Dal secondo Ottocento e fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale uno sciame di turisti percorre in lungo e in largo l’Europa, e poi buona parte del globo, in carrozza, in treno, in automobile, in transatlantico e in dirigibile. Teste coronate e membri dell’alta società, artisti, scrittori, dandy, spie e avventurieri si danno appuntamento in casinò e grand hotel, spiagge e terme, promenade e ristoranti alla ricerca del medesimo, rassicurante e riconoscibile comfort: a Biarritz come a Luxor, a Baden-Baden come a Singapore. Dove alloggiano, come si divertono? Che cosa indossano sulle spiagge lungo la Manica, durante l’inverno mite di Nizza o l’estate di Ostenda? Quali abiti si inventano per i nuovi sport invernali, a St Moritz o a Megève, e quali per le escursioni nell’afa dell’Estremo Oriente?
Ecco un’epoca che per una ristrettissima classe di privilegiati fu fatta di lusso, balli, terme, casinò, ristoranti e hotel. A leggere questo libro, viene da pensare che la Belle époque si guadagnò il suo titolo proprio perché coincise, appunto, con la moda della vacanza. Prima di allora si viaggiava e soggiornava in qualche località solo per ragioni di commercio o di studio. Dai primi dell’Ottocento, invece, dopo l’esperimento delle Terme di Bath, divenne sempre più chiaro che le vacanze potevano trasformarsi in un business senza precedenti; un privilegio destinato, appunto, a un pubblico esclusivo, composto da «famiglie imperiali e reali, principi e principesse, magnati e alto borghesi, artisti, scrittori, musicisti, poeti, giocatori d’azzardo e dandy d’ogni genere». Il libro è un catalogo, anche illustrato, delle architetture, degli abbigliamenti e dei nomi celebri che popolarono le località più alla moda di quegli anni: dalle terme alle località sciistiche, dalla Costa Azzurra all’Orient Express, dall’India alla Cina coloniali. Una curiosità: il Mediterraneo, d’estate, venne considerato fino agli anni Venti del Novecento un luogo poco salutare. È interessante notare, poi, che già allora sbandierare il soggiorno nelle località turistiche di principi, regnanti e artisti era un’ottima strategia di marketing. In mancanza di teste coronate di passaggio, si ricorreva all’apertura di un Casinò; come capitò a quel tratto di costa «inospitale» chiamato Monte Carlo. Dopo la Prima Guerra mondiale quell’epoca – senza troppo rimpianto per chi ne era da sempre rimasto escluso – cominciò a tramontare.