«Non sono abile nei lavori manuali, dunque userò la mia testa come un ariete da guerra e mi farò strada nella mischia di questo pazzo mondo.»
Se la saga di Piccole donne ha plasmato l’immaginario di generazioni di giovani lettrici, la vita della sua autrice è rimasta piuttosto in ombra. Dalla militanza femminista e abolizionista alla predilezione per i romanzi a tinte forti, dal difficile rapporto con la fama alla messa in discussione dell’istituto matrimoniale, le lettere di Louisa May Alcott (1832-1888) – tradotte per la prima volta in italiano – svelano l’intrepida e accidentata parabola di una scrittrice che seppe farsi largo in un mondo di uomini.
Louisa May Alcott was an American novelist, short story writer, and poet best known for writing the novel Little Women (1868) and its sequels Good Wives (1869), Little Men (1871) and Jo's Boys (1886). Raised in New England by her transcendentalist parents, Abigail May Alcott and Amos Bronson Alcott, she grew up among many well-known intellectuals of the day, including Margaret Fuller, Ralph Waldo Emerson, Nathaniel Hawthorne, Henry David Thoreau, and Henry Wadsworth Longfellow. Alcott's family suffered from financial difficulties, and while she worked to help support the family from an early age, she also sought an outlet in writing. She began to receive critical success for her writing in the 1860s. Early in her career, she sometimes used pen names such as A.M. Barnard, under which she wrote lurid short stories and sensation novels for adults that focused on passion and revenge. Published in 1868, Little Women is set in the Alcott family home, Orchard House, in Concord, Massachusetts, and is loosely based on Alcott's childhood experiences with her three sisters, Abigail May Alcott Nieriker, Elizabeth Sewall Alcott, and Anna Bronson Alcott Pratt. The novel was well-received at the time and is still popular today among both children and adults. It has been adapted for stage plays, films, and television many times. Alcott was an abolitionist and a feminist and remained unmarried throughout her life. She also spent her life active in reform movements such as temperance and women's suffrage. She died from a stroke in Boston on March 6, 1888, just two days after her father's death.
Louisa May Alcott è sempre una garanzia: ironica, generosa, testarda e indipendente. Leggere un estratto del suo epistolario è come aprire una finestra dopo la prima nevicata dell'anno: le gote si arrossano di piacere a contatto con l'aria fresca. Buoni propositi per l'anno nuovo: leggere la sua biografia!
"Gentile signore, [...] Ciascuno deve lavorare seguendo la propria indole, e l'unico allenamento necessario è continuare a scrivere e far tesoro delle critiche. Badi alla grammatica, all'ortografia, alla punteggiatura. Cerchi di non ricorrere a inutili paroloni ed esprima i concetti nel modo più stringato che può. [...] Eviti anche i termini stranieri, se non sono indispensabili."
«Adoro questa sensazione di indipendenza, e sebbene non sia facile è una vita libera, e a me piace così. Non sono abile nei lavori manuali, dunque userò la mia testa come un ariete da guerra e mi farò strada nella mischia di questo pazzo mondo».
Louisa May Alcott (1832-1888) è la celebre scrittrice di «Piccole donne». Seconda di quattro figlie, madre suffragetta e padre filosofo trascendentalista, Louisa cresce in un ambiente circondato di straordinarie compagnie, con idee molto chiare sulla politica, la guerra e le donne.
Riservata, amante della solitudine, distrusse molti dei suoi scritti privati. Tuttavia, grazie ad alcune sue lettere veniamo a contatto con una persona straordinaria ed estremamente “moderna”. Donna forte e indipendente, seppe mettere in discussione le regole sociali dell’Ottocento americano e partecipò con passione alle più importanti battaglie civili del suo tempo, dalla lotta alla schiavitù alle campagne per il suffragio universale.
Le condizioni economiche scarse in cui versa la sua famiglia portano la sedicenne Louisa a lasciare il nido di casa. Comincia a lavorare come istitutrice, poi come domestica, governante, sarta, attrice, insegnante e scrittrice, producendo anche quella che non esitava a chiamare “spazzatura” pur di sbarcare il lunario. Infermiera volontaria durante Guerra di Secessione, si batté energicamente per i suoi ideali, in cui credeva profondamente.
Scrisse quasi ininterrottamente fino alla fine dei suoi giorni assicurandosi l’agognata autonomia poiché - come disse in una rubrica di consigli per ragazze – “per molte di noi la libertà è un marito migliore dell’amore”.
«Giovane donna, orgogliosa, talvolta immorale (secondo il tempo), soprattutto nella sua più libera produzione per adulti (pubblicata sotto pseudonimo perché troppo audace), carica di rabbia nei confronti delle costrizioni sociali e dell’onnipresente maschilismo, pronta a infrangere le leggi che stabilivano da secoli quale fosse la condotta appropriata per una donna» (Elena Vozzi).
Si può dire che Louisa May Alcott sia molto di più che l’autrice di «Piccole donne».
"Adoro questa sensazione d'indipendenza, e sebbene non sia facile è una vita libera, e a me piace così. Non sono abile nei lavori manuali, dunque userò la mia testa come un ariete da guerra e mi farò strada nella mischia di questo pazzo mondo"
Louisa May Alcott, chi l'avrebbe mai detto che leggere le sue lettere mi avrebbe fatta sorridere, piangere ed empatizzare con lei come mai nessun'altra autrice prima d'ora?
Abolizionista, femminista nel vero senso della parola, determinata, onesta, gentile. Dalle sue lettere traspare una personalità interessante, molto più di tante altre autrici sopravvalutate dalla critica.
Louisa era una donna in un mondo di uomini, una letterata in un mondo di illetterati, editrice, amata sorella e figlia, sempre con una parola per ogni situazione e, perdonatemi se non l'ho capito prima, una delle penne più vicine al lettore del suo secolo.
Grazie alle parole contenute in queste lettere, vere, destinate a qualcuno di reale, e non a un pubblico da accontentare, riusciamo ad entrare nella sua vita in punta dei piedi.
In queste lettere si rivolge a chi scrive, a chi legge, a chi ama, a chi lotta e, soprattutto, a chi sa mettere da parte tutto per ciò in cui crede, anche se è difficile.
Stupendo. Un'estrapolazione che fotografa benissimo la figura di Alcott e mi ha spinto ad approfondirla. Ogni lettera è una piccola perla che leggerò e rileggerò. La sua semplicità, il suo background familiare, la sua lotta femminista, le sue amicizie e il suo modo di intendere la letteratura, tutto converge nel dipingere quello che si intravede tra i suoi lavori migliori. Lo consiglio sicuramente.