Il binomio “biologia e capitalismo” ha condizionato la riproduzione della vita sul pianeta in modo devastante. I danni che la riproduzione dei ricchi e bianchi sapiens arreca agli ecosistemi hanno provocato l’estinzione di troppe forme di vita. Invece di curare e riprodurre la sola popolazione occidentale bisognerebbe generare parentele postumane e decoloniali con persone razzializzate, legami transgenere che superino la dicotomia maschio/femmina, ma anche parentele transpecie con gli animali non-umani, con le piante, con le forme di vita create nei laboratori del tecno-capitalismo globale: dalle mucche clonate alle cellule immortalizzate. Ricorrendo alle analisi e alle utopie fantascientifiche femministe ci libereremo dalla “misura di tutte le cose”, l’Uomo, e dalla sua incubatrice, la famiglia eterosessuale.
Angela Balzano è ricercatrice precaria eco/cyborg/femminista, coordinatrice e docente del modulo Scienze del Master in Studi e politiche di genere dell’Università degli Studi Roma Tre. Attualmente è docente a contratto presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e tutor in Women and Law per il Master GEMMA. Ha curato le traduzioni: Il postumano (2014) e Materialismo radicale (2019) di Rosi Braidotti; Biolavoro globale (2015) di Melinda Cooper e Catherine Waldby; Le promesse dei mostri (2019) di Donna Haraway. Con Carlo Flamigni ha scritto Sessualità e riproduzione (2015).
È un manifesto politico della decrescita ri/produttiva. Come tale, il testo è sentito, oratorio, a tratti nervoso. In un paradosso straniante, lo scritto è colloquiale pur adoperando una terminologia tecnica non sempre chiara al lettore non specialistico. A volte si fa fatica - conclusa l'introduzione, io ho posato il volume per riprenderlo solo a distanza di molto tempo. Nonostante ciò, al suo interno sfilano densamente argomenti correlati su questa tematica (dall'aborto all'utilizzo delle più avanzate tecnologie per modificare il DNA) che delineano un quadro della nostra contemporaneità onesto - e onestamente sconsolante. Mi ha dato la vertigine tipica delle troppe informazioni scoperchiate e iniettate con rabbia nel cervello. Una vertigine epifanica - e temo profetica. Poi ho urtato con violenza il suolo. Ci si sente davvero minuscoli, ad essere un puntino infinitesimale e senza potere decisionale, sperduto nella provincia italiana, a dover digerire quanto le cose vanno male e quanto poco si può fare, fattivamente, per cambiarle. La domanda non è neppure "che potere ho io?", perché io lo vedo benissimo: vedo fin dove arriva e vedo dove non può andare oltre. E no, non basta. Non serve a niente, questo stuzzicadenti, e di certo non basta per fare leva sul mondo. Mi direte che dovremo fare squadra, unirci in una rete. Ma io mi sento una monade. Libri come questo mi attraversano creando un disturbo che dal cervello elettrifica il corpo mandandomi a fuoco i nervi: poi si allontana, il mio essere si cheta e mi restano solo le bruciature. Come ci raggiungeremo, davvero, nella pratica, quando il capitalismo pare essersi avvolto attorno al DNA della nostra realtà? Siamo soli. Idealisti, sognatori, maledetti stronzi temerari. Ma soli. E poi rimane sempre sul retro del pensiero quella domanda, come titoli di coda alla fine di un film avvincente. Si può scardinare l'esercizio del potere esercitandolo a sua volta, ma in senso contrario? Si può spegnere il fuoco con la benzina? Si può trovare una soluzione diversa? Qual è l'entità contraria del potere? Es questa esiste, nella nostra società? Forse l'unica risposta è davvero solo la distruzione: ricostruirà, si spera meglio, chi sopravviverà al disastro climatico. Forse a farlo non saranno gli esseri umani, non nel modo in cui oggi ci riteniamo tali. E sì, fare parentele e non figli. Sono d'accordo, abbraccio questa convinzione fin nel midollo. Ma come? Con quale alfabeto affettivo, sentimentale ed emotivo? Da chi le puoi imparare, queste cose, quando nelle migliori delle ipotesi provieni da una famiglia eterosessuale, tradizionale e disfunzionale? E io sono queer, tutta la mia vita l'ho passata ad osservare da escluso il relazionarsi altrui e immaginarmene uno mio, ma, nonostante questa posizione "privilegiata", questa forma di parentela altra non riesco neppure ad figurarmela. Non nel mio contesto rurale e bigotto. Non con tutte le pressioni che si hanno vivendo: c'è solo un tanto - ed è fisica, non filosofia - che un corpo può sopportare prima di collassare su di sé. Mi sembra di aver chiesto fin troppo, al mio corpo [e sul mio corpo ho scritto, graffiato, tagliato, bruciato, torturato]. Insomma, questo libro mi ha fatto pensare troppo. Mi ha dato anche troppa autocoscienza. Che più continui ad imparare più soffri è proprio un'inculata.
Non mi si recrimini nulla se cerco riposo nella morte. Lì, almeno, le cose sono semplici.
[letto per il gruppo di lettura #afuitina] Inizialmente ero perplesso da questo libro, che mi appariva come un mappazzone enorme di cose varie, tutte mischiate assieme da una buona capacità di scrittura e tanta energia eco-femminista. Tanti spunti senza capo né coda, tanta inconcludenza MA Mi sono ricreduto Certo, continuo a pensare che la carne messa al fuoco sia troppa. L'autrice cerca di dire TUTTO, tutto assieme, e nel farlo perde un po'di vista il filo del discorso, più volte. Per questo non riesco a dare una valutazione piena, direi più 3.75 stelle che 4, ma le potenzialità ci sono tutte. Forse con più calma e più pragmatica, meno slogan e più fatti. Chiederei alla Balzano quali sono le sue prospettive in questo 2023, visto che il libro è stato scritto in piena pandemia e che molte delle prospettive in esso anticipate non si sono rivelate realistiche. In generale, buon libro per chi è interessato a certi temi. Ti lascia con la voglia di saperne di più, con la fame di informazioni, con la fame di rivolta ri/produttiva trans/eco/femminista. Che credo sia lo scopo
La valutazione di una stella si giustifica dalle seguenti osservazioni. L'autrice pare una persona acculturata con un insieme di idee e proposte completamente ideologiche, assolutamente non pragmatiche e irrealizzabili, con una considerazione del genere umano che rasenta l'assurdità. Nessun rispetto per la vita, anche quando propone di salvare i migranti o gli animali, sembra piuttosto un mantra da ripetere. La bibliografia è assolutamente ideologica, il confronto con la cultura occidentale, cattofascista, maschilista è praticamente inesistente. Si limita ad affastellare luoghi comuni e idee estremizzate. Inoltre il testo è scritto male. Disordinato nella presentazione, ridondante nei temi, assolutamente sincopato nella scrittura, con l'uso dell'asterisco al modo di schwa che salva l'ideologia dell'autrice ma impedisce la lettura. Parentesi e corsivi appesantiscono la lettura. Non riesco a capire come si possano pubblicare testi di tal genere.
„Per farla finita con la famiglia: dall’aborto alle parentele postumane”, written by eco/cyborg/feminist researcher Angela Balzano, holds rhythms for the multispecies configurations that can get us out of the mess of an anthropocentric, patriarchal capitalism. How? By mixing theory with speculative fabulation and feminist technoscience - that’s how. It’s clear that theory alone can’t push us beyond precarious situations, technology can’t “fix” the climate crisis, and uncritical imagination can only see so far, but putting them all together might hold keys to doors that seem closed from where we are.