvenimenti di quattro secoli fa, Greco risponde con un'analogia a prima vista impossibile: quella tra la nascita della relatività generale e del cubismo, più o meno contemporanee. Einstein e Picasso non si conoscevano né direttamente né indirettamente, ma probabilmente avevano delle letture in comune; lo zeitgeist ha portato i due, ciascuno secondo le regole del proprio campo, a cercare un nuovo modo di rappresentazione. Certo, la relatività ha avuto molto più successo del cubismo; restano però queste convergenze parallele che si sono manifestate.

Ma anche la letteratura trova ispirazione dalla scienza, come raccontato nella terza parte che ha appunto il titolo Ispirazione. Le scoperte di Galileo trovano eco fino a Milton e al suo Paradiso Perduto, ma già Dante si definisce esplicitamente un mediatore, che porta alla gente le scoperte degli scienziati in quello che ritiene il modo migliore, cioè la poesia. Non parliamo poi delle altre arti. Non solo fotografia e televisione sono partite dalla tecnologia e sono poi diventate arti a pieno titolo, ma la stessa pittura per esempio ha dovuto ripensarsi da capo proprio a causa di questi ingombranti concorrenti che l'ha costretta a rivedere i propri assiomi e cercare di trattare l'immagine come lo fa il cervello. Se una persona non tiene le sue mani alla stessa distanza da noi, la fotografia rispecchia la differenza di dimensioni, ma noi le "vediamo" grandi uguali perché sappiamo che sono fatte così.

La parte che però mi è piaciuta di più è l'ultima, la Riflessione, dove Greco riprende l'ormai vieta metafora della società della conoscenza e la rovescia completamente, mostrando come davvero la conoscenza è più della somma delle parti costitutive, e che magari solo in modo carsico questa considerazione è sempre stata fatta dagli artisti prima ancora che dagli scienziati che purtroppo sono spesso riduzionisti. Riallacciandosi al titolo del libro, l'uomo è stato ed è arte e scienza allo stesso tempo; gli alti lai sulle due culture sono insomma esagerati, e questa è una fortuna.

L'unica pecca che ho trovato nel libro - tra l'altro impreziosito da una serie di tavole a colori che mostrano in pratica quello di cui si sta parlando - è una certa ridondanza. Greco è un giornalista scientifico radiofonico, quindi di un mezzo nel quale è opportuno ripetere spesso il concetto che si sta trattando per aiutare l'ascoltatore che magari si era distratto un attimo. In un testo scritto probabilmente si può fare a meno di alcune ripetizioni, lasciando al fruitore il compito di riprendere un passo che alla prima lettura non era stato appreso pienamente. Ma sono convinto che sia gli scienziati che gli umanisti troveranno la lettura davvero stimolante; finalmente magari riusciranno ad ammettere che i punti di contatto sono maggiori di quanto si crede.
Profile Image for Alessandra Les fleurs du mal blog.
371 reviews16 followers
January 5, 2022
All'inizio non c'era divisione.
Tutto veniva emanato da un energia spiegabile sia in numeri che in versi.
La bellezza li legava, una fatta di armonia e di leggi che rispecchiavano il cielo. Cosi in cielo e cosi in terra.
Mentre la curiosità umana accoglieva l'invito del numinoso a indagare e nominare il mondo che ci circondava, l'arte e la letteratura donava loro la profondità che gli spettava.
Cosi il numero aureo era si matematica ma anche ritmo e suono primordiale. Era illusione e poesia, era leggiadria e regola.
Nulla si distingueva, gli uomini e sopratutto quelli curiosi, gli scienziati non si esimevano dall'amare anche il regno dell'immaginario.
Pleroma e creatura danzavano assieme.
Ed è dalla loro danza che è nata la nostra civiltà.
Poi qualcosa li ha disuniti.
Come tra fratelli una lite per la supremazia, per essere i prediletti dal padre ha creato una cesura.
E da questa fessura è entrata polvere, marcio, e perché no scorie.
E sono queste che hanno acuito la distanza.
E oggi noi soffriamo di questa dicotomia tanto amata da Cartesio: realtà e illusione, mente e natura, spirito e meccanico.
Siamo inondati dalla schematizzazione e da una gerarchia inutile.
La scienza perde la poesia e diventa solo calcolo e struttura.
La poesia perde la scienza e divenuta solo vaneggiamento senza regole.
E entrambe soffrono di solitudine.
Proprio perché nati dalla stessa energia, chiamata dio.
Questo è il dramma.
Togliere dalla matematica lo stupore, dalla fisica il senso di meraviglia, dalla storia la fantasia le rende scialbe, orpelli per un ego smisurato.
E togliere la bellezza del numero e delle coordinate dall'arte la rende un mero esercizio presuntuoso senza significato ne senso.
Una semantica adatta a bambini che si viziano dell'idea di essere priori, senza che si abbia il confronto.
Ecco che l'uomo, nato con quel senso unico del pensiero dalla notte dei tempi ha creato questo mondo fatto si di struttura ma anche di sottili legami.
E in quei legami noi troviamo ciò che serve per tenere assieme incollato questo mondo.
Uomo, arte e scienza sono un tutt'uno indissolubile ogni regola armonica esiste appunto il senso dell'incanto, della proporzione, dell'equilibrio.
Tutto dipende dall'altro in una rete, in una ragnatela che è al tempo stesso materiale e sogno.
Perché senza sogni, nessuno scienziato ha avuto il coraggio di superare il limite.
Ed è questo libro che restituisce unità alla divisione scellerata di un essere che è forse meno uomo e troppo oggetto.
Che ha perso la volontà di lasciare che l'incanto si manifesti.
Nell'arte, letteratura o numero.
In fondo l'arte è connessa alla regione tramite l'evoluzione, la fusione essendo in fondo fratelli di uno stesso punto originario.
E ispirazione.
Perché sia Hugo che Newton in fondo, hanno aspettato un segno, un simbolo per entrare a passo danzante in quella regione ctonia che è preclusa a chi non ha il potere dell'immaginazione.
E allora ritroviamo quello che per troppi secoli ci hanno tolto, riuniamo i fili e intessiamo di nuovo, grazie a Pietro Greco questo arazzo.
Non ce ne pentiremo.

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