La piccola conformista è un romanzo quasi completamente affidato alla voce di un personaggio. Basta sfogliare qualche pagina, leggere le prime righe, ed eccola lì l’eroina della storia, Esther Dahan. Comica, senza freni inibitori, tagliente, forse indimenticabile. Esther è una bambina intimamente conservatrice, si autodefinisce «di destra» e si è trovata a crescere in una famiglia di sinistra negli anni Settanta a Marsiglia. Da irriducibile reazionaria sogna l’ordine, il rispetto delle regole, i «vestitini blu» delle brave ragazze cattoliche, desidera una vita inquadrata dalla normalità. In casa sua, a parte lei, tutti sono eccentrici, girano nudi, si lanciano piatti quando litigano, rifuggono regole e comportamenti conformisti, perbenisti, benpensanti. La madre, atea, anticapitalista e sessantottina, lavora come segretaria al municipio. Il padre è un ebreo francese nato in Algeria, ed esorcizza l’ansia di un prossimo olocausto stilando liste maniacali di compiti da svolgere. Si aggiungono poi un fratello minore iperattivo e i nonni paterni, che vivono nel ricordo nostalgico del glorioso passato nell’Algeria francese e trascorrono le giornate giocando alla roulette con i ceci, che serviranno poi a cucinare il cuscus domenicale. L’esistenza di Esther subisce una svolta quando i genitori, imprigionati nelle loro contraddizioni, decidono inspiegabilmente di mandarla in pasto al nemico, ossia in una scuola cattolica nel quartiere più borghese di tutta Marsiglia. Esther trova forse il suo paradiso personale, osserva e riflette sullo stile di vita dei genitori, dei nonni, delle compagne così diverse da lei, fin quando un segreto custodito a lungo metterà tutto in discussione. La comicità può raccontare anche gli aspetti più oscuri degli individui, l’ironia e la lucidità possono sondare il mistero della felicità e del dolore. In questo romanzo il desiderio di voler essere come tutti gli altri fa esplodere ogni logica parentale e ogni lessico familiare, e la quotidiana follia e normalità di una famiglia diventano lo strumento di un’appassionata ricerca di vita e di verità, con un sorriso a rischiarare il buio.
Breve romanzo simpatico e arguto; si avvia come una satira, che descrive comicamente un’infanzia in una famiglia scombinata e bizzarra, ma poi si trasforma, pagina dopo pagina, in un affettuoso ritratto della madre, che si rivela tutt'altro che una hippie scervellata. Originale il romanzo e originale il personaggio, lontano dagli stereotipi; e il tono dell'autrice, pur nell’affettuosità, si mantiene asciutto e ironico, del tutto privo di sentimentalismo. Mi stupisco nello scoprire che l’autrice è una giornalista al suo esordio nella narrativa, perché la sua scrittura non ha il marchio inconfondibile del giornalismo, anzi l’ho trovata piena di grazia, sia pure con qualche eccesso (per esempio l’incipit). 3/4
La piccola conformista è un libro esilarante. Ironico, geniale, ben scritto, divertente, ma in realtà drammatico. Si drammatico perché tra una risata e l’altra il lettore si ritrova a vivere il dramma di una bambina che vive le abitudini, le idee di una mamma e un papà, anzi Elisabeth e Patrick, come si fanno chiamare, con disagio e a volte, come una violenza psicologica. La voce narrante è di Esther, che racconta la sua infanzia e adolescenza, in seno ad una famiglia frutto della rivoluzione sessantottina. Di fatto la tanto sospirata volontà di lasciare i figli liberi di essere sé stessi finisce per trasformarsi quasi in un obbligo di essere i figli tanto desiderati dai genitori. Ecco allora che per combattere la rivoluzione tanto propinata dai genitori figli dei fiori, Ester diventa una piccola figlia conformista. Non atea né ebrea (come il padre) ma cattolica, decide di farsi battezzare autonomamente, non nuda e libera nel corpo ( Patrick e Elisabeth non usavano vestiti in casa) ma pudica e vestita, non rivoluzionaria a scuola e nei voti, ma diligente e promettente. Ma ciò che più di ogni cosa crea sofferenza a Esther quanto al fratello è il disequilibrato rapporto tra i genitori, capace di passare in un istante da violente liti a amore infinito. Mentre Babeth (Elisabeth) è una donna colorata, allegra e vivace che sa divertirsi con i figli, non lo stesso si può dire del padre, Patrick, ossessivo ed ombroso. E se Esther spera e prega per un divorzio liberatorio, la vertità è molto più complessa, quanto dolorosa e drammatica. Un bellissimo libro.
La voce narrante è quella della protagonista, Esther, una bambina che vediamo crescere fin dalle scuole elementari fino alle medie. È una voce irriverente che vuole essere comica e ironica, ma a me è risultata per lo più fastidiosa, anche grazie al fatto che Esther ha facoltà di pensiero e di linguaggio pari a quelle di un'adulta, cosa molto inverosimile. Nel romanzo sono descritte le dinamiche familiari dei Dahan e c'è un po' di tutto (troppo): dalle questioni politiche e le loro ripercussioni sulle abitudini domestiche, ai problemi del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, fino a tematiche di salute mentale. E ci sono soprattutto loro, Babeth e Patrick, che con i loro comportamenti eccentrici influenzano Esther e il fratello Jeremy. La cosa che mi ha convinto di meno è la trama, specialmente verso la fine, quando si svela un mistero legato a Patrick. L'ultimo capitolo stesso non ho capito se sia stato inserito di proposito per spiazzare il lettore; in ogni caso, la scelta non mi è piaciuta e mi ha dato l'impressione di una conclusione davvero sbrigativa.
Famiglie franco-algerine disfunzionali, Mitterand presidente, scuole posh, ebrei finti ed ebrei veri, papetti ossessivi. Uno di quei libri che ti fanno ridere a voce alta facendo girare tutti quelli che sono in casa. Ingrid Seyman usa uno dei miei artifici letterari preferiti, cioè la narrazione attraverso il punto di vista del bambino di casa. In questo caso si tratta di Esther, che prova a trovare un senso fra la madre hippie dedita al vietato-vietare e il padre ossessivo-compulsivo che la tormenta con liste, racconti sempre uguali ed espressioni ricorrenti (ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa!). Chiaramente gli effetti sono esilaranti, soprattutto nella prima metà del libro, che poi prosegue con toni più seri verso lo scioglimento della storia. Consigliato.
Un romanzo che parte ironico, sarcastico e molto divertente e poi prende una piega davvero imprevedibile. Sorprende chi legge con uno scarto di trama inatteso che fa ripensare tutto da una prospettiva davvero diversa. Lo stile è caustico, intelligente e divertente al punto giusto.
Uno di quei romanzi che risuona in chi lo legge anche una volta chiusa l’ultima pagina.
libro piacevolissimo, ironico, a tratti amaro, e con un mix irresistibile di cinismo e candore infantile. già avviato il casting mentale, devo dire che per tutto il libro ho immaginato Patrick e Babeth con le sembianze dei genitori di Sophie ne Il tempo delle mele.
irritante, mi prudevano le mani ad ogni pagina, non so cosa avrei dato per prendere a ceffoni a due a due finché non diventavano dispari la piccola conformista e l'autrice di questo libro che vorrebbe castigare ridendo mores ma nun jaa fa.
Excellente première lecture de 2025. Le style de l'autrice m'a un peu rappelé Amélie Nothomb (ce qui est toujours un compliment de ma part) en un peu plus sobre. On y suit la vie d'une petite fille oscillant entre sa famille excentrique de gauche et son école catholique. J'ai dit dans un review de 2024 qu'écrire une voix d'enfante convaincante ET plaisante à lire était selon moi l'un des plus gros défis d'écriture et je crois que cette autrice l'a réussit avec brio. J'ai adorée la protagoniste de ce roman et sa vision d'enfant sur des sujets très adultes qui servait à relever l'absurdité de certaines situations. J'ai beaucoup aimé la progression de l'histoire mais la fin, la toute fin du livre.... je n'étais pas prête!
El vaig agafar a la biblioteca perquè em va cridar l'atenció el títol. No té res d'especial. Es llegeix molt de pressa perquè són capítols molt curts. M'indignava la submissió de la dona i malgrat això, no m'esperava aquest final.
Siamo in Francia, e vediamo una famiglia di sinistra tramite gli occhi della figlia maggiore, ancora bambina, che si considera una conservatrice in opposizione a tutte le stranezze, come il nudismo e le litigate con tiro di piatti annesso, che la mettono in imbarazzo. Il libro è brevissimo ed ironico, il punto di vista finto serio della bambina rivela tutta la sua ingenuità e freschezza: si atteggia da piccola adulta ma in realtà le sfugge molto della realtà che la circonda, non comprende appieno i suoi genitori e le dinamiche. Si vede il desiderio di appartenere al gruppo delle sue compagne di scuola, una elementare cattolica, a cui cerca di uniformarsi ma sentendo sempre una vergogna per la sua famiglia come un marchio che cerca di nascondere. La fine risulta un fulmine a ciel sereno, che rimette tutto in prospettiva dando nuova profondità al testo oltre alla prima apparente canzonatura di una parte della Francia, e si comprende appieno il desiderio di 'normalità' della figlia, l'aderenza ad un modello rassicurante nella sua formalità che va oltre il semplice conformismo, ma un rifiuto della realtà mostrato come rifiuto del modello familiare, un modo per non accettare e non riconoscere la gravità della realtà, mascherare tutto con cliché e ironia infantile.
Un livre hors du commun, qui accroche vite, puis qui déroute. Je ne l'ai pas trouvé totalement abouti (la fin est très brutale, c'est sans doute voulu, mais je suis restée sur ma faim) mais j'ai tout de même apprécié ma lecture.
Pas mal de gens comparent La petite conformiste à En attendant Bojangles et si je peux voir les similitudes (deux enfants élevés dans des familles excentriques d'une façon ou l'autre), le ton des deux romans est extrêmement différent : là où Bojangles était onirique, doux et aérien, La petite conformiste est cynique et dur, tout comme Esther, la narratrice.
Pareri discordi su questo libro breve, che mi ha calamitato sin dalle prime pagine. Io, al contrario di altri, ho amato Esther in modo viscerale. Quindi, catalogo questa opera, fra le mie letture migliori 2022. Ma passiamo alla sinossi. Ingrid Seyman, alla sua prima esperienza come autrice, ci consegna il ritratto di un'adolescente geniale, capitata in una situazione incandescente dalla quale uscirne non sarà certamente agevole. La storia, che si svolge a Marsiglia, ha la narrante di Esther, una ragazzina che occupa gran parte del romanzo, con le sue descrizioni ironiche, talvolta tragiche, della sua strampalata vita familiare. Patrick, suo padre, ebreo fervente, ha vissuto la giovinezza in Algeria, poi con la sua famiglia, è dovuto emigrare in Francia, privato dagli agi della ricchezza.Babeth, la madre di Esther, è bella, bionda hippie e sessantottina. La coppia adotta in casa il nudismo, vive in totale libertà, anche se lui lavora in banca e lei in municipio. Per reazione a simili stravaganti genitori, la piccola Esther diventa una convinta conservatrice reazionaria. Non condivide nulla delle abitudini dei genitori, è studiosa al limite della mania, ordina i libri con lo scrupolo di una bibliotecaria, si veste in modo tradizionale, disprezza la disinvoltura di Patrick e Babeth, che chiama per nome per disfarsi di un rapporto genitoriale che non sente suo. Il fratellino Jeremy al contrario di lei è indisciplinato e capriccioso, è capace di creare disagi familiari, non studia, peggiora, se possibile, il già difficile clima della piccola e modesta casa dove abitano di Dahan. Le scuole frequentate da Esther la mettono in contatto con famiglie snob, per lo più cattoliche e la ragazzina cerca in ogni modo di omologarsi all'ambiente che la osserva con ostilità, confidando nella sua intelligenza brillante e la memoria prodigiosa che le consentono risultati eccellenti a dispetto del caos che regna in casa sua.
C’est un premier roman, et je trouve que l'autrice a fait fort pour une première fois. C’est le genre de livre que vous n'oubliez pas, à cause de l'histoire, mais surtout à cause de son style d'écriture, incisif, acéré.
Lorsque la toute première phrase est : « Je suis née d'une levrette, les genoux de ma mère calés sur un tapis en peau de vache synthétique. », le ton est tout de suite donné au roman. Ça pose l'ambiance d’entrée de jeu et on comprend que le style va être moderne et anticonformiste justement, tout l'inverse du titre. La parole est donnée à la fille de la famille, et on comprend aussi très vite que c’est elle qui va être « la petite conformiste » du titre.
Cette petite fille, c’est Esther. Elle naît au milieu des années 70, ses parents sont des ex-soixanthuitards, le père travaille dans une banque, la mère est secrétaire. Ils aiment se promener nus dans leur appartement, et font l'amour un peu partout n'importe quand, surtout dans le canapé le dimanche après-midi, devant « L’école des fans » de Jacques Martin. Esther aura un petit frère, né trois ans après elle. Elle appelle ses parents par leur prénom. Son père, Pascal, est originaire d'Algérie, c’est un pied-noir, expatrié d’Algérie en1962 pour venir vivre à Marseille. Les origines juives sont fortes, la grand-mère Fortunée prend beaucoup de place dans les décisions. La mère, Elizabeth, est française, et athée. L’excentricité de ses parents fait que Esther ne se sent pas à l'aise dans sa famille. Son père a de nombreuses manies, qui empoisonnent la vie de la famille. Il dresse en permanence de nombreuses listes qu'il répète comme des litanies. Esther va ainsi grandir dans cette ambiance, renforcée par les changements sociaux, on est en 1981 avec l’arrivée de la gauche au pouvoir et ses nombreuses promesses. Esther va chambouler l’ordre de vie de sa famille quand elle ira dans une école catholique et surtout qu'elle voudra se faire baptiser et sa communion. On s'imagine très bien que sa différence est très voyante au sein de cette famille.
Et tout ceci pour nous mener vers un drame qui sonne comme une évidence. J'aurais dû me douter, je sentais depuis le début du roman que quelque chose allait arriver, de quelle nature, je ne pouvais le dire. Quand j’ai assisté à ce drame, cela m'a paru évident, et pourtant je ne m'y attendais pas. Mais maintenant que je le sais, en effet, tous les signes étaient bien présents.
Je me suis attachée à Esther, tout en restant détachée d'elle, c’est assez ambigu comme ressenti. La narration à la première personne permet de s'attacher à elle, de ressentir toutes les émotions qui la traversent. Je suis toujours plus sensible à ce genre de narration, car elle me permet de rentrer dans la peau du personnage, de rentrer dans sa tête et de savoir ses pensées les plus intimes. Cela m'a permis de prendre sa place au sein de cette famille pas comme les autres, et je dois dire que l’expérience est assez perturbante. Comment aurais-je réagi face à de tels parents, je ne sais pas. Quand on est enfant, et surtout quand on arrive à l'adolescence, on rentre souvent en conflit avec ses parents, alors quand ceux-ci ressemblent aux parents d'Esther, on se dit qu'elle aurait pu tourner plus mal. Surtout on comprend qu'elle ait voulu faire des choses à l'opposé d'eux, école catholique, baptême, etc…
Cette famille est hors du commun, l’excentricité des parents fait qu’on a l'impression qu'ils vivent dans un autre monde. Mais quand on remet ça dans le contexte de l'époque, c’est tout à fait crédible. La libération sexuelle et de la femme a bouleversé la société. Ces jeunes femmes se sont alors heurtées à leurs propres parents qui leur paraissaient totalement vieux jeu.
Ingrid Seyman a vraiment très bien retranscrit l'époque, l'ambiance qui y régnait. J’avais à peu près le même âge qu'Esther dans les mêmes années, je me souviens de l'élection de Mitterrand, du choc que ça a fait, je suis issue d'une famille stricte, à l'inverse de celle de Esther, et je me rappelle très bien cette époque où les gens prenaient de plus en plus de liberté et où cela choquait les personnes plus strictes. Bref, tout cela pour dire, que l'autrice a très bien détaillé ces années là, et je me suis parfois reconnue dans certains aspects ou certaines amies d'Esther.
Tout cela est porté par un style très fluide, ça se lit très facilement, sans lourdeurs et sans complications. J'ai beaucoup aimé les nombreuses touches d’humour qu'a mis l'autrice. Cela allège énormément le récit et surtout le drame que l'on sent sous-jacent. Certains scènes sont cocasses et apportent des bulles de légèreté. J'ai souvent souri. J'ai bien ressenti l’atmosphère, et j'ai surtout eu l'impression d'avoir une épée de Damoclès au-dessus de la tête, me demandant quand elle allait me tomber dessus. Par contre, j'ai eu du mal à m’attacher aux personnages, et je ne sais pas dire pourquoi. Peut-être parce que ça va un peu trop vite, et que j’aurais parfois aimé que certains aspects soient un peu plus développés. Comme la fin, un gros drame de passe à quelques lignes de la fin, d'ailleurs, n'allez surtout pas la lire par curiosité, car vous serez trop vite spoliés et ce serait vraiment dommage. Donc je disais, que j’aurais aimé que ça continue un peu. En fait, j'aimerais savoir ce qu'il s'est passé alors pour Esther. Mais le charme de ce livre, c’est aussi justement ces drames et cette fin rapide.
J'ai passé un bon moment avec ce roman, ce n'est pas non plus un coup de cœur. C’est assurément une histoire que je n'oublierai pas de sitôt, je ne saurais pourtant pas vous dire ce qu'il m'a manqué pour que ce soit plus intense. C’est vraiment un ressenti personnel par rapport à l’histoire, et cela n'est sûrement pas partagé par tous.
Une chose est sûre, c’est que j'ai aimé la plume de Ingrid Seyman et j'aimerais beaucoup la lire à nouveau. Je vais donc la suivre de près afin de ne pas louper une future parution. Je suis curieuse de savoir quel sujet elle va traiter.
Je vous conseille bien sûr ce roman, il faut le lire et le découvrir et vous faire votre propre ressenti. Il est intéressant par les sujets qu'il traite et par l'ambiance, parfois très extravagante. Rien que pour ça, il faut le lire.
Non si può dire che è brutto, ma io l'ho trovato senza senso..non l'ho trovato esilerante. E il fatto che la figlia chiama I genitori per nome come se non fossero parenti mi ha dato fastidio, perchè continua ad alternare delle frasi con I nomi propri, e frasi con mamma è papà. Fortunatamente è un libro corto.
Forse l’umorismo è l’ultima arma rimasta ai figli delle famiglie complicate per raccontarle. Il libro intrattiene il giusto, senza grandi colpi di scena.
Divertente, a tratti esilerante. Ma anche amaro, triste, e con un finale che mi ha lasciato totalmente spiazzata: come se quella tegola che da tempo Esther progettava di lanciare dalla terrazza del condominio avesse colpito me in pieno volto.
1 Critique en Français (nombreux TW!!!) 2 review in English (many TW!!!)
1 Critique en Français (nombreux TW!!!)
Avant tout, je dois absolument prévenir que cette histoire est très déprimante, remplie de trigger warnings et à ne pas lire si un des 2 aspect les plus difficiles vous trigger personnellement ; ou du moins, à ne pas lire en cas de fragilité psycho-émotionnelle.
En outre, il existe plusieurs références et scènes sexuelles, dès la première ligne. Bien qu'il ne s'aggisse pas d'un roman smut / érotique, le sujet revient plusieurs fois.
L'idéation parricide est écrite de façon très drôle, mais j'inclus dans la liste de potentiels triggers.
De la quatrième de couverture :
Esther est une enfant de droite née par hasard dans une famille de gauche, au mitan des années 70. Chez elle, tout le monde vit nu. Et tout le monde – sauf elle – est excentrique.
Sa mère est une secrétaire anticapitaliste qui ne jure que par Mai 68. Son père, juif pied-noir, conjure son angoisse d’un prochain holocauste en rédigeant des listes de tâches à accomplir. Dans la famille d’Esther, il y a également un frère hyperactif et des grands-parents qui soignent leur nostalgie de l’Algérie en jouant à la roulette avec les pois chiches du couscous. Mais aussi une violence diffuse, instaurée par le père, dont les inquiétantes manies empoisonnent la vie de famille.
L’existence de la petite fille va basculer lorsque ses géniteurs, pétris de contradictions, décident de la scolariser chez l’ennemi : une école catholique, située dans le quartier le plus bourgeois de Marseille.
La petite conformiste est un roman haletant, où la langue fait office de mitraillette. Il interroge notre rapport à la normalité et règle définitivement son sort aux amours qui font mal. C’est à la fois drôle et grave. Absurde et bouleversant.
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L'histoire débute comme une satire, Esther, la narratrice, parle de son enfance, fin des années 1970 jusqu'à environ 1985. Un peu comme le personnage principal et narrator, Momo, dans La Vie devant soi, Esther décrit de manière comique son enfance, les contradictions sociopolitiques de ses parents supposés 'de gauche', à la religion mixte. Ils sont aussi des hippies, ayant participé à la révolotion de '68, et aux attitudes anticapitalistes, à rester nus chez eux - sans parler des scènes d'ébats répètees plusieurs fois durant le roman.
Le roman est avant tout un drame ; Esther raconte une tranche de sa vie, de jeune fille jusqu'au début de la puberté. On mélange les moments comiques avec la violence dans la famille - comme décrit sur la 4e, il existe une violence diffuse, instaurée par le père, dont les inquiétantes manies empoisonnent la vie de famille. Cette famille franco-algérienne, désordonnée et bizarre, comporte aussi, encore à l'instar du roman de Gary mentioné plus haut, des moments où Esther a la nausée, ou encore quelques scènes rapides aux wc, et mentions d'urine - d'où les TW.
La voix d'Esther est irrévérencieuse et sarcastique - par exemple lors des critiques de croyances religieuses suivies uniquement quand ça arrange des personnages, mais les règles mises de côté dès que ça dérange - et qui se veut comique et ironique sur la majorité de la narration.
J'avais lu une critoique disant qu'Esther a une faculté de pensée et de langage égale à celle d'un adulte, ce qui est très improbable, mais personnelement, je n'ai pas lu le livre comme une narration 'dans son temps' mais d'une Esther adulte qui revient sur son passé, d'où le langage adulte - d'autant que son éducation a été relativement poussée durant les années dont elle se remémore les évènements.
Malgré son titre et certains événements vécus par Esther, je trouve qu'elle n'est pas totalement conformiste et de droite dans ses idéaux politiques naissants, mais je suppose que c'est plutôt un titre ironique, compte tenu de la prétendue gauche de sa famille qui semble inclure plus d'un astérisque.
Le rebondissement inattendu et la fin m'ont donné un goût très amer. D'abord, parce que l'on a une repreésentation sensationnelle d'une maladie mentale ; qui semble d'une part excuser l'inexcusable, mais aussi dépeint une image trop simpliste de cette maladie. En second lieu, parce que l'on attends une certaine liberté à acquérir, et comme le tournant de l'histoire est tragique, ça donne la sensation d'un message anti-féministe.
En théorie, ce livre est bien écrit, surtout pour un premier roman ; mais le goût amer et déprimant ont vraiment réduit mon apprécation et je ne compte pas relire ce livre.
First of all, I must absolutely warn that this story is very depressing, full of trigger warnings and should not be read if one of the 2 most difficult aspects triggers you personally; or at least not to read in case of psycho-emotional fragility.
Additionally, there are several sexual references and scenes, right from the first line. Although it is not a smut/erotic novel, the subject comes up several times.
Parricidal ideation is written in a very funny way, but I include it in the list of potential triggers.
From the back cover:
Esther is a right-wing child born by chance into a left-wing family in the mid-1970s. At her house, everyone lives naked. And everyone – except her – is eccentric.
His mother is an anti-capitalist secretary who swears by May 68. His father, a pied-noir Jew, wards off his anxiety about an upcoming holocaust by writing lists of tasks to accomplish. In Esther's family, there is also a hyperactive brother and grandparents who nurse their nostalgia for Algeria by playing roulette with chickpeas from couscous. But also a diffuse violence, established by the father, whose worrying manias poison family life.
The little girl's existence will be turned upside down when her parents, steeped in contradictions, decide to send her to school with the enemy: a Catholic school, located in the most bourgeois district of Marseille.
The Little Conformist is a gripping novel, where language acts as a machine gun. It questions our relationship to normality and definitively settles the fate of loves that hurt. It's both funny and serious. Absurd and shocking.
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The story begins as a satire, Esther, the narrator, talks about her childhood, from the late 1970s until around 1985. Much like the main character and narrator, Momo, in The Life Before Us, Esther describes in a comical way her childhood, the socio-political contradictions of her supposedly 'left-wing' parents, with mixed religion. They are also hippies, having participated in the '68 revolution, and anti-capitalist attitudes, staying naked at home - not to mention the sexual scenes repeated several times during the novel.
The novel is above all a drama; Esther tells a slice of her life, from a young girl until the start of puberty. We mix comic moments with violence in the family - as described in the backcover, there is a diffuse violence, established by the father, whose worrying manias poison family life. This Franco-Algerian family, disordered and bizarre, also includes, again like Gary's novel mentioned above, moments where Esther feels nauseous, or even a few quick scenes in the toilet, and mentions of urine - cause of the TWs.
Esther's voice is irreverent and sarcastic - for example during criticism of religious beliefs followed only when it suits the characters, but the rules set aside as soon as it bothers - and which is intended to be comical and ironic over the majority of the narration.
I had read a review saying that Esther has a faculty of thought and language equal to that of an adult, which is very improbable, but personally, I did not read the book as a narration 'in its time ' but of an adult Esther who looks back on her past, hence the adult language - especially since her education was relatively advanced during the years of which she remembers the events.
Despite its title and some of Esther's events, I find she's not totally the conformist and right-wing in her budding political ideals, but I guess this is rather an ironic title, in view of her family's supposed left-wing that seems to include more than one asterisk.
The unexpected twist and the ending left me with a very bitter taste. First, because we have a sensational representation of a mental illness; which on the one hand seems to excuse the inexcusable, but also paints an overly simplistic picture of this disease. Secondly, because we expect a certain freedom to be acquired, and since the turn of the story is tragic, it gives the sensation of an anti-feminist message.
In theory, this book is well written, especially for a first novel; but the bitter and depressing taste really reduced my enjoyment and I don't plan to reread this book.
Un roman impossible à lâcher avant la dernière page. Cette histoire de famille racontée à vive hallure vous fait passer du rire au larme, entre burlesque et tragédie. Le portrait des parents de la narratrice est bouleversant. Vraiment un récit marquant. Les dernières lignes vous laissent sans voix...
L idea di base e' molto carina: cioe' evidenziare come siano predominanti i pensieri, le azioni e le ideologie dei genitori sulla crescita di un figlio. In questo caso, l essere eccentrici in modo quasi esasperante dei genitori protagonisti porta la figlia a voler diventare una piccola conformista in tutto e per tutto. Finale molto forte che non mi aspettavo. Devo capire se l autrice ha preso spunto da qualche storia vera.
Non è quello che sembra: un racconto divertente fatto da una voce infantile disincantata. È molto crudele invece. Molte cose sfuggono dalla traduzione tra l’altro.
Marsiglia, Esther è un’adolescente capitata nella famiglia sbagliata. Il padre, inappuntabile impiegato di banca, una volta a casa scatena le sue manie per le liste promemoria, si improvvisa attore obbligando tutti ad assistere, e ad applaudire, alle sue ripetitive imitazioni, ha frequenti sbalzi di umori ed una famiglia nostalgica della vita e delle ricchezze lasciate in Algeria; la mamma, una bella trentenne, ex hippy, ex sessantottina, lavora in municipio e si circonda di amici simile a lei. Entrambi girano per casa nudi, detestano le regole, si amano e si detestano a momenti alterni. Esther, la protagonista, fin da piccolissima suscita il loro stupore e sconcerto perché è una bimba senza difetti: impara a controllare gli sfinteri precocemente, idem a parlare, si addormenta presto la sera, non fa capricci, non ha mai rotto nulla, ecc… Crescendo il suo sogno è quello è di avere una famiglia normale. Ah, c’è anche un fratellino, che se fosse un cavallo si definirebbe “ sdomo”, e che quindi corrisponde perfettamente alle aspettative anarchiche dei genitori. Per strane circo-stanze Esther e il fratello vengono mandati a studiare in una scuola cattolica (il padre è ebreo) frequentata da figli della Marsiglia e lì Esther finalmente tocca il cielo con un dito, a patto che nessuna delle sue compagne venga a conoscenza della sua reale vita famigliare. La voce narrante è quella di Esther e tutta la storia è scritta in modo molto spiritoso, ironico, ma l’evolversi della storia porta ad un finale veramente inaspettato. Un romanzo molto più duro di come appare.
1,5 (entre subjectivement et objectivement mauvais)
??? bzicbzdkj Cette histoire est en fait une exploitation de stéréotypes (ils y passent tous !) présents dans les années 80, ce qui rend les rend peu intéressants pour le lecteur contemporain. Tout dans ce livre est traité de manière bien trop cynique et maladroite pour me plaire. Ce qui était censé être de l'humour (noir) a juste fini par m'écœurer, et certains aspects de cet humour étaient à mes yeux très problématiques, et même si je pense que c'était voulu, ce n'est pas quelque chose que j'approuve. Le plot twist de la fin n'est pas si inattendu que ça, m'a laissée très perplexe. Néanmoins, j'imagine que le fait que le roman soit très court et très vite lu (tout aussi vite oublié) rend l'expérience plus facile et potentiellement appréciable pour un public très typé. En général tout était trop dur et mal abordé pour moi, je ne conseille pas de gaspiller son argent sur ce livre qui, outre la couverture, n'a pas beaucoup de qualités (à mes yeux).
L’histoire d’une fille qui grandit dans une famille de hippies et qui veut à tout prix se normaliser. Le ton cynique et marrant cache le vérité d’une histoire de famille difficile et compliqué dont la vérité éclate à la fin.