Daisy, Red, Imre, Ebony, Saul: nomi insoliti per ragazzini fuori dal comune, che si sentono stretti nella loro città grigia, tra adulti lontani e inadeguati. Solo gli insetti, con i loro esoscheletri misteriosi e le loro iridescenze fantastiche, riescono ad appassionare questa piccola banda: ed è proprio alla ricerca di nuovi esemplari per la loro collezione che gli amici partono, diretti alla villa nella quale si favoleggia che ci sia un grande farfallario. Emily, Melchiorre, il signor Flood, madame Lamarr, e poi lui, Greenway: il medico del tempo. Questi e altri sono i non più giovani abitanti della villa, e ciascuno di loro è lì per una ragione precisa e segreta. Questo libro racconta le avventurose conseguenze dell’incontro tra la pazienza e la malinconia della vecchiaia e l’urgenza della gioventù, fatta di fame e di sogni.
Fulvio Ervas è nato nell’entroterra veneziano il 23 luglio 1955, senza sapere che Albert Einstein era morto da qualche mese. Quando ne avrà coscienza, si iscriverà a un liceo con la presunzione di doversi costruire una cultura scientifica. Inspiegabilmente attratto da tutti gli animali diversi dall’uomo, si laurea in Scienze Agrarie, con un’inquietante tesi sulla “Salvaguardia della mucca Burlina”. Insegna Scienze Naturali nell’Impero della pubblica istruzione, e di questo ci racconta in Follia docente, ma è assediato da altre storie. In treno, nell’orto, vicende e personaggi gli si affollano in testa, e non gli danno pace finché non si sentono in salvo su una pagina. Insieme alla sorella Luisa ha pubblicato La lotteria (Premio Calvino 2001) e Succulente. Dopo Commesse di Treviso, Pinguini arrosto, e Buffalo Bill a Venezia, Finché c’è prosecco c’è speranza è il quarto romanzo che vede protagonista l’ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano. Fulvio Ervas vive in provincia di Treviso con la famiglia e un numero imprecisato di animali domestici.
La favola ambientalista di Ervas tocca le corde giuste, tra immagini poetiche ed elementi fantastici sembra di stare in un film di Tim Burton. Lieve e poetico! Consigliato
Un inizio costellato da qualche frase sessista e grassofobica, ma alla fine della lettura posso definirla una bella metafora. Nulla di nuovo o particolarmente originale. Una bella immagine.
7/10. El primer llibre italià que acabe. Encara que no m’agraden els llibres excessivament descriptius, crec que el fet de que aquest fora així m’ha permès entendre’l millor. Una història senzilla, dolça i tendra, l’he disfrutat bé, més encara sent mig entomòloga!
Non mi aspettavo una storia così, ma ho apprezzato molto come un argomento, di solito, straziante e difficile da trattare sia stato raccontato in un flusso dolce e ricco di significato. Un susseguirsi di eventi anche stravaganti che si inseriscononperfettamente nella villa del libro. Molto bello l’affiancamento con la natura e le farfalle.
Ervas ha maestria nell'accostare le parole, nel creare immagini poetiche, e tutto il libro è più che altro un'atmosfera. Bellissima. Sarebbe stato bello se avesse approfondito coltivazione e allevamento trasferendoci qualche spunto di conoscenza più che sensazioni. I dialoghi sono poco realistici perché spesso i personaggi parlano per aforismi. L'inizio è molto lento. È come se il libro si sviluppasse intorno a due filoni ben distinti - quello dei vecchi e quello dei ragazzi - che solo per un poco si incontrano ma poi di nuovo si separano. La storia dei ragazzi è inverosimile, sospesa in un finale aperto, sembrando quasi abbandonata. Ho la sensazione che Ervas in realtà volesse scrivere solo dei vecchi ed esplorare la morte, con l'immagine delle farfalle a rendere il tutto poetico. Di fatto il filone dei giovani sembra appiccicato, posticcio. Se lo togliessimo proprio, il libro ne risentirebbe? Secondo me no. Serve solo a renderlo meno pesante, vista la tematica.
Un libro che non rispetta le premesse né le promesse. Una narrazione che apre tante porte e le lascia lì così, quasi le dimenticasse. Tanti inizi e molti pochi finali; l'unico che racconta é molto scontano e banale. Si fa fatica ad arrivare alla fine e dopo poco più di metà lettura la narrazione diventa ancora più piatta, noiosa, quasi trascinata ed immotivatamente lunga. L'autore si perde in tante possibilità che non si avverano mai, nemmeno alla fine. La cosa più deludente di un libro che poteva essere qualcosa in più, perché certo all'autore non mancano talento e creatività nella scrittura, é che si parla molto poco di entomologia, men che meno di entomologia fantastica, del tema viene solo accennata qualche nozione all'inizio e successivamente qualche citazione qua e là. Un sacco di carne al fuoco, eppure tanto fumo e niente arrosto.
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È una penna delicata e leggera quella con cui Ervas scrive questa storia sulla vita e, soprattutto, la morte. Un gruppetto di preadolescenti (stile Goonies) appassionato di insetti organizza una spedizione in una misteriosa Villa per rubare qualche raro lepidottero. La Villa, a sua volta, è un hospice in cui i malati terminali aspettano la fine usando le ultime energie per coltivare ciascuno un piccolo appezzamento di terra. Una trama scarna che lascia molto spazio alle descrizioni e a chiose poetiche, a volte un po' forzate, ed allegorie piuttosto evidenti ma non al punto da risultare stucchevoli.
Interessante connubio tra ambientazioni e tematiche della letteratura americana e una sensibilità, oniricità e scrittura italiani quella di questo romanzo di Fulvio Ervas. La storia è presto detta: un gruppo di ragazzini accomunati dalla passione per il collezionismo di insetti scopre che fuori città c'è una villa/ospizio in cui (si dice) abbondano farfalle di ogni tipo che loro, urbanizzati, mai hanno incontrato. Sarà l'occasione per una fuga di un fine settimana che porterà ad una crescita individuale una volta compreso che le persone che albergano in quella villa sono adulti giunti a "fine percorso" che trovano ristoro nella bellezza del giardinaggio e nell'allevamento di farfalle
Quanta delicatezza sprizza a partire dalla copertina, poi svolazza tra le pagine dalla prima all’ultima. Daisy è il personaggio che non riesco a togliermi dalla mente, l’idea di ragazzina che germoglia esplorando con curiosità e vitalità il mondo. Si schiude lentamente rivelando petalo dopo petalo la meraviglia per cui vale la pena vivere. È un tripudio di dolcezza ingenua ed elegante. Una vera e propria lettura primaverile. Scrittura sensibile e sottile, sembra sia avvenuto tutto con molta naturalezza e disinvoltura.
Sono una persona semplice. Leggo una storia in cui un gruppo di ragazzini disastrati si trova a interagire con un gruppo di malati terminali e piango. Mai avuta tanta voglia di coltivare la terra e allevare farfalle.
(Nel mio cuore 3.5 stelline, con un .5 bonus perché uno dei personaggi migliori si chiama Hedy Lamarr 💙)
Un libro che parla di crescita, esperienza, sogni e ricordi. Tante emozioni parlate e spiegate dal punto di vista di chi già le ha vissute e anche di chi, invece, non vede l’ora di scoprirle: due mondi a confronto che si fondono perfettamente e si aiutano nella scoperta della vita. Un libro delicato e che vi farà affezionare a ciascun personaggio.
Descrizioni molto belle,capitoli non troppo lunghi,storia frammentaria. L'unica pecca è il finale che mi è sembrato un po' campato in aria,sconnesso dal resto della storia
Una villa magica popolata da insetti e da anziani, un gruppo di ragazzini diversi ma accomunati dalla passione per le farfalle...cosa succede quando la vita e la morte, l’inizio e la fine si incontrano in un luogo fantastico? Un romanzo che da voce alla natura intessendola alla vita.