Mi aspettavo qualcos'altro. Tuttavia ho trovato interessante alcuni discorsi, tra tutti Lincoln, Washington, Antony e Pankhursr, queste ultime due davvero influenti per la storia dei diritti civili delle donne.
La critica di tale libro può solamente essere sulla scelta dei discorsi. L'autore sembra avere una visione un po' storta della storia; con tale titolo uno potrebbe immaginarsi tantissimi personaggi, epoche e paesi rappresentati, invece ci ritroviamo con una visione puramente occidentale, storicamente ridotta e che da un importanza esagerata agli Stati Uniti et l'Italia moderna. Signora Mazzini sembra dimenticare che il Medioevo abbia esistito, e secondo lei la storia si ferma con Lenin; e i soli paesi importanti degli ultimi 200 anni: l'Italia e gli Stati Uniti. Un libro sui più celebri discorsi della STORIA dovrebbe essere capace di non privilegiare di tale maniera certe epoche o zone geografiche; ma certamente un libro così importante non poteva avvenire di maniera soddisfacente in un libro di 200 pagine. La signora Mazzini comunque ha il merito di proporre buoni contesti storici ai discorsi scelti, anche se il fatto che non siano tutti presentati in intero pure danneggia la qualità del suo libro.
Benché trovi interessante l’idea di un compendio di discorsi rilevanti nella storia, ne rimprovero la povera esecuzione.
Segni di un lavoro mal gestito: 1. Nella mia edizione, ho trovato errori grammaticali, totalmente evitabili con una buona revisione/ impiegando bravi correttori di bozze; 2. Sono state copiate e incollate frasi dell’introduzione al libro nelle introduzioni dei personaggi storici; 3. I paragrafi introduttivi ad ogni oratore sono ridondanti e, dunque, inefficaci; 4. Pochi dei discorsi sono stati ben curati. Alcuni esempi: > Le filippiche non hanno avuto lo spazio dovutogli, facendone sparire completamente il pathos; > I passaggi del Corano e della Bibbia, libri religiosi ed emotivi, sono i più scontati e noiosi che si potessero selezionare; > Mi è venuta l’impressione che, tra tutte le traduzioni ai tempi disponibili, l’autrice abbia scelto le meno corrette in termini emotivi ed esemplificativi. 5. L’impaginazione lascia a desiderare, il font enorme da l’impressione di un espediente per occupare il maggior numero di pagine possibile, in modo da potersi far pagare di più; 6. Non ho fiducia in un’autrice che millanta le doti di Cicerone e racconta dell’ammirazione che tutti i romani avevano per lui: era un uomo controverso, mal sopportato; la cui opera sul proprio consolato (scritta di sua mano) è andata perduta per una ragione.