Prima di fondare la sua piccola scuola per i bambini di Jasnaja Poljana, Tolstoj si pose domande più radicali di quelle stesse di Don Milani più di un secolo dopo: "A che serve la scuola? e, in particolare, la scuola di Stato?". Un diritto a educare non esiste, e perché mai un maestro avrebbe da insegnare qualcosa di necessario se la sua visione del mondo è più povera, più condizionata di quella di un bambino? Tolstoj giunse ad affermare il diritto del bambino a non andare a scuola e a pretendere un'educazione all'altezza della sua libertà. La scuola che conosciamo sottovaluta il confronto con la sua natura e non mette davvero in discussione un ordine sociale classista.
Lev Nikolayevich Tolstoy (Russian: Лев Николаевич Толстой; most appropriately used Liev Tolstoy; commonly Leo Tolstoy in Anglophone countries) was a Russian writer who primarily wrote novels and short stories. Later in life, he also wrote plays and essays. His two most famous works, the novels War and Peace and Anna Karenina, are acknowledged as two of the greatest novels of all time and a pinnacle of realist fiction. Many consider Tolstoy to have been one of the world's greatest novelists. Tolstoy is equally known for his complicated and paradoxical persona and for his extreme moralistic and ascetic views, which he adopted after a moral crisis and spiritual awakening in the 1870s, after which he also became noted as a moral thinker and social reformer.
His literal interpretation of the ethical teachings of Jesus, centering on the Sermon on the Mount, caused him in later life to become a fervent Christian anarchist and anarcho-pacifist. His ideas on nonviolent resistance, expressed in such works as The Kingdom of God Is Within You, were to have a profound impact on such pivotal twentieth-century figures as Mohandas Gandhi and Martin Luther King, Jr.
Un documento davvero interessante. E' il racconto che Tolstoj fa dell'esperienza portata avanti nella scuola di Jasnaja Poljana. Nel cuore della Russia Rurale, Tolstoj sperimenta nuove tecniche di educazione e apprendimento. Porta avanti filosofie decisamente avanguardistiche e prende nota di quanto fatto e dei risultati ottenuti (o degli errori commessi).
La lettura di questo testo mi ha riportato alla mente il diario di Mario Lodi che riportava la sua esperienza di maestro nella campagna lombarda. A dimostrazione che l'educazione, la scuola e la pedagogia parlano un linguaggio universale e comune.
Leggere l’esperienza di insegnamento di Tolstoj è stata una ventata di aria fresca. Non solo sorprende la sua capacità di mettersi sempre in discussione, evitando quindi la figura dell’insegnante autoritario; ciò che colpisce è avere il bambino, l’allievo al centro dell’insegnamento.
Un’esperienza che potrebbe ricordarci facilmente la Montessori.
Certamente la scuola qui raccontata è da collocare in un preciso contesto storico e sociale; non si possono proiettare le stesse riflessioni sulla scuola di oggi.
D’altra parte ci sono spunti interessanti: se i bambini si annoiano mentre studiano una materia, è giusto punirli? Oppure sarebbe meglio comprendere perché i bambini non sono rapiti dalle parole dell’insegnante? La chiave è capire che i bambini non rifiutano la cultura a priori, ma non accettano una cultura non a loro misura.
“Per far sì che l’allievo si abbandoni completamente nelle ma i dell’insegnante, bisogna aprirgli una parte di quel velo che gli ha tenuto nascosto tutto il fascino del mondo del pensiero, della conoscenza e della poesia, mondo in cui verrà introdotto dallo studio. Solo se costantemente affascinato da questo mondo luminoso che gli si para dinnanzi, l’allievo sarà in grado di lavorare su sé stesso in quella maniera che noi chiediamo da lui.”