Romanzo d’esordio, ormai datato, di Rob Himmell, che attualmente ha già alle spalle una lunga storia editoriale: pubblicato per la prima volta nel 2017 dalla casa editrice DarkZone, ha una seconda vita in selfpublishing. L’edizione che ho letto io è proprio quest’ultima, la terza, del 2021, in formato eBook.
È una storia che intrattiene, classica fino al midollo ma non per questo noiosa. Per me che non faccio dell’originalità a tutti i costi lo scopo delle mie letture di genere fantastico, non è un problema ritrovarmi a leggere una volta di più di gilde di ladri o di assassini, associazioni di mercanti, bordelli e ordini di maghi, per lo stesso motivo per cui quando leggo horror non sbuffo di noia al solo sapere che ho in mano una storia di fantasmi o vampiri o case stregate. Anzi, mi piace vedere come elementi classici del genere vengano di volta in volta reinterpretati.
Qui la parte del leone la fanno gli assassini. Più misteriosi dei guerrieri, più semplici dei maghi, più letali dei ladri: una scelta che mi piace. Anche come vengono inseriti nel contesto cittadino alla fine mi ha convinto, nonostante la mia iniziale perplessità riguardo il fatto che vengano accettati come comuni professionisti. “Mi si è rotta la chiave del magazzino”. “Vabbè, vai dal fabbro e fattela aggiustare”. “Ce l’ho con Tizio”. “Vabbè, vai dagli assassini e fallo ammazzare”. E niente, il mio concetto di società civile non prevede una roba del genere, ma se è per questo non prevede neanche molte altre cose che accadono quotidianamente nella realtà, quindi direi che alla fine, sì, a Foltrop puoi andare dagli assassini e stipulare un contratto per fare ammazzare Tizio. Stacce.
Tutto bello, tutto convincente, tutto scintillante? No. “Le Lame scarlatte” è un libro carino, a tratti godibile, in molti altri un po’ troppo tirato via. Mi riferisco a tutto, dalla scrittura all’editing. Traspare fretta e, purtroppo, traspare poca cura.
È vero che questo romanzo è stato scritto in tre settimane, l’autore stesso lo specifica nei ringraziamenti, ma almeno alla terza edizione, dopo 4 anni dalla prima uscita e dopo il passaggio da editore a self, mi sarei aspettata che ad alcune leggerezze imputabili alla fretta (di scrittura e pubblicazione) ci si fosse messo mano. Dai refusi alle virgole mancanti davanti ai vocativi fino a qualche parte che avrebbe meritato un approfondimento maggiore. Ma magari è precisa volontà dell’autore lasciare identico il testo anche nelle edizioni più recenti.
Volete un libro veloce, scorrevole, che ci intrattenga per qualche ora? È il libro che fa per voi. Difficilmente vi annoierete, ma altrettanto difficilmente vi strapperà uno wow.