Il condominio di via delle Grondaie 47 è un condominio come tanti. O meglio, lo sarebbe se non ci fossero un assassino e una donna assassinata. Ma l’assassino non è un assassino e la donna assassinata non è stata assassinata. Lo sa bene Goran, 11 anni, che ogni giorno, scendendo le scale, osserva l’interno delle case degli altri attraverso le finestre aperte sulla chiostrina del palazzo. In ogni casa c’è un gatto, sei in tutto. Sette, se contiamo orfano della donna assassinata e testimone muto del suo omicidio. Ogni casa ha un segreto da non rivelare, ogni inquilino una bugia riservata a chi gli è più caro. C’è un eroe che non è un eroe; c’è un uomo che ha perso la memoria e c’è una donna che vorrebbe perderla; c’è qualcuno che si scoprirà capace di uccidere ma che ancora non lo sa; c’è il malocchio, c’è l’amore sbagliato, c’è l’innocenza e c’è la follia. E poi ci sono i loro gatti, che seguono senza interesse le vite impazzite dei loro padroni.
L’idea alla base di questo romanzo e’ molto interessante. Ci troviamo all’interno di un condominio come tanti, ma i suoi abitanti non sono “come tanti”...o forse si. Ciascuno, nel palazzo, ha qualche segreto, un torbido passato, un lato nascosto del proprio carattere o un timore di fondo. Ciascuno, nel palazzo, ha un gatto che ne riflette e catalizza le emozioni. La storia prende le mosse da un assassinio che non e’ un assassinio e dipana le vite di tutti gli inquilini, i drammi e gli amori, le vite e le morti.
Pur essendo molto interessante l’idea di base del libro e pur trovando la narrazione piuttosto curata ed avvincente non sono completamente soddisfatta. E’ un romanzo polifonico, tantissimi sono gli attori che salgono sul palcoscenico e si fatica un poco a destreggiarsi tra nomi, passati e segreti. Sono 300 pagine che si leggono volentieri e velocemente, non ci si annoia e non viene voglia di abbandonare il libro ed il suo atuore, eppure quando si giunge all’ultima pagina non ci si sente completamente soddisfatti. Almeno per quanto mi riguarda. Forse il fatto di avere cosi’ tanti personaggi non permette di approfondirne davvero nessuno. La citazione di “Arancia Meccanica” (“il dolce su e giu”) riferito ai gatti stride un po’ con l’atmosfera del romanzo, ricca di ironia.
Vero che, nella conclusione, diverse sono le riflessioni che vengono stimolate: innanzitutto, che i nostri vicini di casa potrebbero avere storie incredibili alle loro spalle, che non immagineremmo mai incrociandoli sul pianerottolo. Inoltre, che spesso chi ci vive accanto ha sofferenze e dolori tutti suoi e che un gesto di gentilezza potrebbe contribuire a rendere migliore la giornata di piu’ di qualcuno. Infine, che i gatti anglosassoni hanno nove vite, mentre gli europei solo sette.
Siete amanti dei gialli? Non fa per voi. Siete amanti dei gatti? Non fa nemmeno per voi, i gatti hanno (contrariamente a quanto ci si aspetta) un ruolo marginale. Siete amanti delle storie ironiche e allo stesso tempo riflessive, con un finale inatteso? Questo romanzo fa per voi.
Un libro interessante, ma soprattutto un libro inaspettato. All'inizio sembrava un libro leggero con storie di gatti - e di gatti ce ne sono diversi (sette, ovviamente) - poi man mano che vai avanti i felini diventano sempre meno protagonisti per lasciare spazio ai loro padroni, e anche la leggerezza si fa un po' da parte per affrontare temi pesanti, restando però sempre nei limiti della delicatezza per gli stessi. Sette famiglie in crisi composte da personaggi disfunzionali, con relazioni che si intrecciano e risolvono in quella che sembra solo una lunga sfilza di casualità. Ogni capitolo affronta una storia diversa, e consiglio di prendere appunti durante la lettura che io son arrivata alla fine con un personaggio che non ricordavo proprio 🤣 (l'ho letto in tre volte, a pochi giorni di distanza una dall'altra). Ma magari se avete una memoria migliore della mia non serve. C'è solo una cosa che non riesco a decidere se è positiva o negativa, per me. Il narratore è onnisciente, uno di quelli che parlano col lettore, e sembra un occhio che vaga sul condominio in cui si svolge la storia, però si sposta da un personaggio all'altro all'interno dello stesso capitolo, senza una distinzione nella narrazione, e questo a volte può creare un po' di confusione, anche se secondo me non ci sta male. Altra cosa che ad alcuni non piace, è che ci sono descrizioni e digressioni "inutili" al fine della trama in sé.