La lettura di quest'opera di Apuleio si è rivelata interessante sia per il genere (una sorta di via di mezzo tra l'orazione ed il trattato filosofico) sia per il suo contenuto. Il punto di partenza è il "Simposio" platonico ed Apuleio, in linea con il medioplatonismo, trae da lì una teoria demonologica centrata sulla qualità mediatrice dei demoni. Questa "medietas" si esplica sia nella mediazione tra uomo e divinità, loro compito principale, sia nella loro natura stessa, quella di divinità che però scendono a patti con la materia, con i corpi: essi, vivono, risiedono nei corpi... Ecco che allora, sempre più nel trattato, il demone si sovrappone all’anima; Apuleio ne fa quasi una parte della stessa, quella parte “divina” dell’anima, in contatto con Dio... La lettura del trattatello è agevole e lo stile retorico/performativo di Apuleio aiuta molto: con incisi chiari e sintetici si riallaccia alle dottrine platoniche; con domande retoriche sottolinea e solletica emotivamente il lettore su quello che gli sta più a cuore della faccenda: rompere con una breccia il muro che Platone aveva posto tra mondo divino e mondo umano. Concludendo, si tratta di un’opera preziosa per diversi motivi: ci rivela un altro dei molteplici interessi di Apuleio, quello filosofico; fa luce su un aspetto del medio platonismo che è la spia di un interesse sempre più urgente per la sfera divina e che segnerà poi il passaggio al neoplatonismo. Obbligatorio un confronto con l'omonimo “Demone di Socrate” di Plutarco; rispetto a quest’ultimo Apuleio parte, sì, da Platone ma perviene ad uno sguardo generale sulla demonologia senza per questo perdere in concisione; Plutarco rimane, invece, molto fedele alla lettera del comun Maestro, soffermandosi di più sul singolo caso del Socrate del “Simposio”… Buona lettura a tutti.