La narrativa che arriva dai paesi freddissimi mi affascina da circa due anni, per me è stata una vera scoperta. Soffrendo di freddo già dalle prime avvisaglie invernali, non so quanto resisterei in un paese con un clima rigido, così diverso da quello a cui sono abituata, forse è per questo che il Polo Nord, la Groenlandia, il Canada hanno tutta la mia attenzione, sono paesi verso i quali non approderò mai e rimarranno una sorta di realtà parallela.
Però però, questo libricino mi ha delusa non poco. Inizia come memoir di una novella trapper , che abbandona la futuristica Montreal e un lavoro sicuro per trasferirsi, vendendo tutto, in una baita, dalle descrizioni più baracca che baita, a Kamouraska comune sulla sponda meridionale del fiume San Lorenzo, nella foresta selvaggia e non antropizzata a 40 gradi sotto zero.
"Quando ho messo piede in questa terra per la prima volta, sono caduta sotto il suo incantesimo, al punto di liquidare senza esitazione i miei averi in città per addentrarmi nell’ignoto del ritorno alle origini. Il sogno di abitare il territorio, di riscoprire le nostre radici del Québec e, soprattutto, la frugalità."
Interessanti sono le descrizioni della sua vita de tous les jours, una vita pre -elettricità, pre-rivoluzione industriale: calore solo del camino, gas della stufa, luce ad olio, asciatura della legna ogni mattino, attingimento dell'acqua dal fiume ghiacciato, stare in guardia dall'aggressione delle fiere ed infine passare il tempo libero leggendo, disegnando e scrivendo il suo diario di bordo.
"Riaccendere la stufa quasi spenta. Preparare il caffè. Pisciare al margine del bosco per tenere lontani gli orsi bruni. Spalare la neve dal sentiero tra la porta e la catasta di legna. Prima tazza di caffè. Una manciata di frutta secca. Portare dentro la legna, sempre più del necessario, nel caso il termometro scendesse ulteriormente."
Ma dopo questo esordio con uno stile alla Jack London (si fa per dire) il racconto vira e diventa chick-lit, sì la letteratura amorosa del nuovo millennio, dimenticatevi i baci e gli svenimenti di Liala , di Delly e della Cartland,qui,nei nuovi romanzoni d'amore dopo circa 50 pagine vi è la scena di sesso di default; sesso immaginato da donne, non da uomini quindi scordatevi posizioni caprine e gestualità da stupro tipiche di certa letteratura maschile.
Dopo questa introduzione avventurosa dove già la sospensione dell'incredulità faticava a resistere ecco quindi che arriva il bel tenebroso, l'amerindio dai denti bianchi e il fisicaccio scolpito, però rude e anche ...un po' sporco e forse pure un po' puzzolente. Insomma arriva questo Apache, dal nulla, nella notte più cupa e fredda per trovare ristoro, e non fa in tempo nemmeno a chiudere la porta che già i due sono infoiati, nudi, sguscianti e sudati sul tappeto, riscaldati solo dal tepore del caminetto. E sì che lei chiedeva nel diario giornaliero, oltre che il caldo, oltre che il tenere i coyote alla larga, anche l'homo, 'che da tanto che non lo faceva. Quando accadono questi turning point improvvisi mi sembra quasi che gli sceneggiatori di Boris abbiano messo un "f4" ad cazzum: "facciamoli scopà, così senza motivo". Non finisce qui. Il bellimbusto non era un semplice ragazzotto a cui si era fermata la macchina ma un attivista nativo canadese che provocava dirottamenti di treni ed altri atti da unabomber contro le multinazionali.
Così da brava ragazza allontana il bel terrorista " meglio dividere le nostre strade". Dopo la partenza dell'antieroe, un monologo 4.o green, ma sullo stile di Rossella O'Hara non può mancare "Un errore che avrei certamente commesso non molto tempo fa. Lascio andare una fiamma, ma questa ha acceso dentro di me il desiderio di difendere la Terra. Anch’io porterò avanti la mia battaglia, ma senza armi, senza sabotaggi, senza sensazionalismi. Nei limiti legali della disobbedienza civile e secondo la saggezza di Thoreau. Pianterò migliaia di alberi, seminerò fiori per nutrire le api sempre più rare, vivrò dei frutti della mia terra trasformando la piantagione di abeti rossi in uno spazio in cui flora e fauna cresceranno rigogliose. Coi soldi che riuscirò a mettere da parte comprerò tutte le foreste private e i campi attigui destinati alle monocolture e li lascerò incolti, li lascerò fiorire e crescere in pace senza mai tagliarli. La mia vita ritrova un senso nella mia foresta." Che sborona!
Eppure del buono c'era, ma non aveva iniziato con il pippone sul femminismo rurale!
Rileggiamolo insieme: "Femminismo rurale. Qual è il termine generico? Filosofia! Lontano dalla frenesia di fare carriera e dalle manie di grandezza dei tempi moderni. C’è chi potrebbe dire che non ho ambizioni, che non mi hanno pagato gli studi universitari per finire a spaccare la legna. Ma tutti sanno che Raperonzolo e gli uccelli in gabbia alla fine evadono. Per accontentarsi di una vita in cattività in cima a una torre, o aspirare ai troni più prestigiosi, bisogna, a quanto pare, dimenticare che essere femminista significa anche non voler emulare nessuno. Incarnare l’angelo del focolare nel cuore di una foresta gelida rimane, per me, l’atto più femminista che io possa compiere".
Si conclude nel peggiore dei modi , desinit in piscem direbbe Orazio, con un panegirico stucchevole: "Che fosse destino o no, i colori di quella notte bianca hanno risvegliato in me una tavolozza di speranze, ben più di tutti gli amanti del mondo. Avevo voglia di dipingere. Di esaurire il mio calamaio. Ho dimenticato l’ossessione del freddo. Alla fine ho accettato la mia sorte, smettendo di considerare il mio eremitaggio un fallimento, e giorno dopo giorno l’inverno mi è sembrato un po’ più dolce, più luminoso, più ricco di insegnamenti. E finalmente avevo scoperto il senso della mia vita di femminista rurale: dedicarmi alla protezione della natura, anima e corpo. La primavera feconda non era molto lontana. ".