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Il colore del nome

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Penso che tu sia il figlio di mio zio Pietro… Non abbiamo più sue notizie da quando è partito per l'Eritrea.
Così, poche parole ricevute via Facebook cancellano per Vittorio diciotto anni, il tempo passato dall'ultimo incontro con suo padre, alla stazione di Milano. Ma lui non sa nemmeno chi sia Aida, la presunta "cugina" eritrea che lo contatta. Cerca di ignorare quel messaggio, si immerge nel lavoro di giornalista. Ogni nuova inchiesta, però, lo riporta nello stesso luogo. In Africa, a seguire rivolte e repressioni, rotte della migrazione e dell'asilo, della tratta di esseri umani. In Africa, dove si trovano, che lo voglia o no, le sue radici. Perché Vittorio, europeo e italiano, è un figlio del meticciato lungo tre generazioni.

280 pages, Paperback

Published February 18, 2021

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About the author

Vittorio Longhi

2 books4 followers

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Davide Ariasso.
45 reviews4 followers
July 11, 2022
Ho utilizzato questo libro come lettura per una classe di Italiano a livello avanzato in Inghilterra. Un mondo sorprendente di storie ed emozioni in continuo fermento, attraverso il racconto in lunghi frammenti di Longhi, fra passato e presente, Eritrea ed Europa/Italia, storie personali e collettive, donne e uomini presenti e passati, identità in trasformazione, migrazioni, il tutto attraverso la lente di un giornalista e di un uomo con molte domande, molti dubbi e qualche risposta. Si tratta di un percorso che, essendo viaggio di scoperta sia in senso metaforico che letterale, tenta di ricomporre i frammenti con l'urgenza vitale di un figlio alla ricerca di un rapporto mai esistito e forse impossibile con il padre, e così si dirama a trovare connessioni più profonde dentro di sé e con gli atti d'amore di una storia tormentata, rappresentati soprattutto dalle donne (eritree e non solo) messe da parte sia dagli uomini che dalla Storia.
27 reviews3 followers
April 17, 2021
Un racconto-saggio importante che prova a colmare una particolare lacuna nella pubblicistica sulla discriminazione razziale, quella della storia vissuta dagli italo-eritrei, gruppo numericamente minoritario, legato ad un piccolo paese rimasto per molto tempo in un cono d’ombra, l’Eritrea, da ultimo - come ci ricorda l’autore - per deliberata volontà dei suoi governanti. Paese che è anche molto legato all’Italia, e da questa - come ci ricorda sempre l’autore - sostanzialmente dimenticato, per non dover mettersi a riflettere sulle sue responsabilità - nel bene e nel male - del suo passato coloniale e post-coloniale. Il racconto prende forza dalla vicenda di una famiglia, nata da una delle prime unioni interrazziali nell’Eritrea da poco colonia italiana, passando per un tragico episodio destinato a segnare le vite dei suoi componenti: l’assassinio per mano violenta, nel 1950, del capofamiglia Vittorio. Era, quello, un periodo politicamente torbido in cui le bande armate sciftà venivano usate dagli occupanti inglesi per terrorizzare soprattutto i civili italiani rimasti in Eritrea a lavorare. Nell’oblio generale è caduta anche la memoria delle varie centinaia di imprenditori e professionisti italiani, inclusi gli italo-eritrei, impegnati a rendere quel territorio economicamente più sviluppato della Palestina, anch’essa sotto mandato britannico (fino al 1947-8), in un piccolo miracolo economico durato fino a metà anni ‘70. Il racconto delinea con cura i caratteri dei membri della sua famiglia, a partire dalla forza d’animo delle donne eritree di fronte all’abbandono e alle avversità da affrontare nei decenni. L’autore, nato in Italia, narra poi del suo primo viaggio in Eritrea, da adulto, mosso da una forte spinta a conoscere la componente fino ad allora rimossa delle sue radici. Il suo resoconto di viaggio ad Asmara, Massaua (e non Massawa, come nel testo) e Cheren/Keren, non fa sconti ad un regime divenuto sempre più oppressivo, in nome della sicurezza nazionale, nei confronti della stessa popolazione che aveva liberato. Sarebbe interessante leggere Vittorio Longhi in un suo futuro reportage che affronti il senso della partecipazione delle forze eritree alla più recente guerra in Tigrai/Tigray. Da lettore lo preferirei più accurato su alcuni punti storici, come quando si riferisce all’uso degli agenti chimici (iprite) da parte delle forze italiane nella campagna etiopica del 1935-6: senza nulla togliere alla gravità di quei misfatti, dal racconto si trae l’impressione di un uso sistematico, mentre le fonti storiche attestano episodi circoscritti. Ancora: parlando della ferrovia Asmara - Massaua, l’autore fa capire che la connessa teleferica non esista più a causa di ‘bombardamenti’ inglesi. In realtà, gli inglesi si limitarono a smantellare tutte le infrastrutture italiane di loro interesse, dalla teleferica agli impianti industriali, per portarsele via. (Negli anni ‘70 mi capitò di vedere alcune Littorine eritree in Kenya). Da ultimo, la spinosa questione dei diritti di cittadinanza degli italo-eritrei, evocata dall’autore attraverso alcuni casi concreti, ricordando tra l’altro il mancato seguito degli impegni assunti dall’allora presidente della Repubblica Scalfaro. Urtante sapere che le nostre prefetture siano sommerse di pratiche di concessione della cittadinanza a immigrati provenienti da ogni parte del mondo, mentre non si è mai riusciti a riservare un minimo di attenzione ai diritti legittimi, jus sanguinis, a favore di una componente, ormai residua, di italo-eritrei non ancora riconosciuti come italiani. Occorre tuttavia ricordare che ad essi era stata data l’opzione di cittadinanza, come condizione per poter lavorare, dapprima dal governo etiopico e dal 1993 dal nuovo stato eritreo. Un altro aspetto che non può essere sottaciuto è che a condizionare i “riconoscimenti” era stata (ed è) in molti casi l’origine non italiana del genitore: dal 1941 in poi in Eritrea non vivevano soltanto gli italiani, ma erano stabilmente presenti centinaia di americani, greci, inglesi ed altri europei. Mentre oggi, come segnala l’autore, le uniche presenze “bianche” che affollano l’Albergo Italia sono quelle cinesi.
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Profile Image for Maria Luisa.
322 reviews8 followers
August 15, 2024
Scritto da un giornalista, cresciuto da una coraggiosa mamma single, propone attraverso la ricostruzione della storia della famiglia di suo padre, ciò che è avvenuto in Eritrea e in Etiopia negli anni del colonialismo italiano fino ai giorni nostri.
Il nucleo della storia sono i rapporti che si sono creati in quelle terre tra numerosissimi soldati italiani e donne, anche ragazze giovanissime, in quegli anni, che hanno fatto sì che nascessero bimbe e bimbi meticci e le conseguenze di ciò. Grazie anche a una politica ottusa e famigerata del governo fascista dell'epoca. Inutile dire che la maggior parte di questi bambini non hanno mai conosciuto il padre ma sono cresciuti comunque con la convinzione che gli italiani fossero superiori ai nativi e quindi in un mondo a parte rispetto agli altri.
La storia del colonialismo italiano è stata crudele sotto ogni punto di vista, militare, economico, politico ecc., (e da noi si è sempre taciuto sui crimini orrendi perpetrati in quelle terre) ma uno degli strascichi peggiori (a parte le guerre civili in quei Paesi e gli odierni governi totalitari) è stato proprio il meticciato, mai riconosciuto da alcun organismo nazionale, che ha creato enormi disagi alle persone e alle famiglie interessate: i meticci sono ignorati dagli italiani per ovvi motivi ma ancora ostracizzati in patria. Un disagio perenne.
Storia interessante, scritta bene che dovrebbe essere divulgata soprattutto nelle scuole. Un'unica pecca secondo me: si perdono le tracce, probabilmente perché forse non è stato possibile fare altrimenti, del capostipite da cui parte tutta la vicenda.
Profile Image for Laura Nuzzi.
63 reviews
July 17, 2021
Libro che rientra nella categoria ‘biografia e storie vere’ che è quella che mi interessa maggiormente.
Scritto da un giornalista italiano, di origine eritree, che si occupa fra gli altri argomenti di migrazioni.
Lo stile è molto scorrevole e si dipana su 3 livelli temporali che si intersecano con grande maestria.
Racconta la storia della sua famiglia partendo dal 1890 quando il bisnonno arriva in Eritrea con il regio esercito.
Particolarmente interessata a sapere di più di questo periodo della storia italiana, della nostra avventura coloniale che fa comodo dimenticare ma che ha lasciato tanti strascichi. Vorrei pensare che abbia lasciato qualcosa di positivo ma ne dubito. Ad avere forti dubbi può bastare il fatto che molte ragazze eritree poco più che bambine abbiano subito relazioni con i colonizzatori e concepito figli la cui vita è stata segnata da tanto dolore.
Particolarmente interessata perché so che mio padre era in Eritrea negli anni ‘36 e ‘37, aveva 30 anni. Ho non molte foto che testimoniano il suo passaggio da Asmara e Massaua. Io sono nata nel ‘49 a Milano quindi quegli anni erano già lontani e il contesto italiano voleva solo dimenticare quel periodo. A parte aver visto quelle foto non so proprio nulla dell’esperienza di mio padre in quei luoghi dove era andato come conducente di camion. Leggere questo libro quindi mi è servito anche per cercare una connessione con la parte di vita di mio padre della quale non so nulla. Voglio sperare che non sia stato toccato da brutte esperienze ma soprattutto che non abbia contribuito alle brutte esperienze di altre persone.
Consiglio vivamente la lettura di questo racconto-saggio.
20 reviews1 follower
January 26, 2025
È un libro triste, che racconta le miserie del razzismo e delle violenze che certe persone subiscono, per il colore della pelle, per un'identità negata e per l'oppressione del governo del paese in cui sono nati, senza avere la possibilità di riscattarsi e/o di migrare. Molto spesso si affidano ai trafficanti di uomini e molto spesso finiscono affogati in mare, nell'indifferenza più totale. Non solo chi ha una goccia di sangue nero o meticcio dovrebbe lottare per queste ingiustizie, ma qualsiasi persona che abbia una coscienza.
Se poi teniamo conto che l'Italia, al tempo del fascismo, ha fatto dell'Eritrea la sua colonia prima, creando dei b
Profile Image for Jane Eyre.
7 reviews
March 30, 2024
Forse questo libro non è famosissimo, ma merita di essere letto per conoscere pagine della nostra storia purtroppo dimenticate. Io l'ho scoperto per caso e mi è piaciuto tanto, anche se un pò di amaro in bocca mi è rimasto....
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